“Eataly, da Slow Food a fast food?” Un sorprendente articolo de La Stampa

Acciperbacco, cosa sta succedendo a La Stampa, il celebre quotidiano torinese da sempre ospitalissimo con la golosa associazione di Bra (alias Slow Food), tanto da aver ospitato per anni le prediche, pardon, gli articoli di Carlin Petrini (oggi passato al concorrente Repubblica) e da proporre tuttora rubriche affidate agli uomini della Chiocciola (o ad altri non ostili a S.F.) se oggi, ovverosia due giorni fa, il sito Web del giornale torinese è arrivato a pubblicare questo spettacolare intervento? (link)
A scrivere e a pubblicare con il titolo eloquentissimo di “Eataly, da Slow Food a fast food?e con un sottotitolo che recita “Il successo della struttura mette a dura prova la filosofia del movimento di Petrini”, è il giornalista Rocco Moliterni (caposervizio cultura della Stampa, non lo conosco di persona, ma da lontano gli stringo idealmente la mano e gli faccio tanto di chapeau!) che nel suo spazio blog intitolato La gola parlando di come vanno le cose a Eataly, ovvero una struttura (vedi) di cui Slow Food è “consulente strategico” (leggi) scrive e riporto testualmente:
Parcheggiare di corsa, mangiare di corsa e chiudere un occhio se nel piatto non trovi quello che è annunciato. Il grande successo che Eataly sta riscuotendo sembra mettere a dura prova la filosofia Slow Food che ha influenzato fin dall’inizio la creatura di Oscar Farinetti. L’affollamento ad ora di pranzo soprattutto nel weekend sembra infatti trasformare in un mega fast food la struttura. Per mangiare devi fare la coda e metterti un po’ da avvoltoio ad aspettare che chi ha già conquistato un posto al bancone (luogo diciamo non molto conviviale costretto come sei a non guardare in faccia chi ti mangia accanto) te lo ceda.
Chi ovviamente è già seduto al bancone vive con imbarazzo il fatto che c’è qualcuno che sta aspettando il suo posto e quindi mangiare in fretta diventa quasi un dovere. E anche l’attenzione al cliente da parte di chi serve e si fa in quattro per star dietro alle ordinazioni inevitabilmente scema a livello di fast food. Così può capitare che ad esempio leggi sulla lavagnetta che il crudo di pesce del giorno è ricciola, ombrina e salmone, ma poi nel piatto, dopo una lunga attesa, ti arriva tonno al posto della ricciola (“l’abbiamo finita è la risposta” se chiedi spiegazioni).
E’ una minuzia, ma visto che c’è la lavagna perché a quel punto non cancellare ricciola e scrivere tonno? E al caffé, c’è ancora il cartello che spiega che puoi prendere il cioccolato fondente nel bicchierino con la panna, ma ogni volta che chiedi la panna ti dicono che la macchina è rotta. E’ una minuzia, ma perché non togliere il cartello che la promette? Poi il rispetto Slow Food per la gente dovrebbe forse non portare ai fastidiosi cartelli “chi ruba è un ladro” e frasi del genere.
La maggioranza delle persone che vengono a Eataly amano le cose buone e non pensano a rubare, se c’è una minoranza che pratica l’esproprio non è certo un cartello che riesce a dissuadere dai cattivi intenti. Infine il parcheggio, prima si avevano due ore di parcheggio gratuito, ora una sola e in un’ora è difficile non ingozzarsi di corsa. Basterebbe lasciare le due ore gratuite a chi va nei ristoranti e un’ora sola a chi fa acquisti”.
Questo si chiama parlar chiaro, anche su un quotidiano, torinese, non certo nemico della proprietà di Eataly o ostile a Slow Food…
Ma cosa succede ad Eataly (leggere i commenti che hanno fatto seguito all’articolo di Moliterni) e cosa accade a quella “filosofia Slow Food” messa così duramente alla prova secondo l’autore dell’articolo, autore di una videointervista (vedi) pubblicata in occasione del Salone del Gusto 2006?

0 pensieri su ““Eataly, da Slow Food a fast food?” Un sorprendente articolo de La Stampa

  1. Dell’argomento ne abbiamo già trattato alcuni mesi fa.
    Io plaudo all’apertura di questo negozio dal primo giorno e come ho già detto, se avessi avuto 20 milioni di euro in tasca lo avrei aperto io che sono operatore del settore, perché l’idea di poter mangiare in loco i prodotti che sono sullo scaffale per me é una grande idea. Ma da cittadino consumatore torinese e badi ben non da concorrente, non posso che confermare mio malgrado l’articolo de La stampa. Il parcheggio gratis per 2 ore é durato solo sei mesi (era uno specchietto per le allodole?) la cartellonistica anti taccheggio é ridicola e quella che invita all’acquisto é da lavaggio del cervello di epoca staliniana. I posti ai ristorantini sono effettivamente contingentati, ma lo erano anche all’inizio, tant’é che tutti i clienti dissero: “Ma perché non aggiungete dei tavoli?”
    E così fecero, ma fecero male perché gli spazi non sono stati progettati a tale scopo. Risultato: adesso i tavoli sono dappertutto! E a chi fa piacere, come me, mangiare seduto al tavolo un paio di ovetti di Bianca saluzzese con una bella grattata di tartufo bianco (22 euro)accompagnati magari da un bicchiere di barbaresco (8 euro), fa meno piacere avere alla destra le scale mobili ed il relativo viavai di gente e alla sinistra il banco dell’ortofrutta con la commessa che insacchetta gli ortaggi.
    Caro Farinetti, invece che dallo Slowfood non era meglio farsi fare le consulenze da un architetto serio? E dire che per il progetto della struttura ne avete addirittura pagati due…
    I prezzi restano abbastanza competitivi, ringraziando chi gli fornisce i prodotti, il pane, l’acqua, il latte ed il vino sfuso sono dei veri calmieri per il mercato torinese. Però non si capisce perché il caffé, vero vanto della filera corta petriniana, che dai contadini dell’altopiano di Huehuetenango (Guatemala) arriva direttamente alla cooperativa dei carcerati di Torino che lo lavorano e lo insacchettano, é aumentato da un giorno all’altro di 20 centesimi al sacchetto. Forse sono aumentate le spese di spedizione?

