Ma i blog (food & wine) non sono una cosa diversa dai siti Internet?
Posso porre sommessamente, senza alcun intento polemico, con il solo intento di avere una risposta, e di capire, due domandine semplici semplici?
Prima domanda: si può sapere perché un bravo giornalista e uomo di mondo come Luciano Pignataro, cronista de Il Mattino di Napoli e autore di libri di riferimento sui vini della Campania (vedi), compia l’ingenuità, a fine 2007, di definire il suo utile, interessantissimo sito Internet (vedi), le più complete e autorevoli pagine Web sui vini della Campania e del Sud Italia, nonché su cucina e gastronomia, “WineBlog“, come campeggia sulla home page?
Non sfuggirà certo a Pignataro che un conto sono i siti Internet come il suo, come LaVinium, come Acquabuona, Winenews, (ce ne sono anche molti altri, minori, alcuni dei quali, pur occupandosi di vino, propongono banner di aziende vinicole definite “Partners”), dove il curatore pubblica i propri testi e chi visita il sito si limita a leggere e non può interagire.
E un conto, invece, sono i blog (definizione) dove l’autore pubblica propri testi in forma di post (o topic), ma dove parte fondamentale del discorso, tale da differenziare sensibilmente un blog da un sito Internet, sono i cosiddetti thread (definizione), (“letteralmente trama, filo, e solitamente abbreviato in 3D) ovvero la discussione sviluppata dai singoli utenti.
Poiché lucianopignataro.it resta un (valido) sito Internet, dove commenti dei lettori non ce ne sono, dove il “filo” non si sviluppa, e non c’è interazione, bensì una fruizione passiva da parte del lettore, perché ostinarsi a chiamarlo ancora, cosa che non è, “WineBlog”?
Seconda domanda, meno importante ma “sfiziosa” come direbbero a Napoli.
E’ possibile capire il meccanismo per cui alcuni lettori del sito ricevono via mail un avviso che li informa dell’inserimento di nuovi testi sul “WineBlog”, pardon, sito, e la e-mail porti come indirizzo del mittente la dizione “Comunica – La Fabbrica dei Sapori”?
Perché nel corpo della news letter si legge “lancio a cura de “La Fabbrica dei Sapori” ® e quando si va a visitare il sito Internet (vedi) cui rimanda l’indirizzo e-mail da cui arriva il messaggio, si scopre che la Fabbrica dei Sapori è una complessa società che offre indifferentemente consulenza e servizi (di che tipo?) e propone “pizza tradizionale campana artigianale” e “very very fast pizza”?
Cosa c’entra il Luciano Pignataro del “WineBlog”, (il cui logo in bella mostra nella home page della Fabbrica dei Sapori rimanda al sito Internet del giornalista del Mattino di Napoli) con la “Antica fabbrica conserviera recentemente ristrutturata e trasformata in centro polifunzionale, cuore, laboratorio e sede di degustazione dei marchi Ciripizza ® e Pizzia ® strutturato con spazi dedicati alla valorizzazione e all’utilizzo dei prodotti tipici”?
Anche se le note della bellissima e napoletanissima That’s amore cantata alla grande da Dean Martin che si scatenano a pieno volume quando si accede alle pagine Web (“in costruzione”) sono indubbiamente piacevoli, dal sito della Fabbrica dei Sapori, e magari anche da Pignataro, vorremmo sapere qualcosa di più… Ci volete fare capire o no?
P.S. del 24 novembre ore 13
rientrato dalla Slovenia ho letto i commenti che si sono sviluppati a proposito di quanto ho scritto in questo post. Prendo atto con piacere che Luciano Pignataro ha risposto, altrove, in sede di commento (leggi) agli interrogativi da me posti. Ma perché rispondere altrove e non direttamente qui dove sarebbe stato il benvenuto?
