Diamo a Cesare quel che è di Cesare: c’era anche la cucina di Sergio 1950 con i vini di Arpepe…

Preso dalla descrizione dell’atmosfera, dello spirito speciale che si è respirato nel corso della degustazione (vedi) dei Valtellina Superiore di Arpepe (quelli che qualcuno dice di amare per il loro “stile così tradizionale” ma trova “così difficili da capire”…), mi accorgo di non aver dedicato il giusto spazio, meritatissimo, all’aspetto culinario della serata presso il ristorante Sergio 1950 del Relais sul lago di Varese. Ovvero alla cucina di Maurizio Santinon e al servizio, in sala, coordinato con attenta regia da suo fratello Riccardo con la collaborazione di Ermes Mingardo.
Entrambi molto giovani, abbondantemente (beati loro!) sotto i trent’anni, entrambi entusiasti ed impegnati in un disegno qualitativo che traspare chiaramente vedendoli lavorare.
Non essendo (per mia fortuna) il “Savonarola della buona tavola”, che con L’Italia in tavola ha scritto un libro “reazionario” e riscoperto” la cucina della nonna né tantomeno VG, il Viaggiatore Gourmet che nel corso della serata si destreggiava tra piatti e bicchieri (frenetico più di un giapponese con la sua top fotocamera digitale) e che sicuramente testimonierà la serata (e la sua presenza) con un reportage per immagini, non mi metterò certo a discettare sulla riuscita dell’uovo fritto su crema di porcini e fondutina di Casera. Quel piatto, come pure i tagliolini di farina di castagne, petto d’anatra al coltello e sugo d’arrosto (per me il più riuscito, anche se un filo troppo abbondante nelle porzioni), la variazione di lepre, con foie gras, tartufo nero, il suo ristretto e mezzelune ripiene (ottima, ma leggermente troppo asciutta e non sugosa la lepre), sono stati ottimi.
Come buonissimo era il geniale sorbetto fatto con l’uva del Nebbiolo dell’Ultimi raggi, e ben scelta la selezione di violino di capra, bresaola e slinzega nonché la proposta dei formaggi d’alpeggio valtellinesi, Casera di due diverse stagionature e Bitto di tre, tra cui uno, ottimo, di cinque anni.
Quel che mi preme sottolineare, riservandomi il piacere di tornare presto da Sergio 1950 (hanno in carta i Barolo di Elio Grasso, Baldo Cappellano, Beppe “Citrico” Rinaldi, Bartolo Mascarello, il Barolo ed i Barbaresco di Bruno Giacosa ed i vini di Walter Massa, quindi devono sicuramente essere persone perbene e di gusto) per il gusto di scoprire, come hanno già abbondantemente fatto due persone di casa qui (i “forumisti” fabird e Adriano Cauzzi: due piacevolissimi incontri), la cucina di Maurizio, è un altro aspetto importante della serata.
Il team del Sergio 1950 non ha lavorato, ai fornelli, “contro” i vini in degustazione, oppure prescindendo da loro e considerandoli, come spesso accade, una variante indipendente di poco conto. Chi ha ideato il menu, chi ha operato in cucina, ha agito perché nella fase conviviale che ha fatto seguito alla degustazione meditata, vini e piatti fossero co-protagonisti, dialogassero alla pari, trovassero un completamento e un’armonia l’uno nell’altro. Dimostrando, in tal modo, intelligenza, garbo, buon gusto, ovvero quelle doti (legate soprattutto alla cultura e alla buona educazione) che i cuochi superstar, presi dalle loro elaborazioni, spesso cervellotiche e fine e dalla loro egocentrica smania di protagonismo, dimenticano. O considerano solo degli optional.
Abbiamo mangiato molto bene dunque da Sergio 1950, abbiamo potuto godere i vini, serviti alla giusta temperatura, nei bicchieri adatti, stappati per tempo e fatti respirare e aprirsi in decanter di futuristica foggia, a metà tra la teiera e la lampada di Aladino, insomma abbiamo vissuto un’esperienza di quelle da ricordare. E che dovrebbe far esclamare agli assenti, leggendo quanto sia stata positiva, “cosa mi sono perso, accidenti”!

0 pensieri su “Diamo a Cesare quel che è di Cesare: c’era anche la cucina di Sergio 1950 con i vini di Arpepe…

  1. …ed io purtroppo, per impegni lavorativi, sono stato uno di quelli!!!
    Con la carta dei vini del Sergio 1950 non solo ci si può divertire con i Barolo ma anche, come dice Vasco, con “tutte quelle bollicine…”!

    Enosaluti,
    Ivano

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