  2. Mi fanno un pò sorridere i commenti che ho letto su quest’articolo. Io a mangiare da eataly ci vado due o tre volte a settimana, ho già provato mille volte tutti i ristoranti e non mi sembra proprio ci sia questo disservizio. Può darsi che sia successo (a me no) che sulla lavagnetta ci sia un piatto che poi in realtà è finito, ma allora cosa mi dite di molti ristoranti (slow o no, fate voi) dove i vini in carta sono ad es. 50 e poi in realtà sono 40, idem per il menù. Si fa un pò di coda al bancone? E allora? Forse nelle ore di punta, ma se uno ha fretta va al fast food o no? Il parcheggio è solo più di un’ora? Eh, certo questo è un grande problema. Magari il prossimo anno non ci sarà manco più il parcheggio. Forse tra chi si lamenta del parcheggio, non ci sarà per caso, quelli che si comprano ad Eataly, la bottiglietta d’acqua da 50 cent, per avere diritto alle due (ora una) ore di parcheggio gratis e poi vanno al cinema al Lingotto? Oppure a fare la spesa al vicino supermercato.Ci sono, ci sono. E ancora leggo ( sempre nei commenti sulla Stampa), che i prodotti sono più scadenti che all’inizio, ma quali prodotti? Perchè non si dice la marca? Io tra gli scaffali ci giro spesso e faccio pure la spesa e Questa mi sembra proprio una cazzata. Una grande cazzata.
    Bene, ora mando la parcella a Farinetti
    Avv. Gianni

    Ps Avv.= avventore

  3. Interessante lettura, Franco; chissa’ perche’, non sono sorpreso. Tra l’altro avrai notato i molti commenti, praticamente tutti in linea col tono dell’articolo. Alla fine della fiera, sempre GDO resta.

  4. …ma griffata e garantita da Slow Food, il “consulente strategico”. Fa una bella differenza o no, Fiorenzo? E adesso vediamo se ci sarà chi dirà che Moliterni, redattore della Stampa e amico di Petrini,é un provocatore! L'”avventore” Gianni, con il suo consueto “stile” ha già proferito, manco fosse il quarto del trio Medusa, che “questa mi sembra proprio una cazzata. Una grande cazzata”. Vedremo cosa diranno della cronaca di Moliterni i defensor fidei di Carlin e della golosa associazione…

  5. Consueto stile? Mah! La cazzata a cui mi riferisco non è l’articolo, ma è riferita a chi dice che i prodotti non sono più quelli dell’inizio. Comunque dimmi tu Ziliani, cosa pensi, non so se ci sei già stato a Torino, ma se il problema è il pacheggio o i posti a sedere (che saranno centinaia), o a la coda a prendere un caffè, beh allora, questi problemi, a me non danno nessun fastidio

  6. Ziliani una lana caprina una polemica gratuita, non è da Te riportare certe porcate , fare la fila vuol dire che la gente ci va! Ziliani prima i sovversivi poi questa , fermiamoci prendiamoci un riposo…!

  7. E’ tutto vero, dalle attese agli antipaticissimi (e discriminatori) cartelli. Ha ragione Fiorenzo quando dice “sempre gdo resta” e io aggiungo: con l’aggravante di essere travestita da qualcosa di profondamente differente.
    Eataly è diventato ciò che era destinato a diventare, vale a dire un posto “di tendenza” nel quale recarsi a mangiare un boccone fa molto fico.
    @ Gianni l’Avventore: Anche se comprendo che il riutilizzo per scopi “fashion” degli stabilimenti industriali dismessi fa tanto trendy, se la gente che spende 50 centesimi per ciucciarsi due ore di parcheggio vi dà fastidio chiedete di spostare Eataly in un quartiere che non si chiami Lingotto e che non abbia un mega centro commerciale e una maximultisala di fianco. Lo vedrei benissimo in Crocetta o in precollina, per esempio. Magari con le guardie armate che ti chiedono la dichiarazione dei redditi all’ingresso.
    Consiglio a tutti i torinesi una “piola” lì vicino – sono disposto a fornire l’indirizzo in privato, almeno non mi si dice che faccio pubblicità, ma se la cercate da voi trovarla è un attimo – dove ti servono un Nebbiolo del Roero sfuso (arriva da Vezza d’Alba, garantisco io per la qualità) a 2,30 € al Lt.; se ci vai col bottiglione te lo riempiono loro, che hanno incominciato a fare questa cosa circa vent’anni prima di Eataly.

  8. Ma quali attese e attese, come ho già scritto,se hai fretta vai al fast food o nella piola li accanto. Ormai si è già detto tutto su Eataly, adesso arriva Moliterni che non trova la ricciola. Ma non era lui che scrisse che durante Artissima, sempre ad eataly, l’hanno sistemato in un tavolo dove gli “arrivavano folate di vento”? Ma dai, per favore. Arturi, vai al mattino e vedi un pò che clienti di “tendenza” ci trovi. Noi ci “scanniamo” e qualcuno ride. Comunque aspettare un quarto d’ora per mangiarmi una buona pizza (con materie prime indiscutibili),io non ho difficoltà e spendo 5 euro. Poi se ho voglia vado anche in piola e magari ci si vede,Arturi. Spero non sia quella in “tema” alla zona.
    Dimenticavo, le guardie armate, ovviamente dovrebbero essere rosse.

  9. Come posso mancare ad un banchetto simile? Ma non rido perchè c’è poco da ridere. Anzi, per come vanno queste cose c’è da piangere.
    Sembra che la dirigenza non abbia più le mani in pasta, quindi…rischia poco.
    Così vanno le cose: una botta e via…in altre avventure.
    Neh Gianni?

  10. -Ha ragione Fiorenzo quando dice “sempre gdo resta” e io aggiungo: con l’aggravante di essere travestita da qualcosa di profondamente differente.-

    Su questo non ci sono dubbi dato che dalla visura camerale gli altri soci risultano essere Coop Liguria, Coop tirrenica e Coop adriatica (chissà cosa direbbe Caprotti!).

    L’articolo é “alla torinese”, ma denuncia un disagio.
    A chi si professa paladino del buon gusto e dichiara che mangiare é un atto agricolo, ricordo, però, che il cliente ha sempre ragione.
    Allora, se Farinetti&c. vogliono ancora aprire 7 negozi in Italia, sarebbe bene che imparassero qualcosa dagli errori commessi in gioventù.
    Per intanto vediamo in quanto tempo i milanesi “bruceranno” il corner dentro al Coin di p.za 5 giornate…

  11. Paolo non era il caso di tirare fuori la visura camerale , sono mesi che sappiamo chi sono i soci. Nella gdo ,quella vera,non ci sono tutti quei micro produttori presenti ad eataly , verrebbero schiacciati dalle varie penalità ecc., qui invece lavorano. Che il cliente abbia sempre ragione non ho dubbi e devo dire che molto è stato corretto. Poi che il giornalista si soffermi sul fatto che manca la panna,per degustare il cioccolato di Gobino, mi sembra un pò bambinesco .

