Daniele Cernilli rende omaggio all’A.I.S: chapeau bas!

Avendolo denominato, spiritosamente s’intende (a tal punto che ormai lui rivendica questo soprannome) “Robert Parker der Tufello”, non sono di certo “imputabile” di tenerezze o di servilismo nei confronti del potente co-direttore della guida Vini d’Italia e direttore del Gambero rosso Daniele Cernilli, che mi diverto regolarmente, quando ritengo ce ne sia motivo, a punzecchiare.
In questo caso, invece, non posso che battere idealmente le mani a Cernilli e dirgli “bravo” (come dicono a Roma ? Quanno ce vo’, ce vo’) per il suo editoriale pubblicato sul numero di ottobre del Gambero rosso, dal sintetico e significativo titolo di “Mamma Ais”.
Ricordando i suoi trascorsi e la sua formazione, long time ago (gli anni passano per tutti, accidenti) nell’A.I.S. romana, Cernilli, andando coraggiosamente ed intelligentemente contro corrente nei confronti di uno stravagante andazzo (che si diffonde anche, paradossalmente, in ambienti, on line non, frequentati da sommelier) ricorda una solare evidenza, ovvero “l’operazione davvero imponente” realizzata, soprattutto a Roma (non in altre grandi città italiane, purtroppo), “con migliaia di corsi di degustazione, con “wine tastings”, conferendo dignità al mondo del vino” con “manifestazioni sul vino inimmaginabili solo pochi anni fa”.
Però, come giustamente fa notare Cernilli, di fronte a questa innegabile operazione di cultura e comunicazione del vino realizzata dall’Associazione Italiana Sommeliers, “si sentono in giro critiche, distinguo, anche prese in giro di un certo modo di parlare di vino che, è anche vero, può risultare talvolta retorico ed autoreferenziale”.
Tutto questo, però, “non può mettere in discussione un lavoro di divulgazione sul vino che l’Ais ha svolto magnificamente in oltre quarant’anni di attività”.
E pertanto, conclude ottimamente Cernilli, “proprio in questo momento, proprio perché qualcuno finge di dimenticarsene, credo che sia giusto rendere atto a “mamma Ais” che tutti coloro che oggi contano qualcosa nel mondo del vino, hanno ricevuto da lei più di quanto le hanno poi restituito”.
Non sono un “uomo A.I.S.”, ho seguito, più o meno negli stessi anni di Cernilli, solo il primo corso, ma da anni sono vicino all’A.I.S. collaborando con l’Associazione, dapprima in Lombardia poi a livello nazionale, con le sue riviste e tenendo serate e organizzando iniziative per svariate delegazioni, ma non posso che concordare pienamente con Cernilli nel riconoscere l’importanza, posso dirlo? la centralità dell’A.I.S. nel discorso e nella formazione sul vino, il ruolo fondamentale che l’Associazione riveste nell’avvicinare al vino migliaia e migliaia di appassionati in tutta Italia.
Sparare sull’A.I.S., come taluni si dilettano stupidamente a fare, oppure imputare ad alcune realtà un eccesso di “managerialità” con un atteggiamento e una forma mentis molto da “volpe e l’uva” che mette a nudo, invece, l’incapacità di “imitare” il “modello Roma” adattandolo e modellandolo alle singole realtà locali, è un’assoluta stupidaggine, una meschinità.
E davvero bene Daniele Cernilli, non il Robert Parker der Tufello, ha fatto a ricordarlo…

0 pensieri su “Daniele Cernilli rende omaggio all’A.I.S: chapeau bas!

  1. le parole di Cernilli non possono che fare veramente piacere a tutti gli “attivisti” che, come il sottoscritto, lavorano tutti i giorni anche per onorare la nostra Associazione Italiana Sommeliers.

    Enosaluti,
    EC

  2. Forse sbaglio a sentirmi nominato nella riga in cui leggo: “…stravagante andazzo (che si diffonde anche, paradossalmente, in ambienti, on line non, frequentati da sommelier)…”.
    Ad ogni buon conto, anche io critico la mia associazione, ma solo ed unicamente riferendomi ad episodi ben circoscritti, non riuscirei proprio a voltare la testa dall’altra parte o limitarmi a considerare quanto di buono è stato fatto da mamma AIS, forse perchè alla mia associazione ci tengo veramente e sinceramente.

  3. Il pregio e, se vogliamo, il limite della scuola AIS è l’approccio “scientifico” al vino e al cibo, approccio che a volte si incarta su concetti che scientifici non sono, ma rappresentano le infinite variabili dei sensi umani, dipendenti dalla personalità di ogni singolo individuo. Ma per fare “scuola”, per dare delle regole il più possibile precise quell’approccio è inevitabile, i riferimenti devono essere certi, la descrizione di un profumo deve essere identificata nello stesso modo da tutti. Il profumo di “ciliegia” deve essere identificato dai 150 allievi presenti nella sala, e fa fede l’olfatto dell’insegnante. In questo non c’è nulla di scientifico, ma serve per “uniformare” la riconoscibilità del singolo profumo.
    Su 150 persone solo una parte lo riconosceranno naturalmente, altri magari avranno la sensazione che sia qualcos’altro, magari lampone. Da quel momento dovranno “credere” che è ciliegia.
    Esattamente come dovranno “credere” che un vino vale 80 punti perché dalla somma dei valori ottenuti nell’analisi organolettica, concepita secondo il metodo AIS, quello è il risultato. Però, finito il corso, ti rendi conto che la questione è assai diversa, che il gusto personale sempre e comunque influenza il giudizio, che quei parametri, se applicati rigidamente a tutte le tipologie di vino, ne penalizzerebbero sempre alcuni rispetto ad altri. Ed ecco che, allora, bisogna portare “aggiustamenti”, “adeguamenti” dettati dall’esperienza sul campo, fino a dimenticarsi le fatidiche “schede”.
    Ma se non ci fosse l’AIS che ti instrada, che ti mette a disposizione i mezzi e le regole da cui partire, sarebbe davvero un gran guazzabuglio (come in parte è, basta andarsi a leggere i giudizi dei vari giornalisti che partecipano ad uno stesso wine tasting), ognuno ragionerebbe solo col proprio istinto e la propria sensibilità, con il risultato di interpretazioni assai discordanti, a tutto svantaggio del vino, che magari quel giorno non è neanche in forma.

