Le guide dei vini sono obsolete! Così parlò Carlin Petrini

Sveglia Signori, dimenticate l’ozio, la rilassatezza, l’astinenza da p.c. e da blog dettate dal ponte dei Santi, dalle prime prove di ferie invernali ! Qui c’è da leggere, amplificare, diffondere e commentare una notizia che è una vera e propria bomba.
Mentre a Roma, in occasione della presentazione della nuova edizione di Vini d’Italia, come ci hanno raccontato un misterioso lettore e alcuni produttori, “Stefano Bonilli ha iniziato parlando di Carlo Cambi per 10 minuti e togliendosi molti sassolini dalle scarpe…. Non sono stai venduti, ma essendo imprenditori privati possono fare quello che vogliono senza dover giustificare i loro comportamenti (tipo il 30% delle quote societarie a una società fiduciaria di cui si sa poco e nulla)… e via dicendo davanti a un pubblico allibito”, mentre “Daniele Cernilli si rivolgeva a Slow Food dicendo che sarebbe una pazzia dividersi”, e “Gigi Piumatti diceva due cose sensate e dette bene, senza smentire le voci che li vedono alla rottura”, tutto questo davanti ad una Signora Consorte (leggi e vedi foto sotto)“ seduta tranquillamente tra i collaboratori della Guida”, cosa succedeva sabato 27 ottobre presso il Salone del vino Torino in occasione della presentazione della “Guida al vino quotidiano”?
Succedeva, come racconta diligentemente Winenews.it e come ho letto solo ieri sera, che qualcuno, rompendo la consuetudine del volemmose bbene e del tutto va bene madama la marchesa, che è prassi in queste celebrazioni – premiazioni – adunate golose, pronunciava un discorso di una chiarezza tanto abbagliante da risultare addirittura spaventosa, o da manovrare con le pinze.
A parlare, si badi bene, non era un pinco pallo qualsiasi, un semplice luogotenente oppure un apparatchik numero due o tre o zero della nomenklatura della “Chiocciola”, bensì lo zar, il boss, il pontifex maximus di quella golosa associazione che edita La guida al vino quotidiano, ovvero Carlin (in arte Carlo Petrini).
Un Carlin pimpante e determinato, che intervenendo prima della premiazione dei ben 540 vini più buoni (ovviamente secondo la guida) dal costo inferiore agli 8 euro, ha sparato questa bordata ad alzo zero: “Questa nostra guida, ma anche quella realizzata con il Gambero Rosso, (ovvero Vini d’Italia – n.d.r.) hanno un’impostazione obsoleta nella loro profonda essenza”.
“Bomba” doppiata da un’altra deflagrazione niente male (già segnalata nel mio post dedicato al sondaggio de I numeri del vino proprio in materia di guide) secondo la quale “non devono esistere guide per la serie A o per la serie B. I tempi sono maturi per ragionare in un altro modo, che non veda graduatorie di merito ma che sia basato sulla qualità di quanti hanno un corretto approccio con il vino”. Hai detto niente!
Predicando poi, aspetto ancora più rilevante, da persona direttamente coinvolta nel discorso guide dei vini e corresponsabile della loro deriva, Carlin, secondo quanto ci riferisce Winenews, avrebbe raccomandato ai produttori presenti di “avere sempre coscienza, e quando uscite sul mercato con i vostri prodotti fate sì che questi non siano influenzati dalle tendenze del momento, ma siano espressione della vostra identità di produttori”.
Infine, rivolgendosi agli appassionati, ma anche ai produttori presenti, parlando a nuora perché suocera intenda, invitando ad “assumere le guide in modo dialettico perché non sono il Vangelo e quando i consumatori assaggiano sono poi loro a fare le categorie”.
Di fronte ad un’uscita di simile portata, pronunciata in pubblico e prontamente riferita da un sito tradizionalmente amico e attento al “verbo” di Petrini, sono molte le interpretazioni possibili. Un caso di “pentimento” da guide che veda Carlin nei panni di Totò Reina o di qualche altro mammasantissima ravveduto?
Una testimonianza della sotterranea lotta tra le due anime di Vini d’Italia, quella braidese della Chiocciola e quella romana e mondana del Gambero? Un segnale in codice, viste le voci ricorrenti sulla presunta vendita della casa editrice gastronomica romana a personaggi in palese conflitto d’interessi, lanciato da Petrini al suo “amico” Bonilli?
Come si dice in Spagna, todo es possible, anche che si tratti di una ben calibrata e furbescamente orchestrata manovra per “pararsi le chiappe” (ops!) di fronte a chissà quali imprevisti, impensabili sviluppi.
Oppure, perché no, concediamo un’apertura di credito anche al capataz di Bra, che Petrini fosse sincero ed esprimesse con rabdomantica sensibilità, da “animale” che ha dimostrato di saper anticipare e fiutare, quasi come un cane da tartufo, i segni dei tempi, un sentire diffuso, ovvero il chiudersi di un modello e di un’esperienza giunta al capolinea, quella delle guide diventate strumenti di potere grazie al sistema delle graduatorie di merito. In altre parole il sistema dei “tre bicchieri” e del Gotha guidologico vario, spacciato come sinonimo di una qualità, di una grandezza più costruita e ostentata, proposta al colto e all’inclita perché la prendesse per vera, che reale…
Ma sarà poi vero e conseguente questo “petriniano pentimento” e quali conseguenze, nel rapporto con il Gambero rosso, nella realizzazione delle prossime edizioni delle guide Slow Food, nella difficile gestione delle relazioni con le aziende, nel modo di comunicare il vino al pubblico, porterà ? Per il momento Carlin predica bene: speriamo che lui ed i suoi non finiscano poi a razzolare male, come troppo spesso è accaduto…

