Cinque grappoli Duemilavini 2008: in my honest opinion

Con l’autunno arrivano le prime indiscrezioni, anzi i primi elenchi ufficiali dei vini premiati dalle varie guide. Associazione Italiana Sommeliers Roma – Bibenda editore ha diffuso ieri l’elenco dei 309 “Cinque Grappoli”, proposti da 255 aziende, che compaiono nell’edizione 2008 di Duemilavini, elenco completo, regione per regione, che potete leggere qui e qui.
Come cronista del vino non di primo pelo e giornalista indipendente e free lance avrei diverse annotazioni da fare sulle scelte fatte dalla redazione, soprattutto in alcune zone vinicole e regioni i cui vini penso di conoscere bene, ma come amico e collaboratore dell’A.I.S., per correttezza e per una sorta di “spirito di squadra” che impone una forma di solidarietà, non coatta ma sincera, per l’istituzione A.I.S., preferisco sospendere il giudizio in attesa di leggere la guida e le schede aziendali. Voglio solo dire una cosa. L’Associazione Italiana Sommeliers nella sua lunga e gloriosa storia è riuscita ad elaborare una propria idea del vino, una precisa “filosofia”, una didattica, un modo di comunicarlo, un modello di formazione e comunicazione.
Mi piacerebbe molto che questo “stile A.I.S.”, che questo modo A.I.S. di guardare al vino italiano, trasparisse indiscutibilmente, con originalità e personalità, anche da quello strumento, indubbiamente utile, che è Duemilavini, realizzata, e rivolta prevalentemente al mondo A.I.S., da Associazione Italiana Sommeliers Roma.

0 pensieri su “Cinque grappoli Duemilavini 2008: in my honest opinion

  1. sottoscrivo. Penso che il discorso fatto si applichi anche ad altre guide. Sottoscrivo questa riflessione che ho letto su un forum del vino:E’ veramente assurdo “vedere aziende in Piemonte che comprano pezzetti di terreni nei luoghi più sfitati delle denominazioni e dalle prime uscite dei loro vini rimediano più premi e stelle di un Conterno o di un Massolino o di un Giacosa o di un Mascarello… o aziende che in pochi anni dal nulla vengono osannate con aggettivi e recensioni che sembrano scippate a chi se le meriterebbe veramente!”

  2. Carlo, sono d’accordo, pero’ non sottovaluterei l’arrostimento a cui sono ormai da anni sottoposti per esempio i crus storici del Barolo, cosa che Beppe Rinaldi per primo ha intuito con quella riserva fatta da uve sia di una vigna “surriscaldata” (Brunate) sia da una vigna “arieggiata” (Le Coste), perche’ ci sono dei terreni e delle esposizioni che hanno migliorato moltissimo proprio ultimamente (i Barolo di La Morra, per esempio). Ma qui e’ il regno di Franco, penso che gli abbiamo fatto il solletico…

  3. Pingback: Vino da Burde - » 5 grappoli AIS: si apre la discussione!

  4. Dunque, vediamo di capire.
    Ci sono in Piemonte alcuni “soliti nomi” come La Spinetta, Moccagatta, Parusso, Pelissero, Bruno Rocca, Clerico…
    Ora, in tutta sincerità, i Barbaresco della Spinetta li ho assaggiati, in passato come ora, e non riesco proprio a capire cosa ci trovino di tanto esaltante da premiarli TUTTI, mentre mancano tantissimi produttori di Barbaresco che avrebbero strameritato il premio.
    Clerico, posso capire il Barolo Mentin Ginestra, ma il Percristina, dai!
    Poi ci sono tutti e 4 i Langhe Nebbiolo di Gaja, anche questi immancabili, non so quanto meritatamente o quanto perché si devono mettere e basta.
    Come fanno a mettere sullo stesso piano questi vini con quelli di Bruno Giacosa, con lo straordinario Bricco Boschis Vigna S.Giuseppe Riserva dei Cavallotto, il Monfortino Riserva e il Cascina Francia di Conterno, il Gavarini Chiniera di Elio Grasso solo per citarne alcuni.
    E ci sarebbe tanto da dire anche sui Dolcetto, soprattutto di Dogliani dove i premiati, guarda caso, sono tutti quelli meno Dolcetto, meno tipici, besì massicci, opulenti e stancanti.
    De gustibus, si potrebbe dire, ma io non sono d’accordo perché da una Guida dell’AIS mi aspetto una filosofia, una visione del vino ben precisa, non un furbesco modo di accontentare tutti.