  12. Perche’ tirare in ballo i Milanesi per il Coin di piazza 5 giornate… quasi a fianco della Camera del Lavoro della CGIL? No, dai, preferirei che il confronto a questo punto prenda piuttosto in considerazione Peck e la sua rete di negozietti tutti a pochi passi uno dall’altro, in pieno centro storico, a due passi dal Duomo e rigorosamente senza parcheggi, con delle vere squisitezze a prezzi non credo superiori a quelli di Eataly di Torino. Sbaglio?

  13. Ziliani, non c’è nulla di cui meravigliarsi.
    E’ il normale evolversi delle cose: quando un fenomeno di nicchia diviene tendenza e, quindi, moda, inevitabilmente si passa dalla logica della qualità a quella della quantità, due filosofie difficilmente conciliabili.
    Bisogna rassegnarsi al fatto che le cose buone e belle sono necessariamente per pochi: diversamente perderebbero la loro identità (golosa?).

  14. @ Rookie, per fortuna che il marchese Incisa della Rocchetta non ha certo ragionato in base alla sua frase finale “Bisogna rassegnarsi al fatto che le cose buone e belle sono necessariamente per pochi: diversamente perderebbero la loro identità (golosa?)” ed e’ passato dalle 18-20.000 bottiglie di Sassicaia di una volta alle circa dieci volte tanto di oggi (e speriamo che non si fermi, ma investa in altre decine di migliaia di bottiglie in piu’ magari fra altri dieci anni…). Ricordo una strategia di Juan Carrau in Uruguaj quando decisero di fare una grande battaglia qualitativa ed investire nel Tannat, “bisogna democratizzare l’enologia”. E oggi il Tannat e’ il piu’ diffuso vitigno intorno a Montevideo, proprio lì ha trovato il suo habitat ideale che non aveva mai trovato nemmeno nel suo luogo d’origine, i paesi baschi. E’ un gioiello, ma lo fanno adesso a milioni di bottiglie. Ecco, questo e’ quello che dobbiamo chiedere ai produttori delle cose buone e belle.

  15. Ma perchè tirare fuori la storia che si è passati dalla qualità alla quantità? Ma come fate a dire questo? Solo perchè in un articolo si legge che ci sono problemi di parcheggio o di menù non prontamente cancellati dalla lavagnetta o perchè la panna è finita??? Fate esempi concreti di qualità peggiorata, altrimenti sono solo sterili polemiche. Adesso entra pure il buon riso di Zaccaria e cosa volete di più.

  16. …vogliamo che ci venga servito con un bel sorriso, senza fare file per un tavolino e senza pagare il conto prima. Non vogliamo bere l’acqua avanzata dal cliente precedente. Non vogliamo pizze semicrude per la fretta di farne(spero solo per questo). Non vogliamo che ci freghino 10 euro, come successo, per la fretta di arraffare i piccioli. Chiaramente, dopo la rincorsa acchiappa-cameriera, desolatamente restituiti. Come dice Fiorenzo è GDO, e più che queste cose non può offrire. Questa è la legge.

  17. Crosta, sui prezzi di Peck, sbagli alla grande, un raschera dop d’alpeggio, stesso produttore (Occelli) a Torino lo trovi a circa 20 euro al kg, a Milano a 38 euro.E potrei farne molti altri esempi, soprattutto sui formaggi ( che conosco bene). Ciao corsaro, per te consiglio la piola li accanto, li l’acqua, il pane e il coperto li paghi e non 1 euro.

  18. Gianni, grazie, anche per il consiglio della piola. Ma vorrei ricordarti che non ci sono solo i formaggi. Fra i negozi di Peck c’e’ anche una pescheria, una gastronomia, un fruttivendolo, ecc. ecc. ecc. ma a parte questo ti garantisco che bisogna sempre confrontare il prezzo del giorno, cioe’ il prezzo con la freschezza di quello che acquisti. Ci sono cose che il giorno che arrivano in negozio costano 38 e un mese dopo 20, un po’ come il Beaujolais Nouveau, quindi non mi faccio incantare quasi mai da chi vende a meno… non sempre ha lo stesso valore.

  19. Scusa Mario, ma non è che sto dicendo che eataly venda a buon prezzo o tipo Lidl , dico che Peck è carissimo, e ci sono stato parecchie volte. Per favore, un raschera dop di Occelli ha un prezzo, euro più euro meno,quello è, e la stagionatura è quella d’alpeggio, quindi i prodotti non sono simili, ma Uguali. Non può costare quasi il doppio, dai.Sul fresco,( frutta e verdura) sono d’accordo, i prezzi sono un pò “alla giornata” , ma tutto il resto? Ed il resto è la maggior parte. Poi oh, comprate un pò dove volete. Ciao

  20. E si, sarà così. Vivo ancora per il gusto della vita, per un sorriso, per una stretta di mano e fesserie simili. Noi gente da piola siamo fatti così. A proposito, bello il gioco di prestigio. Si, dai…quello dei tavoli. E’ un vecchio trucco: pochi e piccoli tavolini, così è tutto pieno e intasato in un attimo.
    Aria fritta.

  21. Guarda che vado anch’io nelle piole. Intasato con piccoli e pochi tavolini e se allora fossero di più, non sarebbe intasato ancora di più. Quando passo di la, devo fare la segnalazione al box infaormazioni, di mettere anche qualche tavolo sui tetti.Sono altri che fanno i giochi di prestigio. Secondo me.

  22. @ Corsaro
    Col tuo ultimo messaggio sei molto vicino a quello che intendevo dire io, facendo una riflessione generale, con il mio discorso su nicchie, mode, qualità e quantità.
    La qualità dei prodotti enogastronomici, o meglio la loro eccellenza, a mio modesto avviso non può prescindere dalla cornice e dall’atmosfera nelle quali vengono venduti o consumati.

  23. @ Rookie
    Infatti se un prodotto è di ottima qualità, continua ad esserlo sia che lo venda eataly o peck o la bottega sotto casa. Cambiano i prezzi. Ma, Ziliani, non ho ancora capito se ci sei stato a Torino, credo di no, altrimenti avresti fatto già un mega post.

  24. @ gianni

    Mi viene in mente un Vinitaly di qualche anno fa, quando ad uno stand di un produttore pugliese c’era un tizio che affettava al coltello prosciutto di Norcia (non chiedermi cosa c’entrasse con la Puglia) e ne distribuiva a mano (quasi le lanciava) le fette ai passanti: il prosciutto, forse, era anche buono, però…

  25. @Gianni: fantastico il troll da guardia, un Neanderthal con i baffoni. Mi ha fissato minaccioso e ringhiante tanto che, chi mi accompagnava esclamò “beccato”. Niente di tutto ciò, non ci sono foto segnaletiche in bacheca. E’ un troll domestico e curioso.