0 pensieri su “Le guide dei vini sono obsolete! Così parlò Carlin Petrini

  1. Mmmm, quasi quasi corro a comprarmi la guida del GR, che come l’anno passato mi ero risparmiato di leggere. Cavolo, se lo dice il Carlin ci credo anche io che le guide non sono più al passo con i tempi. Peccato. Mi piacevano tanto, con tutti quei bicchieri, bottiglie, grappoli…

  2. Caro Franco,
    che mondo piccino, minuscolo, lillipuziano, infinitesimale è questo, dove si parla in codice sapendo che l’ambiente claustrofobico amplificherà la pur risibile portata delle parole e dove l’uditorio beota, tanto autoreferenziale da essere lieto di abbeverarsi a se stesso, ovinamente abbocca, ondeggia, parteggia, si accalora, si schiera. Che comunità miope e ristretta, che si legge e che si cita, afflitta da una sindrome da condominio in cui, grazie alle pareti di cartone, si sa di cosa sta litigando l’inquilino di sopra e come sta scopando quello di sotto, arruffata in una litigiosità eterna, misera, ipocrita e pelosa, partigiana e ottusa, fatta di veti incrociati, di verità irriferibili omertosamente brandite come clave, di rumorose allusioni, di mute denunce.
    E, sotto, l’oscena verità: una verità mercantile di tornaconti, di tabulati di vendite, di spazi pubblicitari, di vil denaro. Con la folla ringhiosa a far da spettatore, a vertere il pollice. Vinos et circenses, con il drin drin del registratore di cassa.
    Bisogna prendere ancora più le distanze da questi discettatori e le loro corti, dalla scia degli omaggianti clientes e in generale dalla massa stolida che li segue.
    Buon ponte…

    Stefano

  3. leggendo winenews potrebbe anche sembrare che “semplicemente” il prossimo anno invece di due tomi da 400 pagine uscirà direttamente una bibbia di 1200 pagine così da mettere insieme vini di fascia A e B.
    Ad un’altra analisi in effetti l’uscita ha del clamoroso perché non credo sia economicamente possibile ripensare una guida come quella del gambero rosso senza l’attuale modello di business dei tre bicchieri. Già da tempo online si discute piuttosto invano di un guida dei vini più attuale più vera e più globale e senza classifiche.
    Secondo me è inutile affannarsi, se proprio non volete usare cellartracker, allora secondo me la guida definitiva c’è già e si chiama WORLD WIDE WEB dove trovate le rece di Ziliani come quelle del sottoscritto come quelle di roberto giuliani e come quelle di milioni di altri “degustatori” che popolano internet e che, in genere, di soldi per promuovere un vino e prendono pochi… Secondo me per i consumatori del futuro, più scafati e meno sgamati di quelli odierni, le informazioni presenti sulla rete saranno sempre migliori e più puntuali di quelle di qualunque guida. Per il resto, staremo a vedere la nuova incarnazione delle guide slow e gambero. Ma per uscire così a Torino, di nuovo ci deve essere qualche dato in più, nessuno sa come vanno le vendite delle guide vinose quest’anno?
    “bacca” aiutaci!