  5. Anch’io sono curioso di sapere cosa ne pensa Ziliani della situazione langarola in fatto di riconoscimenti dati/non-dati, visto che il Nostro ne può, a ragion eveduta, parlare.
    Ciò che m’indispettisce, piuttosto, è trovare spesso i soliti noti, e dove ci sono nuove incursioni queste destano sospetto (talvolta legate a movimenti di enologi, talvolta a maison che acquistano nuove tenute e così via). Ciò che manca davvero è la disposizione a “cercare” nuove realtà artigiane e a premiarle.
    Brevemente, credo che le guide non rischino niente e cercano di tutelarsi e tutelare equilibri già dati. Si sta più attenti a non “disturbare” qualcuno che a promuovere davvero chi lo meriterebbe.
    Ormai non hanno senso nemmeno più come prontuari, peccato però che 9 persone su 10 che vanno a comprare vino si affidino ad esse (mi è capitato di assisetere a delle situazioni in alcune enoteche, davvero da ridere!).

  6. Se andiamo in Veneto stessa pappa: Allegrini, Accordini, Dal Forno.
    In Toscana con i Brunello: possono mancare Casanova di Neri e Frescobaldi? No, ma possono mancare Soldera (che anche se non li manda l’Ais non ha certo problemi economici tali da non potersi permettere qualche bottiglia a sue spese) e Poggio di Sotto, due fra i migliori produttori di Brunello sulla piazza. E fra i supertuscan? Nientemeno che il Luce, l’Excelsus e il Summus di Banfi, il Siepi, il Solaia, il Tignanello, un vero trionfo. Proprio ora che se la passano male…
    E nelle altre regioni la situazione è speculare. Sarò cattivo ma quest’anno hanno davvero superato se stessi.

  7. Franco, sinceramente, capisco ma continuo a non condividere il tuo diverso metro di giudizio. Se Il Gambero elegge Gaja cantina dell’anno ci scrivi sopra un pezzo di condanna mentre se la guida Ais lo ricopre di grappoli (record assoluto penso di tutti i tempi) aspetti di leggere le schede… mah?!

    scusami ma non anch’io sono socio ais da diversi anni e cerco per quanto mi è possibile di partecipare alle attività e del direttivo della delegazione della mia città ma la guida di quest’anno è semplicemente “TRISTE” almeno da una veloce lettura dei premiati…

  8. Per non parlare della Valtellina! Tre soli nomi, tre Sforzato di Sertoli Salis, Triacca e…Nino Negri. L’assenza di vini come quelli di Ar.Pe.Pe. è addirittura scandalosa, chi li conosce sa cosa intendo dire. Anche qui la scelta su vini massicci e certamente non raprresentativi della cultura vinicola valtellinese. E’ questo che deve proporre l’AIS nel 2008?

  9. Eppure l’Ais è l’unica che grazie alla sua capillare diffusione sul territorio potrebbe puntare a fare una guida seria e degna di tale nome.

    Commissioni locali ben radicate sul territorio coordinate da persone capaci ed oneste.

    La ricetta come semrpe è molto più semplice e realizzabile di quel che si possa pensare o immaginare.