Questo blog rifiuta la commistione tra contenuto e pubblicità. La gestione è affidata al network di raccolta VinoClic che seleziona gli inserzionisti sulla base della qualità degli stessi e consente ad ogni editore di rinunciare ad una o più campagne sgradite dando pieno controllo all'autore su cosa sponsorizzare o meno.
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Visto che ci siamo sarebbe interessante anche capire meglio il senso della sua ultima scheda pubblicata – venerdì scorso – sul Mattino (riproposta come sempre anche sul sito http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=3582)in cui con oltre 250 cantine campane a disposizione (e qualche migliaio in tutto il sud) decide, in prossimità del Natale, di dare visibilità ad un amarone (con la a minuscola, penso che sia il caso) imbottigliato da&per, nientepopodimeno, un commerciante (www.terredieno.it) del centro direzionale di Napoli specializzato in “regalistica aziendale”… un marchio distribuito in franchising che rappresenta la “divisione agroalimentare” di una società di “arredamenti & contract”… sto ancora ridendo!
tre link:
http://www.inteli.it/cosa_grafica.htm
http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=3176
http://guide.dada.net/educazione_alimentare_/interventi/2005/02/199455.shtml
cmq al di là dei pettegolezzi, credo che si stia montando un po’ troppo questo caso.
i problemi del vino italiano sono altri.
se si esagera a montare la panna diventa burro…
Pingback: TommasoFarina.com - Un diario di gusto e piacere » Blog Archive » Epifania della codardia insinuante
Caro Tommaso Farina qui si pongono solo degli interrogativi, legittimi, nessuno pensa di fare affermazioni/illazioni. Cosa c’entra un difensore/sostenitore dell’agricoltura meridionale (come Pignataro si autodefinisce) con un amarone del centro direzionale ?!
Se per questo abbiamo provveduto anche ad inoltrare una segnalazione al Consorzio per la Tutela Vini della Valpolicella.
Quale codardia insinuante ?! Qui vogliamo solo un pò di chiarezza.
“Domandare è lecito; rispondere è cortesia.”
Scrive Tommaso Farina: “secondo me non è strana la scheda di Luciano. Per Natale, perché no, può darsi abbia voluto citare un vino più “esotico” rispetto a quelli della sua regione, solitamente protagonisti della rubrica.”
Con tutti i produttori che ci sono di Amarone (con la A maiuscola questa volta) e di cui la città di Napoli offre ampia scelta nelle sue enoteche ?!.
Caro Farina non la facevo così ingenuo. E poi perchè non lascia rispondere al suo amicone Luciano. E’ grande e grosso per poterlo fare da solo, no ?!
A proposito ma lei non era anche un estimatore di Fabio Cimmino…?!
…dimenticando gli staordinari rossi dolci campani come l’ottimo Piedirosso passito di Grotta del Sole, il Rà (aglianico cilentano) di De Conciliis oppure il Pozzillo (Nero di Troia=Sommarello) di Masseria Parisi…
Adesso Ziliani sarebbe pure un camorrista… ?!
Leggete quanto scrive il vostro amicone Luciano sul blog di una collega: “Grazie per la bella segnalazione Cara Monica. Queste tue interessanti considerazioni faranno sicuramente parte della relazione che sto preparando per l’anteprima Vitigno Italia in programma martedì a Napoli. Mi piacerà anche riflettere statisticamente davanti ai 100 produttori, ai giornalisti, agli appassionati e alle autorità di alcuni recenti accadimenti del blog e sulle nuove tecniche virtuali di pestaggio di stile camorristico contro le grandi griffe che hanno fatto grande l’Italia del Vino. Con nomi e cognomi ovviamente, come dire: un blog e una faccia. Un pensiero, una firma.