  4. …”mi ritorni in mente”…cara vecchia “qualità”: penso che siano tante belle parole, magari di un sincero pentimento, ma pur sempre e soltanto “parole…parole, parole”…
    Per come la vedo io il danno è stato fatto ed è,per alcuni versi, irrimediabile: devono cambiare le persone, i luoghi, le filosofie applicative; non esiste, non deve esistere, un’idea obsoleta di “qualità” o, se preferite, di dignità…la qualità è unica, la dignità anche…se questi pseudo personaggi sentono il bisogno di cambiare è solo, per logica, perchè fino ad ora hanno sbagliato…semplice: a casa.
    Cattivo? Noo… accetto di buon grado il cambio di idea, purchè questo sia legittimato e avallato, dalla sofferenza; quella sofferenza che prova ognuno di noi ogni qual volta rivede le posizioni in cui credeva o credeva di credere…e questi sono personaggi che il dolore non sanno neppure dove abita di casa, schiavi come sono di logiche matematiche lontane, lontanissime da quella verità assoluta che rappresenta la lotta per la qualità.
    E se lotta è, lotta sia:pena un’inevitabile senso di “non appartenenza”, ma il premio però sarà una dignità vera e sicura,che vive di vita propria, profonda, magnetica, che saprà attutire gli inevitabili cambi di posizione senza arrivare, come questi pseudo intellettuali del “junk food”, a pentimenti radicali tali da rinnegare il proprio passato dichiarandolo obsoleto…ma perpiacere!!

  5. tranquilli!le guide resteranno sempre, ma pensate veramente che i vari curatori rinuncino ai soldi solo per il bene del vino
    italiano? scordatevelo!

  6. Franco, tutto sta nella sensibilità “animalesca” di Petrini alla quale tu fai riferimento, a quel fiuto che ha in molte occasioni saputo dimostrare. L’aria è cambiata, e SuperCarlin lo sa bene: i consumatori si muovono in maniera differente rispetto al passato anche recente e cominciano a essere molti i produttori (anche importanti)pesantemente incavolati con Slow Food e soprattutto con il Gambero per varie ragioni. Molti anzi troppi, deve aver pensato Carlin. Così ha cominciato a “smarcarsi” dall’apparentamento con Cernilli & Co., che si è rivelato all’improvviso pericoloso. Anche perché un’associazione che si propone scopi etici come quella braidese non può permettersi di apparire ancora a lungo un “comitato d’affari” come già accade da tempo. Sia come sia, questa è l’ennesima dimostrazione che il “dissenso” che si è creato nei confronti di queste realtà forse non era proprio campato in aria o mosso da intenti opportunistici come lo stesso Petrini avrebbe sostenuto fino a poco tempo fa.

  7. Caro Mirko,
    mi sa che pecchi di ottimismo sulla consapevolezza dei guidaioli di avere sbagliato. Non credo proprio che si tratti di un esame di coscienza, ma semplicemente dell’aver capito che l’aria sta cambiando, il vino non tira più come prima, i soldi sono sempre meno, le aziende che darebbero l’anima per vincere un premio anche. Dalle mie parti si chiama “stallo” che inizia ad oscillare verso il basso.
    I punteggi, le pantomime e gli spettacoli di varietà sul vino stanno stufando. L’epoca delle vacche grasse è finita.
    Come sopravvivere? Tentando di “pilotare” un nuovo modo di pensare. Ma questa volta non saranno le guide a decidere, la critica ai loro errori, al loro autocelebrarsi, è attiva da anni ed è sacrosanta. Ora che del vino si è fatta incetta (basti pensare a quante volte gli sono state dedicate trasmissioni, telegiornali, centinaia di fiere e festival. Addirittura terapie a base di uva e vino! Il business uccide qualsiasi fantasia, qualsiasi amore, qualsiasi passione.
    E’ questo che deve realmente cambiare, ma nelle teste bacate e annebbiate da un benessere puramente materiale, non può emergere altro che inutili tentativi di recupero su un terreno arido e difficilmente modificabile.

