E Farinetti si regala il Barolo. Ma non solo una bottiglia, un’azienda…

Monsù Oscar Farinetti, ma cosa mi combina? Non le bastava più il “giocattolo” (dai meccanismi non sempre ben combinati, come dicono le cronache) Eataly, non le bastava più il progetto delle aperture della sua creatura a Milano, Genova e – coming soon – New York?
Insomma, non si divertiva più ad essere il consulente finanziario, socio finanziatore ed eminenza grigia, così si dice apertis verbis in Langa, in parecchie altre operazioni messe a punto in via della Mendicità Istruita, dall’Agenzia di Pollenzo Spa, di cui è pubblicamente Presidente del Consiglio di Amministrazione all’Università di scienze gastronomiche (vedi), e avere potente voce in capitolo nelle decisioni che riguardano le strategie dell’ex Arcigola?
La capisco benissimo, il richiamo della terra, il fascino della Langa, sono troppo forti, ben superiori al tintinnare dei dollari, degli euro pardon, dei suoi molteplici business…
E così, come recitano voci e boatos che mi arrivano da Barolo e dintorni, non ci ha pensato su tanto e ascoltando la voce del cuore ha deciso, sborsando una bella cifretta intorno ai venti milioni di euro mi dicono, di regalarsi il Barolo. Non una semplice bottiglia o una cassa, da mettere magari a riposo nell’accogliente Banca del vino a Pollenzo, bensì un’azienda, e che azienda, una di quelle storiche, una di quelle che hanno fatto la nobilitate del Barolo, anche se il suo nome fa pensare ad una celeberrima zona vinicola francese, la Bourgogne…
Complimenti Monsù Farinetti, anche per l’ottima scelta (azienda seria con cantina a Barolo, non uno di quei marchi, parvenu del Barolo, che fanno il bello e soprattutto il cattivo tempo in Langa) e una domanda: ma per l’acquisto si è avvalso della “consulenza strategica” dell’amico Carlin e dei sodali di Slow Food?
Una cosa è certa: se il prossimo anno alla sua azienda arrivassero, ovviamente strameritatissimi, i “tre bicchieri”, non ci sarebbe da scandalizzarsi, parlando di qualità ovviamente…

0 pensieri su “E Farinetti si regala il Barolo. Ma non solo una bottiglia, un’azienda…

  1. Ziliani, sei mitico!! Comunque, è parecchio tempo che la “cosa” è nota. Corsaro, i buoni che ha, sono quelli di Ticket Restaurant.

  2. così “nota” che io non l’avevo letta da nessuna parte. Ed é grazie alla rete dei miei contatti in Langa, a Barolo, Serralunga e dintorni, che ho avuto la notizia stamattina ed essendo certa ho pensato di renderla pubblica. Qui su questo blog. Aspetto che anche i grandi organi d’informazione, su carta e sul Web, la diano a loro volta…

  3. Embè, non sei di queste parti, comunque se non sbaglio, vado a memoria, forse i tre bicchieri li ha già presi, non sono sicuro, le tre stelle super della Veronelli si, come il massimo nella guida dell’espresso (5 bott.) Sbaglio Ziliani?

  4. Caro Ziliani,

    da vetero comunista dico che uno con i propri soldi in questa società lecitamente può farci ciò che vuole, o no ??

    Inoltre Lei parrebbe legare in una sorta di automatismo ineluttabile l’acquisto con la consulenza di Slow Food e del suo presidente Carlin Petrini e successivamente la conquista sicuramente “meritatissima”dei tre bicchieri già per l’anno prossimo… o no ??

    Io credo che se un investitore puro, magari a digiuno di conoscenze tecniche approfondite abbia come amico/consulente Carlin Petrini sarebbe folle a non avvalersene…o no ??

    Insomma, a me la vena polemica piace e Lei lo sa benissimo; ma da qui ad esercitarla ad ogni piè sospinto……

    Ciao

  5. “compagno” vignadelmar, mi stavo giusto interrogando sul suo fragoroso silenzio, sulla vicenda flop Gaja in Spagna, quando é arrivato il suo simpatico commento. Non solo a me, ma a tanti, viene come ineluttabile automatismo pensare che i vini,già molto buoni, della casa storica “borgognona” acquistata da Farinetti possano addirittura diventare ottimi e straordinari tra un anno, quando uscirà l’edizione 2009 della Guida di riferimento. A lei, che giustamente pone la vexata questio del conflitto d’interessi, non sfuggirà che un problema del tipo di quello che rimproverate, a ragione, al Cavaliere, andrebbe posto, a questo punto, anche all’Oscar di Eataly, proprietario di un’azienda (ma le voci dicono che sia già titolare del 50% di un’altra), ma potenza di un’entità che, tra l’altro, é co-editrice di quella guida dei vini che dovrebbe giudicare anche i suoi. Se una cosa del genere riguardasse Berlusconi avreste già alzato le barricate.. mi auguro facciate notare che la cosa non é proprio da Paese normale, come direbbe il lider maximo… 🙂

  6. Ziliani, Lei mi stuzzica !!!

    Sul presunto flop del Giove Tonante dell’Enologia Italiana Le rammento che solo chi è in alto cade….e più in alto si è e più la caduta è visibile, comunque è vero che se inviti un’autentica star devi fare in modo che la sua partecipazione non sia distratta da altre attività altrettanto allettanti, facendo correre il rischio anche a quest’ultime di vedere deserto o quasi il loro appuntamento.

    E’ come se quando La invitano ad un’iniziativa enologica, mentre parla, in un’altra sala venisse servita una succulenta cena……come la prenderebbe ???

    Tornando a piombo sul tema principale però, non so di quale Azienda si tratti, non confondiamo le carte in tavola.
    E’ pur vero che si tratterebbe di un conflitto di interesse…ma “moltissimo blandissimo” rispetto a quello del Cavaliere che ha a che fare con la democrazia e la libertà anche d’informazione di questa Italia.
    Non sto facendo un discorso di tipo legale ma credo che le commistioni o meglio le partecipazioni in questo mondo molto lucrativo siano molte e molto nascoste, quindi da garantista sono per l’innocenza fino a prova contraria….e se poi i tre bicchieri non arriveranno Lei cosa farà ??

