Viaggio nei terroir del Barolo: dieci Barolo in degustazione in Puglia

Non vedo l’ora che arrivi il prossimo 29 ottobre, quando alle 20.15, presso l’Antica Masseria di Conversano SS. Turi/Putignano (BA), grazie all’invito che mi è stato fatto dagli amici dell’A.I.S. Murgia (da Felice Tinelli al delegato, il vice-presidente dell’A.I.S. Puglia Vincenzo Carrasso), condurrò una Serata Barolo cui abbiamo pensato di dare il titolo di “Viaggio nei terroir del Barolo”.
Sarà una serata, mi auguro interessante e utile per diffondere la conoscenza e la “leggenda” del più grande vino italiano (senza discussioni e con tutto il rispetto per Messer Brunello e per Messer Barbaresco) anche al Sud, nella splendida e accogliente terra di Puglia, che ho pensato come una sorta di esplorazione nel mondo barolesco, nei differenti terroir e nei villaggi che ne determinano la splendida varietà.
I vini li ho scelti io – e ringrazio gli amici produttori per avere accolto la mia proposta di partecipare e di farsi presentare/rappresentare/raccontare da me – e sono tutti vini che illustrano vigneti d’elezione, risultati qualitativamente importanti, una maniera estremamente seria e rigorosa di rendere servizio, rispettandolo, a quel vino unico che è il Barolo.
Vini che saranno tutti espressione di quella discussa annata 2003 che non avrà di certo la caratura, la profondità, il carattere, la gittata lunga della grande annata (un 2001, un 1999, un 1996, tanto per capirci, oppure, in prospettiva, quel 2004 che si annuncia importante), ma più li assaggio, nelle loro migliori espressioni, o quantomeno in quelle che io amo e mi convincono, e più ne apprezzo l’attuale equilibrio, la piacevolezza, la godibilità hic et nunc, il modo aperto, simpatico, colloquiale, affabile, di farsi apprezzare ora dal consumatore.
Tra questi vini “del mio privilegio” due soli figurano nel “Gotha” (?) dei vini premiati dalle guide, ma li ho scelti perché li conosco, li frequento, li bevo, li apprezzo a prescindere, perché sono vini – e aziende – che rispecchiano bene il terroir ed il vigneto da cui provengono le uve, il carattere particolare dell’annata, una continuità di lavoro, un’identità ed uno “stile”, aspetti per me assolutamente fondamentali, del produttore.
Sono certo, conoscendoli, avendoli più volte degustati, pardon, bevuti (di uno di loro, stappato alcune sere fa a casa, sono finito a berne di slancio, con grande entusiasmo, con assoluto godimento, più di mezza bottiglia…), che faranno tutti una gran bella figura e serviranno, più delle mie parole, di grande appassionato e cultore, di “ambasciatore” (qualifica che peraltro mi attribuisco da solo, come entusiasta che vuole fare altri proseliti e diffondere il barolesco verbo), a mostrare l’unità pur nella molteplicità d’espressione del Barolo, un’identità precisa, forte, inconfondibile, magica, che rende questo vino unico. Pur con tutto il doveroso rispetto per tutti gli altri vini, grandi o meno grandi, figli dell’Enotria tellus.
L’itinerario partirà da La Morra, con un vino che considero tra i meno “lamorresi” e più monforteggianti di questo grande linguaggio che non sempre mi entusiasma, il Barolo Torriglione, un piccolo grande cru da conoscere, di quella piccola azienda (da visitare anche per il piccolo ristorante dove si mangia splendidamente – vedi cosa ne ha scritto l’amico Roberto Giuliani su LaVINIum) Gagliasso, quindi ci sposteremo a Verduno con l’Acclivi, il più recente, come storia, tra i cru di quell’azienda profondamente tradizionale che è Comm. G.B. Burlotto, un vino che ha già trovato in pochi anni una precisa identità. Da Verduno ci sposteremo poi a Novello, con il cru Ravera, moderatamente moderno nell’impostazione (come il Torriglione di Gagliasso: per entrambi affinamento anche in barrique), di Elvio Cogno.
Prima di procedere nel nostro percorso, prima di arrivare ai vertici, tannici e di struttura, di Monforte e Serralunga d’Alba, una tappa, doverosa, in quel villaggio che è il centro assoluto dell’area del Barolo, il carissimo borgo di Castiglione Falletto, sinonimo di vini eleganti, dai tannini setosi e dagli aromi complessi, rappresentato da un classico come il Bricco Boschis dei fratelli Cavallotto.
Da Castiglione il passaggio è a Barolo, con due vini provenienti da quella zona più elevata e settentrionale che guarda verso La Morra, l’Albe, assemblaggio di uve proveniente dai vigneti Fossati, La Volta e Costa di Vergne, proposto dall’azienda di Milena e Aldo Vajra, posta a Vergne di Barolo, ed il Sarmassa, da vigneti dell’omonimo vigneto nella zona del comune di Barolo che confina con La Morra, costituito in larga parte da marne di Sant’Agata fossili (alta percentuale di argilla e limo), della famiglia (anche di ristoratori e albergatori) Brezza a Barolo.
Da Barolo lo spostamento è a Monforte d’Alba, con due vini, il Mondoca di Bussia, da uve provenienti dalla celebre Bussia Soprana, vigneti splendidamente esposti e struttura importante, dei Poderi Fratelli Oddero, ed il Ginestra Vigna Casa Maté, ovverosia il cuore della mitica Ginestra, con terreni di medio impasto calcareo tendente all’argilloso, di un’altra splendida famiglia di Langa, quella di Marina ed Elio Grasso.
Con questo vino, di quelli monfortini più strutturati, si passerà, per il gran finale, a quella Serralunga d’Alba, sinonimo dei Barolo da lunga gittata, ricchi di tannini che hanno bisogno di essere addomesticati con un lungo invecchiamento, ben rappresentata dal Cerretta, nome di una borgata di Serralunga che costituisce un piccolo universo a sé, di una piccola azienda come Giovanni Rosso. Ma anche, aggiunta golosa dell’ultimo momento, di un altro grandissimo vino, il Barolo Broglio 2003 di Luciano Pira, titolare dell’ottima azienda agricola (che conta anche su una splendida trattoria vera dove vi consiglio assolutamente di andare) Schiavenza.
Niente male come itinerario barolesco, no?
Per informazioni: tel. 392 1817563 e-mail e e-mail

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