Carneade, ma chi è costui? Balle e sproloqui sul Web

Sono ben consapevole che prestare attenzione ad un Carneade, uno di quei tanti personaggi senza identità, senza particolare arte né parte, che pascolano nelle praterie Web vinose lasciando pallide tracce, e inoffensive, su siti Internet, blog, forum, che animano o semplicemente frequentano alla disperata ricerca di una qualsiasi forma di riconoscimento (“ci sono, esisto, accorgiti di me!” – sembrano pateticamente dire…) è assolutamente tempo perso.
E so bene che, in tal modo, si fa il gioco di chi attende solo di essere in qualche modo legittimato, mentre invece andrebbe, vista la palese inconsistenza, ignorato o tenuto lontano come una mosca fastidiosa. Eppure, anche per spirito di carità cristiana, che voglio praticare pur essendo profondamente laico e agnostico, penso sia utile replicare a costoro, per ricordare loro quanto parlino a vanvera, come privo di senso, autorevolezza, fondatezza sia il loro blaterare.
Un tale, che non nominerò nemmeno perché essendo privo d’identità è come non avesse nome, in un testo (leggi qui) che mi è stato segnalato da alcuni amici (ovviamente non sono solito visitare il sito dove il tizio esercita), intitolato “I disonesti escono allo scoperto, anche se in forma anonima!!”, riferendosi ad un commento pubblicato a corollario di un mio post riguardante recenti dichiarazioni sulle guide fatte da Carlin Petrini (dichiarazioni che oltre Oceano vengono testualmente definite “bombshell”
(leggi qui) ovvero una bomba, mentre in Italia, su forum vinosi e altrove tendono ad essere silenziate…), si è lasciato andare ad un confuso sproloquio.
Ha scritto testualmente: “
E’ ovvio che chi si cela dietro un nick name è parzialmente attendibile, ma volendo sarebbe molto facile risalire all’autore della dichiarazione sconcertante, che è pubblicata su un blog di settore, che sotto vi trascrivo integralmente. Praticamente un giornalista, che c’è l’ha a morte con tutte le guide, in modo particolare con la più famosa, forse perché non lo hanno mai chiamato a collaborare, ed il vecchio proverbio della volpe e dell’uva ci fa ancora sorridere, partendo da un discorso pronunciato del fondatore di Slowfood, Carlin Petrini, dove avrebbe dichiarato che le guide dei vini sono obsolete ed in qualche modo superate da internet, aggiungo io, dove si trova di tutto e di più, si è lasciato ( libero ) sfogo ai lettori del blog di scrivere, dopo una censura ai contenuti come ai tempi della guerra fredda, quello che più o meno ha fatto comodo vedere scritto e pubblicato.
Che senso ha di esistere un blog, dove viene applicata una censura preventiva alle opinioni espresse dai lettori, meglio sono a questo punti i siti internet, dove ognuno è libero di accedervi o meno, senza condizionamenti o censure preventive, lasciando solo ai redattori dei siti la possibilità di stabilire e scriverne i contenuti
”.
Due motivi mi hanno indotto a prendere in considerazione e a sottoporre alla vostra benevola attenzione queste sesquipedali sciocchezze. Il primo è la disinformazione e la malafede del tale, che pensando di mettermi in difficoltà citando “la volpe e l’uva”, che non è un “proverbio” come dice, bensì la più nota favola attribuita ad Esopo, afferma stoltamente il falso, ovvero che ce l’avrei “a morte con tutte le guide, in modo particolare con la più famosa, forse perché non lo hanno mai chiamato a collaborare”.
Il tizio, disinformato e inconsapevole, ignora che quando lui ancora si dilettava di chissà che, il sottoscritto nel 1987 e l’anno successivo, come ho più volte scritto (ma lui è distratto e non se n’è accorto), ha partecipato, come autore, alle prime due edizioni della guida Vini d’Italia edita da Gambero rosso e Slow Food occupandosi della Lombardia. Dopo di che, dopo due anni, e dopo questa istruttiva e utile esperienza, la guida ed io abbiamo ritenuto che non ci fossero elementi validi per continuare la nostra collaborazione e ognuno è andato, con reciproca soddisfazione, per la propria strada. La guida diventando LA GUIDA di riferimento (e quella che manifesta molto spesso i difetti ed i problemi che sono stati oggetto di molti miei articoli), io compiendo il mio percorso professionale, per non sconosciute riviste italiane ed estere dove il tizio non ha mai scritto e non scriverà mai, che mi ha portato ad essere quello che, nel bene o nel male, piaccia o non piaccia, sono oggi.