    Manca la VOLONTA’ di fare, di cambiare, scoprire…

  10. spirito di squadra o no, la lista di quest’anno è talmente assurda da sembrare una cosa da scherzi a parte. E’ come se avessero ibernato i curatori dieci anni fa e si fossero svegliati appena in tempo per decidere i premi. Dott. Ziliani, il Franco Tiratore che è in lei non può fare finta di niente…

  11. Ricordo ancora quattro o cinque anni fa quando su L’Acquabuona un articolo comincio’ con le seguenti parole “finalmente Poggio di Sotto”. Senza punteggio, senza pentagrappolare nessuno, senza tribicchierarlo! Non lo conoscevo. Sono andato al MiWine a conoscerlo. Sono ancora in paradiso da allora. Roberto, tornate a fare l’Altraguida, per favore, che se ne sente la mancanza

  12. il più autorizzato a raccontare questo naufragio é l’amico Roberto Giuliani di LaVINIum. Io, quando ero responsabile di WineReport, me ne ero subito chiamato fuori e non ci ho mai creduto nemmeno per un momento.

  13. @fabiocimmino
    “Commissioni locali ben radicate sul territorio coordinate da persone capaci ed oneste.”

    di queste purtroppo l’AIS non ne dispone, di gente che ci capisce sui vini, di persone capacie e oneste e su editore di livello si ma per avere queste commissioni servono ancora degli anni! L’organizzazione delle delegazioni è infatti un pò disomogenea e per alcuni che fanno progetti ambizioni e premi e guide proprie (romagna, arezzo, lombardia) ce ne sono altre che volano un pò più basso facendo il minimo indispensabile (ma trattandosi di associazione di volontari non ci si può aspettare in ogni regione un Parco dei Principi!)

    Per ora è molto centralizzato a Roma e da bibenda dalla quale l’AIs compra la migliore delle guide possibili.

    Ma pensare che i 30mila soci ais possano essere coordinati e fatti lavorare volontariamente con scadenze e formulari da riempire per assaggiare 30mila vini l’anno, è fantascienza!

  14. L’Altraguida è nata da un’idea di Maurizio Taglioni, che è stato anche l’ideatore di Lavinium nel lontano 2000. Decidemmo di riunire le nostre degustazioni con quelle de l’Acquabuona, Tigulliovino e in seguito di Franco Ziliani, che in quel momento lavorava su Winereport. Lo scopo era quello, appunto, di proporre una banca dati di degustazioni non necessariamente omogenee, proprio per fornire più spunti interpretativi possibili (in fondo è quello che succede anche con le guide confrontandole). Franco fu scettico da subito sul gruppo, più che sull’idea, e poi non aveva neanche il tempo materiale di impegnarsi per convogliare materiale nell’altraguida.
    Le cose partirono bene anche se con lentezza. Ci trovammo a discutere, come sempre accade, all’inizio sul piano tecnico, poi su quello dei contenuti. Venivamo da scuole diverse (chi le aveva fatte) e ad alcuni di noi premeva che la qualità delle degustazioni fosse alta e non troppo disomogenea, anche se le differenze era giusto che ci fossero.
    I problemi veri, però, sono nati quando si è cominciato a pensare alla pubblicità. L’idea era che i quattro (tre) portali, se ricevevano richieste di pubblicità indipendenti da l’altraguida era giusto che ciascuno se ne occupasse in proprio, ma quelle che giungevano a l’altraguida, dovevano riguardare esclusivamente l’altraguida. In questo modo avremmo avuto una vera condivisione degli impegni e dei profitti. Una persona doveva occuparsi in particolare di questo aspetto. Le cose non sono andate come ci si aspettava e i contrasti sono diventati duri, fino a decidere per lo scioglimento. La realtà è che una parte di noi era interessata maggiormente al progetto vino e al rapporto con gli utenti, un’altra parte era interessata maggiormente ai profitti, a modo suo. Ovviamente non poteva durare. La trasparenza e la correttezza sono questioni fondamentali. I tre portali (Winereport di fatto non è mai entrato nelle questioni interne) si sono trovati divisi sulle scelte e sulle filosofie, ma è stata soprattutto la fiducia a venire a mancare.

