I wine blogger fanno pubblicità al teorico del vino frutto: ma che c’azzecca?

Devo dire di trovare molto divertente, ma soprattutto molto istruttiva, la campagna di web advertising dell’ultima trovata del teorico del vino frutto.. che frutta, ovvero “il vino del giorno” ospitato sul “portale sul vino più ricco del mondo”, affidata nientemeno che ad un gruppo di blogger, del vino e del cibo, che sui loro spazi, che teoricamente dovrebbero essere dedicati all’espressione di un indipendenza e di un’originalità di pensiero, sul vino, magari anche sulle guide e sui loro triti vaticini, sono arrivati nientemeno che a pubblicizzare, mediante un classico banner in bella mostra, il più istituzionale e furbo dei comunicatori sul vino.
Come direbbe Di Pietro, ma che c’azzecca? Niente, è solo pubblicità, pardon, web advertising, alla faccia della coerenza…

0 pensieri su “I wine blogger fanno pubblicità al teorico del vino frutto: ma che c’azzecca?

  1. Per quel poco che ci possono guadagnare da un banner di Maroni è la dimostrazione che il mondo dei blogger è sempre meno alternativo di quello che si era pensato. La cosa triste è che tutti, ma proprio tutti, lo troveranno assolutamente normale.

  2. Franco, permettimi questa osservazione: non so a chi ti riferisca con “gruppo di blogger”, pero’ mi pare di aver notato sul blog di Aristide/Nadali l’ad di Maroni. Ora, mi pare che questo non gli abbia impedito, un paio di settimane fa, di esprimere una netta critica nei confronti del ciclo di trasmissioni tv “Piacere Vino” e di ospitare una serie di commenti da cui Maroni non esce benissimo.
    Se non mi sono perso qualcosa, ovvio.

  3. Carissimo Filippo Cintolesi (a proposito, tutto bene la vendemmia?) nessuno si é permesso di scrivere né tantomeno di pensare che la pubblicazione dei banner maroniani influenzerà la libertà di giudizio dei blogger che hanno deciso di pubblicarli nei confronti del teorico del vino frutto… che frutta (e che in questo caso fa… fruttare anche altri). La mia era semplicemente un’osservazione “estetica”, di metodo, che avrei fatto anche se i “colleghi” avessero deciso di pubblicare l’advertising di una qualsiasi altra guida del vino. Ha detto benissimo Roberto: “è la dimostrazione che il mondo dei blogger è sempre meno alternativo di quello che si era pensato”. Quantomeno quella parte del mondo dei blog (wine & food) che ritiene che pubblicare una pubblicità maroniana sia normale… Comunque, de gustibus…

  4. Franco, grazie la vendemmia e’ andata in modo molto soddisfacente. Poca ma buona, diciamo cosi’.
    In merito al post: ora ho capito meglio. Quand’e’ cosi’ il discorso rientra nell’ambito generale dell’opportunita’ di accettare inserzioni da parte di operatori dello stesso settore di quelli di cui ci si occupa. In questo senso Maroni non c’entra nulla. Ho capito bene? Anzi, direi che da questo punto di vista e’ meno grave ospitare la pubblicita’ di un “collega” (Maroni) che la pubblicita’ di un potenziale oggetto di recensione. Sempre se ho capito bene il discorso.

  5. Caro Franco,
    a dispetto del suo commento, io sono fiero che sul sito “I numeri del vino” passi la pubblicita’ della guida di Luca Maroni, perche’ questo significa che:
    1 – l’inserzionista ritiene che sul mio sito ci siano dei lettori che gli possono interessare e, in genere, non potrei immaginare che dei siti che si dedicano al vino non possano fare pubblicita’ relative al vino!
    2 – riesco a mandare qualche soldo in Peru’ alla mia amica Marisa.

    Riguardo alla liberta’ di giudizio, e’ piuttosto chiaro che lei la mette in dubbio. Cito testualmente la sua frase che e’ piuttosto chiara, pur essendo afflitta dai numerosi incisi: “[pubblicita’] affidata nientemeno che ad un gruppo di blogger, del vino e del cibo, che sui loro spazi, che teoricamente dovrebbero essere dedicati all’espressione di un indipendenza e di un’originalità di pensiero, sul vino, magari anche sulle guide e sui loro triti vaticini, sono arrivati nientemeno che a pubblicizzare, mediante un classico banner in bella mostra, il più istituzionale e furbo dei comunicatori sul vino”.