    Ciao

  7. Premesso (e qui mi rivolgo a Franco e Vignadelmar) che non riesco a capire cosa abbiano a che fare Farinetti, Slow Food e il comunismo, dico soltanto che stiamo parlando del proprietario della più grande enoteca del Piemonte (che sta per sbarcare in altre città), ricopre un alto incarico presso l’Agenzia di Pollenzo, collabora con un’associazione che vanta amicizie politiche molto in alto e che pubblica la guida che in Italia (e anche oltreconfine) fa il mercato e adesso si mette pure a produrre Barolo, per giunta con un nome già affermato. Non è abbastanza?
    E allora mi viene solo una considerazione da fare: ce lo meritiamo, Berlusconi…

  8. questa é un’autentica cattiveria Marco! Non ce lo meritiamo di certo, come non ci meritiamo Fini, Casini, Bossi, ma anche Prrrodi, Veltroni, Fassino e praticamente tutta la classe politica di oggi. Discorso qualunquista? Forse, ma direi piuttosto da totalmente disilluso della politica, da anarchico conservatore che non sa più, da tempo, a chi concedere la prova di fiducia e l’apertura di credito di un voto… 🙁

  9. Franco, purtroppo questa classe politica, per quanto becera e “inciucista”, è l’espressione fedele del Paese. E’ dura dirselo, ma credo sia necessario. Però non dimentichiamoci che ci sono anche politici e amministratori onesti, coerenti e capaci. Anche se sono pochi.
    E’ una cattiveria, la mia? E chi ha mai detto che sono bravo?
    Quando scrivo, parafrasando Nanni Moretti, “Ce lo meritiamo, Berlusconi” mi riferisco al fatto che il conflitto di interessi che riguarda il cavaliere nero riguarderebbe anche molti di noi se solo potessimo essere al suo posto. Quello che intendo dire è che, per quanto meno importante di quello berlusconiano, il “conflitto di interessi” farinettiano non è eticamente meno significativo. E Vignadelmar, che ha una posizione politica molto vicina alla mia, in cuor suo questo lo sa benissimo. Non è questione di “innocenza o colpevolezza”, Vignadelmar, è questione di limiti: qui siamo in presenza di uno che produce, pubblicizza, compra, vende e lavora gomito a gomito con chi giudica. Se accettiamo questo, non lamentiamoci poi di Berlusconi.
    Chiudo con un quesito: cosa dovrebbe pensare oggi di fronte a questa notizia un ipotetico grande, anzi grandissimo produttore di Barolo escluso a priori per ragioni “misteriose” e ingiustificabili dalla guida di Gambero Rosso & Sf? E cosa dovrei pensare io, che non vedo i suoi vini esposti sugli scaffali del Lingotto, il che equivale all’incirca a non vedere i dischi di Springsteen sugli scaffali di un negozio specializzato in rock americano? Ma sia chiaro che parliamo di un produttore ipotetico, fittizio, perché nella realtà certe cose mica succedono, figurarsi, mica ci chiamiamo tutti Berlusconi…

  10. Caro Sig, Arturi, il comunismo c’entra solo perchè io lo sono.

    A Ziliani riformulerei la domanda: “E se poi i Tre Bicchieri non arriveranno Lei cosa farà ??”

    Ciao

  11. caro “companero” vignadelmar, non mi sottraggo alla sua domanda. Se i tre bicchieri non arrivassero all’azienda di Barolo appena acquistata dall’amico del giaguaro, ovvero da Oscar Farinetti, farò ammenda, mea culpa, (prenda nota e ne prendano nota i lettori di questo blog) e riconoscerò di aver fatto una previsione sbagliata. Questo per onestà intellettuale, anche se sono persuaso che il vincitore di questa “scommessa” tra me e lei alla fine sarò io. Ma sarò lieto di essere smentito, di uscire perdente, di vedere l’onestà trionfare, una volta tanto. Certo che la proprietà farinettiana mette, paradossalmente, l’azienda borgognona di Barolo in una condizione singolare: se prende i tre bicchieri per molti sarà perché é proprietà dell’amico del giaguaro, se non li prenderà, e magari li merita, sarà magari perché in una valutazione razionale si riterrà opportuno non assegnarglieli perché se li prendesse si finirebbe per dare ragione a quelli come me. Non é, come dice bene Marco Arturi, un clamoroso conflitto d’interessi, ovviamente in campo enoico, questo, che rende il Farinetti una sorta di piccolo Berlusconi coi baffi? 🙂

  12. La discussione si è fatta intrigante anche se, lo ammetto, ho solo intuito il nome dell’azienda e non ne ho certezza…
    Ma possibile che una notizia non certo ” secondaria” come questa non abbia trovato eco sulla blogsfera?
    Tutti “allineati” o tutti convinti che “tanto la propietà non è inportante, vuoi mettere i prodotti……”?
    cordialità

  13. Franco….suvvia…..i soldi fanno altri soldi. I ricchi diventano sempre piu’ ricchi, e i poveri sempre piu’ poveri, non lo sapevi???
    Ma Eatitaly a proposito, come sta andando???Perchè, attenti, non è tutto oro quello che luccica e a volte anche i ricchi toppano…….

  14. Giuliano, mi sembrava di essere stato sufficientemente chiaro nel favorire l’identificazione dell’azienda quando ho scritto:
    “l’azienda, una di quelle storiche, una di quelle che hanno fatto la nobilitate del Barolo, anche se il suo nome fa pensare ad una celeberrima zona vinicola francese, la Bourgogne…”. Quale nota azienda storica, con sede a Barolo, ha un nome che ha assonanza con la mitica zona del Pinot noir in Francia? Indovinello facile facile, suvvia!

