Le nuove politiche sull’immigrazione influenzano il mondo del vino

C’è poco da sorprendersi se ormai anche il mondo del vino arriva a subire l’influenza di quegli aspetti sociali, politici, legati all’ordine pubblico, indubbiamente rappresentati dai flussi migratori provenienti dai Paesi più poveri, da cui moltissime persone partono per cercare quell’occupazione (prevalentemente precaria) che non trovano in patria.
E’ spettacolo diffuso come molte fasi di lavorazione nei vigneti italiani, francesi, spagnoli siano appannaggio di lavoranti serbi, croati, macedoni, romeni, bulgari provenienti dai Paesi dell’Est e l’utilizzo di questa manodopera comporta problemi, sanitari, di ordine pubblico, legati ai permessi di soggiorno, ai rapporti con le popolazioni locali, all’inquadramento assicurativo, assolutamente non indifferenti. Ma che devono trovare soluzione perché in molti casi di questa forza lavoro non si può assolutamente fare a meno.
Lo confermano due recenti notizie provenienti da Paesi diversi tra loro ma accomunati dall’identico “stato di necessità”.
In Spagna, a vendemmia largamente avviata, é apparso evidente che circa la metà delle uve in attesa di essere raccolte rischiassero di rimanere e di marcire in vigna a causa di una serie di ostacoli burocratici e di una crescente timore circa l’ondata migratoria in arrivo dai Paesi dell’Europa dell’Est.
Normalmente, negli anni scorsi, migliaia e migliaia di romeni e bulgari si erano diretti in Spagna per la vendemmia, ma quest’anno, a causa di una serie di episodi di tensione tra la popolazione spagnola e gli ex extracomunitari, oggi cittadini comunitari dopo l’ingresso della Romania nella CEE, il ricorso a questa manodopera sembra essere molto difficile. In agosto i sindaci di alcune località della grande area vinicola di Castilla La Mancha avevano ottenuto, per motivi di ordine pubblico, l’espulsione di migliaia di cittadini romeni accampati nelle periferie delle città ed in attesa di trovare lavoro nel corso della vendemmia.
Queste migliaia rappresentavano solo una piccola parte, l’avanguardia, dei circa ventimila cittadini esteri, in larga parte provenienti dai Paesi dell’Est, che ogni anno trovano lavoro durante le operazioni vendemmiali.
Recentemente il governo spagnolo, per evitare un’invasione di extracomunitari, aveva approvato una legge che vincola le aziende spagnole intenzionate ad avvalersi di manodopera estera a mettere preventivamente sotto contratto i cittadini romeni e bulgari prima di poterli fare arrivare in Spagna. Il lavoro stagionale, come la raccolta delle uve nel corso della vendemmia, non era formalmente previsto nella legge, ma le aziende spagnole avrebbero benissimo potuto “aggirarla” dimostrando il carattere stagionale di questo tipo di lavoro e assicurando il ritorno in patria della manodopera impiegata a vendemmia conclusa.
Purtroppo, sottovalutando il problema, non sono state preparate in tempo le dovute richieste e pertanto, di fronte ad una posizione dura del ministro del lavoro spagnolo Jésus Caldera, che ha disposto una serie di ispezioni nelle zone vinicole e ha reclamato il rispetto della legge, si é dovuto letteralmente correre contro il tempo, per trovare un accordo che consentisse di fare ugualmente ricorso alla manodopera estera stagionale e di raccogliere quelle uve che, altrimenti, avrebbero rischiato di rimanere in vigna. Un lavoro lungo e difficile, perché erano qualcosa come 12 mila i relativi dossier e le richieste di deroga, da prendere in esame, e la vendemmia era alle porte.
Anche dall’altra parte del mondo, in California, la nuova politica sull’immigrazione annunciata in agosto dal Departement of Homeland Security e ancora bloccata al Congresso in attesa di essere approvata e di tradursi in misure concrete promette di avere spiacevoli ed indesiderati riflessi anche nell’ambito dell’industria vinicola californiana, che tanta e crescente importanza riveste nell’economia del celebre Stato americano, di cui va ricordata la posizione geografica, proprio al confine con il Messico.
L’industria del vino locale fa normalmente ricorso ad una gran massa, calcolata in una percentuale vicina al settanta per cento, di lavoratori stagionali, spesso irregolari o non completamente in regola con le norme assicurative e di previdenza sociale vigenti, utilizzati in vigneto non solo nelle fasi della vendemmia ma in tutte le operazioni condotte in campo nel corso dell’anno.
Secondo le analisi di Karen Ross, presidente della California Association of Winegrape Growers, l’associazione che raggruppa i viticoltori californiani, questa moltitudine di lavoratori precari dovrebbe ora essere regolarizzata oppure non potrebbe più venire impiegata. Il che si tradurrebbe, inevitabilmente, in un aggravio dei costi di produzione e quindi, di conseguenza, del prezzo finale, di vendita, di larga parte dei vini.
Le nuove regole, denominate “No-Match Regulations”, non dovrebbero avere un riflesso sulla vendemmia 2007, ma soprattutto, dopo la loro approvazione, sui lavori che verranno condotti in vigna nella fase dell’inverno e della primavera, oltre che del prosieguo della stagione, del 2008.
Alcuni viticoltori intervistati parlano già di piani di espansione bloccati o tenuti in stand by, oppure prevedono, laddove possibile, un ulteriore e più importante ricorso alle tecniche di meccanizzazione per fare fronte ad una riduzione della manodopera disponibile o per evitare, mediante le regolarizzazioni previste dalla riforma annunciata, di andare incontro ad aggravi dei costi che non potrebbero non ripercuotersi, con risultati negativi, sul prezzo finale dei vini.
Come si vede il continuo sviluppo che il mondo del vino ha conosciuto e sta conoscendo, portando ad una crescita dei Paesi produttori e ad uno straordinario aumento delle superfici vitate presenta puntualmente il conto, non solo in termini di surplus di vino stoccati e invenduti, ma anche da un punto di vista sociale, perché se si vuole continuare a produrre, più o meno massicciamente vino, si deve giocoforza fare ricorso non solo a quella manodopera locale che ha formato il tessuto connettivo delle economie agricole e viticole di Paesi tradizionalmente produttori come Italia, Francia, Spagna o Germania, o nuovi come la California.
Con effetti che è ancora difficile prevedere e inquadrare nelle loro dimensioni, ma che non possono che preoccupare…