Un bacione
Lu”
Suppongo, infatti, che per “tecniche virtuali di pestaggio di stile camorristico alle grandi griffe” si stia riferendo al suo pezzo su Gaja…
Caro Sig.Zilianbi non si offenda ma per quanto mi riguarda non la vedo proprio nei panni del nuovo “Sandokan-Schiavone” del web…
Abbiamo, comunque, ancora tempo fino a martedì quando il soggetto farà le sue dichiarazioni di fronte ai 100 produttori blablabla…
Può essere che mi stia sbagliando e che non sia lei l’aspirante camorrista da blog cui fa riferimento…
…nel caso così fosse mi chiedevo se i suoi collaboratori o ex tali possono essere incriminati per associazione di stampo camorristico finalizata alla destabilizzazione delle griffe…
Comunque sia prendiamo atto che è nata ufficialmente una nuova figura: il camorrista della blogosfera.
…
Ma come si fa a non ridere, Farina, come si fa ?!
Non so se Luciano Pignataro facesse riferimento a me con questo suo commento pubblicato sul blog Campania che vai di Monica Piscitelli – vedi:
http://campaniachevai.blogspot.com/2007/11/monicotterando-dodicesimo-vino-dei.html
se così fosse la cosa sarebbe talmente assurda ed eccessiva da richiedere ulteriori interventi da parte mia. attendo solo di essere informato – non certo da L.P. (con il quale sino a pochi mesi fa ho sempre avuto eccellenti rapporti e che ho più volte elogiato, su carta e su Internet, per i suoi ottimi libri sulla Campania ed i suoi vini) – su quello che dirà martedì sera. Noto solo che se si fosse riferito a me e a quanto ho scritto su Gaja e su una vittoria nei Top 100 di Wine Spectator che non arriva mai, L.P. non solo avrebbe sbagliato tono e mi avrebbe riservato un’accusa – “nuove tecniche virtuali di pestaggio di stile camorristico contro le grandi griffe che hanno fatto grande l’Italia del Vino” – che non si configurerebbe più come legittimo e sacrosanto diritto di critica, ma come cosa da avvocati, ma avrebbe compiuto un errore ancora più clamoroso per una persona della sua intelligenza. In altre parole sarebbe incorso nel gravissimo “peccato” di non comprensione che di pura ironia, di humour noir nei confronti del mancato premio al re del Langhe Nebbiolo, di sfottò nei confronti di un premio che non premia quasi mai davvero i grandi (come Gaja indubbiamente é, anche se i suoi vini non mi piacciono) si trattava e non certo di “pestaggio di stile camorristico”.
Espressione volgare, greve e totalmente fuori luogo da parte di una persona che continuo a pensare intelligente e di buon gusto e di notevole cultura, e a proposito della quale mi sono limitato, in questo post, a fare due domandine semplici semplici, come ad esempio una persona con la quale non ho alcun feeling, ovvero Tommaso Farina, riconosce in questo suo post: http://www.tommasofarina.com/2007/inedicola/329/epifania-della-codardia-insinuante
Oddio, non saranno mica queste domande, legittime ma prese per impertinenti da Pignataro, ad aver scatenato il suo furore? Non sarà mica che si erge a paladino di Gaja – che tra l’altro si difende benissimo da solo e non ha bisogno di paladini più realisti del re – solo per mascherare il suo enoico furore nei confronti degli interrogativi da me posti?
Caro Franco
accolgo volentieri il tuo invito. Wineblog perché suona bene, è incredibilmente ben posizionato su Google e facilmente memorizzabile. Tutti presupposti ottimi, come sai essendo giornalista, per mantenerlo a meno che non subentri una norma che lo impedisca. Del resto quattro anni fa non c’era questa distinzione così netta e il mio grafico ebbe questa buona idea.
Quanto alla Fabbrica dei Sapori, è una bellissima struttura privata polifunzionale, fatta senza soldi pubblici ma con le idee e un mutuo in banca, che corona trent’anni di esperienza nel settore delle pizzerie, tra cui una a Milano. Di lui sono occupati in modo entusiasta, tra gli altri, Enzo Vizzari sull’Espresso e Gigi Padovani che è venuto a Battipaglia per fare una pagina sulla Stampa questa estate (il testo è rilanciato nel mio sito). Essendo una struttura professionale, ho voluto far gestire qui la mia mailing list perché non riesco a stare dietro a tutto.
