Ecco Domani – Gallo: alla Cavit continuano a preferire il top secret

Storia di ordinario mistero e di scarsa trasparenza quella della Cavit di Trento (celeberrimo Consorzio di cantine sociali che riunisce 12 delle 15 Cantine sociali presenti in Trentino e rappresenta, con 5400 soci viticoltori e circa 7000 ettari coltivati a vite, il 70% della produzione enologica trentina), che improvvisamente, dopo anni, rompe il contratto con la potente casa californiana Gallo per la fornitura di Pinot grigio (ma anche Chardonnay, Cabernet, Merlot, tutti Igt delle Venezie) per la linea Ecco Domani, asserendo che “i margini di operatività dell’azienda si erano abbassati in modo eccessivo. Non c’era infatti più margine di guadagno sufficiente per continuare il rapporto con l’azienda californiana”, ma venendo immediatamente sostituita, in questa commissione da 30 milioni di bottiglie, non bruscolini, dalle concorrenti trentine Mezzacorona, Casa Girelli / Lavis e dalla Schenk Italia di Ora in provincia di Bolzano.
Storie che sollevano polemiche, con un socio della Cavit, il presidente della Cantina di Toblino, Filiberto Bleggi, dichiarare al Corriere del Trentino l’unico quotidiano locale che ha voluto vederci chiaro in questa strana vicenda, ”c’è preoccupazione in tutta la base sociale di Cavit e tra tutti i contadini trentini” e che il Consiglio di Amministrazione Cavit “è stato escluso da ogni decisione ed è stato messo al corrente solo a cose fatte. Venerdì scorso abbiamo semplicemente preso atto di quello che è successo, ossia di aver perso la commessa di Gallo che in questi anni ha rappresentato per Cavit il cliente più importante, per il quale sono stati fatti forti investimenti e che ha garantito fino ad ora gran parte della redditività del consorzio”.
Consiglio di amministrazione che é indiscusso protagonista e pesantemente, quando sconfessa Bleggi, e dichiara in un comunicato ufficiale che “le dichiarazioni rilasciate alla stampa non sono veritiere e non rispecchiano l’andamento attuale di Cavit sul mercato americano; le stesse ledono gli interessi di Cavit e il regolare lavoro cooperativo della cantina alimentando sterili polemiche su decisioni strategiche aziendali; il confronto tra membri del Consiglio deve avvenire nelle sedi appropriate, all’interno del Consiglio stesso. La Cooperativa non approva l’utilizzo strumentale della stampa locale avvenuto nei giorni scorsi”.
Ecco, oggi, non domani, il consueto arrogante attacco alla stampa che non accetta le verità ufficiali, ben poco convincenti, del colosso della cooperazione trentina e viene tacciata di essere manovrata, di fare un uso strumentale dell’informazione, perché si permette di avanzare dubbi e perplessità su questa strana rottura di una fruttuosa collaborazione pluriennale. Che Cavit afferma di aver deciso in prima persona, ma questione centrale su cui taluni, in Trentino, si “permettono” di pensarla diversamente, sussurrando (il paese é piccolo e la gente mormora) che sia stato Gallo, invece, a “mollare” Cavit e aver deciso cambiare partner e non come ci “dice” (se così si può affermare, visto che la cortina di mistero resta) il management della potente cantina trentina.
Di questa vicenda, della consueta scarsa trasparenza (che denunciavo quasi sei anni fa, in questo articolo su WineReport) di Cavit, delle strategie che guarderebero “a rafforzare i rapporti con Palm Bay (l’importatore Usa di Cavit) e cercarne di nuovi nei Paesi emergenti, come India e Cina”, prontamente smentite da esperti che ben conoscono il mercato cinese, i quali affermano testualmente “oggi non esiste in giro per il mondo nemmeno un mercato che possa assorbire in tempi brevi queste quantità”, e di altro ancora ho parlato in questo lungo articolo che ho voluto destinare al seguitissimo sito Internet LaVINIum del fraterno amico Roberto Giuliani.
Un articolo che ricordando al management Cavit che l’epoca del Concilio di Trento e dei Principi Vescovi è lontanissima, si conclude con le stesse parole dell’articolo di WineReport del 2002: “Ombre, misteri, sospetti sulla principale azienda vinicola di quel Trentino che dovrebbe far rima con vino e che preferisce invece giocare a nascondino con il consumatore e con il contribuente regionale, che avrebbe tutto il diritto di sapere come siano spesi i suoi soldi, erogati in generosi contributi alle cooperative, non sono assolutamente tollerabili.” Perché gli anni passano ma le cattive abitudini restano le stesse nel misterioso mondo del vino e delle potenti cooperative del vino trentine…
(n.b. da leggere anche, in allegato, l’intervista che ho rilasciato a questo proposito al Corriere del Trentino)
p20071021corad078901ntrento1.pdf