2 pensieri su “Le nuove politiche sull’immigrazione influenzano il mondo del vino

  1. C’é un timido tentativo da parte del MIPAAF di introdurre una tipologia di contratto per “lavoratore agricolo stagionale o temporaneo”, ma siamo ancora indietro con i tempi. Molto si é fatto nei distretti con vocazione vinicola ed agricola, come nella provincia di Trento, di Asti e di Cuneo grazie a deroghe regionali, ma soprattutto grazie al lavoro della Coldiretti e delle Camere di Commercio. Parlo di distretti leader nella produzione di uve, ma anche di mele pesche e kiwi, dove il Piemonte é il primo produttore mondiale. Quello agricolo é un settore “delicato” anche per gli obblighi della legge 626 e per il rispetto dell’HACCP. L’Italia avrà sempre bisogno della manodopera, in quanto la sua orografia non consente tipi di coltura intensivi come in California e soprattutto in Australia, ma questo é anche un bene.

  2. C’é un timido tentativo da parte del MIPAAF di introdurre una tipologia di contratto per “lavoratore agricolo stagionale o temporaneo”, ma siamo ancora indietro con i tempi. Molto si é fatto nei distretti con vocazione vinicola ed agricola, come nella provincia di Trento, di Asti e di Cuneo grazie a deroghe regionali, ma soprattutto grazie al lavoro della Coldiretti e delle Camere di Commercio. Parlo di distretti leader nella produzione di uve, ma anche di mele pesche e kiwi, dove il Piemonte é il primo produttore mondiale. Quello agricolo é un settore “delicato” anche per gli obblighi della legge 626 e per il rispetto dell’HACCP. L’Italia avrà sempre bisogno della manodopera, in quanto la sua orografia non consente tipi di coltura intensivi come in California e soprattutto in Australia, ma questo é anche un bene.

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