  15. @ andrea gori

    non parlo di coordinare trentamila soci…

    basta organizzare delle commissioni di degustazione su base regionale(provinciale) selezionando delegazione per delegazione le persone che si reputano più capaci (esistono già dei direttivi formati con questi criteri).

    Il “filtro” finale potrebbe essere la commissione a Roma formata anche dai vari responsabili regionali.

    E’ molto ma molto più semplice di quanto si pensi.

    Io ho preso parte a Vini Buoni d’Italia (anche Roberto Giuliani l’anno scorso) e so di cosa parliamo.

    Sto cercando di essere costruttivo…

  16. @Fabio,
    sai bene che non è questo il problema, ma la trasparenza e l’onestà di chi poi assegnerà i premi. Se chi lo fa non è libero da interessi personali, le commissioni regionali lavorano per la gloria e hanno ben poca influenza sul risultato finale.

  17. No, signor Ziliani, non pensi male di me, non c’entro per nulla con “L’Altraguida”. E’ solo curiosità per un progetto che all’epoca mi era parso interessante.
    Intendevo le solite questioni di interesse.
    Ma non vorrebbe dire anche la sua?
    Almeno sui motivi per i quali non credeva in quel progetto.

  18. Considerato l’andazzo ritengo di potervi anticipare i 5 grappoli della guida 2009, probabilmente nemmeno i bookmakers inglesi accetterebbero puntate, come per le partite di calcio di fine campionato.

  19. @Rookie
    Non erano gli interessi il problema, ma la poca correttezza nel portarli avanti. Io mi sono sempre interessato di vino e la pubblicità è qualcosa di cui ho sempre cercato di fare a meno, anche se mi farebbe molto comodo. Se però la devo fare, voglio farla con delle regole precise e chiare, senza possibilità di fraintendimenti e in totale autonomia nella scelta di chi può fare pubblicità sul mio sito. Certamente non aziende vinicole.

  20. non ho molto voglia di parlare di quel “progetto” ormai remoto nel tempo. Non m’interessava molto, perché creare un’ennesima guida, seppure on line, non era la mia massima ambizione e poi perché ritenevo il gruppo non ben assortito. Quando si lavora in équipe é indispensabile una perfetta armonia tra tutti i componenti di un gruppo e con qualcuno questa armonia non c’era assolutamente, né un comune sentire su diverse questioni, come Roberto Giuliani ha ben ricordato

  21. Ho solo fatto una domanda per curiosita’, e quasi mi pento di averla fatta, non immaginavo davvero di riaprire una ferita. Specialmente quando riguarda siti che stimavo, stimo e tutto mi fa pensare che stimero’. Ritengo le parole di Franco e di Roberto abbondantemente esaurienti e mi spiace sinceramente che quel tipo di guida non ci sia piu’, io la consultavo con interesse e l’avevo suggerita anche a dei giornalisti stranieri. Grazie di aver risposto in modo semplice e chiaro. Si impara da tutto. E la trasparenza di Roberto e di Franco anche su temi che purtroppo bruciano ancora e’ stata per me esemplare. Una forte stretta di mano a tutti e due.

  22. un abbraccio a tutti, arrivo adesso e vi trovo che ci avete fatto giornata sull’annosa questione dei vini premiati dalle guide, e leggo di un Roberto feroce come mai, e poi di un Franco titubante come mai (ma è vero?). E che è? penso che sarebbe meglio superare gli “obblighi” di certe graduatorie, la guida dovrebbe condurci da qualcuno, prima ancora che a qualcosa, ma quante sono le guide ancora capaci di farlo? e nel racconto di un vino, di un sorso di vino, bastano qualche simbolo o due cifre accanto? L’idea stessa che è alla base di questo tipo di guide non può funzionare, o meglio può funzionare soltanto per chi deve “informarsi” troppo frettolosamente, tipo i lettori affezionati di quel caro “amico” di Franco,il Giacomino, che non vedon l’ora di bere l’ultimo suo BLOckbusterwine. Cambia forse qualcosa?
    Ho davanti un calice di una Malvasia Istriana 2005 e il desiderio di partire domani ad abbracciare i produttori. Vi mando l’indirizzo e la strada da fare, il racconto del loro vino e dei loro passi. Avanti così e si fa una vera guida…
    vi abbraccio