Il secondo motivo che credo richieda una puntualizzazione è l’accusa, che ogni tanto mi arriva da qualche altro “fenomeno” che frequenta forum vinosi o che ha postato commenti sul mio blog, di esercitare su Vino al Vino “una censura ai contenuti come ai tempi della guerra fredda, quello che più o meno ha fatto comodo vedere scritto e pubblicato” e di applicare “una censura preventiva alle opinioni espresse dai lettori”. Questa emerita stupidata è largamente smentita da molti commenti critici ai miei post che il blog pubblica normalmente e continuerà a pubblicare. Come il tizio sa, ma essendo in malafede preferisce vendere fumo, io non esercito alcuna censura, ma da qualche mese (per un anno non c’è stato alcun tipo di filtro e tutto veniva automaticamente pubblicato) mi limito a moderare i commenti, per evitare che vengano incautamente pubblicate affermazioni offensive o diffamatorie. Verso le quali dovrei rispondere io, nei confronti di eventuali soggetti danneggiati, perché “editore” e responsabile dei contenuti di Vino al Vino.
Darmi dell’occhiuto censore, che pubblica solo i commenti che mi lodano e m’imbrodano (ma non è colpa mia se sul blog appaiono anche commenti di persone che si dichiarano d’accordo con quanto scrivo) e cassa quello che mi darebbe fastidio o che confuta (com’è del resto nello spirito e nel novero delle possibilità di un blog) quanto sostengo, è non solo non corrispondente alla realtà, ma assolutamente ridicolo.
Il blog è, internettianamente parlando, un esercizio di equilibrismo al trapezio senza rete protettiva sottostante, dove puoi essere lodato, ma anche criticato, oppure semplicemente ignorato. Ecco spiegato perché il Carneade (che ha tentato inutilmente di intervistare Gaja, venendo praticamente snobbato. Dopo il “quasi gol” di Carosio abbiamo ora “l’intervista quasi fatta”…) per la sua presenza in Rete ha preferito un sito Internet, senza possibilità di commenti, più o meno moderati, piuttosto che un blog. Quanto al tale, con il suo modo di fare che definire tartufesco è poco, mi sembra pronto per fare professionalmente, dopo essere stato ammesso, come ci racconta e vanta, a far parte di commissioni di degustazione di “importanti” (lo dice lui) concorsi enologici italici e internazionali (se volessi essere cattivo, ma ho pietà di lui, ricorderei in quali termini anni fa cercò di partecipare al Concorso di Bordeaux e come impetrò una qualsiasi forma di attenzione), un salto di “qualità”.
Lo vedo pronto, caldo, consapevole il giusto, con il suo italiano un po’ zoppicante “Orbene personalmente non vi ho ancora preso parte alle commissioni di degustazione”, maturo per entrare a far parte del “magic team di qualche guida (sicuramente non quella del Gambero e della Chiocciola), visto che, come scrive, “il nuovo anno mi dovrebbe vedere operativo in questa veste”.
E’ già entrato nei panni del semplice collaboratore, del “galoppino” che degusta e si dà da fare, poi tanto sono altri ed in altre sedi a decidere quali vini premiare, al servizio di qualche guida (potrei anche scommettere quale). Lo dimostra quando scrive “ho alcuni amici che hanno collaborato alla stesura per Guide 2007/2008 e mi hanno messo al corrente di come le degustazioni vengano condotte con la massima serietà : vini degustati “alla cieca “, superata la prima fase sono stati ammessi alla seconda fase, fino ad arrivare al massimo dei riconoscimenti”.
Con il suo buonismo giustificazionista, con il suo affannato ricordarci che, “attenzione, le guide sono una cosa seria, lo dimostra il fatto che guidaiolo sto diventando anch’io e contribuirò a renderle ancora migliori, sorbole!”, dimostra che la guida, anche solo una di quelle guide minori, dove bazzicano personaggi di secondo piano o di basso profilo e magari anche qualche “furbetto”, è proprio la sua naturale dimensione, l’approdo ovvio e scontato da Carneade della scrittura sul vino qual é.

