La solita Valtellina del vino secondo le guide: Sforzato e poi basta

Non mi sono dimenticato dell’amata Valtellina e ho sempre nel cuore le sorti di questa specialissima e a me cara zona vinicola lombarda e italiana. Sono solo i casi della vita che mi hanno tenuto lontano da questa capitale, con la Vallée d’Aoste, del vino di montagna e di questa autentica heimat, come direbbero nel mondo tedesco, del Nebbiolo.
Uno spunto per tornare a parlare di cose e di vini valtellinesi mi viene ora dalla pubblicazione dei Gotha vinicoli proclamati dalle varie guide dove fortunatamente, nella ristretta selezione riservata ai vini lombardi (dominata dai Franciacorta), vini valtellinesi non mancano.
Non voglio, non me ne può fregare di meno (tanto quello che penso in materia è già noto), entrare nel merito delle aziende scelte dai degustatori, che, gira che ti rigira, continuano sempre, noiosamente e prevedibilmente, ad essere sempre le stesse. Come da copione.
Quel che m’interessa, invece, é far rilevare che con l’unica eccezione della guida dell’Espresso, che premia un Valtellina superiore 2005, tutte le altre guide, Vini d’Italia, Duemilavini e Guida Veronelli, hanno concentrato la loro attenzione ed il loro plauso unicamente su quella tipologia di vino, lo Sforzato o Sfursat, che rappresenta solo una piccola parte della produzione valtellinese.
E che io, e pochi altri, continuiamo a pensare debba essere solo una chicca, una “specialità”, e non il vino il trainante della Valle, ruolo che secondo me tocca al Valtellina superiore, nelle sue diverse sottozone, Sassella, Grumello, Inferno, Valgella e Maroggia.
Dicono che i gusti della gente stiano cambiando, e penso si debba tenerne conto, anche in quell’esercizio un po’ fine a se stesso (e ormai sempre più svuotato di senso) che è lo stabilire, nella redazione di una guida dei vini, chi siano i migliori, i primi della classe, i modelli di riferimento.
Eppure non solo le guide tendono a privilegiare, a far sembrare l’unica degna di attenzione, l’unica “importante”, quella particolare tipologia di vini che è lo Sforzato (un po’ come accade in Valpolicella con l’Amarone), ma sono le stesse aziende produttrici, salvo rarissime eccezioni, a pensare che si debba puntare soprattutto, in termini di immagine aziendale e per accreditare l’idea di un prodotto simbolo dell’azienda, non su quei Valtellina Superiore che fanno la nobilitate della zona, che mostrano la sua bio-diversità in quanto variazioni zonali, di microclimi, di esposizioni e terreni, in chiave di eleganza e finezza, sul tema Nebbiolo di montagna, bensì su quell’enfatizzazione del Nebbiolo e dei vini di Valtellina, realizzata mediante la tecnica dell’appassimento, che è il pur rispettabile Sfursat.
A me, perdonate il “francesismo” questa scelta, quella delle aziende e quella delle guide, sembra una vera “bischerata”, ma, dico loro, continuate pure, se volete.
Non lamentatevi poi se appassiranno anche le vostre ambizioni e l’entusiasmo, e la conseguente disponibilità all’acquisto, da parte dei consumatori…
p.s. anche Valtellina on line ha ripreso e rilanciato il dibattito
Vini di Valtellina premiati dalle guide edizione 2008

Vini d’Italia
Valtellina Sforzato Albareda 2005 Mamete Prevostini
Valtellina Sforzato San Domenico 2003 Triacca
Valtellina Sforzato 2004 Nino Negri
Valtellina Sforzato Fruttaio Ca’ Rizzieri 2002 Aldo Rainoldi
Duemilavini A.I.S.
Sforzato di Valtellina Canua 2004 Sertoli Salis
Sforzato di Valtellina San Domenico 2003 Triacca
Sforzato di Valtellina Cinque Stelle 2004 Nino Negri
Guida Veronelli
Sforzato di Valtellina Canua 2004 Sertoli Salis
Sforzato di Valtellina San Domenico 2003 Triacca
Sforzato di Valtellina 2003 Aldo Rainoldi
Sforzato di Valtellina Cinque Stelle 2004 Nino Negri
Guida I vini d’Italia Espresso
Valtellina Superiore Corte di Cama 2005 Prevostini Mamete