  23. scusate per la mezza presentazione il Pier Luigi è (sarebbe) Pier Luigi Gorgoni vostro. ciao ciao
    Tutti a guardare se mandano il Raspelli a sfamare quelli dell’isola dei famosi

  24. Bibenda crea la guida duemilavini, Ais gliela compra. Codesta ci mette il suo nome e di fatto diventa rappresentativa di tutta Ais. Di fatto la Guida Duemilavini è espressione della filosofia di un’azienda, Bibenda per l’appunto, che quindi è libera di farla come diavolo vuole, così come fa il Gambero Rosso etc.
    Da sommelier la ricevo ogni anno come parte della quota associativa: ergo, dovrebbe essere uno strumento utile per il mio lavoro, di qualunque tipologia sia, nel mondo del vino. Lo è? Forse lo era, quanto meno per me, svariati anni fa, oggi lo è raramente. Perchè?
    Se lavorassi in un ristorante, scorrendo velocemente i nomi dei 5 grappoli, e fossi alla ricerca di qualche novità, di qualche vino che ha raggiunto il massimo dei punteggi e che non conosco affatto, rimarrei deluso. Ci sono i soliti, sempre i soliti. Non si osa, rischiando magari anche di sbagliare (ci starebbe), non si dà alcuna chance ad altri, se non in rarissimi casi. Di fatto, la lista di quest’anno è la fotocopia di ciò che il mercato, durante l’intero anno, premia con le vendite. Per carità, può essere una scelta editoriale ben precisa, consolante per l’intero mercato (consumatori e venditori) che così vede premiate le scelte, però, da sommelier, vorrei, anche dell’altro. Vorrei, almeno, veder comparire vini che difficilmente un sommelier riesce a scovare, preso come è dal lavoro quotidiano, che magari non gli permette di fare un approfondito lavoro di ricerca. Non si tratta di voler per forza ogni anno vedere qualcosa di diverso, ma oramai sembra che la produzione italiana di alto livello si sia ibernata ai soliti, notissimi, nomi. Possibile?
    Quale è sia il senso di duplicare, anche all’interno di una guida che sostanzialmente viene se non letta, almeno ricevuta, da circa 40.000 sommelier, quello che più o meno fanno identicamente anche le altre? Dove è il valore aggiunto?

  25. cari sommelier,
    invece di star quà a starnazzare inutilmente contro il furbissimo sig, bibenda, sfruttate per una volta la spilla che portate!
    fate in tutte le regioni di appartenenza la vostra guida come hanno fatto stupendamente in romagna da 4 anni con la ROMAGNA DA BERE ed in emilia da 2 anni, poi sarebbe sufficiente accumunare le eccellenze ed ecco che ci facciamo noi la superguida italiana ais senza bisogno di accettare le decisioni da roma. semplice.
    I SOMMELLIER CHE CONTANO SIAMO NOI TUTTI CHE PAGHIAMO SEMPRE LA TESSERA O NOOOOOOOO???
    DIAMOCI DA FARE DI PIU’.

    CIAO

  26. @Roberto Giuliani
    Infatti, parlando di “questioni di interessi”, pensavo proprio alla “poca correttezza nel portarli avanti”, che è poi quella che sempre crea i dissapori.
    La ringrazio della sua risposta.

    @Ziliani
    E’ chiaro che lei ha tutto il diritto di non voler tornare su una questione spinosa e, proprio per questo, ancor più la ringrazio per avermi, comunque, risposto.
    Ma tornando all’attualità, che ne pensa di certi rientri importanti nella Guida AIS, come ad esempio quello di Firriato? Ma forse lo ha già commentato e mi è sfuggito.