0 pensieri su “Ecco Domani – Gallo: alla Cavit continuano a preferire il top secret

  1. Caro Ziliani:

    Il Trentino e’ fermo da sempre ai Madruzzo… agli intrighi di corte/sacrestia (ed ad essere il black hole dei fondi pubblici italiani…sst non ho detto niente…). L’esperienza dice che le scelte in quel bellissimo giardino vitato non sono dettate quasi mai da logica economica ma politica.

    Non entro nei dettagli della operazione Gallo.

    Puo’ essere che effettivamente la stessa Cavit non ce la faccia piu’ a mantenere una adeguata remunerazione a bottiglia, rispetto alle prospettive di crescita con Palm Bay e che, nella lotta tra cardinali, Lavis e Mezzocorona preferiscano prendersi quella quota in un’ottica di crescita e di attrazione di nuovi soci…

    Ma se Cavit ha rinunciato, probabilmente di fronte ad un contratto che richiedeva “price integrity” nel corso del tempo, il problema non e’ solo causa l’Euro.

    Il grave problema e’ l’aumento dei prezzi delle uve e che anche CAVIT deve pagare ai suoi soci, che sanno quanto vale un quintale di PG, e del vino franco cantina, che se gia’ avviene a cantine italiane piene, viene e verra’ ad aumentare a livello esponenziale con la scarsa annata 2007…

    E dato che si parla di USA mi permetto di avvertire i signori produttori che molti commodity wines, Pinot Grigio in primis, ma anche Chianti etc. sembrano essere arrivati al punto di saturazione/stallo delle vendite (non crescono ma anzi perdono quote di mercato in bottiglie): vedi le statistiche su Wine Business Insider.

    Il segnale di allarme e’ forte: lo spread tra prezzi franco cantina Italia rispetto ai nostri cugini di Francia e Spagna cresce, TANTO/TROPPO.

    E’ un fatto che un Bordeaux St. Emilion Grand Cru Classe’ oggi si trova in media ad un 20% in meno franco cantina rispetto ad un Chianti Classico (non solo: il prezzo dello sfuso del Classico negli ultimi mesi sembra sia andato alle stelle: l’anno scorso si era 120 Euro/hl. adesso sento 400 Euro/hl.).

    Faccio questo esempio non a caso. Nella prospettiva di un consumatore medio americano entrambi sono due “fine wines” ma pur sempre “commodity wines” e come tali considerati INTERCAMBIABILI (vado all’enoteca e mi porto a casa X o Y…).

    Non e’ un gran bel segnale.

    Se a questo si aggiunge l’Euro con previsioni ad 1.45 (1.50 le previsioni per Gennaio) sbagliero’ ma il “Dies Irae” (gia’ capitato alla Francia – e non per mere ragioni politiche) per il vino italiano negli USA e’ vicino…

    P

  2. Se c’era una joint-venture tra Gallo e Cavit ci saranno state sicuramente delle clausole di fine rapporto o di risoluzione per concluderlo prima. Bisognerebbe leggere quel contratto. Più che una joint-venture mi sembra un contratto versus terzista, dove Gallo richiede un certo prodotto con certe specifiche da commercializzare con un suo marchio, né più né meno rispetto a come operano le aziende automobilistiche con l’indotto o quelle della moda con le confezioni. Il problema é semmai come Cavit abbia speso i soldi pubblici e cosa farà il CdA per rimediare ad un vistoso calo di ordini, in questi casi bisogna ragionare come industriali non come vignaioli, perché la bottiglia é un prodotto alla stessa stregua di un cuscinetto a sfera o di un paio di calzini.
    Purtroppo l’agricoltura trentina é fatta solo di numeri…

  3. Porto a conoscenza di tutti quanto afferma CAVIT in questo articolo pubblicato da Vinealia.org il 22/11/07:

    Cavit: un ottimo bilancio, il fatturato tocca i 182 milioni di euro.
     