  8. Che il “mondo del vino” sia in fermento a me pare evidente da parecchio tempo. Credo che le ultime grandi intuizioni di Veronelli con Critical Wine, importanti fiere di settore come Villa Favorita e Fornovo, la diffusione sempre maggiore di blog legati al vino (in prima fila ovviamente FZ), la lenta affermazione di realtà come Porthos, abbiano consolidato negli ultimi anni davvero una grande e forte sensibilità alternativa, indipendente, autonoma, nei consumatori e negli appassionati. Tutto ciò, fisiologicamente, si porta dietro una crisi per quelle realtà vinicole che hanno puntato tutto solo sul marketing e su vini “mainstream”, di moda, “guidaioli”. E’ banale, ma va da sé che tutto ciò si porta dietro anche una certa crisi delle guide che non vengono più viste come un Papa che parla ex-cathedra.
    Il buon Carlin Petrini, da animale politico qual è, si è accorto, forse tardivamente, di questo processo (vedi anche la sua recente partecipazione al convegno di Villa Favorita). Non ci dobbiamo stupire se proverà a cavalcare quest’onda. L’importante è che i vignaioli e i giornalisti facciano vini e informazione con la propria testa e la propria sensibilità e non seguendo il guru di turno.
    Quello che accadrà domani non possiamo saperlo con certezza. Credo comunque che ne vedremo delle belle.

  9. io vorrei dire che esistera’ sempre gente con tanti soldi e poco palato / indipendenza di giudizio. infatti spesso temo questi siano la maggioranza di chi compra vini ad alto prezzo. ne ho esperienza diretta: americani, russi, cinesi, arabi (si anche loro), nuovi ricchi e vecchi ricchi di tutte le provenienze.
    per questa gente e’ piu importante servire un 100 di Parker o un tre bicchieri di GR che servire un vino buono, ottimo ma sconosciuto. non vogliono una descrizione ma un numero, alto.

    quindi il tasting diventa un business, una joint venture tra il produttore, l’enologo e la guida. questo e’ vero per i garagistes + Rolland + Parker in francia cosi come purtroppo in italia per tanti nomi. l’influenza ovvia, il conflitto d’interessi subodorato, la corruzione impossibile da provare.
    perche’ la bonta’ del vino e’ una questione di gusto

    la guida e’ morta? viva la guida!

  10. e infatti le guide resteranno come in america i punteggi di parker e simili, servono per far bella figura e per sembrare esperti in poco tempo. Che male c’è?
    basta saperlo che la qualità va ricercata ANCHE altrove

  11. Era da tre anni che la guida più letta d’Italia usciva in anteprima nelle librerie Feltrinelli con il 15% di sconto. Le vendite sono costantemente in calo e soprattutto non c’é più la voglia di girare al Vinitaly con la guida sottobraccio come dieci anni fa.
    Dieci anni durante i quali hanno corteggiato, stuzzicato, vezzeggiato, ingannato il consumatore raccontandogli storie di nani e di ballerine, di uvaggi e di botti miracolose. Hanno commesso il più grave degli errori, quello che tutti gli esperti di marketing si peritano di evitare: vendere la lozione che fa ricrescere i capelli !!
    Ma la fiera é finita, all’est come all’ovest…

  12. ha ragione Paolo a far notare che “non c’é più la voglia di girare al Vinitaly con la guida sottobraccio come dieci anni fa”. Vorrei dire deo gratias! Io ho sempre giudicato quei tipi che giravano a Verona, oppure al Wein Festival di Merano, o addirittura andavano al ristorante (ne ho visti con i miei occhi) con LA GUIDA in bella evidenza, come degli autentici casi umani, dei tipi di analisi psichiatrica, o meglio dei “pirla”, come li chiamiamo noi milanesi… E mi si perdoni il…”francesismo”…

