Hanno vinto loro, ma noi non abbiamo perso

Lo confesso: questa volta sono io il “mandante” di Briscola. Dopo aver ricevuto via e-mail il breve – e significativo – comunicato stampa seguente – “Gentile giornalista/spettabile redazione, invio in allegato un comunicato stampa per conto dell’Azienda Agricola XYZ. “La rivista americana Wine Spectator ha messo al primo e terzo posto dei suoi Top 100 due Châteauneuf-du-Pape. Il loro uvaggio è per il 70% Grenache, dalle stesse uve sui Colli B….i si ricava il Tocai Rosso, che però viene quasi sempre considerato un vino di pronta beva. ‘Questi riconoscimenti – dichiarano XY e YZ titolari dell’azienda agricola XYZ – ci convincono ancora una volta del valore del vitigno e ci spronano a proseguire nella strada intrapresa’. Con le uve Tocai Rosso dei Colli B….i l’azienda XYZ ottiene infatti il xxxx, vino di notevole corpo e affascinante complessità, ben distante dai Tocai Rosso dal colore rubino scarico a cui eravamo abituati” – le ho scritto proponendole di ragionarci sopra e di vedere se potesse essere lo spunto per un suo divertente apologo.
Detto fatto. Ed ecco “Hanno vinto loro, ma noi non abbiamo perso”, ovvero i Top 100 vengono sempre utili ad un’azienda, anche se i loro vini non sono stati minimamente selezionati e presi in considerazione… f.z.

Fase 1: il celebre proprietario dell’Azienda non premiata, chiamato a intervenire pubblicamente senza preavviso, cerca qualcosa di sensato da dire.
“Prendo la parola su richiesta del coordinatore del concorso, accettando con piacere il suo invito a commentare il vino premiato, il Riesling “Scintilla di vento dell’ovest” annata 2003. E dire che io non volevo nemmeno venire qui, ma mi ha portato un amico. Come tutti sapete, nessun vino della mia Azienda è stato premiato. Benché la mia Azienda abbia una tradizione plurisecolare e produca ottimi vini, i più ottimi vini, direi. Si può dire i più ottimi? No? Va be’, facciamo che si può perché l’ho detto… ahahah, non sarò forse il migliore a fare vini, ma sono simpatico. Dicevo prima che… non sono stato premiato. Perché? Mah! Bisognerebbe chiederlo alla giuria, che però ritengo abbia agito nel migliore dei modi, comunque. Io ho fiducia nella giuria. E rendo onore al merito di chi ha vinto.
Del resto, come tutti sapete, io produco soltanto Barbera e questo concorso era riservato ai Riesling. Se producessi Riesling, avrei quasi sicuramente vinto. Perché mai il coordinatore del concorso ha dunque richiesto che io intervenissi? Forse per sentire l’altra campana. O no? ”
Fase 2: Verità rivelate (possiamo farcela?)
“La Barbera non è Riesling. Per quanto sia poco delicato da segnalare in questa sede, il Riesling a sua volta non è Barbera. Noto con piacere espressioni di assenso, segnale che anche voi la pensate come me su questo argomento. E non è soltanto una questione di vitigno, intendiamoci. Non è solo una questione di uve, perché sarebbe riduttivo distinguere il bianco dal nero. Esiste anche il grigio. Presente il Pinot? Ma non vorrei far confusione, perché oggi siamo chiamati a parlare di Barbera. No, di Riesling. E non di un Riesling a caso, ma di “Scintilla di vento dell’ovest” “.
Fase 3: Ontologia dell’etichetta
“Mi preme dunque formulare una riflessione, che riguarda l’etichetta premiata. Un’etichetta, come si sa, esprime in sintesi l’ésprit di un vino. E qui leggiamo in chiare lettere le parole “scintilla”, “vento” e “ovest”. La parola scintilla, non me voglia il collega produttore premiato, è un richiamo al fuoco. Il fuoco, com’è noto, è rosso. Il Riesling non è rosso. Il Riesling è bianco. Chi è rosso, invece, rispondete!? Sì! La Barbera! Riguardo al vento, è sicuramente metafora della sensazione al naso. Pur riconoscendo l’intensità degli aromi e dei sentori del Riesling, mi pare indiscutibile che, al naso, la Barbera rende di più. E’ immediata, franca, inebriante, avvolgente, intensa. E che dire di “ovest”? Non è forse l’ovest la terra del Barbera? Da tutto ciò possiamo trarre una sola conclusione: questo Riesling ha il nome di una Barbera”.
Fase 4: Dentro il tunnel
“Non sto dicendo che il produttore abbia sbagliato nome. Non mi permetterei mai. Forse ha sbagliato vino, nel senso che pensava a una Barbera quando ha prodotto il Riesling. E ciò, in un’epoca di globalizzazione, è più che comprensibile. E fornisce anche un risvolto se vogliamo ecumenico alla sua produzione, perché un vino con questa etichetta può coinvolgere sia chi ama il Riesling, sia chi ama la Barbera. Cioè: uno compera la “Scintilla di vento dell’ovest” pensando di comperare una Barbera, invece si ritrova un Riesling”.
Fase 5: loro hanno vinto, ma noi non abbiamo perso
“Quindi non posso far altro che prendere atto di un fatto: la giuria ha premiato il Riesling “Scintilla di vento dell’ovest” e, probabilmente, ha avuto le sue buone ragioni. Ma io, per le ragioni sopra esposte, non posso che gioire del premio assegnato che consacra la qualità del Barbera. Lui ha vinto, ma io non ho perso. Grazie”.
Many Kisses! Briscola