    A titolo personale, non ritengo la mia capacita’ di giudizio influenzata da questo banner, che lei ci creda oppure no. Sempre a titolo personale, ritengo che nel mondo della pubblicita’ esista una regola piuttosto chiara per la qualche e’ l’inserzionista che decide dove fare la pubblicita’ e non il blog che sceglie quale pubblicita’ fare. Generalizzando: chi paga, decide cosa comperare. Se si vuole giocare, bisogna rispettare le regole del gioco.

    Cordialita’

    Marco Baccaglio

  6. @ Cintolesi

    Mah ?! Cosa ci sarebbe da capire ?!

    Giornalisti/degustatori/pseudo-tali che fanno pubblicità a pagamento ad un “collega”.

    Due sono casi: o uno condivide la filosofia del “collega” ed allora, che fortuna, può realizzare utile e dilettevole, oppure uno non la condivide e si vende per qualche euro…

    Facile, facile.

  7. Caro Marco, prendo atto del suo commento e mi permetto solo di chiosare una cosa. Contesto che lei affermi “Riguardo alla liberta’ di giudizio, e’ piuttosto chiaro che lei la mette in dubbio” e la rimando alla lettura di quanto avevo sopra scritto in un precedente commento “nessuno si é permesso di scrivere né tantomeno di pensare che la pubblicazione dei banner maroniani influenzerà la libertà di giudizio dei blogger che hanno deciso di pubblicarli nei confronti del teorico del vino frutto… che frutta (e che in questo caso fa… fruttare anche altri)”. Questo detto senza alcuna ironia che nel suo caso, avendo la massima considerazione e stima del suo lavoro, come lei ben sa, sarebbe assolutamente fuori luogo. Cordialità

  8. Purtroppo anche siti che apprezzo molto per l’impostazione come quello di Luciano Pignataro dove Fabio Cimmino spesso si scaglia contro il vino frutto…ospitano tale banner…forse molti wine blogger non sanno nemmeno quale sia la pubblicità sul loro sito….

  9. Caro Franco,
    come spesso accade, mi trovo d’accordo con te e con la tua nota “estetica”.
    Il mondo del vino è diventato, purtroppo, una giungla variamente popolata.
    Spiace che “leggende metropolitane” e presunti “guru” riescano a raccogliere tanti consensi.
    Sono però convinto che alla fine la correttezza paghi, come ci ha insegnato il Maestro di noi tutti, Luigi Veronelli.
    Ciao.

  10. @Carmine
    …forse molti wine blogger non sanno nemmeno quale sia la pubblicità sul loro sito…
    Niente di più sbagliato, caro Carmine, basta che ti informi presso il responsabile di Vinoclic, scoprirai che ognuno è libero di rifiutare questo o quell’inserzionista.
    La responsabilità, quindi, è tutta di chi espone il banner.

  11. @Egidio, il quale grandissimo Gino si incazzava con i contadini che aveva conosciuto con le pezze al culo e che, diventati vignaioli di qualità con la mercedes, grazie ai suoi suggerimenti, non degnavano di pubblicità la sua rivista.

  12. Cari fabiocimmino e Carmine,
    scusate se vi metto insieme come destinatari di questa mia osservazione ma direi che per certi versi il pensiero che emerge dai vostri interventi sembra convergere. Su questo assunto di base sotteso ai vostri rilievi: se si condivide l’impostazione o quant’altro di uno degli inserzionisti ospitati, ecco che orrore orrore si e’ dei servi venduti che hanno impegnato la liberta’ di giudizio al monte di pieta’. Se invece non la si condivide o peggio la si critica, ecco che si e’ degli incoerenti o degli ignoranti di se’ (pensiero di Carmine?), oppure si e’ dei venduti per pochi euro al migliore offerente (fabiocimmino).
    Scusate, ma di tutte le argomentazioni che possono militare contro l’opzione di accettare inserzioni pubblicitarie di colleghi o potenziali oggetti di recensione, mi pare che voi abbiate scelto se non le piu’ aberranti, sicuramente fra le meno lucide.

