Etichette storiche di Hitler e Stalin: un marketing dell’apparenza e della nostalgia

Non vale la pena, più di tanto, entrare nel merito della decisione del Tribunale di Sorveglianza di Bolzano, che, come ci raccontano i giornali, “ha disposto il dissequestro di tutte le etichette dei vini dell’azienda friulana Lunardelli che fanno parte della cosiddetta linea chiamata dal produttore «storica», con immagini di Hitler, Benito Mussolini, Heinrich Himmler e Rudolf Hess”. Ma anche di Stalin, Lenin e Marx, anche se nei titoli questi eroi della cosiddetta “epopea comunista” sono passati in second’ordine.
E’ la seconda volta che i giudici danno ragione a questa azienda vinicola che con gusto molto particolare commercializza vini le cui etichette riproducono in effigie il duce, il fuhrer ed il “piccolo padre dei popoli” ed evidentemente questa particolare merceologia risulta, codici penali parlando, del tutto immune da possibili accuse di apologia del fascismo o del nazismo. Mentre per quanto riguarda l’omaggio a Stalin qualcuno potrebbe giudicare del tutto politicamente corretto, nel nome di quel comunismo che figura ancora, nel 2007, nella “ragione sociale” di qualche forza politica, celebrare un dittatore sanguinario come il “baffone”.
Non saremo certo noi, e, ne sono persuaso, i lettori di questo e di altri wine blog, gli acquirenti di certo genere di vini. Interessante, piuttosto, è riflettere sulle dichiarazioni del produttore friulano relative al tipo di clientela che predilige questa paccottiglia, qualificata come “disegni che permettono di personalizzare le bottiglie di vino e che riscuotono il consenso della nostra clientela”.
A suo dire sono “generalmente i turisti austriaci e tedeschi ad acquistare i vini con le etichette raffiguranti gli esponenti del nazismo” e queste pregevolezze enoiche sarebbero diventate nel frattempo oggetti di culto per molti appassionati, tanto che oramai la metà del fatturato dell’azienda vinicola deriverebbe proprio da questa collezione «storica». Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, “l’anno scorso sono state vendute più di 20.000 bottiglie di Hitler”.
Una cosa, a noi cultori di Bacco, balza all’occhio, ovvero che si parla, e tanto, del contenitore, della bottiglia e della sua etichetta, e punto, o quasi, del contenuto, come se questo fosse assolutamente accessorio o marginale.
Ma allora la domanda è: che cosa comprano gli acquirenti, una bottiglia di vino, di qualità più o meno valida o discutibile, o semplicemente un qualcosa di intrinsecamente malinconico che faccia pensare loro alle lontane passioni politiche, a quando sono stati giovani e hanno creduto, sbagliando, in qualcosa che la storia ed il buon senso hanno sconfitto?
Se così fosse, allora perché colpevolizzare più di tanto (si squalifica da solo, causa il cattivo gusto e lo scadimento nel kitsch e nella volgarità) questo marketing dell’apparenza e della nostalgia? Non sono forse altrettanto di cattivo gusto e pacchiani i souvenir tipo gondole di plastica, Colosseo e torridipisa in miniatura made in China, i santini e le cianfrusaglie varie che vengono proposte e vengono acquistate senza batter ciglio dai turisti che giungono a Venezia, Roma, Pisa, da tutto il mondo?
Perché mai il mondo del vino italiano avrebbe dovuto rimanere al riparo da questa volgare mercificazione che investe e sommerge tutto? Pecunia, non dimentichiamolo, non olet, nemmeno se le banconote sono idealmente macchiate del sangue dei milioni di persone morti per colpa di quei signori che troneggiano sulle etichette della “collezione storica”…

0 pensieri su “Etichette storiche di Hitler e Stalin: un marketing dell’apparenza e della nostalgia

  1. Ciao,
    a tal proposito una volta mi è capitato di trovare in esposizione sulla vetrina di un ristorante, di buon livello, una bottiglia di vino chiamato “Vino del Cazzo” anche con immagine stampata. Chiesi al proprietario se ne aveva altre ma disse che quella vigna produceva solo poche bottiglie. Farà parte dello stesso tipo marketing ma è più simpatica, dai!!
    Luciano

  2. Avevo gia’ affrontato l’argomento con questo pezzo http://www.enotime.it/zoom/default.aspx?id=2722 e posso soltanto aggiungere che nell’offerta della Lunardelli si trova anche il vino dell’Alpino, del Carabiniere, di Napoleone, di Churchill, cioe’ mi sembra che l’azienda abbia fatto una scelta commerciale evidente, senza apologia di questo o di quello, ma con l’occhio appunto soltanto al settore dei collezionisti e dei gasati. L’unica cosa da chiedere semmai ai Lunardelli potrebbe essere quella di metterci davvero del buon vino in quelle bottiglie. E’ vero che in gran parte non verranno mai aperte e saranno ben esposte nella bacheca di casa come una carta da visita sui generis per gli ospiti, ma se putacaso venissero aperte che almeno non gettino ombre sull’onorabilita’ del vino friulano, che non merita proprio (etichette a parte) brutte figure…

  3. @Luciano
    se ancora interessato all’acquisto del vino del c..o, lo trova tranquillamente in asta su e-Bay, nella versione Bianco e Rosso. Pare che vada a ruba come queste sgradevoli bottiglie “storico commemorative”.
    cordiali saluti

  4. Credo che a tutto ci sia un limite e certi personaggi non dovrebero essere raffigurati in etichetta su bottiglie di vino, contribuiscono solo ad alimentare il culto della persona di alcuni carnefici come Hitler e Stalin. Quelle con Mussolini penso siano un discorso diverso in quanto è parte della storia d’Italia, così come quelle con Carlo Marx ma gli altri criminali citati proprio no.

  5. Carlo, davvero senza polemica, ma e’ triste vedere come l’idea antiproibizionista stenta ad essere applicata. Tu dici che dovrebbero mettere dei limiti e proibire la raffigurazione dei personaggi in questione. Bum.
    Io dico: ognuno dovrebbe essere libero di raffigurare qualsiasi demenziale nefandezza su un’etichetta di vino. Il fatto che ci siano poi degli zuzzurelloni (eufemismo) che le acquistino mi va particolarmante bene: con un colpo d’occhio sapro’ distinguere chi possiede buon senso, e chi no.

  6. Sinceramente non vedo differenza tra Hitler e Mussolini, solo per il fatto che quest’ultimo faccia parte della storia del nostro Paese: anche lui ha creato campi di sterminio…

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