0 pensieri su “Carneade, ma chi è costui? Balle e sproloqui sul Web

  1. “…con il suo italiano un po’ zoppicante…”? Vero. E allora, magari: 1)”c’è l’avrebbe” sarebbe “ce l’avrebbe”; 2) “dopo di ché” sarebbe “dopo di che”; 3) “qual’è” sarebbe “qual è”.

  2. Più che comprensibile, ma non quando si fanno le pulci agli altri, Le pare? E, magari, se aggiungessimo una “i” a quel “venale”…

  3. Signor Ziliani ma …, francamente, quanto tempo le tocca perdere dal suo lavoro ogni volta con queste faccende?

    Ogni volta che passo di qui salta fuori una nuova storia, un nuovo attacco, una prova, ora la sua sintassi, domani chissà …

    Finiranno per farle la foto al mare per denunciare la sua linea?

    saluti
    Pierpaolo

  4. caro amico, l’attento e inflessibile “nemesi” aveva ragione: errori (veniali) e imprecisioni erano e giusto era farmeli rilevare. Piuttosto sono abituato a queste tecniche per tentare di svuotare di significato, depotenziare, applicare il silenziatore, far cadere nel nulla, le cose che scrivo in questo blog o gli interventi che faccio in qualche forum vinoso… E’ una prassi diffusa, un modus operandi collaudato, che lascio a voi lettori giudicare… :)

  5. Resto senza parole. Questa volta lei, il Franchino detto “lo sgarbino del vino” ha superato l’originale , e lo ha fatto per tracotanza e impudicizia, andando oltre la sua consueta immodestia e tronfieria, oltre il fare spocchioso che è lecito tra persone di senno.
    Sa cosa le dico, indignarsi non vale la pena, per tutti quelli che come me conoscono, apprezzano e stimano, quello che lei chiama “personaggio senza identità”, ROBERTO, persona vera, grande conoscitore del vino, ma cosa più importante persona leale e perbene, che non merita i suoi insulti, e le sue sentenze, la sua puzza sotto il naso che nell’ambiente del vino ha francaente stancato.
    Italiano zoppicante ? Il suo è vergognosamente becero !
    La smetta e cerchi di disquisire un pò più di vino, rispettandio gli altri, ed impari ad accettare le critiche.
    Per lei forse è più importante quanti contatti ottiene il sito, e non perchè li ottiene, parli di vino e non insulti a destra e a manca ad ogni piè sospinto.
    Con assoluta disistima (non per il suo sapere sul vino, ma per la sua persona)
    Luigi

    (…..e non censuri il post grazie)

  6. Solo chi è in malafede potrebbe vedere nel mio intervento qualcosa di diverso da quello che era. Va da sé che certe annotazioni, su sintassi e grammatica, ha senso farle solo verso persone, come Ziliani, che si piccano di scrivere un italiano corretto. Una semplice “tiratina d’orecchi” che avrebbe dovuto essere interpretata dal destinatario per quello che era. Altre “correzioni”, suggerite in passato, non erano state pubblicate. Non mi risulta di aver mai commentato negativamente la relativa scelta. Dal che se ne deduce l’assoluta mancanza di secondi fini. La dietrologia e il sospetto devono essere per forza la regola? Che peccato…

  7. Gentile “nemesi”, avendo scritto testualmente “l’attento e inflessibile “nemesi” aveva ragione: errori (veniali) e imprecisioni erano e giusto era farmeli rilevare” pensavo di aver espresso in maniera sufficientemente chiara che consideravo espressi senza alcuna malafede e arrière pensée i suoi rilievi. Non mi ricordo suoi commenti con suggerimenti di correzioni da lei inviati, come dice, in passato: così come ho pubblicato questo avrei pubblicato anche i precedenti. Quando parlavo di “tecniche per tentare di svuotare di significato, depotenziare, applicare il silenziatore, far cadere nel nulla, le cose che scrivo in questo blog o gli interventi che faccio in qualche forum vinoso…” le assicuro che non mi riferivo assolutamente a lei, ma ad altre persone. Qualche esempio lo potrà trovare anche tra i commenti di questo post regolarmente pubblicati e non censurati… cordialità

  8. Luigi, ma sulle cose non corrispondenti al vero e chiaramente smentite che il suo “eroe” ha affermato nel testo cui faccio riferimento non ha niente da dire, ha perso la voce forse? O nella sua personale accezione dell’essere “persona leale e perbene” non fa parte il non raccontare frottole?