8 pensieri su “Hanno vinto loro, ma noi non abbiamo perso

  1. Caro Ziliani, il produttore di Tocai Rosso ha ragione, ha vinto lui, tutte le nostre produzioni di Cannonau di Sardegna e tutte le produzioni di Garnacha spagnola. Perchè fermarci al 1° posto, andiamo al 2° e allora hanno vinto tutti gli Chardonnay del mondo…basta così per carità.Complimenti per come Briscola ha saputo cogliere lo spunto del produttore.
    Dalia

  2. Come sempre l’intervento dell’amata Briscola è divertente ed azzeccato.
    Tuttavia per quanto riguarda la comicità, la lettera ricevuta da Franco è davvero esilarante senza bisogno di ulteriori aggiunte.
    Ma se ne ricevono tante di quelle comunicazioni? Missà che le bottiglie rimaste in cantina invendute, vengono scolate dagli autori di cotali lettere. saluti

  3. beh, anche io ho vinto, perche’ uso alicante bouschet, che come e’ noto e’ un incrocio di alicante, cioe’ grenache e petit bouschet. Quindi il 50% di quel 70% che e’ presente negli chateneuf du pape, ovvero il 35% e’ anche un mio successo. E cos’e’ il 35% se non un terzo del 100 %? Ergo, se non primo posso almeno dire di essere arrivato nella zona del terzo. Mica male no?

  4. Ci mancherebbe! una cantina dei Colli Berici (Vicenza)nei Top 100 di Wine Spectator…la fantasia non potrebbe volare così in alto. Nessuno vuole prendersi meriti che non ha, ma semplicemente volevamo segnalare che Tocai Rosso e Grenache sono la stessa cosa, credendo che molti non lo sapessero o che non conoscessero affatto dell’esistenza di un Tocai Rosso (ora ribatezzato Tai, non granché come nome, ma questa è un’altra storia).
    E’ logico che (e stava scritto nel comunicato stampa) i terroir sono molto diversi: Cote du Rhone e Colli Berici per molti versi non sono paragonabili, ma se in Francia il Grenache ottiene questi risultati (e non solo perché Wine Spectator li loda) vuoi che sui Berici possa dare solo quel rosso pallido che conosciamo? no, perché ci sono alcuni produttori che stanno ottenendo grandi vini con il Tocai Rosso. Fanno produzioni molto scarse, mezzo chilo per pianta e portano l’uva a maturazione ottimale, in questo modo estraggono tutti i polifenoli che servono. Otto, nove mesi in barrique di secondo passaggio e tonnaux portano ad un prodotto di notevole complessità.
    Buono per un premio di Wine Spectator? ma per carità no. Ma chissà che la “bibbia” svegli qualche altro produttore vicentino e lo induca a credere un po’ di più in questo vitigno.
    Se abbiamo peccato di immodestia mi auguro che i lettori di Vino al Vino non ce ne avranno.
    Michele

    Ps: l’ufficio stampa non se le scola le bottiglie, perché finisce sempre troppo presto, purtroppo! E il produttore non ce le regala ;-))))

  5. se poi pensiamo che lo chateneuf si può fare mescolando 13 vitigni tra bianchi e rossi e che la grenache è il vitigno piú coltivato al mondo ecco che miglior vincitore non potevano trovarlo…

  6. Sono anni che seleziono cloni del vitigno di Grenache. Chiedo al caro Andrea Gori: fermo restando che la Grenache sia effettivamente il vitigno più coltivato al mondo, la questione come si pone per l’Italia? E dove questo vitigno viene maggiormente coltivato nel nostro paese? Sotto quale nome? Eppure si tratta sempre della stessa uva, da secoli parente stretta delle sorelle maggiori Grenache francese e Garnacha tinta, alle quali, veramente, non ha nulla da invidiare…

  7. Io posso rispondere per il Tocai Rosso. E’ coltivato sui Colli Berici (comprensorio di orgine vulcanica che si erge dalla pianura padana, a sud di Vicenza) dove pare sia arrivato ad inizio Ottocento con i primi emigranti che tornavano dalla Francia. Ci sono 238 ettari di vigneto che producono 13.700 ettolitri. I produttori sono una quarantina, per la maggior parte cantine di piccole dimensioni con alcune realtà molto interessanti. Dall’annata 2007 il nome è stato cambiato in Tai Rosso.
    Oltre a Tocai Rosso e Cannonau io francamente non conosco altro…
    Michele – l’ufficio stampa

  8. in maremma, si chiama alicante, o uva spagna o tinto di spagna. poi c’e’ anche l’alicante bouschet che e’ un incrocio fatto nell’800 tra grenache e petit bouschet.

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