  4. mi accodo ad ivano (ec )nel dire bravo a cernilli e il suo omaggio alla nostra mamma comune ais e chiedo a daniele perché non passa da udine al convegno a fine mese che discutiamo insieme del linguaggio dei sommelier. secondo me in quanto italiani come tutti ne sappiamo un pò di motori un pò di calcio e un pò di moda, è normale che sappiamo anche tutti parlare di vino in maniera appropriata

  5. Indubbiamente l’AIS ha svolto e svolge, accanto ad altre organizzazioni, un lavoro importante.
    Personalmente, per quella che è la mia esperienza, soprattutto in ambito locale (Pavia, Vigevano, Voghera), dall’AIS mi sarei aspettato un rinnovamento che mi pare non ci sia stato (anch’io ho frequentato i corsi per sommelliers tanti anni fa e mi sembra che ancora adesso questi corsi siano rimasti impostati come allora: possibile che non si sia sentita la necessità di cambiare qualcosa dopo 25 anni?) ma soprattutto, e questo non solo in ambito locale, una eccessiva simpatia per le case vinicole che contano trascurando invece la valorizzazione di piccoli produttori e di realtà non ancora conosciute.
    Aggiungo infine che sarebbe davvero il caso di fare una seria riflessione sul linguaggio troppo tecnico e qualche volta davvero eccessivo (giustamente preso in giro dal comico che interpreta il sommellier Chicco d’Uva)che allontana più che avvicinare.
    Queste mie impressioni, che sono personali e possono ovviamente essere contraddette, non sono fatte per sparare sul pianista ma perchè credo che ci sia bisogno di un’ AIS più moderna che, soprattutto, non si creda, come qualche volta ho la sensazione, unica depositaria della conoscenza e della bellezza del vino.
    Luciano

  6. L’AIS è sicuramente una associazione molto meritevole perché consente di comprendere, con il necessario rigore dei suoi corsi, gran parte della realtà che ci circonda che è fatta di vigne, vini, cantine ed enoteche. L’AIS è quindi di aiuto per chi voglia, filosoficamente, capirne di più di vigne e vini e per i giovani che vogliano intraprendere professioni nel settore enologico e della ristorazione.
    Inoltre,i corsi AIS permettono di intraprendere percorsi di più ampia consapevolezza sensoriale, attraverso la specifica cultura dell’analisi del vino.
    Non mi sembra un caso che Cernilli, laureato in filosofia, sia diventato uno dei maggiori esperti italiani di vino. Il problema è che L’AIS non sembra porsi problemi filosofisici rispetto a se stessa, irreggimentando una massa eterogenea di associati con i suoi regolamenti. Qualcuno vanta essere questo un capolavoro di democrazia, ma il fatto stesso che ci si debba mettere in divisa, a me provoca delle lievi allergie. Non mi stupisce che qualcunaltro, forse pure lui insofferente alle divise, abbia abbandonato i corsi ai primi livelli.
    La saluto cordialmente e la ringrazio per il bel blog.

  7. però Cernilli fa finta di dimenticare che molti sommeliers, con il loro atteggiamento supponente hanno per molti anni allontanato fior di potenziali appassionati dal mondo del vino.

    Concordo poi che Bibenda sia un esempio di managerialità. Ma “all’italiana”, bisogna sottolineare…

  8. …Perchè non chiedete al Presidente greco (mi sembra)dell’ASI, di cui faceva parte AIS cosa ne pensa di Cernilli e company e più in generale della categoria, o meglio, dei vertici della categoria italiana sommeliers?!…
    Non penso che un articolo carino, basato su ricordi strappalacrime della propria infanzia, possa far dimenticare certi passaggi dell’AIS…però siamo in italia, quindi va bene così…

  9. Segnalo la reazione di un “fenomeno da baraccone” a quanto ho scritto sopra: “Il metodo Ziliani ormai ha fatto proseliti nei suoi pupilli e nella sua faccia di bronzo… Embarassed
    E infatti pure Ziliani ormai parla bene di Danile Cernilli sul suo sito! Probabilmente ha letto il mio post sul Gambero (divenuto un consiglio). Crying or Very sad. Mi verrà il diabete a leggere. Dopo che per un anno e mezzo non hanno la decenza di riconoscere la propria inferiorità di fronte ad altri cose uniche. Facendole passare sotto silenzio, che indecenza! E ora si parla per rappacificarsi coi neo capetti”. A voi commentare, se volete, simili affermazioni. Una cosa é certa: cavare sangue da una rapa é impresa impossibile…

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