  9. Mi fa piacere, caro Ziliani, ma ammetterà che il Suo inciso poteva essere equivocato. P.s.: qualche appunto, peraltro della stessa fatta, l’avevo fatto nella discussione su Raspelli (Aldino-Aldeno)e, in passato, in altre occasioni. “Suggerimenti” che peraltro avevano portato a subitanee correzioni.

  10. ricordo bene il suggerimento di correzione Aldino/Aldein – Aldeno e ho prontamente corretto facendo tesoro dei suoi suggerimenti, senza pubblicare il suo commento. Che così facendo mi sia trasformato in un odioso “censore”? Suvvia, queste cose lasciamole dire ad altri, a quelli che raccontano balle e ad altri che invece di criticare, legittimamente, o segnalare errori (come fa lei dimostrando attenzione per quanto scrivo e una sorta di preoccupazione perché le cose scritte siano precise) preferiscono lasciarsi andare ad insulti. Finendo, proprio perché insulti e volgarità, per essere inevitabilmente non pubblicati. Ecco smascherate dunque tutte le mie “censure”…

  11. In ogni caso, le affermazioni che lei giudica frottole erano espresse garbatamente e senza offendere la persona come invece impunemente ha fatto lei, poi sull’assunto “erano frottole” è tutto da discutere.
    1) lei certamente per il momento non scrive per alcuna guida di settore( poco importa se lo ha fatto in passato, in quel preciso momento storico le guide non si erano affermate e la loro opinione era tutta da formarsi.
    2)lei certamente allo statio attuale è l’unico censore dei post che compaiono nel blog, ed a nessuno à dato il poter sapere, quanto il controllo si limiti alla semplice moderazione.
    Ringraziandola per avere pubblicato interamente i miei,la saluto confermando la mia più assoluta distanza dal suo modo di porre in essere lo spirito comunucativo mediatico, fatto di insulti e gratuite affrmazioni sulla persona, in questo caso poi di levatura quale è Roberto.
    Luigi

  12. Luigi, mi perdoni la franchezza della domanda, ma lei forse conosce l’arte di arrampicarsi sui vetri? E, inoltre, mi scusi, ma lei sa leggere? Il suo intemerato eroe, “di levatura”, ha testualmente scritto “non lo hanno mai chiamato a collaborare, ed il vecchio proverbio della volpe e dell’uva ci fa ancora sorridere”. In italiano mai significa mai, non ora e quindi il carneade ho raccontato una balla sesquipedale. Quanto alla sua affermazione “allo stato attuale é l’unico censore dei post che compaiono nel blog ed a nessuno é dato il poter sapere quanto il controllo si limiti alla semplice moderazione”, voglio dirle (invitandola a correggere i suoi numerosi errori, prima che lo faccia l’attento e puntuale “nemesi”: io non l’ho fatto temendo che lei gridasse alla “censura”) che si commenta da sola. La moderazione dei post resterà mio esclusivo appannaggio ora ed in futuro (il blog sarebbe mio…): lei cosa propone, forse un comitato di controllo, di saggi, di garanti, che vigili sul mio operato? Se non ha fiducia in quello che pubblico e se nutre tanta disistima nei miei confronti perché continua a leggere Vino al Vino? La blogosfera vinosa ed il Web sono pieni di alternative: si sposti lì e vedrà che troverà piena soddisfazione…

  13. Lo leggo poco e male il suo blog come tutte le persone d’intelligenza. Buon proseguimento su questa china continui così avrà fortuna !!
    luigi