  13. Molti anni fa in Italia (e nel mondo)c’erano molti vini,la maggior parte avevano difetti grossolani:volatili alte,ossidazioni insopportabili,diluizioni eccessive ecc…ed effettivamente i vini buoni erano pochi.La creazione delle guide in questo contesto hanno consentito ai consumatori trovere vini accettabili e spesso hanno educato i produttori a capire “cosa fosse un vino buono”.Oggi le guide secondo me hanno esaurito la loro funzione in quanto la qualità ha ormai raggiunto diciamolo un livello generale davvero impensabile e ormai i vini vengono giudicato quasi secondo canoni del tutto soggettivi proprio perchè difetti organolettici gravi sono ormai una rarità.Questo in estrema sintesi il mio pensiero sulle guide.Ci sarebbero altri aspetti ovviamente discutibili quale la tracciabilità dei campioni assaggiati dai critici e la loro effettiva corispondenza con i lotti in commercio,conflitti d’interesse con la vendita degli spazi pubblicitari e molti altri ancora.Devo riconoscere il grandissimo merito di aver elevato il livello qualitativo enormemente ma credo che a questo punto il ruolo delle guide debbba evolversi magari verso degustazioni descrittive per fare capire “lo stile”del vino ed evitare giudizi troppo “fascisti”anche se esprimere comunque dei giudizi di merito aggiunge sempre un po’di interesse purchè si riconosca la soggettività del giudizio finale.

  14. dai franco guarda che anche io a vinitaly giravo con la guida sotto il braccio (la duemilavini per essere precisi) e per imparare, giravo tra stand e stand, bevevo un vino della guida e ne leggevo la descrizione sulla guida.
    In due giorni di vinitaly ho assaggiato 67 vini e letto le 67 schede relative. Eccome se mi è servito!
    Certo adesso penso di poterne fare a meno, ma se sei alle prime armi come punto di partenza non è dei peggiori

  15. caro Andrea, a me, con rispetto parlando e con tutta la stima e la simpatia nei tuoi confronti, la pensata di girare per stand assaggiando con il compendio di una guida, una qualsiasi guida, anche quella “d’ordinanza” che tu citi, i vini e confrontando le tue sensazioni con le loro descrizioni fornite nelle schede mi sembra comunque, come dicono a Napoli, “una strunzata”!…
    No, non serve nemmeno alle prime armi, mi rifiuto di crederlo. Io continuo a ripeterlo, l’ho detto anche lunedì sera in Puglia nel corso della degustazione dei dieci Barolo 2003 che ho condotto: degustate con il vostro naso e con il vostro palato, fatevi una VOSTRA idea del vino, coltivate un vostro senso critico, una vostra sensibilità. Per fare questo ci vuole passione, cultura, intelligenza, curiosità (tutte doti che tu, con il tuo blog ed il tuo lavoro stai dimostrando di avere) e non serve, anzi, é fuorviante la “guida” di una Guida! Nemmeno quando si é alle “prime armi”…

  16. Tra i migliori vini che ho assaggiato nella mia vita, molti non erano presenti nelle guide. Le guide dei vini sono elenchi di bravi produttori, i voti, i bicchieri, i grappoli, sono opinioni di esperti competenti ma pur sempre opinioni. Sono libri da consultare ma non rappresenteranno mai la verità assoluta. Che dire poi dei massimi esperti internazionali, il mondo li riconosce come tali ma io ad esempio non condivido neanche lontanamente il loro amore per il legno ne tantomeno le loro classifiche (se devo dirla tutta anche un po’ dubbie).
    A me del vino interessa per prima cosa la franchezza, il resto e se piace agli americani viene dopo.
    Il vino andrebbe scoperto e ascoltato senza conoscere annata e caratteristiche.

  17. Caro Andrea…un esame di coscienza se lo devono fare anche quei ristoratori o quei nostri “colleghi” che (come saprai ce ne sono tanti!!!) nelle loro carte dei vini, accanto al prezzo, mettono il “loghetto” dei grappoli, bicchieri, stelle e centesimi e poi li consigliano pure per il premio che hanno preso e non per un semplice abbinamento con il cibo.

