Sagrantino: secondo il teorico del vino frutto una Docg che non teme confronti

Un comunicato stampa emesso qualche giorno dopo lo svolgimento del Sagrantino wine festival ci informa che secondo “il famoso critico di vino Luca Maroni”, non esiste “un’altra denominazione italiana che abbia una media organolettica così alta tra quelle da me valutate finora”.
Secondo lo ieratico esperto romano il Sagrantino di Montefalco Docg è in una posizione di leadership nella gerarchia dei vini di gamma alta, una denominazione di vertice: “non c’è altra docg in Italia con queste performance, con una capacità di eccellere che non è appannaggio di pochi, ma ben distribuita sul territorio. Anche le aziende che entrano sul mercato per la prima volta con il Sagrantino lo fanno con standard di qualità molto elevati”.
Un “vino molto espressivo, un fuoriclasse assoluto”, grazie ad “investimenti di persone che hanno dato l’anima e il portafoglio”, con un solo grande difetto. Comunica poco e investe pochi soldi in comunicazione, tanto da far esclamare a Maroni, che di soldi, vista l’ampiezza della “wine holding” che ha costruito, evidentemente se ne intende, “non è possibile che per ogni bottiglia prodotta vengano spesi appena 0,05 €, l’equivalente delle vecchie 100 lire”.
Suvvia produttori di Sagrantino, viticoltori e aziende di Montefalco e dintorni, non fate i tirchi, datevi una mossa e preparatevi ad allargare i cordoni della borsa per un costoso e ben infiocchettato “progetto di comunicazione” del Sagrantino!
Magari allestito, guarda caso, con abile mossa e consumato mestiere (come resistere ad uno sguardo tanto magnetico?), proprio dal sapiente teorico del vino frutto che frutta, eccome se frutta…

0 pensieri su “Sagrantino: secondo il teorico del vino frutto una Docg che non teme confronti

  1. Franco, meglio ricordarsi bene questa frase “Anche le aziende che entrano sul mercato per la prima volta con il Sagrantino lo fanno con standard di qualità molto elevati”, perche’ tra un po’ si capira’ certamente dove e’ andato a pescare.

  2. @Mario Crosta: se non altro per amore di precisione e per quei lettori di questo blog che non conoscessero la situazione – ma anche per un allargamento del discorso recensore-professionista-prezzolato vorrei fare rilevare che per quanto ne so io :

    (a) Luca Maroni non fa mistero di vivere dei proventi del suo lavoro.

    (b) Ha escogitato un metodo, che ritiene oggettivo, per la valutazione dei vini.
    Si puo´essere o non essere d’accordo sul metodo, ma questo ha raccolto gli interessi di una sfera di consumatori che lo apprezzano e lo fanno loro.
    Se il vino-frutto frutta, vuol forse dire che ha trovato un suo grado di accettazione. Altrimenti rimaneva sterile teoria e non fruttava.

    (c) Luca Maroni pubblica una guida che vende. Vende molto meno copie di quella del Gambero Rosso, ma che comunque é seguita e citata.

    (d) Luca Maroni, come pure Francesco Arrigoni, Alessandro Masnaghetti
    escono dalla scuola di Luigi Veronelli buonanima, che per primo si inventó
    la professione di recensore professionista.

    Detto questo: cosa c’é di opinabile sul fatto
    che uno sappia compiere “abili mosse” ed abbia “consumato mestiere”?

    Preferiamo un recensore di vini che non sappia il proprio mestiere e non ci capisca nulla di vino ? Ed anche se Luca Maroni – o chi per lui – individuasse nella zona del Sagrantino la piu´recente “vacca da mungere” non é questo una
    questione di normali e contrattuali libere forze di mercato ? Oppure c’é una
    legge che obbliga i produttori del Sagrantino a servirsi del mestiere di Luca Maroni ?

    Insomma: quale é il succo della critica e cosa vogliamo da i nostri recensori ?

    Che siano duri e puri ? incorruttibili ? che siano capaci di un magistrale equilibrio etico ? oppure accettiamo che “tengono famiglia” e che quindi a parte donazioni spontanee di noi lettori, debbano fatturare il frutto di quella che é la loro esperienza ? di quello che hanno da vendere ?

    In altre parole : e´ meglio il “prezzolato” che si dichiara apertamente tale o la “vergine” indipendente e sulla carta non traviabile ?