  27. Signor Rookie ribadisco che quella della guida on line (se le servono tanto, può trovare utili notizie qui http://www.tigulliovino.it/laltraguida/laltraguida_storia.htm ) cui lei continua a fare riferimento non é assolutamente per me (e credo anche per Roberto) una “questione spinosa”. Mi sembra lo sia, invece, per lei, a tal punto che dietro il suo nickname credo di aver proprio capito chi sia dietro, qualcuno che nella vicenda era coinvolto. O qualche suo amico, più o meno…rissoso… Quanto alla “vicenda Firriato” (che le sta tanto a cuore e di cui lei vuole trattare – o l’ha già fatto?) posso dire che “non me ne può fregare di meno”? Buone trenette al pesto e come dice il Gabibbo “se vedemu”!

  28. La questione Altraguida è chiusa da tempo. Non c’è altro da aggiungere. Personalmente non ne sento la mancanza, è stata un’esperienza per certi aspetti divertente e mi piace ricordarla così. La vita continua.

  29. @Rookie,
    non si fanno certe domande, non vorrai che ora il titolare di questo blog, possa entrare in rotta di collisione con FMR, che gli passa un pezzo di pane, in fondo ” Tiene famiglia pure lui “, non ti sembra ?
    Ci saranno altri autorevoli penne che metteranno il dito nella piaga, stai tranquillo, non tutti guadagnano con L’ Ais/Bibenda, demonizzata fino a pochi mesi fà, ed ora salita nell’olimpo degli Dei.
    Potenza degli euro, ma lo capiamo benissimo, l’importante sarebbe non travestirsi da verginelli di primo pelo e criticare chi Non ci fa comodo, e lodare chi Ci fa comodo.
    Cosi’ va il mondo caro mio.

  30. l’avrei scommesso, anzi l’avevo inserito nel novero delle possibilità che un “morello” romagnolo, anzi una furia romagnola, sarebbe intervenuto nella discussione asserendo che il mio “silenzio” sia stato “comprato” da Ricci & soci. Non pensavo che questa persona, il suo stile si commenta da solo, arrivasse a dire, di me, che Ricci “gli passa un pezzo di pane” perché “in fondo tiene famiglia pure lui e che “non tutti guadagnano con l’Ais/Bibenda, demonizzata fino a pochi mesi fà, ed ora salita nell’olimpo degli Dei. Potenza degli euro”. Non devo giustificarmi con un simile “signore”, ricordo solo al tizio che su Bibenda ho scritto un solo e unico articolo, tre anni fa, che sono collaboratore di De Vinis, (ex Sommelier italiano, lo conosce?) organo dell’Associazione Italiana Sommelier, per il cui sito Internet curo una sezione di news. Ricci non mi passa pertanto nessun “pezzo di pane” con companatico o meno, ma é piuttosto l’Associazione Italiana Sommeliers ed il suo presidente e la Giunta nazionale che hanno deciso di avvalersi della mia collaborazione professionale. Nessun silenzio “pagato” pertanto, ed il post pubblicato ieri, dove dico chiaramente che auspico una guida A.I.S. che testimoni con molta più forza uno “stile” A.I.S. anche nello scegliere e premiare i vini, credo lo dimostri e faccia capire come la penso. Questo al di là delle maldicenze e delle cadute di tono del “morello” romagnolo, pardon, della “furiaromagnola”…

  31. Il lettore/consumatore vorrebbe un giudizio tecnico serio almeno dall’ l’A.I.S. Ma se loro non hanno la struttura organizzativa per redigere una guida, é molto semplice: non la facciano!

