Champagne Corbon: le plaisir d’un grand vin

Non sono andato a Merano al Wein Festival, mi sono sottratto alla confusione e alla calca ferale che sono diventate, per l’ingordigia degli organizzatori, la cifra distintiva di una manifestazione che da cosa seria e qualificata quale fu è diventata una disordinata kermesse. Fortuna ha però voluto che proprio in imminenza dell’inizio della rassegna meranese io abbia potuto trascorrere alcune ore, in assoluto relax, e nelle migliori condizioni per una comprensione dei vini e per un fattivo dialogo con il loro artefice, con uno di quei protagonisti che invece del caos meriterebbero, a Merano e altrove, manifestazioni enoiche dove si possa degustare, dialogare, fare cultura del vino con calma, invece di carnai confusionari, dove alla fine ad essere contenti a suon di dollari e di euro, sono solo gli organizzatori, che più gente c’è e più soldi mettono in tasca.
Grazie ad un invito della sua importatrice italiana, Delphine Veissière della società La Flute (sito Internet), che tante buone cose del vino francese propone in terra italiana, giovedì sera ho potuto partecipare giovedì sera, vicino a Bergamo, ad una degustazione, con cena successiva, dei vini di uno dei récoltants manipulants de Champagne più interessanti, e personali, a mio avviso, del panorama champenois, Claude Corbon, propriétaire e conduttore, con la moglie e la figlia Agnès, della piccola maison Corbon di Avize (sito Internet), nel cuore della Côte des Blancs.
Une piccolo domaine familiare da quattro generazioni, dal 1969 ripreso da Claude, una di quelle belle figure rassicuranti di vigneron con grande uso di cervello, che riflette profondamente su quello che fa e non lascia nulla al caso (come testimonia la charte de qualité aziendale – vedi), che due anni dopo ricominciò ad elaborare un proprio Champagne da sei ettari di vigneto situati in un viaggio classificato al 100% nella classifica dei Crus e uno dei soli 17 Grand Crus champenois.
Un vigneron, Corbon, che crede fermamente (e come non potrebbe, conoscendo i suoi terroir ed il mariage di quell’uva, delle vieilles vignes, su quella terra speciale…) nello Chardonnay e nella possibilità di questo cépage di regalare vini in grado di evolvere magnificamente e acquisire un’inaudita complessità nel tempo, pur restando freschi, vivi, scattanti, dotati di quella piacevolezza e golosità di beve senza la quale lo Champagne… non è Champagne.
E’ stato piacevolissimo giovedì sera, con il particolare frisson, per me, di partecipare (da invitato La Flute) ad un evento organizzato nientemeno che dalla condotta Slow Food Valli Orobiche, con la presenza di personaggi straordinari come Giulio Signorelli, inarrivabile affinatore di formaggi in Bergamo e titolare del negozio noto come Ol formager (piazzale Oberdan – sito Internet) prendere parte, nella cornice dell’accogliente Antica Osteria dei Camelì di Ambivere, alla degustazione.
Degustazione di quattro Champagne dapprima, e poi cena con la presenza di altri due Champagne, e la possibilità, dialogando con un disponibilissimo Corbon (persona di grande umanità e simpatia) di scoprire un modo di pensare e fare Champagne che fa onore alla Champagne, restituisce nobilitate, fascino e mistero ad una marchio che troppo spesso è soprattutto sinonimo di business.
Degustare Champagne di almeno dieci anni d’età e non limitarsi a degustarli, ma avere una straordinaria voglia di berli, di berne copiosamente, di gustarli, nella loro incredibile struttura e freschezza e capacità di evolvere ancora ulteriormente (mais oui!), nonostante fossero Blanc de Blanc Grand Cru 1995, millesimé 1988, 1985 e 1983 (con l’ultimo più pimpante e croccante e ricco di energia che mai), oppure “solo” (hai detto mai…) il fantasmagorico Brut d’Autrefois (95% Chardonnay ed un 5% di Pinot noir proveniente da Vandières), una meraviglia rimasta un anno sui lieviti fini con affinamento in legno, e con uso periodico di batonnage e poi una seconda rifermentazione in bottiglia durata qualcosa come dieci anni, sino a luglio 2007, quando il vino ha avuto il suo dégorgement. Cosa dirvi, senza ridurmi a schematiche e un po’ fredde note di degustazione, di questi autentici “Champagne de garde”?
Che il Brut d’Autrefois mi ha conquistato, d’imperio, vero coup de foudre, con il suo gusto secco essenziale, per un carattere verticale, profondo, incisivo, ricco di nerbo, dinamico nel suo proporsi in bocca, per la sua persistenza lunghissima, un mirabile equilibrio, una piacevolezza di contagiosa, emozionante suadenza.
Che il Blanc de Blanc Grand Cru 1995, in magnum, mi è pienamente convinto a tavola, nonostante un abbinamento non proprio irresistibile, per il suo naso fitto, elegante, carezzevole, ancora giovanissimo e ricco di premesse future, per la calibrata acidità al gusto, per una bella ricchezza di sapore ed un carattere franco.
Ma che spettacolo, con una particolare indulgenza per il millesimato 1988, che il proprio meglio lo diede già e che stupida per la ruvidezza tannica, mordente, per un gusto particolarmente saporito che evoca la buccia spessa dell’uva giustamente matura, per i due millésimé plus anciens!
Molto succoso, giocato sul frutto, rotondo, largo di lunga persistenza, ma un po’ carente di nerbo e articolazione, il 1985, dal naso minerale, petroso, profumato di miele d’acacia, cera d’api, cioccolato bianco, alloro, talco, ma che assoluta enoica libido, uno dei più grandi Champagne millesimati che mi sia capitato di approcciare, il millesimato 1983, 24 anni portati con brio, garbo, eleganza! Paglierino brillante vivo, traslucido, con leggere sfumature ramate, un naso complesso, cremoso, aereo, incredibilmente fragrante e fresco, cremoso nel suo insieme, con note di pera Williams, alloro, ricordi di ribes, cioccolato bianco, agrumi e frutta esotica tutte perfettamente distinguibili e vive, una bocca larga, strutturata, secca senza esitazioni né eccessi, per uno Champagne molto vinoso, di grande spalla, ricco di sapore, importante, ma ancora scattante, mordente, pieno di brio, lunghissimo nel suo proporsi, tanto che ne berresti delle “secchiate” se fosse possibile.
Un vero chefd’œuvre, a masterpiece, un grande vino simbolo di una zona che a questi livelli inarrivabili è giustamente leggenda e mito: Chapeau Monsieur Corbon, Chapeau Madame la Champagne!

0 pensieri su “Champagne Corbon: le plaisir d’un grand vin

  1. Ohhhh scusate la auto esaltazione ma qui sono arrivato prima di tutti.
    Mi scolo infatti i champagne de la flute a tutte le ricorrenze importanti da almeno tre anni e gli scontrini sono lì a dimostrarlo!
    certo però non le super annate delle bottiglie di Ziliani che a dire il vero in enoteca non ho mai visto e meno male anche perché ne immagino il prezzo…
    segnalo anche oltre a corbon anche il pas dosè di radisson, e il fleury.
    Ah le petit vignerons…

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