    A Franco vorrei indirizzare quest’ultimo mio commento che tiene conto di tutto il filo di discussione che e’ seguito al post: secondo me sarebbe (stato) piu’ azzeccato separare bene le ragioni per la critica in questione. Se il problema e’ Maroni, e se lo e’ al punto da ritenerlo cosi’ infrequentabile da esecrare chi accetta sua pubblicita’, bene sarebbe il caso di metterlo in dovuta evidenza, il che significa argomentare piu’ approfonditamente (o almeno rimandare a dove si fossero gia’ espresse piu’ approfonditamente le ragioni di tale esecrazione) da un lato, chiarire esplicitamente che la vexatissima quaestio della pubblicita’ di operatori del mondo del vino da parte di altri operatori di quello stesso mondo non c’entra, dall’altro.
    Dico queste cose perche’ a me non piace il settarismo e amo cercare le possibili ragioni in ogni argomentazione, a prescindere dal fatto che io le condivida o meno. In altre parole applico il metodo sanissimo del ceteris paribus. E con questa imbuzzata di latinorum concludo e saluto.
    Scusate la prolissita’.

  13. Quello della pubblicità è un problema annoso, perché è implicito nella sua stessa logica il metodo ingannevole per spingerti a ritenere indispensabile ciò che ti viene offerto. Certo, potrebbe essere (e in rari casi lo è) più corretta, sincera, meno finta, ma visto che viaggia su un terreno di concorrenza è presumibile che chi ha un prodotto peggiore si faccia in quattro per farlo credere migliore e più vantaggioso. Ospitare pubblicità, quindi, significa accettarne le contraddizioni e spesso le falsità. Significa che il proprio nutrimento (economico) è prioritario rispetto a qualunque etica. Ora, visto che nel mondo del Web l’unico effettivo modo per “campare”, salvo rari casi, è quello di accogliere pubblicità, tocca scendere a compromessi, o meglio cercare di proporre solo quei prodotti la cui affidabilità sia comprovata da noi stessi. Difficile, faticoso, ma non impossibile. Ecco allora che diventiamo “selezionatori”, stabiliamo a monte quali inserzionisti potranno apparire sul nostro sito/blog, per garantire a tutti coloro che sceglieranno, o anche solo faranno clic con il mouse su quel banner, che quella pubblicità offre un prodotto corretto, onesto, sicuro, in qualche modo “certificato”.
    Questo non impedisce di dare fregature, ma impone a chi le propone la totale responsabilità, con tutto ciò che ne consegue.

  14. Sottoscrivo in pieno la risposta di Roberto. Avrei replicato a Cintolesi con le stesse parole e ragionamenti.

    ETICA !!!

    …del giornalismo e finanche nella pubblicità.

    Io ci credo da sempre ed ancora continuo a crederci.

  15. Caro Filippo Cintolesi,
    il giudizio non è sulle persone che pubblicano le inserzioni ma il messaggio che al lettore arriva quando in un blog si critica apertamente e tenacemente un metodo e un personaggio e poi improvvisamente si decide di dargli spazio. Se si decide di dare un informazione alternativa e indipendente bisogna anche accettarne le conseguenze e scegliere più oculatamente i propri inserzionisti…altrimenti il lettore può legittimamente credere che dietro la critica ci sia il solito generale vogliamoci bene….
    Questione di stile come ricordava Ziliani…

    @Roberto Giuliani
    …la mia osservazione era ironica….