    L’assemblea dei soci di Cavit, la cooperativa che raggruppa 11 cantine sociali trentine e conta 4.500 viticoltori associati, ha approvato il BILANCIO relativo all’esercizio giugno 2006-maggio 2007. Il fatturato consolidato si attesta a 182 milioni di Euro in marcata crescita rispetto ai 172,6 milioni di euro del precedente esercizio con un incremento di quasi il 6%, pari a circa 11 milioni di Euro.
    Sotto l’aspetto della redditività, il bilancio 2006-2007 di Cavit ha registrato un margine operativo lordo (Ebitda) di 8,6 milioni di euro (nel 2005-2006 era di 10,9 milioni di euro), mentre l’utile netto sfiora i 5 milioni di euro (nel precedente esercizio era invece pari a 6,4 milioni di euro).
    Tali indici (Ebitda e Ebit vicino ai 4 milioni di euro) rappresentano performance di elevato livello all’interno di un contesto macroeconomico maturo e statico tipico del settore dei prodotti vitivinicoli italiani di questi ultimi anni.
    L’evoluzione positiva del “cash flow”, generato durante la gestione annuale, ha consentito di ottimizzare la posizione finanziaria netta. Si è così ridotto significativamente l’indebitamento nei confronti del sistema bancario, passando dagli oltre 50 milioni di euro di debiti finanziari del precedente esercizio agli attuali 13 milioni di euro, con un alleggerimento di 37 milioni di euro.
    Questo rappresenta una garanzia per la cantina di un’importante indipendenza finanziaria, oltre a una nuova potenzialità di credito per finanziamenti futuri, volti all’ulteriore crescita di gruppo.
    Molteplici le ragioni di tali risultati fra i quali citiamo l’ottima performance dei prodotti proposti sui mercati internazionali che tendono a diversificare l’introduzione di molteplici vitigni fra i quali Pinot Noir, Chardonnay ed Cabernet Sauvignon, oltre a Pinot Grigio che continua a dominare le vendite internazionali.
    Anche il mercato nazionale, sebbene afflitto da lungo tempo da un generalizzato scarso dinamismo e una riduzione complessiva dei consumi, ha dato soddisfazioni alla cantina trentina con il mantenimento dei volumi di vendita.
    In particolare i numerosi premi enologici e i riconoscimenti produttivi ottenuti durante l’esercizio – tra i quali spicca la riconferma, per il quinto anno consecutivo, del prestigioso riconoscimento dei “Tre bicchieri”, conferito dalla guida del Gambero Rosso ogni anno ai migliori vini d’Italia, ottenuto dal Trento Doc Altemasi riserva Graal (riserva 2000) – confermano la serietà e la determinazione dell’azienda, da sempre attenta alla ricerca costante della qualità.
    L’orientamento all’eccellenza trova riscontro nella composizione del fatturato: i vini Doc pesano per circa il 55%, il 40% è coperto dai vini Igt mentre solo il 5% è rappresentato dai Vini da tavola.
    La redditività del bilancio d’esercizio 2006-2007 ha garantito ottime remunerazioni per i soci i quali hanno potuto beneficiare di un miglioramento delle quotazioni dei vini DOC, premiati dall’avanzo di gestione precedentemente destinato all’aumento del prezzo provvisorio di conferimento.
    Passando agli investimenti programmati, l’assemblea dei soci ha deliberato un impegno di circa 21 milioni di euro nei prossimi tre esercizi per interventi tesi a ottimizzare la produzione.
    In particolare sono già iniziati i lavori di realizzazione del polo logistico automatizzato per il prodotto finito che sorgerà nelle adiacenze del complesso produttivo di Ravina e che completerà la pipeline produttiva, razionalizzando ulteriormente il lay-out degli attuali impianti.

  4. sulla Cavit e altre questioni trentine prometto divertenti notizie nei prossimi giorni. Datemi il tempo di fare ordine tra mail, cose da scrivere, ecc. dopo la bella parentesi slovena, e vedrete che ci saranno cose interessanti. Anche giornalisticamente parlando, così l’incontentabile danese de Roma e qualche altro non staranno lì a fare le pulci. Forse…

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