  15. … quando si dice “buttarla in caciara”

    ma che c’entra, anzi che ci azzecca, il conflitto di interessi di Berlusconi, con gli affari di un imprenditore che sta per acquistare (o ha gia’ acquistato) un’azienda produttrice di Barolo? (Borgogno? perche’ non si puo’ pronunciare, ma solo alludere?)

    un Berlusconi del vino sarebbe uno che possiede il 45% dei vigneti italiani, mentre un altro 45% e’ pubblico

    ma fatemi il piacere ……

    Nico

  16. tel chi, come disen a Milan, el “tenente Drogo”, forumista gamberesco di cui avevo perso le tracce da mesi! Per lui “la butto in caciara” – translate please – se parlo di un chiaro conflitto d’interessi a proposito del sciur Farinetti che é contemporaneamente tante cose, produttore, forziere di Slow Food, proprietario di Eataly, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di Pollenzo, in affari con la Coop e chissà quante altre cose ancora… Marco Arturi, vergognati: sei anche tu, come me, al servizio della “reazione” anche se, a differenza di me, che non lo sono, sei un compagno. Di quelli che ragionano con la propria testa e non accettano la vulgata ufficiale…

  17. Però, caro Ziliani, penso che se Lei fra un anno ammetterà di aver sbagliato sarà stato senza dubbio onesto ma allo stesso tempo per i prossimi 12 mesi Lei avrà contribuito ad instillare in chi La legge il tarlo del dubbio circa la leicità di un’acquisizione che fino a prova contraria è lecitissima (nel senso che questa discussione dà al termine lecito) e non presenta lati oscuri se non un fumus di aprioristica colpevolezza che sarà tutta da dimostrare.
    Dico questo perchè è vero che sono uno strenuo difensore della libertà di stampa, delle investigazioni delle testate che devono sempre cercare di smascherare la disonestà, il malaffare, il torbido che si annida nella nostra società ma,credo che il compito di un blog enologico non debba essere principalmente questo o almeno dovrebbe scrivere solo a fatti avvenuti.

    Sono molto sensibile a questi temi e La prego di pensare queste mie righe non come un attacco al suo modo di conduzione del blog ma più largamente ad uno scrivere sempre più scandalistico, urlato e superficiale che vedo affiorare sempre più spesso.
    A mio modo di vedere Lei ancora è ben lontano dal correre il rischio di esservi assimilato ma questo modus operandi che la vede come accusatore preventivo un po’ mi dispiace.

    Daltronde anche Lei nella risposta delle 15,30 fa balenare di essere roso dal dubbio della cattiva posizione nella quale l’Azienda acquisita si è posta.
    Ed il Sig.Farinetti cosa avrebbe dovuto fare, non comprarla??

    Ciao

  18. Ossignur “compagno” vignadelmar, e dire che io ho la pia illusione di scrivere in un italiano corretto e intelleggibile!
    Lei scrive: ” lei avrà contribuito ad instillare in chi La legge il tarlo del dubbio circa la liceità di un’acquisizione che fino a prova contraria è lecitissima (nel senso che questa discussione dà al termine lecito) e non presenta lati oscuri se non un fumus di aprioristica colpevolezza che sarà tutta da dimostrare”. Benissimo, ma c’é una fondamentale differenza, ovvero che io non ho mai messo in dubbio la liceità dell’operazione messa a segno da Farinetti. Hai i dané, e tanti, come dicono a Milano, gli piace il vino, é nel mondo del vino, pensa, magari su suggerimento del “consulente strategico” amico, che acquistare Borgogno (ma diciamolo!) sia un’ottima operazione e quindi ha fatto la sua offerta, ha aperto una trattativa, si é messo d’accordo con i proprietari storici e ha perfezionato l’acquisto. Ha fatto benissimo! Dal mio punto di vista, ma anche da quello di quel “nemico dell’imprenditoria illuminata” che é Arturi, si é però dimenticato chi é, cosa rappresenta, i propri legami, le ovvie, naturali, prevedibili e giustificatissime accuse di “conflitto d’interessi” (in Italia sono tanti oltre al Berlusca ad essere in questa situazione) che questo legittimo acquisto (e, dicono, un coinvolgimento diretto, 49-50%?, in un’altra azienda barolesca citata in un commento) avrebbe suscitato. Ha i milioni di euro, voleva diventare un produttore di Barolo, benissimo: li ha tirati fuori ed é entrato nel “club” di coloro che producono il miglior vino d’Italia e del mondo. Ma ora, visto che ha le spalle forti, e non ha bisogno di difensori o di “avvocati d’ufficio”, accetti, e lo accettino anche i suoi sostenitori, le critiche che questa brillante operazione messa a segno inevitabilmente provoca… Ma dai, suvvia, come direbbe quel “gobbaccio” malefico di un Mughini!

  19. Che il partecipante (a qualsivoglia quota) a un’attivita’ di controllo e critica (per esempio una guida sui vini) sia poco opportuno che entri a far parte del pool dei controllati e criticati (per esempio un’azienda vinicola) e’ cosa evidente: nemo judex in causa propria. Ma e’ cosa altrettanto evidente che il grado di opportunita’, la sua cogenza, sia ben diverso quando l’attivita’ di controllo sia un incarico istituzionale pubblico, niente po’ po’ di meno la Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, rispetto a quando si tratta di una iniziativa assolutamente privata e facoltativa come una guida critica sui vini. La credibilita’ della guida e’ cosa che interessa solamente a chi quella guida produce e vende. Quella delle istituzioni repubblicane dovrebbe invece essere assolutamente imprescindibile.

  20. Bravo Cintolesi,

    altrimenti che dire di Bibenda che esclude Aziende altrimenti meritevoli di menzione solo per aver fatto della pubblicità su di una testata “nemica” ???

    Sicuramente non è un comportamento molto professionale e riguardoso dei soldi spesi dal consumatore finale che vorrebbe avere un prodotto il più completo possibile e rappresentativo della realtà enologica italiana.

    Ciao

  21. Caro Ziliani,

    mi permetta di iniziare così anche se non la conosco.

    Complimenti per la satira. Simpatica, pungente ma anche “leggera”, in questi casi si sintetizza con il termine sottile. Vera per alcune parti ma anche ovviamente deviata per altre.
    L’uso dell’avverbio “ovviamente” è dovuto in modo duplice: è ovvio che chi parla di una persona che non conosce può sbagliare, inoltre è ovvio (inteso come banale, risaputo, abusato) in questo periodo storico, che definirei della “approssimazione pettegola”, parlare e sputare sentenze, più o meno ironiche, su chi non si conosce, in particolare su chi ha combinato qualcosa di più o meno importante ed in particolare da parte di chi di mestiere fa il giudicatore, non avendo costruito da sé cose che possano essere giudicate.
    Non è certo questo il suo caso, parlo in generale, né d’altra parte potrei esprimere giudizi su di lei né diretti né sottili, visto che non la conosco. Dovrei farlo basandomi su ciò che mi hanno raccontato, ma ciò non rientra nelle mie abitudini e poi, a dir la verità, non ci ho fatto neanche tanto il caso, preferisco conoscere direttamente le persone.