  32. Gentile Ziliani,
    Riguardo a tal Rookie, un semplice controllo degli indirizzo ip e altre diavolerie informatiche che probabilmente Tombolini potrà fornirLe la avrebbe aiutata ad evitare di gettare insinuazioni piuttosto sgradevoli su chi, a difefrenza di altri, non si è mai nascosto dietro un dito per fare i propri commenti, anche se polemici. Avrei gradito restare fuori da questa querelle (quella tra lei e l'”innominabile”) che sta un po’ ammorbando l’ambiente chiamando in causa anche chi nulla vuole entrarci
    Luca Risso
    Genova

  33. @paolo
    in effetti sarebbe forse meglio non farla se non si può farla come AIS tutta…però devi ammettere che pubblicare una bella guida e farla girare per ristoranti enoteche e grande pubblico, porta all’AIS molta visibilità. Ovvio poi che vengono fuori polemiche a non finire su chi fa questa guida però secondo me avere una guida o meno, in Italia, non è indifferente per l’immagine e il risalto che ottieni sulla stampa.
    Basta pensare a tutti gli articoli che escono in questi giorni e che usciranno da qui a Natale sui grappoli e sui bicchieri. L’AIs in poco tempo ha quasi surclassato Espresso e Veronelli come visibilità ed è un risultato straordinario.
    Certo se questo fosse stato fatto con l’opera (gratuita) di 30000 soci che si organizzano in commissioni di assaggio e segnalano ad una redazione AIS nazionale le loro valutazioni, ivi comprese scoperte e cantine sconosciute, beh allora sarebbe un caso eclatante non solo italiano ma a livello mondiale.
    Io non dispero che prima o poi ci arriveremo, però per ora teniamoci la Bibenda e usiamo quella, pur con tutti i suoi limiti (sempre le solite aziende che NON puoi non premiare, conflitti di interesse, paura di osare, megalomania, che c’entra metterci pure i ristoranti?, formato troppo grande) etc…

    e per rispondere a Furiaromagnola, la guida Romagna è fatta bene ma al di fuori della romagna molti dei vini segnalati sono passabile, ma non dei fuoriclasse!

  34. Signor Risso, se lei o qualche suo amico si é riconosciuto in quanto ho scritto non so che farci. Quanto a definirle “insinuazioni sgradevoli” penso che la fantasia non le difetti proprio…

  35. “Signor Risso, se lei o qualche suo amico si é riconosciuto in quanto ho scritto non so che farci. Quanto a definirle “insinuazioni sgradevoli” penso che la fantasia non le difetti proprio”

    E alei lo spirito, a quanto pare.

    Luca Risso

  36. Come già accennato qui e nei commenti al post precedente http://vinoalvino.org/blog/2007/10/daniele-cernilli-rende-omaggio-all%e2%80%99ais-chapeau-bas.html , mi permetto anche io di sollevare alcuni dubbi sulla validità della guida ais, dubbi da mettere a fianco a quelli qui dibattuti e oggetto del post e che condivido appieno, ricordando la scelta ormai passata alla storia di Franco Maria Ricci di ricattare con l’esclusione dalla guida quella trentina d’aziende che avessero continuato a fare pubblicità su riviste di “dubbia professionalità”. Queste scelte “di alto profilo professionale” di FMR si commentano da sole.
    Certo è stato come buttare al vento tutta la professionalità è la serietà che l’ AIS si è costruita in decenni di ottimo lavoro e che fanno sostanzialmente condividere le valutazioni del post su Mamma AIS del Sig. Ziliani e dell’ ed. di Cernilli
    (tutto quell’ottimo lavoro di mamma ais mica la rende immune dalle critiche? anzi, semmai proprio il contrario).
    Di fatto ad oggi AIS non fa parte più di ASI, ma ha creato autonomamente WSA.
    Mi attengo solamente a questi che sono fatti noti a tutti, e da semplice appassionato che si documenta e legge con spirito critico ovunque, trasversalmente, non posso far altro che prendere atto del modo di operare e di scegliere le aziende della guida AIS-BIBENDA, per rivolgere i miei preziosi soldi verso ben altro, il vino in primis, e altre fonti editoriali enoiche (non che abbia mai acquistato una guida ais). Allo stesso tempo appena potrò m’iscriverò al primo livello del corso da sommelier, perchè ho ben presente che una cosa è roma, bibenda e FMR , altra gran cosa sono le delegazioni e gli uomini ais sul territorio.

