La cultura del vino in Giappone: intervista ad Isao Miyajima

Nel grande Circo Barnum di giornalisti e wine writer esteri che s’interessano e scrivono di vini italiani, qualcuno con umiltà, volontà di capire e intelligenza, altri “a capocchia” o con presunzione, spicca, per simpatia, preparazione e grande curiosità, (facilitata da un eccellente italiano) un giapponese non di primo pelo (si avvicina anche lui alla fatidica soglia dei cinquanta) che da una ventina d’anni bazzica regolarmente il nostro Bel Paese.
Si chiama Isao Miyajima (nella foto) e chiunque l’abbia conosciuto, nel corso di degustazioni, manifestazioni riservate alla stampa, convegni e occasioni conviviali, non può che convenire con me che si tratti di una persona che onora il proprio mestiere di giornalista del vino, ottimo ambasciatore dell’Enotria tellus nel Paese del Sol Levante.
Isao ci racconta il proprio percorso professionale e la cultura del vino in Giappone, insieme ad altre considerazioni sull’immagine e la fortuna dei vini italiani laggiù, in questa intervista, credo interessante, pubblicata nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.

Un pensiero su “La cultura del vino in Giappone: intervista ad Isao Miyajima

  1. Interessante il fatto che Isao ritiene il Dolcetto uno di quei vini che non trovano spazio in Giappone. Rimangono nelle cantine e perdono la loro fragranza e freschezza, quella beva che lo ha reso famoso nel nord dell’Italia. Oggi, purtroppo, quella stessa fragranza e piacevolezza non sono più così frequenti, il che è quantomeno spiazzante.

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