    Quindi commento parlando di me e non di lei.

    SLOW FOOD
    Non sono tutte quelle robe lì un po’ “cucciane” che lei descrive.
    Sono semplicemente un amico di Carlin e un profondo ammiratore delle attività e del pensiero di Slow Food, specie di quelli degli ultimi anni. Cerco, per ciò che posso, di dare una mano al movimento fondato da Carlin, ma in totale trasparenza e visibilità.
    Di grigio ho solo i pochi capelli rimasti.

    I SOLDI
    In questo modello sociale, nelle democrazie del nord del mondo in genere chi è bravo, molto determinato e molto fortunato, fa soldi. Sto parlando degli onesti, perché per i disonesti il discorso è diverso (spero anche che lei non sia tra coloro che pensano che a far soldi possano essere solo i disonesti, tutto ciò che scrivo, dalla prima all’ultima parola, sarebbe tempo perso).
    L’ultima parte, la fortuna, toglie non poco di merito a chi li fa, tant’è che non porto particolare stima e ammirazione per i ricchi, anche se fatti da sé, preferisco in genere frequentare e confrontarmi con le persone per bene e intelligenti a prescindere dal loro portafoglio che non muove di una virgola i miei sentimenti.
    Succede che chi, come me, è nato piuttosto povero e fino a 34 anni (già con due figli) è stato abbastanza in difficoltà sotto il profilo finanziario, mantiene per tutta la vita un rapporto con il denaro di tipo strumentale e cioè mirato a creare valore, impresa, posti di lavoro, ricerca, passione, in una parola: vita.
    A 53 anni mi sono rimesso in discussione, investendo buona parte dei miei soldi e della fortuna precedentemente avuta, in Eataly. Non credo che lei preferisca chi, dopo aver fatto i soldi, si ferma, investendo solo in attività finanziarie, possibilmente a rischio zero, con la pancia al sole e nessun pensiero. Né d’altra parte ho titolo per criticare chi fa scelte diverse dalla mia e men che meno di pretendere ammirazione da parte sua.
    Semplicemente volevo così raccontarle come la penso sui soldi.

    EATALY
    Con la mia solita fortuna mi sa che sarà un buon affare anche questo. Ma non è di certo questo obiettivo che mi ha mosso. Non sto qui a “romperla” sui molti perché di Eataly. Le racconto soltanto una cosa sui “meccanismi non sempre ben combinati” che lei cita (ho risposto nei particolari a Moliterni).
    Le mie origini popolari, sia sotto l’aspetto economico che delle frequentazioni, e culturali mi hanno portato sempre a costruire modelli di retail di tipo popolare e cioè grandi, informali e per tutti.
    In Eataly ho cercato di combinare questa mia vocazione con il mondo dei cibi di alta qualità. Ci lavorano 240 persone, mediamente ogni giorno 3000 persone comprano e 1500 mangiano, oltre 200 (tra i bambini delle scolaresche al mattino e gli adulti nel pomeriggio) partecipano ad eventi didattici.
    In un ambiente così grande è più facile commettere errori e di sicuro li abbiamo commessi, ma sono ugualmente certo che non abbiamo compiuto errori tombali, di base e cioè legati ai valori alti su cui ci siamo impegnati.
    Avrei potuto creare una struttura piccola, magari per soli ricchi, magari per soli appassionati, una struttura più facile e meno soggetta ad errori ma, creda, non ne sono attratto. Amo la gente comune che è tanta e quindi ha bisogno di ambienti grandi. E poi sono determinato a dimostrare che si può fare alta qualità anche per un pubblico più grande e più comune.

    BORGOGNO
    Credo di capire che condividiamo l’amore e l’ammirazione per il barolo realizzato con metodo classico e per le aziende che con basso profilo realizzano alti prodotti. Credo che potremo confrontarci su questo de visu, magari in cantina davanti a una bottiglia di 30 o 40 anni, visto che in Borgogno hanno avuto l’intelligenza e la lungimiranza di metterne da parte un buon numero. Di “3 bicchieri” Borgogno ne ha già presi e spero che ne prenderà ancora. Di sicuro la mia presenza non influenzerà Piumatti & co, spero che non li influenzi al contrario con atteggiamenti di autocensura per non esporsi a critiche. Lei sa quanto può essere difficile il ruolo di chi di mestiere giudica.

    Infine, non so se lei è così simpatico come la sua scrittura. Dicono di no, ma non ci credo.
    Vedremo. Spero di conoscerla.
    Mi sono molto divertito a leggere ciò che ha scritto e come lo ha scritto. Mi hanno divertito molto anche i commenti e non ha idea di quanto mi piacerebbe riunire un giorno intorno ad un tavolo lei con Corsaro, Gianni, Paola, L’avventore, Fiorenzo, Maria, Marco, Mario, Antonio, Mario e Rookie….oddio con me saremmo in 13…
    Allora facciamo così: scoviamo il senza nome che ha scritto la frase più bella:
    “con i soldi si compra tutto, subito. E’ più difficile mantenere le cose nel tempo, negli anni, nei secoli. Lì sì che si vedono i grandi, con il cuore grande…”.

    Magari davanti ad una fetta di salame, incominciamo a discutere da qui.

    Oscar Farinetti

  22. L’acquisizione è lecita, Vignadelmar, come lo sono tutte le altre attività del Nostro. E’ il contesto culturale nel quale si sviluppa l’attività enoica di Farinetti che lascia perplessi. Non glielo ha mica prescritto il medico, a Farinetti, di ricoprire tutti questi ruoli “contigui”; non sono mica io ad essere entrato nel “Comitato dei saggi” del Pd, a vantare amicizie trentennali con un paio di ministri e ad essere amico e “consulente” di Farinetti; non è mica Ziliani quello che fa il mercato con la sua guida e poi decide quali vini devono finire sugli scaffali “privilegiati” di Eataly. Qualche critica sarà pure lecita, no?
    E di fronte a tutto ciò Franco Ziliani non avrebbe il diritto/dovere di esprimere dubbi e perplessità, come giornalista di settore e prima ancora come persona profondamente innamorata della Langa e del Barolo? E perché mai?
    Guardate, giusto un paio di sere fa me ne stavo con il naso poggiato su un calice di Bricco Boschis Riserva Vigna San Giuseppe ’01 dei Fratelli Cavallotto, un Barolo di quelli veri, grandi e indiscutibili, e non riuscivo nemmeno a discernere un’emozione dall’altra tante erano le sensazioni che mi trasmetteva quel vino. Ero semplicemente commosso. Lo dico perché Franco Ziliani (che farà pure il suo mestiere di polemista, per carità, e avrà le sue posizioni preconcette che a volte fanno arrabbiare anche me) condivide con me questa grande, grandissima, sincera passione per la magia di quella terra e dei suoi vini e capisco perfettamente come possa preoccuparsi, indignarsi, anche infuriarsi – fino ad arrivare talvolta a sbagliare -perché preoccupato dalla sempre maggiore mercificazione che caratterizza questa realtà. Il Barolo è lavoro, è passione, è cultura. E la gente come me, Franco e tanti altri sente il dovere morale di contribuire alla tutela di questo patrimonio. Personalmente sono pronto (e credo che lo sia anche Ziliani) a fare i miei complimenti a Farinetti se l’azienda da lui rilevata continuerà a regalarci gli stessi vini e le stesse emozioni. Resteranno comunque certe perplessità: a questo riguardo quoto una mia domanda alla quale nessuno si è degnato di dare risposta:

    “cosa dovrebbe pensare oggi di fronte a questa notizia un ipotetico grande, anzi grandissimo produttore di Barolo escluso a priori per ragioni “misteriose” e ingiustificabili dalla guida di Gambero Rosso & Sf? E cosa dovrei pensare io, che non vedo i suoi vini esposti sugli scaffali del Lingotto, il che equivale all’incirca a non vedere i dischi di Springsteen sugli scaffali di un negozio specializzato in rock americano? Ma sia chiaro che parliamo di un produttore ipotetico, fittizio, perché nella realtà certe cose mica succedono, figurarsi, mica ci chiamiamo tutti Berlusconi…”.

  23. What a surprise caro Farinetti e che splendido intervento! Chapeau bas all’imprenditore e all’uomo, simpatico, ironico, che mi viene davvero voglia di conoscere, magari davanti ad una fetta di salame e ad una bottiglia di Barolo, Borgogno o altro, purché di quelli veri. Fissiamo la data e sarò felicissimo di stringere la mano e fare la sua diretta conoscenza.
    P.S. Mi scuso per la risposta sbrigativa, ma mentre rispondevo mi ha chiamato, da Madrid, un fraterno amico e appassionato di Barolo, Juancho Asenjo, e allora non ho potuto sviluppare il discorso.
    A Farinetti voglio esprimere la mia ammirazione per la signorilità del suo intervento, per avermi preso in considerazione (così qualche rosicone non potrà più dire, a sproposito, che non mi si fila nessuno: leggono, eccome se leggono, ma preferiscono non intervenire… ), per il modo in cui ha risposto. Per formazione culturale non sono di quelli che pensano che il danaro sia lo sterco del demonio, e che si possano fare soldi solo in maniera disonesta. Io ho il massimo rispetto per la sua attività di imprenditore di successo (e che successo!), ho solo delle perplessità sugli intrecci tra la sua legittima attività di imprenditore, attivo ormai in molti campi, ed il ruolo che riveste (non minimizzi, suvvia!) nell’ambito della nota associazione golosa di Bra. Se lei non avesse un ruolo e pesante, nessuno avrebbe da eccepire sul suo acquisto e le avrebbe solo fatto i complimenti e gli auguri (come le faccio io, anche ora e pubblicamente).
    Ma poiché di sua eminenza Carlin non é solo amico, ma anche qualcosa di molto di più, ecco le mie perplessità e quelle di altri amici che sono intervenuti a commentare qui. Non ho arrière pensées, non sono prevenuto (anche se quando sento la parolina Slow Food si attiva una mia particolare “sensibilità”), e sono disponibilissimo e felice di poter avere l’opportunità di dialogare con lei. Non solo a distanza, come lei ha fatto con un gesto che onora la sua intelligenza, e dimostra la sua ironia ed il suo stile, ma di persona. Ovviamente davanti ad una bottiglia, anzi, due o tre, di Barolo. Lei metterà il “suo” e io cercherò di contribuire con qualche campione dei miei.
    Grazie ancora per i complimenti, che sento sinceri, alla mia “satira”. Quanto alla mia “simpatia” non si fermi a quanto dicono persone che, ovviamente e lo capisco, non mi trovano simpatico. Nemmeno io trovo simpatiche loro o nutro simpatia per loro, fa parte del gioco. Conosciamoci di persona, magari a Novello, località che entrambi amiamo, o nella vicina Barolo (poi magari ad Eataly, che dovrò decidermi a visitare prima o poi, come ho detto), e vedremo se da questo gentleman’s agreement possa nascere un dialogo, tra persone che la pensano diversamente magari, ma si rispettano. Con simpatia Franco Ziliani

  24. Egr.Sig.Farinetti,
    quando aprirete quelle bottiglie di 30-40 anni posso venire anche io che sono il titolare di una piccola Osteria di provincia ??

    Buon lavoro e ciao !

  25. La recondita aspirazione di ogni blogger, no qui il giornalismo non c’entra, è che l’oggetto del suo post – meglio se di un certo prestigio – si materializzi nei commenti. Anzi, è la misura della riuscita del post. Non è semplicissimo, si devono scrivere le cose giuste, nel momento giusto, con il tono giusto. Stavolta ha vinto Franco, maledizione 🙂

    Franco, a quel pane-e-salame vengo pure io, chiaro! 🙂

  26. come direbbe il mitico Biscardi, “denkiu” Massimo e chapeau anche alla signorilità del tuo riconoscimento, che venendo da una persona e da un blogger che stimo, mi é ancora più gradito 🙂

  27. Dato che ho letto l’intervento del signor Farinetti solo dopo aver postato il mio, provo adesso a porgergli un paio di domande: Signor Farinetti, non le sembra che la molteplicità di competenze e risorse (da me stesso e da Ziliani sopra elencate) accentrata nelle sue mani possa dare lo spunto a perplessità e critiche? A suo parere queste perplessità sono legittime? Non trova che nella sua posizione, specie con l’acquisizione oggetto di questo post di Franco Ziliani, il pericolo di incorrere in più di un conflitto di interessi (per quanto politicamente ed economicamente poco significativo possa essere) è piuttosto elevato?
    La ringrazio anticipatamente per l’eventuale risposta e per le rassicurazioni che ha sopra offerto a chi come me è innamorato del Barolo che lei definisce “classico”.