 

9 pensieri su “La solita Valtellina del vino secondo le guide: Sforzato e poi basta

  1. Oltre alla finezza e all’eleganza i Valtellina Superiore, se ben fatti, hanno anche il pregio della longevità come ben sa chi ha bevuto qualche bottiglia a distanza di 10-15 anni.
    Il problema, purtroppo, è che oggi, commercialmente parlando, non si bada più al rapporto qualità/prezzo ma solo al prezzo e quindi i Valtellina Superiore sono poco competitivi sul mercato arrivandoci con 2/3 euro in più sul groppone a bottiglia essendo il frutto di una viticoltura di montagna che è assai più onerosa rispetto a quella delle altre zone; da qui la scelta di puntare sullo Sforzato per potersi collocare in una fascia di lusso laddove il consumo di vino non conosce crisi.
    Ancora una volta non mi rimane che ribadire che è il Consorzio che dovrebbe indicare la retta via da seguire.

  2. L’avevo notato anch’io, infatti l’ho segnalato nell’altro post. Portare avanti solo lo Sforzato come emblema della Valtellina la dice lunga su qual’è il mercato che interessa a codesti signori. E’ l’ennesima dimostrazione (ma ce n’era ancora bisogno) che la politica economica sta davanti alla cultura, alla storia dei luoghi e delle persone.

  3. Incredibile, caro Franco, ma quella che dà il titolo a queso post è la stessa riflessione che avevo fatto in seguito a una rapida consultazione dei verdetti delle guide. Ormai è evidente a chiunque: questa si chiama omologazione.

  4. Non ho nulla contro l’Albareda di Prevostini ma…trovo delle difficoltà nel pensare a come sia stato possibile a dare delle valutazioni di eccellenza, tenendo conto non dell’annata ma del periodo di degustazione, ad uno sforzato annata 2005!!!

  5. Concordo con Ziliani, ancora una volta è stato premiato il vino “meno”
    valtellinese. Siamo anche consapevoli che il valore delle guide influenza sempre meno le linee di tendenza.

  6. Il primo vino valtellinese che bevvi fu un Inferno (1971), una vera scoperta. Poi venne un Grumello (1978) ed un Sassella Paradiso (1978) e cosi mi decisi subito a fare le vacanze a Tirano, dove in qualche giorno ne assaggiai una vagonata e da allora la Valtellina e’ diventata uno dei vigneti preferiti, indimenticabile. Ma e’ stata una vera fortuna che non mi sono piaciuti subito gli sforzati, perche’ se avessi dovuto giudicare la Valtellina da quelli non l’avrei giudicata un granche’. Esattamente come giudicare la Valpolicella dai soli Amarone e la Toscana dai soli Supertuscan. Troppi giudicano i vini dal livello carezzevole di alcool e dal concentrato di aromi eterei. Tre bicchieri e si va a nanna, ma allora bevetevi una buona grappa di marca! Meno male che a pasto ci concediamo normalmente ben altri vini e teniamo queste autentiche perle soltanto per delle pietanze raffinatissime una volta ogni tanto. Altrimenti sara’ magari una vita da gourmet, ma molto breve…

  7. Marco: “Ormai è evidente a chiunque: questa si chiama omologazione.”

    Veramente questo si chiama vendersi al miglior offerente e non aggiungo altro solo per decenza.

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  9. Ho rintracciato sul Corriere Vinicolo n°36 del 17 settembre la cronaca di un forum, “Oltre le qualità sensoriali del Nebbiolo” che si é svolto a Bormio in giugno. Uno dei relatori, Giacomo Mojoli, membro del Comitato di presidenza di Slow Food International ha, tra l’altro, testualmente dichiarato:”la sfida della Valtellina non sarà fare solo grandi Sforzato, ma Valtellina Riserva con identità territoriale”. Intanto, mentre lui dice queste cose, non si sa bene se per far prendere aria alla bocca o darsi arie da intelligente, i suoi amici di Vini d’Italia, guida edita da Slow Food e Gambero rosso, cosa fanno? Ma semplice, continuano a premiare e a proporre come modello di riferimento del vino valtellinese, come l’unica possibilità di grande vino, solo lo Sforzato. Il solito parlare bene e razzolare male cui ci hanno, da tempo, abituato.

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