    Ed ancora: é da escludere la figura di professionista, serio ed affidabile
    che viva del suo mestiere di giornalista di settore e non faccia mistero della cosa ?

    E a corollario di tutto : dove le metti le simpatie, le preferenze personali che portano uno a scrivere spesso e bene dell’ uno distretto piuttosto che dell’altro. E le amicizie i rapporti umani ? cosi´fondamentali: anche se non
    sono causa di preferenze sfacciate fanno sempre da base ad una conoscenza migliore e piu´profonda del distretto.

    Cioé: prima di dare addosso al Maroni di turno, non sarebbe bene mettere i paletti e stabilire le regole “d’ingaggio” ?

  3. A Carlo Merolli: “trendy oggi, big domani” è lo stand del nostro a Vinitaly. Già questo dovrebbe chiarire di che cosa stiamo parlando.
    In secondo luogo, visto che ci si slancia in disquisizioni sulla figura dei critici eno-gastronomici, direi che una delle regole basilari è che chi giudica non può essere coinvolto in prima persona in ciò che è l’oggetto del giudizio. Così non è nel caso del “nostro”, viste le magiche consulenze “enologiche” ad aziende vinicole che poi altrettanto magicamente fruttificano…

  4. l’elenco a dire il vero, oltre a Sant’Orsola – Fratelli Martini comprenderebbe molte altre aziende, Feudi di San Gregorio, LaVis, Icardi (quest’anno ha improvvisamente scoperto, ma guarda te, Zonin…) con le quali lo ieratico esperto ha un dialogico rapporto. Ma tanto citarle sarebbe inutile perché i soliti giustificazionisti (o bastian contrari a prescindere?) troverebbero ugualmente il modo di accampare scuse…

  5. Eccheccavolo….faccia Maroni un mega-stand a suo spese al Vinitaly intitolato SAGRANTINO N°1 con giochi,premi,cotillons e fuochi d’artificio alle 24………

  6. Dunque: Fratelli Martini Sant’ Orsola non é uno di quei nomi che mi scatenano l’acquolina in bocca, anzi qualche disgusto l’ ho provato assaggiando qualche loro vino qualche anno fa. In tempi recenti peró non ho assaggiato nulla e quindi sospendo il giudizio. C’é un proverbio che dice che anche la gallina cieca ogni tanto puo´trovare un chicco buono. Che significa ?
    Significa che il merito e la ragione del lavoro di recensore sono quelli di parlare di vini assaggiati e solo di quelli. Quindi non di case produttrici in toto e liste di buoni e cattivi.

    Allora, né giustificazionisti ( che parolone!) ne´bastian contrari a prescindere: solo qualche domanda a ragion veduta. Domande che peró vedo hanno difficoltá a trovare concreta risposta a parte quelle molto generiche che rimandano appunto a nomi di case produttrici. Basta: poi chi sa sa chi non sa, rimanga ignorante.

    Fa eccezione Corrado Dottori che giustamente oserva che “chi giudica non puo´essere coinvolto nell’oggetto del giudizio”. Un assunto di giurisprudenza che mal s’attaglia al mondo degli scrittori enogastronomici.
    Sarebbe ideale fosse cosi ma la realtá lo contraddice a “pieni voti”. Non vale per nessuna delle guide e nessuno dei recensori. Scagli la prima pietra chi non ha simpatie, inclinazioni, consocenze specifiche, rapporti di amicizia con il modo della produzione. Scagli la prima bottiglia chi si paga da solo
    tutte le campionature, chi svolge ricerca indipendente ed autofinanziata sul territorio. Solo in questa luce é accettabile quanto categoricamente enunciato da Corrado Dottori. Non che non sia giusto in assoluto, ma é impraticabile nella realtá. Chi piú chi molto meno: tutti i recensori del nostro mondo del vino sono in qualche grado “coinvolti nell’oggetto del giudizio”.

    In ultimo: non e´che Luca Maroni sia l’ unica guida esistente o l’ unico recensore. Tutto quello che scrive viene messo in risalto da quello che scrivono o pensano altri. Non sarebbe forse piu´”giusto” riportare la discussione nell’ambito della bottiglia ? Lavis, Icardi, Feudi, lo stesso Zonin
    quali punteggi prendono nelle altre guide, dagli altri recensori ? E´solo Luca Maroni che ne parla bene o qualche merito gli viene attribuito anche da altri ?