  37. Pecco di noviziato, però al 45° post mi sarei aspettato che qualcuno rientrasse sugli argomenti da cui si è partiti, senza cadere nelle “scaramucce” di carattere personale.
    Ma forse questa è la doverosa sintesi: ognuno rimane delle proprie opinioni.
    Le Guide fanno mercato, indirizzano, se ne continua a parlare bene o male. La perfezione non può esistere e, qualora ciò fosse possibili, la Guida sarebbe forse una sola e la editerebbe il Poligrafico dello Stato sotto il patronato del Ministero delle Politiche Agricole. E lì avremmo sicuramente tutti da ridire.
    Io muovo i primi passi nel mondo del vino, sono iscritto AIS e partecipo alle iniziative a Roma. Sinceramente non penso ci siano proposte didattiche migliori sul mercato. Però poi, nel fine settimana, salgo in macchina, macino chilometri, vado a trovare i produttori, acquisto i loro vini, stilo e compilo la mia guida personale.
    Continuo a pensarvi persone preparatissime, che hanno la responsabilità di trasmettere e far acquisire maggiore consapevolezza e cultura sugli argomenti che trattate e perciò capaci anche di travalicare gli inevitabili difetti che si accompagnano a qualsiasi classifica.
    D’altra parte neanche si può mandare ogni volta la Juve in serie B per far vincere lo scudetto all’Inter…
    Un saluto affettuoso (non rispondete alla provocazione calcistica, però).

  38. @ andrea gori

    Da operatore del settore, non mi interessa che l’AIS abbia molta o poca visibilità, interesserà semmai al loro editore. Mi interessa invece che il lettore/consumatore, non tecnico, possa avvalersi di uno strumento qualificato che qualificato però non é o non lo é abbastanza. Tutti sappiamo il riscontro che le guide hanno avuto negli ultimi 10 anni sulle vendite di certi produttori. Allora se i produttori pagano per essere sulla guida, é preferibile che spendano per fare pubblicità sulle riviste di settore e non, perché nel rapporto col consumatore rappresentare un prodotto come non é significa fare pubblicità ingannevole, a discapito del consumatore. Se in Italia l’Authority funzionasse come dovrebbe, questi discorsi sarebbero già emersi.

  39. Ciao a tutti, una parola dalla quarta gamba de l’altraguida vista la curiosità espressa da qualcuno.

    I motivi principali per cui L’AcquaBuona decise di non proseguire nell’avventura furono due, legati tra loro. Intanto la difficoltà a gestire la cosa per ragioni di tempo, e poi la difficoltà oggettiva di una guida a più voci, con le inevitabili disomogeneità di giudizio che talvolta ci sembravano troppo appariscenti per darci la credibilità necessaria.

    Probabilmente, se ci fosse stato più tempo a disposizione e quindi più forza da mettere in gioco, gli altri problemi sarebbero stati superabili, magari con un po’ di affiatamento, ma non ce la facemmo.

    Questo, per noi, è tutto.

    p.s. scusate il pluralia majestatis, sto in effetti scrivendo a titolo personale, ma credo che anche gli altri di AB sarebbero d’accordo.

  40. Nessuno che parla di uno dei più grossi scandali a livello Guide che sia mai successo: il Buon Signor Bibenda che Minaccia di non mettere in Duemilavini le aziende che continueranno a fare pubblicità su una certa rivista, causa alcune scaramucce con quest’ultima.
    La Firriato e’ ricomparsa in guida proprio perchè ha smesso di far pubblicità, ma molte aziende altre stanno tenendo duro, e ovviamente non compaiono in Duemilavini anche se hanno vini d’eccellenza.
    Max Perbellini

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