Quanto alla tua richiesta di chiarimento, ti ho già risposto sul blog di Tommaso Farina. Come dire, è più facile che io possa diventare prete che pensare cose del genere su di te. Solo un anonimo capricciosetto poteva fare strisciare questa incredibile illazione. Riguardo alla relazione sulla rete per Anteprima Vitigno Italia, sarà scritta e pubblicata sul mio sito per evitare di dare spazio a qualche idiota.
Buona domenica e con la stima di sempre
prendo atto con grande piacere della precisazione di Luciano Pignataro, con il quale ho avuto questa mattina un cordiale colloquio telefonico. Segnalo anche la sua precisazione precedente, pubblicata sul blog di Tommaso Farina
http://www.tommasofarina.com/2007/inedicola/329/epifania-della-codardia-insinuante
e sono lieto che, al di là di qualche diverso sentire e di qualche mio rammarico dovuto alla partecipazione di Luciano ad una manifestazione che dovendo, almeno dal titolo, coinvolgere i food & wine bloggers, ha invece in gran parte visto come organizzatori e termine di riferimento personaggi che blog non hanno (o addirittura in qualche caso non conoscono) o che dei blog, pur avendone uno o due, hanno una stravagante considerazione, con Luciano si sia manifestata reciproca stima professionale. Ognuno di noi due ha idee diverse sul mondo del vino e sull’informazione legata al mondo del vino, ma questo fa parte del gioco e non impedisce che tra persone civili – ben diverso lo stile di Luciano da quello di altri “personaggi”… – ci si possa intendere e colloquiare, anche da posizioni molto distanti. Considero infine la spiegazione di Luciano sul nome del suo sito Internet, che tale rimane, e ben diverso dallo spirito di un wine o food blog, simpatica – “Wineblog perché suona bene, è incredibilmente ben posizionato su Google e facilmente memorizzabile” – ma non convincente. Quanto al secondo interrogativo che avevo posto, relativo alla Fabbrica dei Sapori, prendo atto di quanto Luciano ha pubblicamente detto e non aggiungo parola. Vorrei solo, in attesa di leggere quello che dirà martedì sera all’Anteprima Vitigno Italia, esprimere l’auspicio che Luciano e una persona che noi conosciamo abbiano modo di parlarsi e di chiarirsi. Magari per poi restare, dopo, “nemici” come prima o quantomeno distanti, ognuno per la propria strada. Questo detto non per una forma qualsiasi di “buonismo”, dalla quale sono lontano, culturalmente ed ideologicamente anni luce, ma perché insultarsi a distanza, dopo magari essere stati amici o aver compiuto un tratto di strada insieme, non serve. E se lo dice uno che vive di polemica, e che la polemica considera il sale di un corretto modo di fare giornalismo…
Figurati Franco: dialogano persino israeliani e palestinesi fra cui scorre sangue ogni giorno! Certamente si può parlare quando in realtà non è successo assolutamente nulla, se non svegliarmi la mattina e trovare sul blog di Filippo Ronco un attacco a freddo (cioé non preceduto da richiesta di chiarimento mail o telefono) per l’adesione al suo network pubblicitario. Fossero queste le spine della vita, ne vorrei una al giorno per campare cento anni.
Mi associo a quanto scritto nell’ultimo messaggio da Franco, anche se ho molte perlessità che l’occasione di parlarsi sia ancora possibile.
di Luciano Pignataro segnalo anche questo (un po’ criptico) intervento pubblicato sul suo sito Internet che Luciano si ostina a chiamare wine blog
http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=3608
Peccato che il sito non sia un blog, perché un articolo del genere, se fossero previsti dall’autore, chissà quanti commenti avrebbe suscitato…