    Per me ogni volta che si esce dall’ oggettivo di quello che c’é nella bottiglia e nel bicchiere e si passa alle generalizzazioni, si fa un cattivo servizio al vino, al consumatore e solo qualche reclame gratuita sia al criticato che al criticante.

  7. del tutto inutile – é solo tempo perso – replicare a chi pensando di avere la verità in mano afferma “Per me ogni volta che si esce dall’oggettivo di quello che c’é nella bottiglia e nel bicchiere e si passa alle generalizzazioni, si fa un cattivo servizio al vino, al consumatore e solo qualche réclame gratuita sia al criticato che al criticante”. Il soggettivo, il “generalizzatore”, quello che fa un “cattivo servizio al vino”, ci rinuncia e invita anche gli altri a farlo. Per “dialogare” con certe persone bisogna solo dar loro e comunque sempre “ragione”…

  8. Caro Franco;
    Io credo che la piu significativa e la recensione fatta da LM a Vinosia dei Fratelli Ercolino con un bianco da 98 punti !!
    Oppure quelle del anno scorso fatta ad Emera, che poi nel 2007 perde 10 punti sullo stesso vino, perche non c’e piu Ercolino ?
    Oppure Farnese dove con il Montepulciano base prendono 87 punti, cosa da fare arrossire le selezioni di Amarone che a malapena arrivano a 90 punti.
    Grazie
    Angelo

  9. Se non ci si scandalizza del fatto che Luca Maroni e’ in campo sia come calciatore che come arbitro il Signor De Sanctis, arbitro calcistico negli anni scorsi all’onore della cronaca, deve essere inserito nel martirologio in quanto ingiustamente condannato.
    Egregio signor Merolli, saro’ un sempliciotto che schematizza tutto ma, per il mio modo di ragionare contadinesco LM sta a Fratelli Martini Sant’Orsola, Icardi, Zonin etc. come arbitri, guardalinee, Biscardo e suoi similari stavano alla famosa triade capitanata dal Lucianone Moggi Nazionale.
    Affinche’ il frutto continui a fruttare meglio e di piu’ bisogna sempre procedere a nuovi innesti e gli alberi vecchi spiantati e sostituiti.

  10. Dopo aver letto tutti i commenti inviati non posso che sottoscrivere in toto quelli di Carlo Merolli: perfetti e centrati. Complimenti Carlo sei un grande.

  11. In tutto ciò: ma voi il soaevemente di Vinosia l’avete assaggiato?
    98 punti di che? E dire che quando lo provai la prima volta ero munito di tutte le buone intenzioni… (naturalmente non c’è stata una seconda volta: posso mai comprare un vino che non mi è piaciuto per niente?)

    Quasi tutti i vini che Maroni premia con punteggi al limite della perfezione sono per me al limite della bevibilità.
    Vino-frutto o succo-frutto? 🙂

  12. @Cantabruna: non e´che non mi voglio scandalizzare, Anche io preferirei vivere in un mondo perfetto anzi copierei qualcun altro per dire: “Evviva i sempliciotti perche´ loro sará il regno dei cieli”. Ma qui si tratta in fondo di bottiglie: ma li vogliamo assaggiare questi vini per poter dire a Luca Maroni: “Guardi signor Maroni, magari questo vino a Lei piace o lei ha un
    tornaconto dal fatto che a lei piaccia, ma secondo me questo vino é osceno, imbevibile, una grande fetenzia e non vale assolutamente le Sue lodi.”

    Ma se noi attacchiamo il Maroni come tale, colpiamo il calciatore piuttosto che il pallone. E questo non va. Allora ha ragione Vocativo quando scrive : “ma devo spendere soldi per un vino che non mi é piaciuto ? ” Questa si che é critica.

    Chi – come Viocativo, Cantabruna ed altri – ha motivate ed articolate critiche ai vini di Zonin, Lavis, Ercolino e Paperino, ne scriva e troverá sicuramente alleati e contraddittori, cosa interessante per tutti gli amanti del vino: ma su i vini, non su Luca Maroni come persona di cui, onestamente e francamente, non ci puo´ne´deve interessare se sia ieratico, magmatico, omosessuale, eterosessuale, comunista o di estrema destra, etilista o tifoso della Spal.