  18. Ragazzi, andiamo, ha già detto tutto Roberto Giuliani: il business uccide la fantasia, l’amore e la passione. E le guide – almeno per come le abbiamo conosciute fino a oggi -sono business, null’altro che questo. Che poi io e Roberto non diciamo mica nulla di nuovo: ha già detto (e fatto) tutto ciò che c’era da dire (e da fare) a riguardo un certo vignaiolo di Serralunga d’Alba, tempo fa.

  19. il vino ormai non è più un prodotto è un supporto, un alibi per trainare altri interessi è considerato come un partito, si sale si paga la corsa (molto spesso è “a gratis”)si utilizza per altri fini.E’ roba da ex sessantottini, da funzionari dell’apparato, da quelli che giravano con la “tolfa” e oggi portano le camicie su misura con le iniziali.E’ diventato come i giornali che esistono perché prendono i contributi altrimenti chiuderebbero tutti.Per quanto ancora mercati così aperti ci consentiranno questa furbata post-comunista che come al solito la mettono in quel posto ai rari imprenditori veri?

  20. Continuo a pensare che se le guide sono state uno strumento utile a giornalisti,produttori e consumatori:ognuno ha tratto dei benefici di vario tipo a questo punto il meccanismo si è inceppato proprio per l’incapacità di poter valutare ragionevolmente oggettivamente i vini per un livellamento tecnico diffuso ,il che non vuole dire qualitativo ma questo è del tutto soggettivo.Poi ci sono troppi rancori e gelosie come in molti comparti della società italiana (e non)dove circola denaro e potere che suscita in me claustrofobia e desiderio di iconoclasta anarchia.Basterebbe davvero poco per distruggere le guide se solo si scoprissero certi altarini…

  21. …basterebbe dire che in oltre dieci anni di attività prima come cantiniere poi come produttore ho SEMPRE presentato campioni migliorati della produzione che non hanno niente o poco a che fare con la produzione normalmente in commercio.I risultati sono stati quasi sempre dignitosi anche se non penso di aver mai esagerato nel taroccamento.Addirittura c’è chi avrebbe presentato vini di altre aziende celeberrime celebratissime con risultati interessanti…Una circolare del Consorzio del Chianti Classico informava i soci che “NESSUNA testata giornalistica”aveva voluto aderire alla proposta di creare un protocollo di prelievo per i campioni da presentare ai giornalisti visto che il Consorzio come servizio ai soci per un periodo di tempo ritirava i campioni direttamente in azienda. Il risultato è che le guide potrebbero essere una colossale truffa ai danni del consumatore.Mi domando e dico perché nessuno osa parlare di questo segreto di pulcinella?

  22. Questo fatto dei campioni da inviare in degustazione è stato sollevato più volte e pone un enorme quesito sulla credibilità delle guide: poiché sono i produttori stessi a inviare i campioni, senza alcuna indicazione di un lotto o di un verbale di prelievo, il consumatore non saprà mai quale vino in effetti è stato assaggiato dai giornalisti. Molto spesso mi è capitato di assaggiare vini pluri-premiati molto deludenti: intendo dire vini oggettivamente poco piacevoli, non rispetto al mio gusto personale, ma rispetto anche a quel gusto internazionale che le guide inseguivano. Segno che parecchi problemi di trasparenza ci stanno. Ma sono tutte questioni dette e stra-dette. Il punto in discussione a mio avviso è un altro. E cioé: ammettendo anche che possa esistere una guida trasparente, ben fatta, onesta e veritiera, ha ancora senso nel 2007 il concetto stesso di guida cartacea redatta da una serie di esperti, veri o presunti, che presenta la “migliore” produzione italiana con tanto di punteggi o simbologia?