    @prodotti di qualità: tutto il sistema Italia è più o meno di qualità. Tra solfiti, nitrati e antibiotici, ma tutto regolarmente autorizzato, in deroga, e vigilato.

    @prodotti di nicchia: casse da morto. (in legno)

    @prodotti artigianali a produzione limitata: la mia strada.

    Così, per dare un sintetico quadretto del mio pensiero.

  26. Elitaly, pardon Eataly, è un posto con pretese d’elite e situazioni da grande distribuzione, tutto qui. E la cosa, se permettono i suoi aficionados, mi sembra leggermente schizofrenica. Preferisco la piola, anche se non mi garantisce il parcheggio grautito. Un brindisi ideale a Corsaro per quanto ha scritto.

  27. Gent. Sig. Franco, seguo spesso il suo blog anche se non sono mai intervenuta, di vino devo imparare ancora molto (silente ma non assente, come ha detto qualcuno), ora però mi permetto d farlo. Su Eataly sono state scritte miliardi di parole, e sicuramente si continuerà, anche dai commenti precedenti emerge questo, chi la pensa bianco, chi nero e va bene. Basta digitare su google il termine eataly e la risposta sono centinaia di articoli da blogger e non, e soprattutto anche stranieri. Vengono, guardano, scrivono. Ziliani, lei si definisce, mi sembra di aver letto in qualche suo post, un giornalista che macina chilometri, va sul posto, assaggia, degusta ecc. e POI, DOPO scrive. Mi pare normale. E se applicasse questa tecnica piu’ spesso? Non occorre essere una volpe per capire che lei, quando sente nominare anche solo lontanamente slowfood o eataly , parte per la tangente e allora giu’ a scrivere, ma capita sempre piu’ spesso che adotta un’altra tecnica, quella del copia-incolla, quella che si usa quando si è pigri o quando non si è informati. Lei pigro non è. Il top è stato quando ha ripreso un’articolo di un giornalista braidese su Cheese, forse anche a questa manifestazione non è mai stato, ma lei si occupa di vini…
    Il copia-incolla per un professionista non è il massimo. Di una cosa sono quasi certa: che tra tutti i giornalisti enogastronomici professionisti italiani, solo lei e Davide Paolini non siete mai stati ad Eataly. Ma almeno Paolini non ne scrive.
    Non vorrà continuare in eterno a fungere da megafono? Macini chilometri e poi sicuramente, come hanno scritto altri, avrà molto da scrivere, anche duramente. Per ora e per me, su questi argomenti lei è solo un Franco-Megafono e nulla piu’. Aspetto il vero Franco-tiratore, ma forse non esiste piu’.

    Lucia Beltramo
    Torino

  28. data la civiltà delle argomentazioni non posso mancare di rispondere a Lucia Beltramo. Ha ragione, sebbene sia un wine trotter, e macini chilometri e giri, e mi sposti, e assaggi (tanti vin: alla faccia di quello che afferma un provocatore che racconta balle sapendo di mentire), non ho alcuna difficoltà ad ammettere di non essere stato ancora ad Eataly. Dovevo andarci già un paio di volte – e una in compagnia di Marco Arturi o di altri lettori torinesi che si sono detti disposti ad accompagnarmi per illustrarmi meglio la situazione – ma per un gioco del caso (vado spesso in Piemonte, ma preferisco la Langa che la capitale della Fiat e del Lingotto) ad Eataly non ho ancora messo fisicamente piede. Questo non m’impedisce, non avendo mai spacciato per mie le impressioni e le esperienze altrui, di riportare e commentare quello che altri, che ad Eataly sono stati, che l’hanno visitata, che ne hanno visti pregi, che sicuramente ci sono, e difetti e limiti (che a quanto pare non mancano), hanno scritto. Penso di averne tutti i diritti, anche se sono consapevole, così facendo, come lei osserva, di “fungere da megafono”, da cassa di risonanza dei loro giudizi. Che non mi sembrano affatto pregiudizi però… Prima o poi ci andrò, da solo o in compagnia, inatteso ospite e visitatore, e prima o poi riferirò le mie impressioni, che, perché escluderlo, io cerco di essere onesto, potranno anche saranno positive. Nell’attesa non impedisca al “franco tiratore” che esiste ancora, glielo assicuro (chi altri scrive e scriverebbe molte cose che leggete solo su questo blog, chi avrebbe raccontato la disavventura di Gaja a San Sebastian, chi critica Wine Speculator, chi invita a non prendere per oro colato i vaticini, risaputi, delle italiche guide?) di riportare, su Eataly, solo una parte (ci sono tante altre cose relative ai meccanismi, commerciali e non, con cui vengono selezionati i produttori ed i vini, soprattutto di Langa, che finiscono sugli scaffali, che non ho ancora riferito, ma di cui sono perfettamente a conoscenza) delle tante cose che si dicono, si commentano, si pensano. E non sono solo rumors, maldicenze o cattiverie gratuite, mi creda.
    cordialità
    f.z.

  29. Grazie per la precisazione. Io mi sono permessa di intervenire proprio perché conosco bene, ma molto, molto bene, quei meccanismi che lei cita nel finale del suo commento. Quando riferirà, poi, sul blog, potremo magari confrontarci in modo interessante, sicuramente. Però se fa una visita a Torino ( “l’inatteso”, non l’ho capito) in compagnia di Marco Arturi, semmai allerti anche Gianni, che da cosa ho capito la pensa diversamente, così si troverà tra due punti di vista opposti. A scanso di equivoci, ma forse si era capito, io, al momento sono contenta di Eataly, sia come consumatrice che non…

  30. @ Lucia: scanso equivoci, il provocatore che racconta balle dovrei essere io. Se chiedere, a petto di due post critici in dieci giorni, quali vini di Gaja Franco Ziliani abbia assaggiato e quando, é un raccontare balle, allora va bene,racconto balle. Peró la domanda +e rimsta inevasa.

    Peró mi fa piacere che le stesse domande vengano spontanee anche ad altri – non sospetti. Il fatto oggettivo che da Franco Ziliani ci si aspetti qualcosa in piu´di un copia ed incolla e di riferire di seconda mano, dovrebbe fargli piacere. E´segnale che chi lo legge – e tra questi io, che gli piaccia o non gli piaccia – ha fiducia nei suoi posts e li legge con attenzione. In fondo il livello dei suoi lettori lo ha scelto lui ed é bene, ogni tanto, che civilmente , senza insulti e senza ricorrere ad allusioni offensive si confronti con gli stessi.
    Come nel tuo caso.