  14. Non posso mancare, ah, no. Stare alla finestra è bello, ma talora occorre scendere sino alla porta. E qui si tratta di grammatica e sintassi. Di comunicazione. E di stile e di carattere. E c’è il best del settore: guide, uve e volpi. Posso restare quassù? Giammai!
    (le frasi precedenti, con l’incipit in “e” sono disdicevoli. Ma – con incipit avversativo !- oggi mi va di essere disdicevole, quindi disditemi. O – disgiuntivo! – disdicetemi: che fa più consonanza e più somaro, ma meno prenotazione al ristorante).
    Parere sintetico: non si entra in casa d’altri senza bussare. Ciò mi sembra consuetudine qualunque sia lo scopo della visita. Io busserei sia se avessi intenzione di tenere un sermone sull’uso mormonico del vischio a Natale sia se avessi un’improvvisa voglia di cantare Tullipan. Voi noi?
    Un blog è un “luogo” creato da qualcuno che, sentendo bussare alla porta, ha il diritto di chiedere: “Perchè?”.
    Più che un diritto, direi che è un dovere: immaginate la noia di un sermone sul vischio? O l’imbarazzo di uno sconosciuto che attacca “Parlami d’amore, tullitullitullipan”?
    Il blog hic et nunc, cioè questo, non chiede: “Chi sei?”.
    Chiede, legittimamente, il tempo di valutare se gli interventi siano notiziabili oppure no. Piaccia o non piaccia, questa non è una piazza comune: è la casa di qualcuno che espone il suo mome e il suo volto, a differenza di molti (io in primis) che espongono come nome il nick GargamellaGialla o Piripicchio (spero di non aver citato nessuno di noto…).
    Per il poco che conosco il proprietario di questo blog, non credo che arretrerebbe di fronte a un intervento provocatorio. Del resto, anche nel caso in questione ha ripreso ciò che si diceva sul suo conto e a me personalmente sembra cosa non da poco: se qualcuno dicesse in giro che sono una divoratrice di cuccioli di lemure, eviterei accuratamente di trasmettere veline per smentirlo o di affiggere manifesti “Lemure, mon amour – by Briscola”.
    A volte, anche controbattere richiede una dose di combattività. A volte (è il mio caso), uno semplicemente se ne frega.
    Evidentemente Ziliani non se ne frega.
    In merito poi alla sostanza del contendere, be’… Torno alla finestra. Il Signor Uffa m’aspetta per osservare qualche urban, city, fashion, new style. Cosette meno importanti, ma così tristemente vere, ahimé.
    Many kisses!
    Briscola
    P.S.: non ho nessuna nozione dell’esistenza di un collegamento fra i Mormoni e l’uso del vischio a Natale.

  15. “persone d’intelligenza”, fate come dice Luigi, che commentando su questo blog e inconsapevolmente confessando pertanto di non essere “persona d’intelligenza”, vi invita a starne alla larga, a leggerlo “poco e male”. Fessacchiotti, stupidi, minus habens, perché tali siete secondo Luigi voi se lo frequentate, rassegnatevi a non passare per “persone d’intelligenza”, se diabolicamente persevererete nel leggerlo. E nel postare commenti: sempre a rischio di “censura”…

  16. lascio all’intelligenza dei lettori, anche se magari non sono esattamente “persone d’intelligenza” secondo la speciale idea di Luigi, giudicare la consistenza e la serietà dei rilievi che mi sono stati mossi dal “blog” (?) segnalato da Sergio. Io non ho nulla da commentare e preferisco ignorare

  17. Su quel blog?? ho letto che lei li accusava di falsità,di infamare, ragliare e via dicendo , ma alla fin fine mi sa che non avevano torto, certo lei non commenta, come avevano consigliato (“la linea del silenzio”) quelli la e forse fa bene, non può contraddirli, i tagli c’erano. Quindi non commenti, ignori, così evita brutte figure. Ho riletto tutto:ha scritto migliaia di parole sul fatto che lei non aveva censurato quel lettore e poi? Zac ecco i tagli.

  18. Mio padre, enologo, mi disse che la prima cosa che gli insegnò il professor Salati della scuola enologica di Alba è che il vino si può ANCHE fare con l’uva. Eravamo negli anni 55/60. Lungimiranti pensieri? No, realistiche constatazioni, dato quello che si vede si legge e si beve. Salvo eccezzioni, naturalmente. Mi fa piacere che tra la melma-vinosa, viscida, buonista e barricata, ci siano oasi di pensiero come il tuo.