  16. Caro Roberto Giuliani (e anche fabiocimmino, visto che sottoscrive pienamente il commento di Roberto), le considerazioni che fai sulla pubblicita’ sono in gran parte (anche in grandissima parte) condivisibili. Ma questo e’ un problema. Il problema di esecrare Maroni e perche’ e’ un altro. Di altro ordine gerarchico, diciamo che e’ piu’ specifico. Siccome la selezione di cui tu parli di siti che partecipano al circuito di Vinoclic lo fanno (ad esempio alcuni di loro si rifiutano di ospitare pubblicita’ di produttori, altri si rifiuterebbero di ospitare una ben precisa guida il cui comportamento non riconducono a forme da loro giudicate corrette..), ecco che la critica generale che tu fai non “morde”, nel senso che con loro si potrebbe dire che sfondi(ate) una porta aperta. Come ho gia’ detto, e come ripeto, il punto qui mi pare tutto quello (specifico) di stabilire se ed eventualmente per quali motivi “delendus Luca Maronius”. Mi pare assolutamente evidente che da costoro il Maroni non viene ritenuto operare al di la’ del confine degli atteggiamenti/comportamenti corretti.
    E con questo rispondo anche a Carmine Capocchione: ma che informazione e’ mai quella che per il fatto di criticare qualcuno (nello spazio congruamente dedicato alle critiche) deve anche giurargli guerra totale? Questo si chiamerebbe intollerabile settarismo. Ancora una volta ripeto: o la critica e’ talmente rilevante e sostanziale da porre il criticato al di la’ del confine dei soggetti frequentabili (ed evidentemente l’opinione di questi siti non e’ tale), oppure non si vede per quale motivo “dietro la critica” non possa starci non dico “il generale vogliamoci bene”, ma per lo meno il “generale rispettiamoci lealmente”.
    Nel caso non si fosse capito, io starei aspettando -da chi si sentisse in vena di darla- una spiegazione del perche’ Luca Maroni sia da proscrivere e bandire. E non e’ detto che -una volta date- io non possa anche condividere o per lo meno comprendere le ragioni.

  17. Direbbe Fra’ Cristoforo: “omnia munda mundis”. Il punto semmai è capire quanta purezza vi è in questo caso. Mi sembra più appropriata, nelle vicende riportate, il proseguio della frase: “ma niente è puro per i contaminati e gli increduli”.

    Non posso non dirmi d’accordo con le argomentazioni lucidissime di Roberto Giuliani. Sull’etica nell’informazione e nella pubblicità (anche se quest’ultimo caso è al limite del paradosso, come sottolinea lo stesso Giuliani) prendo decisa posizione dalla parte di Fabio Cimmino.

  18. @filippo cintolesi
    ma davvero senti il bisogno di chiarimenti sul “caso Maroni”? Non sono l’autore del post ma posso dirti che personalmente ritengo che chi parla di vino e lo propone, tanto più in modo mediatico e plateale, come Maroni fa con tanto di manifestazioni (hai mai visto bottiglie in giro per le enoteche con bollino “raccomandato da Luca Maroni”? Io si), sia l’ultimo tipo di pubblicità che vorrei esporre sul mio sito/blog. Le ragioni dovrebbero essere ovvie.

  19. A tutti voi:
    per me nulla e’ ovvio. E se davvero e’ ovvio tanto meglio, significa che la spiegazione che dovrei dare (se fossi nella parte di sostenere l’ovvio) sarebbe semplice semplice e immediata. Spiegazione che non vedo e a questo punto, signori miei, pensate e dite pure quello che vi pare, mi pare che valgano le parole (caro vocativo posso rispondere anch’io per adagi, e tieni conto che almeno le palle di dare del disonesto/contaminato a qualcuno io ce le ho, se cosi’ ritengo che egli sia. le insinuazioni e gli innuendo li ritengo disprezzabilissimi segni di vilta’) “non c’e’ peggior sordo di chi non vuole intendere”.
    Vi comunico che con il sottoscritto, che di trombonate accademiche ha fatto indigestione nella sua pur breve vita lavorativa, al punto che mi trovo ad aver scelto di fare il coltivatore diretto dopo quindici anni di ricerca nel campo delle scienze fisiche, dicevo con il sottoscritto la frustissima formula del “non v’e’ chi non veda” (versione alta del decurtisiano “e ho detto tutto”…”ma che ha detto?” risponde l’altro) non funziona: se qualcosa s’ha da vedere, ebbene che lo si mostri. Quel che non viene mostrato semplicemente “tutto va come se” non esistesse. Sano principio della dialettica razionale, nonche’ dettame primo dell’onesta’ intellettuale.
    Con il che auguro a tutti buona giornata.

  20. @Filippo Cintolesi

    ma davvero non ospitare la pubblicità di un sito di cui non si condivide lo stile e/o l’impostazione è settarismo e guerra totale?
    Non scherziamo, rispetto per tutti ma anche coraggio nelle scelte e chiarezza della linea editoriale per i lettori.