    Marco Arturi

  28. @ Signor Farinetti: Ancora una cosa, sempre se sarà tanto cortese da rispondere: cosa penserebbe dell’ipotetica situazione da me descritta al termine del post delle 20:56? Sempre se non fosse ipotetica, chiaramente…

  29. Ho giusto un Borgogno del ’71 che aspetta di essere aperto, Ziliani porta le uova e lei monsù Farinetti ‘na bella trifula.
    Va bin?

  30. caro Edoardo, dobbiamo essere molto onorati di essere stati presi in considerazione da Monsù Farinetti: solitamente lui, avendoli nel consiglio della società Eataly s.r.l., dialoga con personaggi del calibro di Bruno Cordazzo, presidente Coop Liguria, Turiddo Campaini presidente Coop tirrenica e Pierluigi Stefanini (proprio lo Stefanini della UNIPOL), presidente Coop adriatica. Di loro, che non conosco e penso non conoscerò mai, avevo letto solo nelle pagine della finanza dei quotidiani, nel magnifico libro, di cui dovrò decidermi a scrivere, Falce e carrello, le mani sulla spesa degli italiani (il titolo, spettacolare, vale da solo l’acquisto del libro, interessantissimo), scritto da Bernardo Caprotti, patron dell’Esselunga (vedi http://www.falcecarrello.com). Mi sembra incredibile ancora oggi che un uomo abituato a confrontarsi con grossi calibri siffatti, oltre che con l’amico e guru Carlin, “consigliere strategico”, abbia perso del tempo a dialogare con me e a lodare il tuo bellissimo pensiero sui soldi. Che vale anche, vedi il mio post di stamane, per il Berlusca… 🙂

  31. Che colpo Ziliani, ieri sera! Quando c’è Loris in giro, qualcosa succede sempre. A proposito di aziende vinicole, sul fatto che non si sapeva di Borgogno, almeno, non lo sapevano i media, ma secondo voi una azienda di nome x deve avere per forza il proprietario x? E se se fosse y? E che poi y, la rivende a z? E sto parlando di Langa. O che una azienda “k” abbia il proprietario di nome “w” . Sempre in Langa. Secondo voi non è possibile? E questo non è così semplice da sapere. Il fatto è che negli ultimi 10-15 anni, tutti vogliono fare i “produttori”.

  32. quanti commenti!
    purtroppo non ho avuto il tempo di leggerli tutti
    vorrei solo aggiungere altri “due cents” come dicono gli americani
    cosa dovrebbe farci con i soldi un imprenditore? metterli sotto la mattonella?
    Farinetti sta concentrando i suoi investimenti nello stesso settore, cosi’ come fanno tanti altri imprenditori (Berlusconi e’ un caso patologico e come Berlusconi c’e’ solo Berlusconi al mondo, per fortuna)
    ha superato Farinetti una soglia di guardia? si puo’ parlare di monopolio o concentrazione eccessiva? non mi pare
    invece di fare processi alle intenzioni, si potrebbe guardare come e’ andata finora: Slow Food sembrava avesse fatto il patto con il diavolo, sembrava aver svenduto l’anima
    e’ andata cosi’? non mi sembra proprio
    l’unico guaio – e “La Stampa”, temerariamente sfidando la censura di regime e le amicizie in alto loco di SF, ha avuto il coraggio di scriverlo – e’ che a Eataly si mangia un po’ troppo in fretta …
    Nico

  33. Farinetti ha scritto:
    “Mi sono molto divertito a leggere ciò che ha scritto e come lo ha scritto. Mi hanno divertito molto anche i commenti e non ha idea di quanto mi piacerebbe riunire un giorno intorno ad un tavolo lei con Corsaro, Gianni, Paola, L’avventore, Fiorenzo, Maria, Marco, Mario, Antonio, Mario e Rookie….oddio con me saremmo in 13…”

    .. su una cosa credo che tutti i lettori del blog (tra quelli non citati) saranno d’accordo: nel proporsi come quattordicesimi 🙂

    N;

  34. Gianni, singolare ragionamento il suo. E’ il fatto che “a proposito di aziende vinicole, una azienda di nome x” non debba “avere per forza il proprietario x? E se se fosse y? E che poi y, la rivende a z? E sto parlando di Langa. O che una azienda “k” abbia il proprietario di nome “w” che rende la situazione Langa, per dire solo una realtà che conosco bene e che frequento assiduamente, paradossale. Una volta non era così: le aziende Borgogno erano dei Borgogno, le Mascarello dei Mascarello, Cappellano dei Cappellano. Oggi ci troviamo di fronte spesso a “scatole cinesi” dove le proprietà non sono sempre chiare e note, e dove partecipazioni, quote, interessenze, joint venture rendono il quadro confuso. E soggetto, come ho scritto, a veri e propri conflitti d’interesse…

  35. Purtroppo le scatole cinesi esistono pure in Langa.
    Tenente, se vuoi mangiare in fretta, mangia in fretta, altrimenti ci metti tutto il tempo voluto che poi il giornalista Rocco “pianga” perchè non ha trovato la panna, come scritto sui cartelli, perchè finita, beh io lascerei perdere, per non dire altro.

  36. “…invece di fare processi alle intenzioni, si potrebbe guardare come e’ andata finora: Slow Food sembrava avesse fatto il patto con il diavolo, sembrava aver svenduto l’anima
    e’ andata cosi’? non mi sembra proprio…”

    Ne sei sicuro? Ti parlo da ex-socio dopo una militanza di 12 anni, e come operatore del settore ti posso confermare che non ci sono alici di Cetara né puzzone di Moena d’alpeggio per tutti, solo per citare due esempi e due presidi. Allora quando la richiesta sarà alta e lo é da anni, l’offerta si abbasserà al punto che bisognerà fare quei prodotti con altre acciughe e con altro latte, magari nell’industria. Questo si sta già verificando. Allora il presidio e lo Slowfood, che fino a ieri erano incompatibili con la GDO, dove si collocano? Sullo scaffale!
    E tanti saluti ai pescatori ed ai margari…

  37. Sono sempre curioso, caro Paolo, “Si sta già verificando”. Cioè cosa vuoi dire? Dove e quale prodotto? E qui non è come per il riso, qualcosetta so. Ma per cortesia, non generalizzare come su Eataly=vintage=bassa qualità.