  13. Se siamo ritornati nella bella compagnia di “quel” Winereport allora facciamo festa. Ce ne diciamo di tutti i colori, e’ vero, ci scorniamo come tanti caproni, e’ ancora piu’ vero, ma mai una parolaccia, mai un pugno in un occhio, direi piuttosto tante belle bottiglie per tutti (da bere, non in testa!) e allora, caro Franco, ben ritornino anche i fans di LM che sono ben accolti, non trovi?

  14. Maroni fa un pessimo servizio al vino e un ottimo servizio a se stesso. Chi scrive di vino e lo ama dovrebbe fare cultura. Ora ditemi cosa c’è di culturale nel vino frutto: la banana mentolata? La succosità del lampone? L’oggettività di quello che c’è nel bicchiere non esiste. Giudicare se un vino ha tanta o poca frutta non vuol dire nulla, perchè magari quella frutta deriva da tecnologie enologiche e non dal terroir. A chi interessa la quantità di frutta di un vino? Dove porta questo modo di intendere il vino? Sicuramente non riporta alla vigna di provenienza delle uve.

  15. Caro Franco,
    allora per venire incontro a Carlo colpiamo il pallone..
    Leggetevi la recensione del Trebbiano d’Abruzzo Rocca Ventosa Cantina Tollo (84 punti il 2004, 86 il 2005).
    Ecco io trovo che sia una valutazione un tantino esagerata: l’ho provato più volte come vino “da tutti i giorni” dato il prezzo contenuto e lo trovo solo discreto.
    Ecco cosa scrive il nostro a proposito dell’annata 2004 del vino citato “Una piuma ma che piuma. Delicata, nettissima, integra dal punto di vista ossidativo così che, rifulge loa sua delicata polpa di pera. In bocca il ritmo acido morbido è armonioso e prefetto. Assente l’amaro grazie alla nettezza dell’esecuzione enologica. Una piuma profumata e silvestre, di piacevolezza e di bevibilità prima.”
    Dissento in particolare sull’armoniosità: non sono nè sommelier nè “analista sensoriale” ma il vino buono mi piace eccome..
    saluti
    Andrea

  16. Ecco un altro “difensore” ed elogiatore di Maroni:”una fortunata attività di consulenza presso molte aziende produttrici. Attività, quest’ultima, che non manca mai di sollevare critiche e polemiche in un paese in genere così sereno e ben disposto verso chiunque unisca pericolosamente attività di comunicazione e affari”. Contento lui…

  17. @Andrea: grazie per aver raccolto l’invito al..calcio. Ti rispondo specie perché
    il Rocca Ventosa 2004 mi ´capitato di assaggiarlo anche a me ed a parte che tre anni dopo aveva ben retto il tempo che passa, l’ho trovato ben fatto
    ma niente di memorabile. D’altra parte é un vino venduto nella GDO e forse
    anche “fatto” per la GDO. Quella che Maroni chiama “assenza dell’ amaro” per me era una neutralitá gustativa ed olfattiva e quindi un limite del vino. Non mi piace esprimermi in punteggi peró anche io piu´di un decentissimo “sette meno meno” non glielo avrei assegnato.

    Se poi un critico é anche fortunato nella sua attivitá di consulenza, buon per lui e male a chi va (solo ) appresso alle guide e non, come fai tu e dovrebbero fare tutti, appresso al proprio palato.

    Non che io ritenga sia una situazione ideale, ma in Inghilterra per esempio quasi tutti i maggiori recensori di vino, sono coinvolti per tradizione nel ramo
    e non ne fanno mistero. Anzi.

  18. qualcuno scrive: “in Inghilterra per esempio quasi tutti i maggiori recensori di vino, sono coinvolti per tradizione nel ramo e non ne fanno mistero”. Siccome la situazione inglese la conosco molto bene, voglio far notare che i miei colleghi britannici sono spesso wine consultants, ad esempio selezionano vini di singoli Paesi per determinati wine merchants o importatori, ma non fanno certo come lo ieratico teorico del vino frutto… che frutta, che fa il consulente (pare che arrivi a spiegare loro come fare il vino…) per determinate aziende e poi, guarda caso, queste aziende si beccano i punteggi più elevati nelle guide editate dallo stesso… Ma tentare di spiegare queste cose a determinate persone é, come ho già detto, tempo assolutamente sprecato…

  19. @Andrea : a scanso di dubbi: “qualcuno scrive” e “determinate persone”, sono io, Carlo Merolli. L’essere gettato nel calderone dell’anonimitá – in un blog di civili e paritarie discussioni – e´oltre ad essere un po´offensivo, anche indice di un atteggiamento di superioritá da parte di Franco, che mi sembra fuori posto. Comunque: questo é il suo stile e qui siamo solo ospiti.

    Detto questo: i suoi colleghi britannici saranno poco ieratici e non altrettanto abili a fare fruttare la frutta, ma la sostanza e´la stessa e la tradizione del coinvolgimento dei recensori nel ramo vino é, appunto, una tradizione, e come tale é molto piu´vecchia di Franco, che ha solo cinquant’anni e di me, che ne ho cinquantotto. Questo é un fatto riscontrabile, ma quello che puo´essere interessante – alla luce della critica a Luca Maroni – o a chi per lui – é proprio
    la domanda: quale diritto abbiamo noi, come fruitori, consumatori a pretendere che un recensore non viva del proprio lavoro? Se esuliamo per due minuti da i soliti bersagli storici di Franco ( Luca Maroni, GR, James Suckling e qualche altro) e proviamo ad allargare il discorso, ci dobbiamo chiedere: cosa preferisco in un recensore ? che sia preparato ed abile o che sia integerrimo ?

    La domanda non é oziosa e la risposta ideale sarebbe tutte e tre le cose: integerrimo, preparato ed abile. In un mondo ideale, certo. Ma nel mondo reale, bisogna forse accettare altri presupposti. Prendiamo Luca Maroni ( ma il discorso vale per tutti) : Franco scrive : “che fa il consulente (pare che arrivi a spiegare loro come fare il vino…) per determinate aziende e poi, guarda caso, queste aziende si beccano i punteggi più elevati nelle guide editate dallo stesso…”. Bene! la cosa é nota e quando io leggo, se ne ho voglia, la guida di Luca Maroni so giá che il recensore dá un occhio di riguardo alle ditte di cui ha curato l’ immagine e magari anche la produzione del vino.

    A parte che non credo che nessuno sia talmente stupido da coinvolgersi in vini decisamente cattivi, sarebbe il Luca Maroni del caso un bel pirla, se desse cattivi punteggi a vini che ha contribuito a fare o mettere in sesto. Ogni scarrafone é, notoriamente, bello a mamma suoia. Allora ? dove é il dramma ?

    Ma! si dirá, cosi´si prende in giro il consumatore che si fida del recensore.
    Forse un consumatore, non tutti consumatori. Un consumatore ogni tanto, non tutti e sempre. Perché ? perché ci sono abbondanti esempi di “cani da guardia” la rete é piena di blog di recensori, le guide sono cinque o sei e raramente un Luca Maroni pirla avrebbe vita lunga. E se la ha i casi sono due : o ha una qualche ragione o é piu´bravo di quanto i suoi critici vanno sostenendo.

    Secondo me il “rimedio” c’é: fidarsi solo delle proprie papille gustative. Le guide, i punteggi, i bicchieri, i grappoli “i triangoli, le righe per terra” sono null’altro che suggerimenti, indicazioni, opinioni di appassionati che ti dicono
    “secondo me questo é un bel vino”. Poi sta a te, al consumatore, seguire non
    le guide i guru, ma il proprio palato. O scegliere tra le guide, i guru, quelli che
    piu´spesso, colgono nel vino raccomandato, i tuoi gusti.

    Accanirsi sul Luca Maroni di turno ed additarlo allo scorno dei piu´come un
    fondamentalmente “disonesto intellettuale” puo´ essere funzionale alla vivacitá del blog ( numero di commenti) ma alla lunga, la ripetitivitá della critica alla persona rimane sterile, non ci dice se le recensioni di Luca Maroni qualche volta “ci azzeccano” e – peggio per loro – é anche poco gentile verso quei – pochi o tanti – lettori che del Luca Maroni di turno sono apprezzatori.

    Per questo – credo – il pallone é piú importante degli stinchi del calciatore.

  20. al sor Merolli, quando scrive “quale diritto abbiamo noi, come fruitori, consumatori a pretendere che un recensore non viva del proprio lavoro?”, sfugge una fondamentale differenza. Un conto é vivere del proprio lavoro scrivendo articoli, venendo pagato dagli editori che li pubblicano, da associazioni che ti chiedono di collaborare per organizzare degustazioni. Ben altro conto é, invece, essere pagato dalle aziende per delle consulenze (di che tipo é tutto da capire) e poi sulle proprie guide o sui giornali che si editano portare in palmo di mano proprio quelle aziende di cui si é ben retribuiti consulenti.
    Anche a me capita talvolta di scrivere articoli e recensioni e note di degustazione su singole aziende e singoli vini, ma si tratta di una mia libera scelta e non giudizi che nascono, anche, da un rapporto di collaborazione-consulenza con quelle aziende. Se il sor Merolli questa fondamentale differenza non la capisce, beh, peggio per lui…

  21. Se il sor Merolli ha capito bene, il Franco ex Tiratore (di… cosa é tutto da capire)
    fa un distinguo importante e sostanziale : da una parte il recensore, libero professionista, freelance impiegato da un editore, un’associazione, un consorzio, insomma da terzi e ad hoc, per compiti specifici. Dall’ altra parte il recensore consulente che ha scelto se stesso come “padrone” e datore di lavoro.

    Quest’ ultimo, per definizione, dovrebbe essere piu´”disonesto” perché recensisce soggetti da cui percepisce direttamente una ricompensa. E quindi e´
    perlomento tentato a favorirli.

    Mentre, il primo, l’impiegato, dovrebbe essere per definizione “onesto”, perché tra il soggetto recensito ed il recensore c’é il filtro dell’ editore, del datore di lavoro dell’ onesto giornalista. O anche : il filtro della libera scelta
    del soggetto da recensire.

    Se pur volessimo prendere questa differenza come buona e ascrivere per esempio Franco Ziliani alla prima categoria e Luca Maroni alla seconda, si lascia comunque aperto il fianco a qualche critica. Vediamo perché :

    (a) il giudice categorizzante é una delle parti in causa. Nel caso particolare
    Franco Ziliani (intellettualmente onesto) mette Luca Maroni nella categoria degli “intellettualmente disonesti”.

    A me sembra che sia il pubblico con le proprie scelte a decretare la validitá dell’ uno piuttosto che dell’altro.

    (b) il datore di lavoro potrebbe essere in “combutta” con il recensito e passare
    al recensore solo quei compiti che sa verrebbero svolti con esito favorevole al recensito.

    (c) La “libera scelta” rimane sempre influenzata da fattori come
    simpatia, antipatia, gusti e quindi presenta una realtá comuqnue “sbilanciata”.

    Allora, come se ne esce ?

    In due modi: non uscendone, cioé ognuno segue il Ziliani o il Maroni che preferisce e che apprezza per il loro essere “onesti” o “disonesti”. Oppure: secondo modo, disinteressandosi altamente di cosa c’é dietro di chi sia prezzolato o integerrimo. Leggersi le recensioni, leggerne il piu´possibile, da piu´fonti possibili. Farsi una propria idea e a fine giornata riconoscere che l’etica é una gran bella cosa nelle aule di filosofia, ma che ha ben poco a che fare con le recensioni dei vini.

  22. @Carlo
    Per chi lo segue come me da anni, la polemica è il sale che del giornalismo del Franco Tiratore! Si può essere d’accordo (come spesso mi capita) oppure no nel merito delle questioni sollevate, ma parlare di un giornalismo che addita il malcapitato di turno al pubblico ludibrio mi pare un po’ esagerato.
    Tornando “in topic”, io leggo spesso le degustazioni di Maroni, anche se non mi piace tantissimo il suo stile, alcune le ho trovate corrispondenti e centrate rispetto alle mie (da non professionista). Nel mio intervento ho solo citato un esempio che potrebbe nascondere qualche piccolo conflitto d’interesse (o mi sbaglio?): una recensione un po’ sopra le righe per un prodotto (come hai detto anche tu) non cattivo ma abbastanza modesto. Ne potrei citare altri: ad es. il Morellino di Massi di Mandorlaia (zona che conosco molto bene), 83 punti contro gli 84 de Le Pupille (che io trovo nettamente superiore su tutti i fronti: tipicità, freschezza, bevibilità, “frutto” per dirla con Maroni).
    Saluti.

  23. Permettetemi un piccolo inciso. Le “Guide” si chiamano appunto “Guide”, non dictat. Se qualcuno le interpreta come vangelo quello rimane comunque responsabile della sua superficiale visione. Sarà lo stesso che vedrà per vangelo tutto ciò che viene detto dal giornalista del suo canale televisivo preferito, sarà lo stesso che dirà “l’ha detto il telegiornale” ecc. ecc.
    A me sembra che sono anni che una marea di gente esprime in un modo o nell’altro le sue critiche a quanto legge, il che dimostra che Maroni, GR, Bibenda, Espresso, Veronelli e tutti gli altri sono visti come vangelo da molta meno gente di quanto si possa credere. Questo per quanto riguarda l’Italia. In realtà le guide, quelle “che contano” sono orientate a condizionare molto di più il mercato estero che quello interno. Sappiamo bene che i vini costosi, i supertuscan, i bicchierati e stellati di turno, ottengono maggiore successo di vendite fuori, dove la gente si può anche permettere simili cifre. Qui, a parte qualche appassionato che si vuole togliere lo sfizio provandone uno ogni tanto, sono altri i vini di cui poi si parla e si beve.

  24. Buongiorno,
    ho letto il post di Franco e tutti i commenti.
    Sono un semplice appassionato e cerco di bere bene a cifre “ragionevoli” acquistando nella GDO, raramente in enoteca e 15/20 volte all’anno dalle liste vini dei ristoranti (in pratica il bersaglio ideale di Guide – giornali- programmi TV).
    Conosco Maroni dalla mia partecipazione a un suo seminario di 2 ore all’interno di un VinItaly di fine anni ’90.
    Il suo approccio basato su Consistenza – Equilibrio – Integrità lo trovai molto “immediato” e riproducibile nelle valutazioni dei vini, anche con amici meno esperti.
    Da allora, durante le cene oltre a considerazioni su prugna, peperone verde e pipì di gatto, si sentono affermazioni tipo: per me 26/25/28; io invece aggiungo due punti all’equilibrio; guarda che non è così integro, non più di 26; ecc…

    Vengo al “conflitto d’interessi”.
    Hanno ragione sia Franco (che difende una visione ideale) che Carlo (approccio pragmatico).
    Credo che Maroni dovrebbe scrivere sulla Guida e sulla Home page del sito: N.B. l’autore direttamente e le sue società possono essere coinvolte in attività di consulenza enologica e/o marketing con Cantine o Consorzi.
    Mettere un asterisco di fianco a queste cantine e, a coloro che tra i suoi clienti non vuole essere segnalato, NON deve fare la recensione.

    Utopistico? Forse…
    Saluti
    alessandro

    p.s.
    per me Feudi, Icardi e Lavis producono ottimi vini.

  25. @Alessandro: concordo in pieno sul NB che Luca Maroni dovrebbe aggiungere
    nel sito e nelle guide. Sarebbe solo un’informazione in piú al lettore della guida
    ed aiuterebbe molto la chiarezza generale. Non credo che sia utopico, anzi credo sarebbe una mossa accorta e che farebbe aumentare l’apprezzamento da parte degli aficionados. Un vero professionista non si vergogna di dire per chi lavora.
    Anzi io farei una sezione a parte di : “Produttori da me/noi curati”

    @Roberto Giuliani: e´precisamente quello che ho sempre cercato di dire io.
    Grazie per la puntualizzazione. Mercato estero: non so quanto le diverse guide vendano all’ estero. Sarebbe interessante conoscere le cifre del Gambero Rosso che é la piu´diffusa nella sua edizione inglese. Danno non fá, peró non credo che “sposti” molte bottiglie, anche perché esce con notevole ritardo sull’edizione italiana.

  26. @Franco Ziliani: qualche commento più sopra (3 Ottobre, 2007 at 08:52) non citi la fonte che definisci «un altro “difensore” ed elogiatore di Maroni». Per consentire ai tuoi lettori di farsi un’idea più precisa su quanto scritto su Aristide, permittimi di segnalare il link al post intitolato «Alice, Luca Maroni, e il vino delle meraviglie»:
    http://www.aristide.biz/2007/10/alice-luca-maro.html
    Grazie per l’ospitalità e la cordiale attenzione.
    Giampiero Nadali alias Aristide

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