  19. Sicuramente Carneade devo sentirmi anch’io e replico volentieri anche se non con l’abilità fiorettistica di Franco Ziliani e dei suoi colti ospiti,sempre che mi venga concesso questo privilegio .Io cerco di attenermi strettamente ai fatti e quindi può darsi che la mia autocalunnia ,evidentemente non supportata da delle prove inconfutabili siano attribuibili ad un mitomane ,ma non lo sono ve lo garantisco.
    Credo di essermi forse dimostrato più sincero che onesto ma la mia autodenuncia provocatoria poi citata in I disonesti escono allo scoperto, anche se in forma anonima…..!! ha perlomeno potuto sostenere che le guide dei vini sono obsolete ed in qualche modo superate da internet proprio per il semplice fatto che i blog permettono di mettere in luce fatti spesso banali anzi banalissimi, detti e stra-detti ma che altrimenti non sarebbe stati possibile divulgare ai lettori delle guide in particolare dell’evidente stortura di chiedere campioni direttamente al produttore per poi criticarli. Solo uno sprovveduto o peggio non può vedere e che questo dettaglio da nulla su cui si è sorvolato con nonchalance è in effetti inconciliabile con la più elementare regola del buon senso e che addirittura potrebbe sottintendere una sorta di tacita collusione tra i produttori e giornalisti .
    La truffa ai danni dei consumatori la perpetrano senz’altro i produttori disonesti ma anche coloro che senza voler prendere le opportune precauzioni pretendono di valutare, soppesare, criticare, bocciare , lodare, promuovere, pubblicizzare , commercializzare prodotti senza garantire al lettore la necessaria corrispondenza con ciò che è normalmente in commercio .Temo che con il tempo non per volontà espressa ma per negligenza si sia creato un modus operandi inconfessabilmente più generalizzato di quanto si possa immaginare .D’altro canto l’ansia da prestazione dei produttori per la presunta importanza che le guide avrebbero acquisito hanno indotto comportamenti scorretti,ma è davvero da biasimare lo studente che copia il compito in classe quando lo possono fare tutti o è meglio rischiare farsi bocciare inesorabilmente ? Il critico enogastronomico comunque dovrebbe essere un professionista e come tale avere una propria reputazione da difendere e prima di esporsi incautamente dovrebbe tutelare la propria di credibilità o no? Se non altro è anche un giornalista e come tale la ricerca della verità dovrebbe essere insita nel suo DNA o forse il vino è talmente inenarrabile e volubile come prodotto che ci si può trincerare dietro alla mutevolezza e soggettività e salvarsi in tutte le circostanze comunque?
    Troppi sono i critici a non voler (o poter) prendere le adeguate distanze dai produttori che sono alla causa di tutto ciò. In passato mi pare che solo Masnaghetti ,acquistasse un certo numero di bottiglie per confrontarle con quelle fornite dai produttori ,segno di un onestà intellettuale ammirevole oltre a delle capacità professionali indubbie.
    Qual ’è la percentuale di campioni preparati che gli ignari struzzi giornalisti sono costretti a bersi non ci è oggettivamente dato sapere ,ma fin quando non si pùo dimostrare il contrario potenzialmente lo sono tutti sia ben chiaro e alla luce di ciò sarebbe perlomeno doveroso avvertire i lettori ,che sono le vere vittime potenziali ,circa la relatività e limiti dei giudizi espressi sui campioni valutati in prefazione delle guide stesse,per una questione di onestà intellettuale.

  20. Io sono stato censurato dal sig. Ziliani, tempo fa, e lo ringrazio. La mia presa di posizione era davvero eccessiva. Mi ha scritto, ne abbiamo parlato, anche in maniera “agitata” e poi eccoci qui. Non siamo amici di merende, non giochiamo a briscola insieme.
    Eppure non riesco a dargli torto: in fondo esprime un sentire comune, magari celato o malcelato, ma è spesso un sentire comune il pensiero di Ziliani.
    Nella fattispecie non mi esprimo, non conosco tanto il contendere e tuttavia penso che la psicanalisi spieghi bene il fenomeno del blog di Ziliani: io sto alla larga da chi non mi va. Perchè voi non state alla larga da questo blog?

    Amore e odio? attrazione per la sregolatezza? esserci dunque essere? cosa spinge i detrattori ad esserci?
    Non so. La psicanalisi ci direbbe molto.
    Non sono un analista.
    Solo vorrei leggere Ziliani per tutto il resto, e meno per queste faccende.
    Quindi lasciamolo in pace.
    Fargli le pulci significa distoglierlo dal suo vero lavoro di critico.
    E’ questo l’obiettivo?
    Svilire, togliere spessore …
    Sbaglia lui a non censurare tutto questo.
    Se non lo fa è solo per distrarsi un pò.
    Tutto qui.
    ;o)

  21. La rivalità vorrei aggiungere, è quello che ci ha portato ad essere quel che siamo. Il confronto. Lo scontro. La competizione. Ognuno di noi. Questo è il mezzo attraverso cui la natura spinge l’uomo alla sua evoluzione. Un pò come l’amore fa per la prosecuzione della specie.
    Quindi perchè scandalizzarsi che l’intellighenzia se le dia di santa ragione? E’ sempre successo. Ai grandi. Succede ai grandi personaggi. Ai piccoli e medi è riservato, non sempre, lo spazio della critica.
    Può essere costruttiva, collusiva, distruttiva … dipende.
    Dipende dalle intenzioni: da un senso di giustizia o sola competizione?