  31. oggi sono clamorosamente di buon umore e oltre a mostrare umana pietas nei confronti del “provocatore”, che diabolicamente persevera, voglio fare dono a tutti di due perle di saggezza, due aforismi di Oscar Wilde, che adoro, e di cui potete fare l’uso che credete. Anche contro di me, ça va sans dire!… 🙂
    1)
    “Mi piace parlare di fronte a un muro di mattoni: è l’unico interlocutore al mondo che non mi contraddice mai”
    2)
    “Scelgo i miei amici per il loro bell’aspetto, le mie conoscenze per il loro buon carattere e i miei nemici per la loro acuta intelligenza. Un uomo non può essere troppo attento nella scelta dei nemici. lo non ne ho uno che non sia stupido. Si tratta di uomini di una certa levatura intellettuale e, di conseguenza, mi stimano”

    Tutto sommato penso che anche gli zucconi che mi criticano per partito preso, che affermano cose non corrispondenti al vero, rientrino, anche se “nemici” in senso stretto non li considero, in quella categoria così ben descritta da Wilde…

  32. Quindi se il presidente Farinetti, tra una conferenza in giro per l’Italia ed un carotaggio in vigna, ha tempo anche di passare per il negozio, farebbe bene a strigliare il direttore che non dirige ed il buyer, o meglio la buyer, che non é all’altezza della situazione.
    Ho capito bene?

  33. Forse avrò capito male, ma questa é la realtà dei fatti:
    i cantinieri non sanno nemmeno stappare una bottiglia e la buyer si permette di dire agli artigiani, che aspettano un giudizio sulla qualità dei loro prodotti “Ma io non posso mica assaggiare tutto quello che mi mandano!”
    Meditate gente……meditate!

  34. “Fate esempi concreti di qualità peggiorata, altrimenti sono solo sterili polemiche. Adesso entra pure il buon riso di Zaccaria e cosa volete di più.”

    E seconde te il riso “vintage” sarebbe di qualità?
    Ma per piacere!

  35. Buona sera Ziliani, sono qui nella tana de lupo, ha visto che è arrrivato pure Farinetti, sul blog? Solo una domanda veloce a Paolo: ma il riso vintage, dove l’hai visto? Perchè se lo trovo magari l’assaggio e poi potrò anch’io dire che non è di qualità.
    Buona serata, magari davanti ad un Barolo di Borgogno.
    Ciao a tutti, anche a Gianni che è un pò che non vedo.

  36. buona sera a tutti: confesso che sapere di essere letto e commentato “nella tana del lupo”, come dice lei, (non é che siamo su Scherzi a parte e che mi merito l’Oscar dell’anno del boccalone che abbocca? 🙂 ) mi diverte molto. Mi sembra un bell’episodio di quella che in diplomazia si chiama “cordiale entente”, una pagina di civile confronto tra persone che la pensano diversamente, ma dove uno, il criticato, rispetta il diritto dell’altro di criticarlo. Con ironia, come ha scritto Farinetti. Ci manca solo che intervenga sua eminenza, ovvero Carlin, ed il quadro sarebbe perfetto… Buona serata e visto che siete a Eataly, buon appetito!

  37. “Ma il riso Zaccaria fa forse schifo? Non è solo IL buyer (IL) che assaggia. Informarsi bene. Meditate”

    Non ho detto che fa schifo, ho detto che il riso vintage, di Zaccaria e non, non é un prodotto di qualità. Aprire bene le orecchie e studiare la composizione chimica del chicco, la percentuale residua degli amidi e l’indice di rottura. Passo e chiudo.

  38. “Solo una domanda veloce a Paolo: ma il riso vintage, dove l’hai visto? Perchè se lo trovo magari l’assaggio e poi potrò anch’io dire che non è di qualità.”

    Quello di Zaccaria “dicono” che arriverà, per intanto provi ad assaggiare quello in lattina che é presente sugli scaffali e mi raccomando la tostatura….

  39. a me il riso di Carlo Zaccaria piace sempre e comunque a prescindere, un bel po’ prima che approdasse a Eataly! Mi piace d’annata, stagionato, vintage. E se provassimo ad abbinare un Barolo, Borgogno of course, del 1971 o del 1964 o del 1982 o del 1989 (le annate che mi fanno “escire pazzo”), con un risotto a base di Carnaroli (o Vialone nano?) di Zaccaria? Monsù Farinetti, a lei il piacere, liberale e imprenditoriale e mecenatesco, di metterci la trifula… 🙂

  40. Gran lavoro Ziliani stasera eh! Mi ha incuriosito la stori del riso vintage .Ma allora, Paolo, vuoi dire che tutto il riso invecchiato non è di qualità? Lasciamo perdere Eataly, dove , se non sbaglio, i barattoli “di un anno” sono di Aquerello, intendi questo?

  41. Beh, io ci sono stato a Eataly Torino. Era un sabato ed è andata esattamente come scrive il giornalista de La Stampa. Se non peggio. Impossibile mangiare, personale stressato e scortese, orari falsati… insomma un po’ maccheronico: molto Italia e poco Eataly. E il conflitto più grave rimane quello concettuale, cioé il voler proporre qualità alle moltitudini (qualità dei prodotti, qualità dell’accoglienza, qualità del servizio… etc etc).

  42. A questo punto credo una cosa: di avere un culo della madonna !! Avrò mangiato almeno un centinaio di volte e bene. E il Tavor non so cos’è. “Orari falsati” è simpatica.

  43. “Ma allora, Paolo, vuoi dire che tutto il riso invecchiato non è di qualità? ”

    Non lo dico io lo dicono i sacri testi. Chiedete a chiunque all’ente risi di Vercelli e vi diranno le stesse cose.
    Il Carnaroli ha fra le sué tante proprietà quello di avere un chicco ricco di amido. Amido che viene ceduto durante la cottura e che “lega” il condimento in genere e che magnifica la sola mantecatura con burro e parmigiano.
    Tutti avranno notato che il riso ha una scadenza nel sacchetto, obbligatoria per legge. In realtà la scadenza non é legata solo ad un deperimento del prodotto, che peraltro può avvenire se lo si conserva male, ma principalmente al fatto che dopo un anno il prodotto, soprattutto al caldo delle moderne abitazioni, perde le sue caratteristiche fisiche ed organolettiche, cioé si asciuga. Il calore ha fatto evaporare l’acqua contenuta nel chicco e con lei gli amidi. Il chicco asciugato sarà sempre riso, ma senza quelle caratteristiche che noi ricerchiamo. Il riso vintage viene stoccato in massa in zone stagne dei magazzini per non essere aggredito dai microorganismi. Tutto questo comporta un riscaldamento della massa che obbliga ad una ventilazione forzata dei cassoni. Dopo 1 anno, 2 o addiritttura 5 come fa qualcuno, il riso viene insacchettato e spedito ai negozi. Ma quel riso ha perso le sue caratteristiche ed ha ormai la consistenza di un sasso. In pentola non va tostato, manteca male ed é adatto solo ad alcune preparazioni perché non lega con tutti i sughi. Non ultimo costa di più. E’ solo un metodo “alla moda” per smaltire le scorte e far parlare di avanguardia sui giornali. Ricordo che solo l’8% degli italiani consuma abitualmente il riso a tavola.
    A voi piace? Benissimo, io non discuto di gusti, io cerco di difendere il consumatore che non sa.
    E non inizio nemmeno la discussione se nelle scatole ci sia la varietà indicata in etichetta, perché ci sarebbe troppo da dire.