  21. Spiegazione x Cintolesi:

    Acquaiuolo: LM

    Chi pone la domanda: Produttore di Vino

    Quello che non aveva previsto (neanche, il che è tutto dire) il detto napoletano è che chi pone la domanda è la stessa persona che fornisce l’acqua (cioè il vino..) all’acquaiuolo.

    Ancora più bello il fatto che l’acquaiuolo venga pagato da chi fa la domanda non per bere ma solo per “come” deve porre la domanda.. ed “eventualmente” prendersi il “meritato” premio!!!

  22. propongo di chiudere il discorso amici, tanto appare chiaro che siamo una minoranza (e personalmente sono orgoglioso di esserlo) a considerare stravagante che wine & food blog che dovrebbero essere portatori di un sistema di pensiero, di stili di comportamento, di un’estetica e di un’etica (posso dire questa “parolaccia”?) ben diversi da quelli del teorico del vino frutto considerino invece normale pubblicare un banner pubblicitario del suo sito. E con ciò appare chiara una cosa: che larga parte della wine&food blogosfera é omologata al sistema dominante della comunicazione e informazione sul vino. Altrimenti il Maroni, o chi per lui, non avrebbe mai pensato di fare pubblicità a se stesso su quei blog…
    Per maggiore chiarezza leggere questi due eloquenti commenti
    http://www.tigulliovino.it/blog/2007/10/precisazioni.html#comment-89275 e http://www.tigulliovino.it/blog/2007/10/precisazioni.html#comment-89276
    non si sa bene se di persone ingenue, disinformate o provenienti da Marte.
    gente che arriva tranquillamente ad affermare:”Delle consulenze si sapeva (da qualche parte puoi anche trovare le aziende). Possono essere opportune o meno, lì dipende dal pelo sullo stomaco di ciascuno. Che per le consulenze, però, si possa venire addirittura insultati mi sembra ridicolo”.

  23. Carissimo Franco, sta bene, chiudiamola li’ anche se mi spiace perche’ almeno a parlar con te ci si spiega, e infatti proprio nelle parole di questo tuo ultimo intervento sta l’aggancio alla possibile (doverosa, a mio avviso) spiegazione: “portatori di un sistema di pensiero, di stili di comportamento, di un’estetica e di un’etica […] ben diversi da quelli del teorico del vino frutto”. Ecco, e’ tutto qui: andrebbe spiegato meglio in che senso e perche’ sistema di pensiero, stili di comportamento, estetica ed etica del teorico del vino frutto sarebbero cosi’ “ben diversi” da quelli di cui i wine/food blogger dovrebbero farsi testimoni. E’ tutto questo che io ancora devo capire e purtroppo temo non capiro’. Da mihi factum, dabo tibi ius. In questo semplicissimo brocardo sta tutto il succo.
    No, Roberto, non mi hai risposto affatto con assoluta precisione, leggiti qua sopra: “ma davvero senti il bisogno di..? …le ragioni dovrebbero essere ovvie.” Alla grazia dell’assoluta precisione.
    Scusami ancora Franco dell’insistenza, forse ingenua (e io rivendico con orgoglio proprio questa ingenuita’ che ben conosci) con cui ho inteso cercare di capire qualcosa di questa storia. Vedo che preferite contarvi, anziche’ cercare di essere informativi, ma tant’e’. Non me ne scandalizzo.