  22. Il blog é di Ziliani e lui stabilisce le sue regole.
    Chi é interessato lo legge, altrimenti se ne possono leggere altri.
    Le polemiche sulla grammatica sono fuori luogo.
    A me pare invece che Ziliani abbia sempre detto quello che pensa e non mi sembra un male in un mare magnum di “portaborse”.
    Se é scontroso o spigoloso questo rientra nel suo carattere.
    A loro modo lo erano anche Soldati, Montanelli e Biagi.

  23. Ho l’impressione che, come spesso accade in ambiente blog, che il discorso abbia preso altre strade.
    Di fatto il post di Ziliani nasce da una critica ricevuta da Roberto Gatti, critica mal riposta e mal documentata.
    Lo stile di Ziliani è senz’altro senza mezzi termini, chiaro fino al limite, impulsivo anche se ragionato. Ma chi si mette a sentenziare in piazza citando altre persone, deve dare per scontato che, queste ritengano doveroso difendersi da accuse frettolose e per nulla convincenti a chi sa come stanno i fatti, ma al contrario convincenti per chi Ziliani non conosce.
    Ovvero, mister x parla male di mister y. Se io non lo conosco, posso rimanere influenzato negativamente nei confronti di y. E’ naturale che y si incazzi e dica la sua, soprattutto se a ragion veduta.
    Per cose analoghe, non è raro che partano querele, oggi tanto di moda.

  24. grazie a Paolo per l’onore di avermi in qualche modo avvicinato a Indro Montanelli e Mario Soldati (che considero miei maestri) per il carattere “scontroso e spigoloso” che ci accomuna. A Roberto grazie per la sua precisa puntualizzazione: lui mi conosce bene e lo considero la persona più amica e più vicina tra quanti condividono questa strana passione-mestiere di scrivere di vino. Voglio dire che per cose analoghe, anzi per cose molto ma molto minori, in passato sono partite querele. In questo caso non ci sono in alcun modo estremi. Un tizio ha scritto su di me cose non vere, io l’ho “cazziato” dandogli del Carneade, anche in maniera ruvida. E lui dovrebbe ringraziarmi, perché tramite il link al suo sito contribuirò a farlo conoscere e a renderlo un po’ meno Carneade… O no?
    Meglio lui, comunque, in fondo ha scritto solo una cosa non vera e affermato che censuro i commenti scomodi o sfavorevoli sul mio blog, di qualche squallido personaggio che per criticarmi mi ha definito “spalatore di merda di professione”. Una definizione di cui, molto probabilmente, dovrà rispondere nelle sedi competenti…

  25. Torno in OT (se Franco lo preferisce può aprire una nuova discussione) con una domanda semplice semplice:
    Siete davvero così sicuri che sia possibile “falsificare” i campioni di vino per le degustazioni?
    Io dico di no, e rilancio la palla….

  26. Come dice il buon Manuele i campioni (non in tutte le situazioni ma quasi) possono essere taroccati facilmente se non prelevati alla fonte, operazione che richiederebbe sforzi notevoli e un’organizzazione capillare tutt’altro che facile da realizzare.
    A parte i produttori furbi ma poco intelligenti, quelli più “esperti” possono rinfrescare con annate migliori (senza quindi cambiare la tipologia di vino) e ottenere risultati ben diversi. Il problema è che, non essendoci un controllo all’origine, si può dubitare ma non si può accusare, non avendo alcuna prova.
    E poi il vino stesso, che è cosa viva, non facilita le cose, dato che anche quando il produttore è onesto, capita di bottiglie che hanno comportamenti diversi persino quando provengono dallo stesso lotto.
    Aggiungiamo che la “sensibilità” dei valutatori non è immune da condizionamenti ed ecco che il risultato finale è quantomeno discutibile.

  27. Certo che leggere così, candidamente, che “i campioni di qualsiasi vino possono essere stati taroccati facilmente o possono essere stati “rinfrescati” con vini di annate migliori e che la “sensibilità” dei valutatori non è immune da condizionamenti” fa un certo effetto.
    Chissà in termini di promozione …
    Già duemila anni fa il diritto romano prevedeva norme molto più efficaci per verificare certi fatti.
    Certo si tratta di mezzi, come dice Roberto Giuliani, ma i mezzi sono gli uomini a determinarli. A volerli o evitarli.
    Siamo alle solite:
    “Grande è il disordine sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente.”

  28. Accetto la “sfida” fatta con arroganza e scarsa educazione dall’anonimo primo e pubblico pari pari quello che ha scritto. Ai lettori giudicare quale concezione di cosa sia un “commento” e di come si debba svolgere un confronto di idee abbia il signor, se così si può dire, primo, che al seguente commento ha fatto seguire un secondo, che parimenti allego:
    “Lo cestini tranquillamente, d’altronde non sarebbe la prima volta che lo fà, altri lo pubblicheranno al posto suo, ne sia certo.
    buona giornata primo P.S.) non mi sembra di averla offesa in alcun modo….cerchi di comportarsi da uomo adulto e non da bambino”.
    Questi, purtroppo, sono alcuni lettori con i quali avendo scelto di condurre un blog si deve avere a che fare…
    Franco Ziliani

    Ho seguito con interesse la polemica tra lei ed il sig. Roberto Gatti, da lei definito Carneade, cioè colui che non esiste.
    Effettivamente una leggera provocazione, da parte del Gatti c’è stata, ma se vogliamo dire la verità, una provocazione nemmeno tanto grande, dal momento che è effettivamente cosa facilmente riscontrabile dai suoi scritti, quanto poco simpatica le sia la Guida del Gambero ( ed altre centinaia di persone ) ed i suoi curatori ( leggi Robert Parker der Tufello e via dicendo ).
    Mi sembra d’altro canto che lei egregio signor Ziliani abbia esagerato, come è nel suo stile d’altronde, lei parte in quarta sparato, e cosi’ scrive cose senza senso, come in questo caso.
    Io sono un lettore di Roberto e lo seguo fin dai tempi di Winereport, quando collaborava anche con lei, leggasi ai link:
    http://www.winereport.com/winenews/vino_settimana/scheda.asp?IDCategoria=-1&IDNews=225
    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=8&IDNews=994
    quindi è falso che non lo conosce e non esiste, ha addirittura collaborato con lei;
    poi ha continuato sul sito http://www.vinit.it, dove cura un bella rubrica di vini ed altre ancora. Da quanto mi risulta è uno dei winewriter piu’ seguiti del web, ed allora le chiedo come possa lei avere scritto tutte quelle menzogne, con il solo scopo di sminuire un “ collega o concorrente “, per valorizzare se stesso ! Tutto questo risulta fin troppo chiaro, caro Ziliani.
    Una tattica che è molto in uso anche nei posti di lavoro, dalle fabbriche, agli uffici, alle redazioni dei giornali : parlare male degli altri, con l’intento di valorizzare se stessi.
    Mi dispiace caro Ziliani, ma questa volta ( come tante altre….non è l’unica !! ) lei l’ha fatta fuori, per meglio spiegarmi : ha toppato di brutto. Ne faccia ammenda e rettifichi tutte le cavolate scritte, ne farà una piu’ bella figura mi creda, da tutta questa polemica chi ne è uscito male, agli occhi dei lettori, è proprio lei ( a parte i suoi 8/10 aficionados ).
    Primo
    P.S. ) Non mi censuri questo intervento, di cui ho inviato copia per conoscenza al dott. Roberto Gatti, alias il “ carneade “ .

  29. ho ricevuto da un misterioso (ma a mio avviso non troppo) lettore che si firma “primo” un commento a questo post dove più che criticare, legittimamente, quello che scrivo, l’autore preferisce lasciarsi andare ad insulti nei miei confronti, tipo “Mi dispiace caro Ziliani, ma questa volta ( come tante altre….non è l’unica !! ) lei l’ha fatta fuori, per meglio spiegarmi : ha toppato di brutto. Ne faccia ammenda e rettifichi tutte le cavolate scritte”. Invito il tipo a cambiare registro e tono, ad esempio l’ultimatum a non censurare e pubblicare il suo commento, e a moderare i termini, scrivendo in maniera corretta e priva di insulti, se vuole davvero che il suo commento venga pubblicato. Altrimenti avrà la sorte, l’unica possibile, che merita: il cestino. A buon intenditor, poche parole…

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