La responsabilità sociale e gli imprenditori del Nord Est

Ricordate il post di qualche giorno fa sugli inspiegabili silenzi della Cavit di Trento sulle effettive circostanze della rottura del pluriennale accordo con il gigante californiano Gallo per la fornitura di vino per la linea Ecco domani?
Bene, a qualche giorno di distanza dalla pubblicazione (anche di una mia intervista e di un mio commento sulla vicenda, apparsi sul Corriere del Trentino) ho ricevuto queste riflessioni da parte di un importante personaggio, responsabile di una delle più note aziende spumantistiche, un marchio celeberrimo, del Nord Est. Quello che mi ha raccontato (e che vi propongo), pregandomi di mantenere, per ovvi motivi, l’anonimato, è sorprendente e induce ad amare riflessioni…
“Caro Ziliani non posso che sostenere pienamente le sue asserzioni in merito alla poca trasparenza in merito all’azienda riportata sopra, ho preparato una lettera in forma “impersonale”. Spero possa essere pubblicata e divulgata, gli attori compaiono in forma indiretta ma precisa, la situazione riportata la può anche verificare dai “rumors” che oramai nel settore circolano. Mi perdoni per l’anonimato che sono costretto a mantenere. Faccio seguire il testo della lettera”
La responsabilità sociale e gli imprenditori del Nord Est
“Sono un’azienda del Nord Est, da 120 anni lavoro ed imbottiglio vino spumante e frizzante, la presenza del mio brand è oramai diffusa in molti paesi del mondo. Dopo 120 anni dalla prima bottiglia sono attualmente alla mercé di una decisione importante che deve prendere il mio unico azionista ed imprenditore.
Mi trovo di fronte ad un bivio in cui la decisione non può essere rimandata, ciò che mi si prospetta sono le seguenti scelte: La prima: essere ceduta, ad un investitore industriale di oltre alpe (a nord) il cui piano per il futuro è quello di farmi crescere, oltre ad acquistarmi intende aumentare il capitale sociale per darmi nuova linfa vitale ed ulteriori opportunità di crescita, portando sicurezza di continuità ad operai ed impiegati (circa 100), che in questo piano a medio termine possono solo aumentare.
La seconda scelta è quella di cedermi ad una società cooperativa italiana, con sede nella città capoluogo di una regione a statuto autonomo del nord Italia: dalle richieste che hanno fatto per valutarmi si evince che non esiste nessun interesse nel farmi vivere a lungo. Nella logica economica il ritorno di questo investimento verrà perseguito realizzando un immediato ritorno dalla vendita dei miei assets, ad eccezione del brand che verrà mantenuto, ma perderà del suo valore intangibile attraverso una politica commerciale (da loro pianificata).
Distruggere il valore del brand è distruggere il lavoro che è stato compiuto in tutti questi miei anni, ed inoltre vendere tutto quello che di me è più tangibile significa mettere in mobilità operai ed impiegati, come già la società acquirente ha fatto nel passato nelle precedenti operazioni di M&A.
La decisione è imminente e purtroppo sembra essere la seconda, la valutazione sicuramente è dettata dal vantaggio economico, ma solo per l’imprenditore. Mi chiedo: dov’è la responsabilità sociale dell’imprenditore che si comporta più da commerciante che non da imprenditore, distruggendo valore economico e sociale che Io impresa rappresento?
In un prossimo futuro il vantaggio economico del privato dovrà essere sostenuto dagli ammortizzatori sociali, che bilanceranno il ritorno dell’investimento dell’acquirente, “aiutato” in parte dalla regione autonoma e da una quasi totale esenzione fiscale, (che è dovuta alla forma societaria “cooperativa”).
Faccio appello alle autorità politiche del Veneto e alle autorità politiche della regione autonoma che supportano una Società che a breve ne trae profitti, ma a medio termine distrugge valore del Paese Italia. Faccio appello ai referenti commerciali dei miei più importanti clienti, che facendo sentire la loro voce potrebbero in qualche modo risvegliare il sentimento della responsabilità sociale che intrinsecamente quasi tutti gli imprenditori Veneti (e non solo) possiedono”.

0 pensieri su “La responsabilità sociale e gli imprenditori del Nord Est

  1. “Mi chiedo: dov’è la responsabilità sociale dell’imprenditore che si comporta più da commerciante che non da imprenditore, distruggendo valore economico e sociale che Io impresa rappresento?”

    Credo che la responsabilità sociale dell’imprenditore sia unicamente quella di tendere alla massimizzazione del suo profitto, nel rispetto delle leggi vigenti.

    Credo invece che i problemi dell’Italia derivino in parte proprio da una visione del mercato “etica”, che confonde i ruoli dell’imprenditore con quelli più propri dello Stato. Nulla di male nell'”etica”, senonché ognuno c’ha la sua, ed è facile per qualcuno tirare la coperta dell’etica dall sua parte, a seconda delle convenienze.

    Solo un mercato dove gli imprenditori si muovono all’interno della logica pura e chiara d’impresa riesce a salvaguardare i consumatori, crea concorrenza leale, e fornisce un sistema di regole prevedibili e certe, in un quadro di leggi e controlli effettuati da terzi superpartes.

    In nome dell’etica e dealla responsabilità sociale, della difesa dell’italianità, e tante belle cose, si sono compiute le peggiori nefandezze e sprechi nel corso della nostra storia, le cui conseguenze ancora oggi paghiamo, e sono le fasce più deboli a sopportarne le maggiori conseguenze. Tutto perché gli imprenditori non hanno fatto gli imprenditori e lo Stato non ha fatto lo stato.
    Parmalat, Alitalia, Fiat, gli esempi sono letteralmente migliaia.

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