  24. Come sovente accade nella vita, a volte ci troviamo in accordo, altre, purtroppo no. Ora, vi dirò la mia, seppure sia umile pensiero, né di esperto come Voi, ma di appassionato, questo sì. Saluto Roberto Giuliani, con simpatia. Dicevo, seguo Ziliani da anni ed è congruo ribadire che, almeno per quel mi riguarda, scriveva e si occupava di vino quando molti di noi [io in prima fila] eravamo all’esame di maturità. Lo fa bene, con passione e senso d’analisi critica, ben documentata. Non vado oltre, perchè Franco Ziliani non ha certo bisogno delle mie conferme. Oltre a questo, esorto tutti ad oltrepassare questa animosità, che sovente è sana e di genuino confronto, ma fa anche male. In ogni caso, magari si parlasse così anche in altri contesti, magari. Siamo diversi (per fortuna) è non è vero che tutti facciamo lo stesso lavoro, come dice a torto qualcuno. Il bacino dei lettori a cui sovente ci rivolgiamo non è quello del mondo accademico, ma di appassionati. Ho grande stima per chi, in questa società, persegue un’informazione che sia voce libera ed alternativa, ma, ogni blog sia pure il più commerciale ed in apparenza più schierato è voce indipendente che, giorno dopo giorno, combatte contro la becera presunzione. Informiamo quindi senza far sconti o sussiego a nessuno, solo con una leggera tolleranza per altri che la pensano in maniera diversa da noi.

  25. Per Filippo: cerco di spiegare perché sono d’accordo con Franco, tentando di chiarire al meglio il mio pensiero. Parto dalle tue parole: “Ecco, e’ tutto qui: andrebbe spiegato meglio in che senso e perche’ sistema di pensiero, stili di comportamento, estetica ed etica del teorico del vino frutto sarebbero cosi’ “ben diversi” da quelli di cui i wine/food blogger dovrebbero farsi testimoni”.
    Io credo che i blog, tutti i blog a partire da quello di Grillo, siano un nuovo modo di fare informazione. Non migliore né peggiore dei mezzi di informazione tradizionali, bensì diversi. Diversi perché non hanno la caratteristica classica dei media tradizionali: gli alti costi di investimento e gestione (si pensi a TV e carta stampata). Dunque sono nati per fare una informazione chiaramente parziale (poiché nascono come spunti “diaristici” e dunque riflettono principalente le opinioni di chi scrive) ma perlomeno sganciata dai meccanismi classici di pressione esercitata, legittimamente, da inserzionisti/proprietari/azionisti. Dunque l’informazione dovrebbe essere parziale ma neutrale dal punto di vista dell’interesse economico. In questo i blog sono, o dovrebbero essere “alternativi”. Ciò che denuncia Franco non è tanto, credo, il fatto in sé di ricorrere a inserzionisti generici, ma a un inserzionista particolare, cioé un giornalista che si muove con una logica completamente differente. Che ha messo in piedi una azienda mediatica classica, sebbene da vero imprenditore, che ha appunto uno “stile di comportamento” completamente diverso da quello che dovrebbe animare i blog: Maroni infatti non solo è parziale ma è anche direttamente interessato nelle aziende di cui giudica i vini, come consulente, come guru, come fantasioso enologo e PR man. Quindi credo che Franco e Roberto molto semplicemente facciano riferimento non alla pubblicità in sé ma alla caduta di stile “giornalistico” nell’accettare banner pubblicitari da parte di un giornalista-critico-economista-enologo portatore di qualche conflitto di interessi. Conflitto di interessi che purtroppo appartiene al mondo dei media tradizionali e non dovrebbe appartenere a quello “alternativo” della rete. Tutto qui. Chiamala critica moralistica, se vuoi. Ma io la sottoscrivo. Dovendo fare un paragone strano è come se il sito di una organizzazione non governativa che fa interventi in Africa accettasse un banner pubblicitario della Nestlé. Non so se mi spiego. E’ poco elegante.

  26. @Filippo
    com’è che hai colto solo il primo pezzo? Io mi riferivo a questo: “personalmente ritengo che chi parla di vino e lo propone, tanto più in modo mediatico e plateale, come Maroni fa con tanto di manifestazioni (hai mai visto bottiglie in giro per le enoteche con bollino “raccomandato da Luca Maroni”? Io si), sia l’ultimo tipo di pubblicità che vorrei esporre sul mio sito/blog”. Tu trovi che da queste parole non si evince perché non vorrei che Luca Maroni comparisse sul mio sito? Mi sembra molto strano, evidentemente per te è normale, a me questo genere di comportamento non piace affatto e ne voglio stare lontano più che posso.

  27. “Magister morum et arbiter elegantiarum”: allora mettiamola cosi´. Secondo Franco Ziliani certe cose si fanno altre no. Bene. Solo che il commercio con l’etica non ‘entra e non c’é mai entrato. O meglio c’entra quando fa comodo alle parti o quando ci siano organi di controllo che “mettono i paletti”. L’essenza del commercio e del capitalismo é proprio la tendenza ad essere sfrenati.

