Che grande “scoperta” Montevecchia ed il Ristorante Passone!

Vado di fretta e non ho tempo di sviluppare adeguatamente un consuntivo della serata dedicata al “viaggio vinoso nei terroir del Barolo di Castiglione Falletto” (leggi) che ho condotto ieri sera in provincia di Lecco, per l’organizzazione, eccellente, della delegazione A.I.S. lecchese.
Voglio però, à la volée, ringraziare il delegato di Lecco, l’amico Fabio Folonaro, per la felice scelta della “location” a Montevecchia. Una scelta che mi ha consentito, e mi “vergogno” un po’ di scriverlo, di “scoprire” Montevecchia, che dista da dove abito io, Bergamo, solo mezz’ora di strada, il suo bellissimo paesaggio collinare caratterizzato da vecchi vigneti e angoli suggestivi che francamente non pensavo fossero così ricchi di fascino, nonché un’altra rilevante scoperta. Quella del Ristorante Passone (sito Internet), la qualità della cui cucina devo ancora indagare essendomi limitato a gustare solo un buon primo piatto prima del wine tasting, (da non perdere comunque, per la serie cene a tema, il prossimo 16 novembre, la cena denominata Il massimo del maiale – vedi – dedicata ai piatti tipici del momento dell’uccisione e salagione, quelli che hanno ispirato il detto “del maiale non si butta via niente”) ma di cui serbo già un ammirato ricordo per le ricche, personalissime, carte dei vini e dei distillati (quest’ultima stupefacente, per varietà, varietà di proposte, scelta di proposte preziose e rare).
Arrivare a Montevecchia, sedere ai tavoli di questo ristorante che è in grado di accogliere anche un numero importante di persone, ma che mi è parso animato da una grande professionalità, e vedermi proporre una carta dei vini, forte di qualcosa come 8-900 etichette, con una sezione piemontese da standing ovation, dove noti e meno noti, e soprattutto sfilze di vecchie annate di Barolo e Barbaresco (con una prevalenza dello stile tradizionale sul moderno) si propongono all’attenzione dell’appassionato grazie ad intelligenza e personalità di selezione e a ricarichi moderati che invitano a ordinare e bere, è stata una scoperta stupenda.
Come pure il trovare in carta tutti i vini che fecero la storia e la nobilitate di un grandissimo uomo del vino piemontese di cui ebbi la fortuna ed il privilegio di essere amico sino alla sua scomparsa tre anni, Mario Pesce (leggi qui e qui) deus ex machina e ispiratore di quella azienda super tradizionalista che è stata (e temo proprio non sarà mai più) l’Antica Casa vinicola Scarpa di Nizza Monferrato (sito Internet).
Che gioia trovare in carta, a prezzi da applauso, i fantastici Barbera d’Asti La Bogliona, il Dolcetto d’Acqui, il Freisa secco, l’inimitabile Brachetto secco La Selva di Moirano, i Barolo Tettimorra e Coste di Monforte, il Barbaresco Tettineive, il Rouchet Briccorosa!
Vini non facili e dialettici quant’altri pochi, fatti per durare e diventare grandi negli anni, vini che è raro trovare nelle carte di ristoranti invasi dalle solite, noiosissime cose à la page. Vini che non mancherò di gustare quando ritornerò, spero presto, a Montevecchia per sedermi ai tavoli del Passone e brindare idealmente alla memoria del carissimo Mario e di un’antica civiltà del vino che, ahimé, se n’è andata con lui…

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