  23. Caro Corrado,
    sono sì cose dette e stra-dette ma sono mine poste alla base delle guide stesse,oggettivamente oggi la Tracciabilità risulta essere una “conditio sine qua non”nell’industria alimentare e non vedo come le guide possono sottrarvisi.Mi pare grottesco assistere impotente a questa farsa delle guide enologiche e andrebbe fatto qualcosa di concreto per correggere questa stortura, non credi?Basterebbe ,in presenza di un notaio,sigillare delle bottiglie con una nostra tracciabilità e poi consegnare le bottiglie alle varie testate giornalistiche e vedere cosa succede.Credo che invece che una guida cartacea ,visto l’enorme “base contributiva e capillare”che certe guide hanno,potrebbero diventare una specie di “enciclopedia o catasto in qualche modo”di tutte le aziende italiane con descrizione delle singole aziende, dei territori di provenienze,e soprattutto fare capire lo STILE dei vini delle aziende in modo da diventare un riferimento reale per consumatori,ristoratori ecc…Non disdegnerei anche qualche nota di merito purchè non si arrivasse sostituire le descrizioni con punteggi vari e con la riserva che i giudizi di merito rimangono pur sempre soggettivi.Ogni anno potrebbero pubblicare l’aggiornamento.Le guide potrebbero avere visto l’enorme banca dati di cui dispongono di possibilità davvero uniche se solo guardassero un po’aldilà dei guadagni a breve termine.

  24. Riguardo al protocollo del Chianti Classico, essendo uno dei deustatori della guida del Gambero proprio in Chianti, posso assicurare che la cosa ha funzionato fino a che è stato effettuato il prelievo direttamente dal Consorzio. Il problema dei campioni è e rimane annoso ed investe in maniera paritaria tutte le Guide. A Bordeaux esiste, non a caso, la cuvée Parker nelle cantine:-))

  25. Salve a tutti,
    io sono un semplice appassionato, molto giovane, e devo dire che le guide (nel mio caso l’Espresso) sono state fondamentali per farmi avvicinare al mare di etichette e per convincermi che pur con un badget per bottiglia di massimo 10-12€ è possibile bere bene, talvolta molto molto bene, senza doversi accontentare dei vini da 4€ presi al supermercato, spesso al limite del bevibile. Quando vedo i vini di produttori prestigiosi, da 100-200€, essere valutati a volte 16/20 esattamente come alcuni vini di piccoli produttori, che talvolta vendono bottiglie a 4-5€ direttamente in azienda anche ai privati invece di doverli acquistare a 8-10€ in enoteca, mi viene da pensare che forse tutto questo marcio non ci sia. Non riesco a trovare un’alternativa alle guide (anche online): devo acquistare a caso molte bottiglie per trovare un Arneis o un Gavi di qualità ? Bevendo una buona bottiglia alla settimana ci metterei una vita e spenderei molti soldi avendo molte delusioni. Grazie alle guide riesco a trovare l’ideale rapporto qualità/prezzo, mi è capitato spesso di portare per una cena a mio padre delle bottiglie costose la metà delle sue e che a tutti piacevan di più, a parità di tipologia di vino/annata. Per anni abbiamo acquistato a 10€ un buon moscato FontanaFredda ed altri, quando poi ho scoperto che nell’enoteca sotto casa hanno il Saracco a 8,5€, che ha stregato tutti, compresi i familiari che non sono appassionati (e questo senza che lo decantassi prima o che abbia sfoggiato i suoi “numeri”). Poi certamente, può capitare che i gusti personali siano diversi, certo. Ma da quando 3 anni fa mi sono avvicinato alle guide, riesco a muovermi molto meglio spendendo meno e bevendo molto meglio…Il rischio è di “tagliare fuori” dalle scelte coloro che non sono presenti nelle guide, rischio che corro volentieri se ciò mi consente di tagliare fuori i tanti presenti nelle guide e che hanno un rapporto qualità/prezzo penoso: è triste se quella volta in cui decidi di spendere 20€ per un’occasione speciale per un vino, ti ritrovi ad acquistare un prodotto non migliore di quelli che ne costano 8-10€ e di cui hai la cantina colma.
    Idem per i vini francesi, devo ringraziare il sito http://www.1855.com, che riporta per molti vini, oltre al giudizio del sito, quello di alcune testate francesi, di Parker, di Wine Spectator etc. A quel punto in caso di unanimità di giudizio è lecito fidarsi? Se al prezzo italiano di un dozzinale (buono, per carità) Veuve Cliquot mi procuro un Lenoble millesimato 1996 che è tutta un’altra cosa, non devo ringraziare i tanto odiati “numeretti”? 😉

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