    Luca Maroni, come pure il movimento Slow Food, James Suckling ed altri, fanno aperto commercio e con qualche successo del loro sapere. Freghicchiandosi spesso dell’etica e contorni . Per questo sono oggetto preferito di commenti da parte del nostro ospite che continua a pensare che tutti siano obbligati ad attenersi a principi etici, suoi e generali, nel loro commerciare.

    Ora converrebbe forse vedere le cose dal punto di vista opposto.
    Luca Maroni ha avuto la geniale , ma non nuova – vedi Tombolini con il suo Pesto al Blogger ed altri – , idea di coinvolgere i bloggers e farli diventare
    cartelloni pubblicitari per le sue produzioni.

    I bloggers si sono visti cadere una manciatina di soldi nel loro sito. A parte la soddisfazione personale di dire “Devo pur essere bravino, se Luca Maroni mi considera una valida piattaforma di pubblicitá”, resta da vedere se i bloggers vendendo un banner a Luca Maroni, gli hanno anche venduto l’ anima e si precipitino a parlare in modo laudatorio sperticato ed acritico del Luca Maroni stesso.
    O se magari pensino dentro se stessi: ” Ma guarda un po´io ne scrivo in modo critico e Luca Maroni mi paga comunque il banner.”

    Mi ripeto, e sono d’accordo con Filippo Cintolesi: forse bisognerebbe concentrarsi sul pallone e non sull’avversario quando si allunga la gamba per calciare.

  28. “l’ospite” non ha mai scritto – e non pensa – che “i bloggers vendendo un banner a Luca Maroni, gli hanno anche venduto l’ anima e si precipitino a parlare in modo laudatorio sperticato ed acritico del Luca Maroni stesso”. Come ho già scritto ripetutamente, ma non c’é peggior sordo di chi non vuol sentire/capire, ritengo si sia trattato di uno “sfondone” da un punto di vista puramente etico comportamentale. Per me i wine blog continuano ad essere antitetici, come spirito, dal maroni di turno e per motivi etici dovrebbero respingere la sola idea di accogliere un banner relativo ad una delle sue innumerevoli, pirotecniche, attività. Se non lo fanno é perché, lo dicevano bene i latini, pecunia non olet, ma soprattutto perché in cuor loro l’essere scelti dal maroni come spazio per accogliere i suoi advertising é una gran soddisfazioni, che li fa in qualche modo sentire parte di un “sistema” che omologa tutti se non ci si sta ben attenti. Anche coloro che a questo sistema dovrebbero essere antitetici, perché rappresentativi di un’idea di informazione assolutamente alternativa rispetto a quella impersonata dal teorico del vino frutto… che frutta e che fa fruttare… Ma questo, chi ha beatamente accolto il banner del vino del giorno maroniano, non lo ammetterà mai…

  29. mi spiace tantissimo che una persona che stimo profondamente come l’amico Filippo Cintolesi, nel commentare questo post e le sue motivazioni arrivi a questa conclusione: “Ecco, credo che questa recentissima polemica vada vista soprattutto come un episodio di lotta per il branding del proprio prodotto (vedi anche precedente querelle circa “perche'” vs nonostante”,nell’imminenza di squisito blog cafe’). Cioe’ una lotta per la sua riconoscibilita’ in un ambiente sempre piu’ fieramente competitivo”. Questa spiegazione la posso accettare da altri, che non stimo e cui farebbe comodo ridurre la mia uscita ad una questione di “marchio”, cosa che assolutamente non é, o ad un modo di rendermi “riconoscibile in un ambiente fieramente competitivo” (ma io non sono solo il blogger di Vino al Vino: sono un giornalista che vive del proprio lavoro di cronista del vino e ha 25 anni di esperienza). Da Filippo Cintolesi non posso accettarla, perché é riduttiva e un filo offensiva…

  30. Franco, non voglio aggiungere nulla a quanto ti ho risposto privatamente. Decidi tu se tenerlo privato o se renderlo pubblico, a tua totale discrezione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *