Prove didattiche: di che vino si tratta? Blind tasting

Voglio proporvi un esercizio didattico. Di seguito le note di degustazione di un vino rosso con una decina d’anni d’invecchiamento. Non vi dirò di che vino si tratta, la regione d’origine, le uve utilizzate, tutto per non condizionarvi.
Una volta letta e riletta, se necessario, questa descrizione, vi invito a formulare delle ipotesi, in altre parole a provare a dire, in base alle caratteristiche degli aromi e del gusto che il degustatore ci ha fornito di che vino si tratti, di quale uva e di quale zona.
Bene, mettetevi con attenzione all’opera e leggete: “
I profumi non hanno ancora iniziato la fase di terziarizzazione, anche se la complessità è evidente con note di spezie e cacao dolce. In bocca è imponente, con la trama tannica fine ed elegante. Nella chiusura ritornano le sensazioni del dolce che bene si amalgamano e danno equilibrio al tutto. Se questi sono i risultati dei vini della “nouvelle vague”, di quei vini che non sarebbero stati in grado di migliorare con l’invecchiamento… Peccato che siano le ultime bottiglie”.
Dunque, spezie e cacao dolce, “sensazioni del dolce”, bocca “imponente”, dunque sareste tentati di rispondere trattarsi di un Super Tuscan o di qualche vino pugliese o calabrese o siculo.
Se l’avete fatto, vi siete sbagliati, perché il vino è il Barbaresco (così sta scritto in etichetta) Vursù Vigneto Gallina 1996 La Spinetta dei fratelli Rivetti, quelli del Barolo (con vigneti in Grinzane Cavour, mica a Serralunga d’Alba o Monforte) Campé.
Le note sono redatte, apprezzare la profondità e lo stile, dal co-direttore, in quota Slow Food, di Vini d’Italia, Gigi Piumatti, in una rubrica sul vino sul sito Internet dell’associazione golosa.
Il vino, come annota, è “figlio di una buonissima annata”, e “dopo 11 anni dalla vendemmia si presenta ancora integro e in grande forma”. Non abbiamo dubbi che questo vino, il cui prezzo medio al ristorante viaggia – roba da amatori – intorno ai 100/120 euro, ma siamo certi che un Barbaresco del 1996, grande annata, una delle più alte celebrazioni della grandezza del Nebbiolo, debba ridursi, alla descrizione, solo a “spezie e cacao dolce”?
E ancora: non sa descrivere il vino, cogliere le infinite sfumature, aromatiche e al gusto, che un grande
Barbaresco di undici anni e di un’annata come il 1996, l’esperto, oppure si deve concludere che il Barbaresco, nonostante quello che sostengono le varie guide, ostinandosi a premiare i vini con il rinoceronte in etichetta, è decisamente altra cosa?

0 pensieri su “Prove didattiche: di che vino si tratta? Blind tasting

  1. Caro Franco;
    Verissimo, o il degustatore e di poche fantasie olfattive e degustative, oppure e davanti ad un Prodotto che porta un etichetta sbagliata….
    In base alla descrizione, la mia risposta divergeva ad un Amarone passato in barriques.
    Saluti
    Angelo

  2. Io credo che il Barbaresco, quello con la B maiuscola, è altra cosa.
    Come ho scritto in un altro commento, lo scorso anno ho assaggiato 5 Barbaresco 1996 con bottiglie bendate insieme ai miei soliti amici ed abbiamo concluso che quello meno interessante, meno mantenuto nel tempo, guarda caso era anche quello più caro ovvero il Vursù Starderi de La Spinetta.
    Certamente i miei non vogliono essere giudizi definitivi visto che abbiamo assaggiato una sola bottiglia di tale vino, però la risposta che mi do è sicuramente in linea con la seconda parte della tua domanda.

  3. E io che pensavo di dover indovinare…mi hai tolto la sorpresa! Spezie e cacao dolce, sono due elementi che non distinguono un vino dall’altro, se non per la molto probabile presenza di piccoli legni che “regalano” questi aromi non proprio varietali. Eccezion fatta, ovviamente per Castiglione Falletto, la cui nota di cacao (non dolce!) è spesso presente ed è caratteristica di quel terroir.

  4. Durante il primo Salone del vino di Torino, Paul Pontallier, enologo di Chateau Margaux, si permise di dire in conferenza che in Italia non esistono i terroirs. Gigi Piumatti, che era moderatore del convegno, confermò. Se non fosse stato che le poltrocine erano imbullonate al pavimento, lo avremmo spedito al pronto soccorso. Adesso avete capito chi é Gigi Piumatti?

  5. Acc! se voglio cacao dolce vado in pasticceria. E per una tostatura che ricordi
    i fondi di caffé freschi, vado al bar piu´vicino. Se il Barbaresco ha raggiunto lo scopo della sua vita, cioé di somigliare ad un Supertuscan che somiglia ad un Amarone che somiglia ad un Nero d’Avola che somiglia a…..allora é giusto che qualche sprovveduto benestante tiri fuori i centoventi euri. E buon (o: peggio) per lui / lei.

    (E sí che la formula c’era giá bella e pronta ed anche in inglese. Bastava seguirla: ” if it’s not broken don’t mend it”. (Se non é rotto non lo aggiustare)

  6. Qualche tempo fa ho partecipato ad una degustazione blindata di alcuni importanti vini italiani, i miei compagni di degustazione erano sommelier, giornalisti, ristoratori stellati, io ero l’unico “ignorante” del gruppo.
    Abbiamo indovinato tutti i vini presentati, qualcuno anche le aziende e le annate (io solo i vini), l’unico vino che nessuno di noi è riuscito a riconoscere è stato un Barbaresco, purtroppo non ricordo il nome del produttore, ma eravamo tutti meravigliati per la morbidità e la freschezza del vino, la maggior parte dei presenti era per un supertuscan, io ho azzardato un taglio bordolese.
    Vedo che con gli anni la situazione non è cambiata.

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