  38. Antonio, ma scrivo male o non capisci tu cosa scrivo?
    Questa é farina del tuo sacco (Eataly=vintage=bassa qualità) non mia e se tu avessi letto il primo post su Eataly dell’estate scorsa, ti saresti accorto che ho sempre applaudito a questa iniziativa, anzi ho anche detto e lo ripeto che se avessi avuto tutti quei soldi l’avrei aperta io anni fa.
    Ribadito ciò non ti resta che andare a Cetara a parlare con i pescatori o al caseificio di Predazzo per capire che le produzioni di quei prodotti non sono sufficienti alle tante richieste. Ergo la validità e la sacralità dei presidi decade.
    Non sto dicendo che quello che vende Eataly é falso, dico che alcune produzioni non possono soddisfare tutte le richieste, é cosa ben diversa. Non penserai mica che tutti i margari scesi dall’alpeggio conferiscano l’intera produzione ad Eataly?
    Quindi vendere i prodotti dei presidi a tutti é di per sé un controsenso.

  39. Caro Paolo,
    i tuoi timori: domanda alta (tanti vogliono il prodotto del Presidio) e conseguente calo della qualita’ (es. altre acciughe e altro latte) sono ovviamente piu’ che sensati.
    Ma e’ gia’ cosi’? E per cosa?
    E’ sano e realistico essere pessimisti e stare in guardia, ma nemmeno fasciarsi la testa prima che sia rotta.
    N.

  40. Arturi!!…hai capito adesso cosa centrano Berlusconi e Prodi…
    …prima tutti dargli addosso, poi interviene, si ridimensionano i toni, e poi tutti dolcemente in fila per cenare insieme come grandi amiconi…complimenti…
    L’Italia politica va a rotoli così come l’Italia enologica proprio perchè, come in questo caso, il colmo dell’illusione coincide con quello della verità… Quindi?! Tutti incoda per il 15° posto…e viva l’ammoore!

  41. mi dispiace Mirko, ha capito Roma per toma… Per quanto non mi riguarda non finirà a tarallucci e vino e pacche sulle spalle e volemmosse bbene! Io ho tirato in ballo la “questione Farinetti-Eataly”, ho parlato chiaramente di “conflitto d’interessi” che nasce in seguito al suo acquisto di una storica azienda produttrice di Barolo. Oscar Farinetti, con intelligenza e sense of humour, ha ritenuto di intervenire su questo blog e io gli ho risposto cordialmente (com’era mio dovere e come buona educazione richiedeva) rendendo un doveroso omaggio al suo gesto. Può darsi che c’incontreremo, Farinetti ed io, ci parleremo, ci confronteremo, come é giusto e civile. Sicuramente non mi comprerà di certo un eventuale pranzo, a base di tartufo e Barolo, con il patron di Eataly, né io cambierò il mio modo di scrivere dopo un eventuale incontro con il presidente del consiglio di amministrazione dell’Università di Pollenzo. Mi spiace proprio, ma é completamente fuori strada…

  42. caro(?) guerrini guarda che io con Farinetti mica ci faccio l’amore…vorrei, visto che dicono che l’ho attaccato (cosa non vera, peraltro) conoscerlo, perlomeno….e lei chi é per mettere tutti nel calderone?

  43. Franco ha ragione, tanto è vero che ha già ripreso la sua opera di “martellamento ironico” nei confronti di Farinetti. Come però ha ragione anche il signor Mirko, molti altri lì a parlare della cena…tipicamente italiano, come atteggiamento.
    Ma nessuno si è sognato di rispondere alle mie domandine semplici semplici. A cominciare dallo stesso signor Farinetti: sono rimaste inevase, come tutte le domande scomode. Ma come dire, “L’ottimismo è il profumo della vita”: così io rimango ugualmente in attesa di quelle risposte, che certamente non sono arrivate solo perché il signor Farinetti sarà molto impegnato.
    Ad ogni modo, se lo stesso Farinetti vuole posso tornare al tavolo a riformulargliele di persona: però il vino me lo porto io. Passo a prenderlo direttamente da un vignaiolo che non è presente sulla guida di Gr/Sf e del quale non c’è traccia né a Pollenzo né al Lingotto.
    Si tratta di un vinello senza tante pretese, sia chiaro…

  44. “I tuoi timori: domanda alta e conseguente calo della qualita’ altre sono ovviamente piu’ che sensati.
    Ma e’ gia’ cosi’? E per cosa?
    E’ sano e realistico essere pessimisti e stare in guardia, ma nemmeno fasciarsi la testa prima che sia rotta.

    E’ già così per i prodotti che ho citato ed anche per altri, nel bene e nel male: la mozzarella di bufala campana dop per esempio. Sarà difficile che con 400000 litri latte si facciano 4 milioni di chili di mozzarella, qualcosa evidentemente non torna. Poi c’é il produttore onesto e quello disonesto, come sempre in tutti i settori. Ma allora ha senso il presidio?
    Comunque io non voglio stare qui a fare il grillo parlante (gratis). Siccome per lavoro percorro 85000 km l’anno, non avete che da svolgere le vostre indagini con gli input che ho già dato.

  45. …no,no…era chiaro, anzi…chiarissimo: il mio intervento era una provocazione a chi poi si è accodato. Ho molto apprezzato l’ntervento di Farinetti, e , ancora di più, la sua risposta…non ho frainteso il principio, anzi; ne tantomeno nutro dei dubbi che una buona bottiglia e qualche grammo di tartufo possano farle cambiare idea!!