  44. Ho Capito, Paolo, ma nel tuo primo commento lasciavi trasparire che adesso ad Eataly la qualità è scaduta perchè si vende il vintage. Se è cosi’ come dici, allora è una fregatura generale, non vedo cosa c’entra eataly, l’Aquerello di cui parli è venduto in molti negozi, piccoli o grandi. Sarebbe interessante sentire il parere di Carlo Zaccaria, che ha un riso, che secondo me supera anche Aquerello.

  45. Paolo non cerca di difendere il consumatore che non sa. Fa semplicemente disinformazione, scrivendo inesattezze su un’argomento che non conosce a dovere. Non ho tempo e me ne scuso per cercare di fare chiarezza punto per punto sul riso stagionato. Mi limito a farvi presente che il carnaroli è uno dei risi che cede meno amido durante la cottura. La stagionatura, che avviene in ben altro modo rispetto a quanto affermato da Paolo rallenta la solubilizzazione dell’amido e non determina assolutamente un peggioramento delle caratteristiche. Senza stagionatura il riso è imperfetto e non c’è omogenea tenuta alla cottura e consistenza. Io sono tra quelli che stagiona il proprio riso con risultati che mi soddisfano pienamente e che sono pronto a dimostrare con i fatti. Trovate una sede , qualche fornello, qualche bottiglia di Barolo “vero”, vi portate il riso che volete ed io porto il mio stagionato e ve lo cucino pure. A gennaio si può fare.

  46. Carlo, non mettermi in bocca parole che non sono mie, vai all’ente risi di Vercelli e senti cosa ti dicono, chiedi anche chi fa il Roma ed il razza 77 e lo vende.
    Tu sei sul mercato come gli altri, sei libero di lavorare il tuo riso come ritieni meglio e di difenderlo, ma sai anche che, in base a quel vecchio regio decreto tuttora in vigore, chi produce Roma e lo etichetta come carnaroli, se e quando verrà scoperto dai NAS, pagherà una sanzione amministrativa di 200 euro e basta.
    ll consumatore disinformato é sempre indifeso.
    Se mi inviti porterò il riso che vendo io, che non voglio pubblicizzare qui e lo cucinerò, così potremo compararli in tutta onestà. Senza rancore.

  47. @Paolo
    Non so se quel paolo che ha scritto un commento sul blog di moliterni su Artissima, sei tu, diceva che i ragazzi dell’ enoteca di eataly (sempre eataly, che barba) non sanno cos’è un satin. Può darsi, hanno ancora da imparare molto , non c’è dubbio, ma quando arrivano, a gamba tesa ( per dirla alla Ziliani), certi clienti “intenditori”che solo per provocare o cosi’ per sfizio, ti chiedono un Chablis del Verdon, (Ziliani non sorridere)tu cosa faresti? Io li manderei a calci in culo in Verdon.

  48. Infatti é l’acqua che evapora, nel senso che il chicco progressivamente si asciuga, mentre gli amidi cristallizzano, essendo l’amido C6H12O6+6 O2.
    Ma se devo fare qui un trattato di biochimica, vorrei anche sapere se l’uditorio capisce. Se ho banalizzato me ne scuso. Purtroppo sul blog non posso postare foto, né disegni.

    Riporto però questa frase dell’ente italiano risi:
    “Dopo il raccolto, la composizione chimica del riso varia nel tempo. L’amido del riso si trasforma progressivamente in zuccheri completi, in seguito alla perdita di acqua nel chicco. Così, un riso di nuova raccolta è più profumato e più tenero che lo stesso consumato l’anno successivo che avrà una struttura più consistente e resistente alla cottura. ”

     

  49. @Paolo
    Non so se quel paolo che ha scritto un commento sul blog di moliterni su Artissima, sei tu…

    No, non sono nemmeno registrato come utente.

  50. Argomenti Paolo, la biochimica ci ha “invecchiato” per parecchio tempo. Cerchi di dare più senso a quello che ha scritto perchè è proprio per avere più consistenza e tenuta alla cottura che si stagiona il riso.

    La stagionatura del riso non è per nulla semplice, basta un attimo e durante la stagione calda e umida simpatici insetti iniziano a proliferare incontrastati compromettendo irrimediabilmente la qualità del prodotto. L’unico sistema efficace è la prevenzione e non è alla portata di tutti, servono mezzi e impegno.

    Il successo di Acquerello e dei risi stagionati a molti ha dato alla testa. Se qualcuno preferisce il riso appena raccolto, bene, è questione di preferenze ma si eviti di scrivere sciocchezze.

    Il Razza 77 era un gran bel riso ma fa parte del passato. La questione mercato interno del riso e il problema delle varietà vendute per altre è oggetto di nuova riforma. La nuova legge è in dirittura d’arrivo, è secondo me peggiorativa ma è stata voluta da tutta la filiera (tranne che dal sottoscritto, nelle consultazioni a cui ho partecipato ho sempre espresso la mia contrarietà).

  51. “…è proprio per avere più consistenza e tenuta alla cottura che si stagiona il riso.”

    Il carnaroli che mangio e vendo io é fresco e necessita di 22 minuti di cottura. Se faccio la cottura “espressa”, mi devo mettere d’impegno per scuocerlo. Abbiamo bisogno di risi che vanno calati come la pasta e resistano alla cottura per abbandonarli sul fuoco mentre guardiamo comodamente la TV? Non credo…
    Comunque quando ci vedremo avremmo tutto il tempo per chiarirci davanti ai piatti: io mangerò il suo riso e lei il “mio”.
    Va bin?

  52. Salve a tutti,
    una cosa su eataly che non ho mai sentito dire da nessuno ma che a me “indigna” non poco, nel senso che è una presa per i fondelli bella buona e fa capire che lo spirito della GDO anima eataly quanto la sua arrogante e presunta esclusività.
    Un esempio per tutti i reparti: la birra.
    Beh, vi sono birre di ogni dove e per quelle italiane mi pare sia riservato solo un terzo degli scaffali: oltre alle birre di qualche microbirrificio italiano, ci sono poi la nastro azzurro e altre da GDO pura! Insomma, nel tempio della produzione alimentare di alta qualità quale eataly si spaccia, non puoi mettermi birre di altri paesi, per quanto buone esse siano! Forse non sanno a eataly che il microbirrifici in italia ammontano a 44 solo quelli associati unionbirrai (http://www.unionbirrai.com/pages/birrifici.php) , per arrivare a 157 in totale (fonte http://www.mondobirra.org/micro.htm ).
    Non dico tutti, ma per riempire quello scaffalone penso ce la possano fare con i prodotti made in italy (e qui mi sorge un dubbio : sempre che vogliano – i microbirrifici – darle le loro birre ….).
    Stessa cosa per i distillati e liquori, idem anche nel reparto formaggi .. intrusi extra italia sono un pò in tutti i reparti mi pare.
    Insomma, io andando a eataly vorrei trovare in primis solo prodotti italiani, poi guarderò alla qualità , che dovrebbe essere, stando a quanto LORO mi dicono, d’eccellenza .

  53. @antonio

    ok, sicuramente , ma non penso che l’eventuale scarsità di birre
    di qualità italiane giustifichi in un posto come eataly il
    mettere a scaffale prodotti non italiani…
    ripeto, per me è grave in un posto quale quello che eataly vuol essere trovare prodotti non italiani.
    Ma forse dovrei fare ammenda e pensare che è solo il nome a mettermi fuori strada, perchè guardando ora sul loro sito non c’è nessun accenno all’ impegno di avere solo cibi italiani.. nome ingannevole allora?
    ad ogni modo potrei dirti molte micro-birre di assoluta qualità
    (che sicuramente conosci forse) che potrebbero starci benissimo su quello scaffale e invece neanche l’ombra!

    @corsaro
    ciao, sono io si.

  54. “…e qui mi sorge un dubbio : sempre che vogliano – i microbirrifici – darle le loro birre ….”

    E qui torniamo al discorso già aperto l’estate scorsa sulle modalità contrattuali tra produttore ed Eataly. Non avranno mai sugli scaffali quello che vorremmo noi perché non possono comprarlo. Ci sarà sempre una qualità medio-alta, ma tendente più al medio che all’alto nella maggior parte dei settori merceologici. Da qui non si scappa.

  55. @paolo
    scusa, sui presidi ero d’accordo con te ma sulle birre no, il meglio dei microbirrifici italiani ad eataly c’è e questo è indiscutibile, se conosci un pò quell’ambiente,dovresti saperlo, la qualità arriva molto in alto,ma veramente tanto Dal lato oppos
    to si arriva anche ad uno o due prodotti , diciamo industriali, ovviamente a prezzo e di discreta qualità ma non lo dico io, in questo settore noi italiani abbiamo dei bravissimi esperti “degustatori”. A parte Teo (baladin) che riesce ad avere una costante alta qualità con volumi prodotti alti, gli altri birrifici hanno una minore produzione e infatti sovente ci sono alcuni “buchi” negli scaffali, (quasi sempre nei medesimi posti). Quindi,onestamente non so come fai a dire che la qualità è “media”. Mi pare che stai un pò generalizzando su tutto. Poi, probabilmente avrai i tuoi parametri di valutazione, ma sulle birre sei fuori strada.

  56. Scusa Antonio, ma se non leggi l’articolo precedente su Eataly che ho menzionato, capirai sempre fischi per fiaschi.
    La qualità di cui parlo non é riferita né alle birre né ai birrifici. Siccome nel precedente articolo si é parlato di contratti, come sopra ho riportato, viene da sé che se Eataly ha bisogno di una certa quantità di prodotti, adesso ha 1 store e 1 corner e dopodomani avrà 8 store, il micro-produttore non potrà mai garantirgli la fornitura e farà solo, se vuole, un contratto spot. Anche perché il contratto é da pura GDO e non aiuta il piccolo produttore, il quale può anche non essere interessato all’iniziativa di Farinetti&Co. Questo vale per tutti i settori merceologici.
    A meno di un anno dall’apertura di uno store si stanno già verificando dei problemi di approvvigionamento, quindi la filosofia alti cibi per tutti é venuta subito meno. La qualità da medio alta scivola verso la media e speriamo (per il consumatore) che si fermi lì.
    Se non entro nei dettagli e ce ne sarebbe da dire, é perché Eataly non vuole pagare le consulenze ad esterni ed io non lavoro gratis. Loro hanno la consulenza di Slowfood e tanto gli basta. Questo comporta che le note marche che fanno pubblicità sulla rivista Slow siano anche sugli scaffali di Eataly (guarda caso). Benissimo, é una loro scelta commerciale, la posso criticare, ma non la discuto. Aggiungo solo che una politica come questa, stile GDO, si rivelerà presto un boomerang per molti presidi, James Rifkin docet.

  57. ma del discorso
    “eataly=solo prodotti italiani” che ne dite?
    ho frainteso solo io il messaggio insito
    nel nome..?

    @antonio
    se non ricordo male mi pare che le birre
    italiane artigianali a eataly siano solo del piemonte o massimo liguria e lombardia?
    birrificio italiano (lurago marinone, como), birra del borgo (prov rieti),
    e vallecellio (cellio, vercelli, per restare in piemonte, ma veramente micro), i primi che mi vengono in mente per birre di buona qualità,mi pare non ci siano..

  58. Paolo, se domani Eataly aprirà in altre città es. Genova o Roma o che ne so, i piccoli produttori che sono ora presenti a Torino, certamente non ci saranno in questi nuovi centri. Saranno presenti produttori locali, lo stesso discorso vale per la birra, è chiaro che in Piemonte si privilegiano prodotti piemontesi.
    Sulle birre estere, Federico, fai la tua proposta, (di magari tenerne poche) ai veri appassionati e poi vedi cosa ti rispondono.
    “A meno di un anno dall’apertura di uno store si stanno già verificando dei problemi” vedo che sei informato… e mi fermo qui. Comunque, qualche mese fa un produttore aveva postato questo commento,mi sembra interssante. http://tagliatellevaganti.splinder.com/post/12138707#comment-33092946

  59. Ribadisco:
    “Il successo di Acquerello e dei risi stagionati a molti ha dato alla testa. Se qualcuno preferisce il riso appena raccolto, bene, è questione di preferenze ma si eviti di scrivere sciocchezze.”