  46. …le grandi aziende sono state fatte da grandi cuori che consideravano il danaro una conseguenza di un lavoro fatto bene. E, in tempi di bilanci, avevano occhi appannati e matite spuntate. Così i conti tornavano sempre.
    Noi, contadini e produttori, abbiamo bisogno di imprenditori come Oscar Farinetti. Come abbiamo ancora bisogno di Carlin Petrini e dei lenti.
    Ne abbiamo bisogno perchè Cariln ha fatto quello che NON ha fatto la coldiretti e gli altri quattro gatti di sindacati agricoli in 40 anni di dominio spirutuale e temporale
    (In hoc signo vinces…).
    Sindacati, marionette del potere, hanno prodotto ben poco. Oggi si pagano le conseguenze: vedi, per esempio, guerra tra poveri del latte, quote contro cobas. E mi fermo qui per non peggiorare la mia situazione, oltremodo.
    Carlin ha dato dignità al nome CONTADINO che, lo so per certo, era stato BANDITO dai lumaconi CD, perchè dispregiativo. Meglio imprenditore agricolo. Carlin ha reso orgogliosi di esserlo i contadini.
    La mia unica e sola preoccupazione è quella di ricordare sempre, a Carlin e a Oscar, quello che ci hanno promesso e quindi, mi permetto di suggerire loro: “con i soldi si compra tutto, subito. E’ più difficile mantenere le cose nel tempo, negli anni, nei secoli. Lì sì che si vedono i grandi, con il cuore grande…”.

    Ecco il senso di queste mie parole. Niente di più.
    Edoardo Bresciano, Corsaro del gusto.

  47. Marco, butto lì una ipotesi: il “vignaiolo che non è presente sulla guida di Gr/Sf e del quale non c’è traccia né a Pollenzo né al Lingotto”, ha magari cantina a La Morra, vigneti, diversi e splendidamente tenuti a La Morra e dintorni, diciamo anche verso Barolo (Cerequio e Sarmassa) ha i riccioli (e ha brillantemente superato i cinquanta) e si chiama R.V. ? E’ un caro amico, fa vini che ammiro ma non mi emozionano, e ha la sana abitudine di dire in faccia, senza giri di parole, quello che pensa…

  48. I presidi hanno proprio senso anche nel far fuori produttori disonesti o che non rispettano più certi indici iniziali. E’ già successo e infatti non esistono più come presidi. Che poi tutto sia criticabile e migliorabile non ci sono dubbi.

  49. @ Franco…Esatto, si tratta di Roberto Voerzio. Che, come dicevo, fa vinelli senza pretese…per carità, roba che non merita certo di essere presente su una guida, alla Banca del vino nè in vendita in enoteca. Roba che nel panorama di Langa non significa e non conta niente. Ma sia chiaro che non è l’unico caso di assenza ai miei occhi incomprensibile: è solo il più clamoroso.
    Quello che intendevo dire, quindi, è questo: io semplice rivenditore sui miei scaffali ci metto ciò che più mi conviene e mi aggrada. Libero arbitrio allo stato puro, legato alla convenienza economica. Bene. Se manca un certo produttore è affar mio, del resto mica posso vendere TUTTI i vini del pianeta. Ma dal momento che Farinetti (il rivenditore, mi ostino a ripetere, ma anche il Presidente del Cda di Banca del vino nonché l’amico e collaboratore di Slow Food e quindi degli autori della guida GR/SF) acquisisce Borgogno, certe assenze non diventano più pesanti, quantomeno sotto il profilo etico?

  50. Antonio invece di rispondere sempre di no, metti giù fatti e cifre, é comodo nascondersi dietro al monitor!
    Io mangio il puzzone di Moena da 17 anni, prima del presidio, e so benissimo che il latte delle malghe conferitrici a gennaio é finito perché c’é troppa richiesta (oramai lo trovi anche alla Coop ed all’Esselunga) quindi il resto dell’anno viene fatto con altro latte e non aggiungo di più. Allora mi dici che senso ha il presidio? Cosa difende? Guarda che ne ho già parlato con Burdese e mi ha dato ragione.

  51. E’ difficile nascondermi dietro il monitor anche perchè uso un palmare, a parte gli scherzi, sul fatto dei presidi ti do ragione, è SF che ad un certo punto dovrebbe dire stop a certi presidi,se il tal formaggio non è piu’ conforme, l’importante che il consumatore lo sappia. Su questo hai perfettamente ragione. Forunatamente ci sono altri presidi che continuano ad andare avanti bene, es. la robiola di roccaverano, questa di certo,” l’ originale” non la trovi tutto l’anno, quella con in latte misto si.
    Ci sono pro e contro, come in tutto.
    Ciao

  52. Caro Ziliani, ho letto con piacere il suo post sul caso Bibenda. Lo trovo sincero, schietto e va al cuore del problema.
    Trovo anche giusta l’idea di non processare un’intera meritevole Associazione per le corbellerie compiute da un suo potentissimo associato…….però…….pare che questo potentissimo associato tenga in pugno saldamente la situazione avendo ripetuto anche quest’anno quella pessima opera censoria, senza che nessuno abbia nuovamente mosso alcun rilievo.
    Non che debba farlo Lei, per carità, ma forse in questa nostra società malata incominciamo a sopportare, digerire, dare per scontati, alcuni comportamenti che altrimenti ci farebbero rabbrividire.
    Meditiamoci sopra….non è un bello spettacolo.

    Ciao

  53. A proposito di shopping in langa, ziliani, sintonizzi le antenne ( farinetti non c’entra – ha già avuto, più di quello che si è scritto -). Come si dice qui, ci sono parecchi “trigu”.

  54. generalizzare o puntare il dito su due soli presidi mi sembra riduttivo…..
    basti pensare che alcuni prodotti che oggi sono presidio esempio”colatura di alici di Cetara” ,prima di essere presido si usava solamente nelle case dei pescatori e in alcuni ristoranti nella zona di Cetara quindi con guadagno zero da parte dei pescatori che la producevano. Non solo, alcune volte erano costretti, o a non produrla, o addirittura a buttarla dopo averla prodotta…….. perche non si riusciva ne a venderla ne a consumarla.
    Oggi fortunatamente grazie a Slow@food che li aiuta,grazie a eataly che la commercializza e grazia ad altri che sposano le buone cause ,i su detti pescatori vivono anche di questo…………
    quindi sicuramente bisogna preservare una produzione artigianale…..senza strafare ma dobbiamo sopratutto preservare le produzione di questi prodotti nel rispetto delle regole ………………
    Inoltre questi prodotti sono di tutti e devono essere alla portata di tutti…
    e non solo dei “Ricchi”come capitava alcuni anni fa…
    oggi grazie ad alcuni piccoli o grandi imprenditori questi prodotti li possiamo comprare o assaggiare grazie………….
    un sostenitore dei buoni prodotti a prezzo sostenibile da sempre………….

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