    Le esigenze di chi utilizza il riso sono molteplici e non riguardano solo le famiglie ma anche chi fa ristorazione e non può permettersi di utilizzare risi che una volta cotti perdono consistenza e integrità.
    Sono abituato a sentire affermazioni inesatte sul riso, le solite frasi fatte utili a convincere la gente che molto spesso si ritrova poi insottisfatta dell’acquisto e perde il sano piacere di gustare un piatto di riso.

    Fortunatamente nel settore vino c’è l’informazione necessaria e Onav, Ais e altri hanno fatto un ottimo lavoro, molte particolarità si conoscono bene e le sciocchezze passano con più difficoltà.

  60. @ paoIo

    ho capito benissimo, quando parli di coner, store, quantità, qualità che scende a “media” ecccccc, e mi sembra che loris ti abbia dato una risposta e da cosa ho capito, mi pare che ne sappia più lui, di me e te assieme.

  61. “…mi sembra che loris ti abbia dato una risposta e da cosa ho capito, mi pare che ne sappia più lui, di me e te assieme.”

    Mi dispiace, ma le sue sono notizie di terza/quarta mano che si possono leggere su qualsiasi blog. Entrambi non avete nessuna idea di come si costruisce un’azienda commerciale, comunque non é mio il compito di stare qui ad insegnarvelo (gratis). Fine delle polemiche.

  62. @Paolo
    Finiamo pure le polemiche, ma io le notizie su Eataly (e NON parlo in generale), NON le leggo su nessun blog, quindi so benissimo cosa scrivo. Tu scrivi “A meno di un anno dall’apertura di uno store si stanno già verificando dei problemi di approvvigionamento…” Non insisto, ma la cosa mi fa un pò sorridere, ma ovviamente, come ho già scritto prima, avrai le tue buone informazioni, forse io vivo in un’altro mondo. Non è proprio così, è un tantino diverso. Puoi continuare a pensarla diversamente come è giusto che sia, ma entrare troppo nei particolari a volte si rischia di… sbandare, diciamo così? A gratis, ovviamente.
    Senza rancore
    Loris

  63. “Le esigenze di chi utilizza il riso sono molteplici e non riguardano solo le famiglie ma anche chi fa ristorazione e non può permettersi di utilizzare risi che una volta cotti perdono consistenza e integrità.”

    E quindi giustifichi un piatto di risotto alla milanese a 24 euro?
    Scusa, dimenticavo che c’é stato anche l’aumento del nuvan…

  64. Antò…..fa caldo!
    Si parla di ristorazione ed a Milano un piatto al ristorante costa dai 18 ai 24 euro.
    Evitiamo di fare il bastian contrario per sport, please.

  65. E chi fa il bastian contrario, la mia era una domanda, so benissimo che si arriva anche oltre i 24 euro, senza andare negli stellati. Fa freddo, però.

  66. Paolo, un piatto preparato con arte e secondo la creatività di un grande cuoco ha il suo prezzo e non sta a noi giudicarlo. Se Non garbano i prezzi di un ristorante la cosa più semplice da fare e non entrarci. 24 euro per un gran piatto di riso in un gran ristorante non è poi così tanto se per un mediocre risotto in pizzeria te ne chiedono dai 10 ai 15 imponendoti per di più di ordinarlo minimo per due persone.

    Simpatica la tua battuta sul nuvan che non è in aumento ma bensì è alla fine; si può ancora utilizzare ma solo fino ad esaurimento scorte (la vendita è già chiusa da un pezzo).
    Stagionare il riso facendo ricorso a prodotti come il nuvan è francamente impossibile. E a questo punto mi fermo per non urtare la sensibilità di nessuno riguardo all’uso di insetticidi sui cereali.

  67. Carlo, 24 euro per una preparazione a base di riso (fosse anche il tuo super riso) in un ristorante resta una cifra iperbolica. Ricordiamoci che sono ancora 45 mila delle nostre care vecchie lirette… A meno di cucinarlo con il ricorso a chissà quale preziosa materia prima, o alla celebre foglia d’oro di Gualtiero Marchesi, sono sempre una cifra eccessiva. Creatività, savoir faire e arte dello chef rispettate…

  68. Sono d’accordo Franco che sia un prezzo molto elevato. Io ritengo però che dipenda molto dal locale e dai suoi costi di gestione (ed essere a Milano costa parecchio). Un risotto preparato all’istante e per una sola persona, preparato con classe, con ingredienti di qualità e presentato con un servizio di alto livello penso valga anche quella cifra, soprattutto se lo rapportiamo al prezzo della stessa tipologia di preparazione in altri locali tipo pizzerie dove te lo preparano minimo x 2 persone.
    In generale i prezzi comunque sono in costante crescita, i costi di gestione di qualsiasi attività sono lievitati enormemente, la situazione a qualche saputello è scappata di mano ed i risultati sono questi

  69. Non parlavo di grandi preparazioni, parlavo di risotto alla milanese, sia chiaro.
    Potrei fare qui i nomi dei locali, anche solo i non stellati, di Milano, ma non voglio. E comunque ne parlai una volta con Gualtiero Marchesi e mi diede ragione, oltretutto le porzioni nella ristorazione sono di 80 grammi circa. Allora i tajarin freschi con 12 uova per chilo di farina molita a mano, senza tartufo, quanto dovrebbero costare, 48 euro? Scusate se é poco…

  70. “Stagionare il riso facendo ricorso a prodotti come il nuvan è francamente impossibile. ”

    Perché, tu ammazzi le larve una per una con la paletta?

  71. E’ francamente imbarazzante il tuo pretestuoso discorso Paolo. Schiacciali pure tu punteruoli e larve con la paletta, io utilizzo altri sistemi, prima di tutto la prevenzione. Se avessi letto quanto ho scritto in un precedente commento la cosa ti sarebbe stata chiara ed avresti evitato di fare il saputello.
    Riproviamoci:
    “Il successo di Acquerello e dei risi stagionati a molti ha dato alla testa. Se qualcuno preferisce il riso appena raccolto, bene, è questione di preferenze ma si eviti di scrivere sciocchezze.”

  72. Non é affatto pretestuoso il mio discorso, ma la mia é una domanda legittima, visto che la prevenzione in campo aperto ha molti limiti, a meno che tu non produca solo 100 quintali l’anno con metodo sperimentale.
    Non faccio il “saputello”, ma cerco di capire, sai, di maghi di Oz é pieno il mondo e tu non mi sembravi uno di questi….

  73. visto che il confronto sul tema riso é diventato, mi sembra, un batti e ribatti senza particolare utilità per tutti i lettori, Paolo e Carlo, perché non proseguite in privato la vostra querelle? Oppure cercate di dare alla discussione uno spessore e un carattere di utilità per ogni lettore del blog…

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