Lettera aperta ai curatori della Guida – la finestra di Briscola

A differenze dalle altre volte, quando c’è stato un contatto preliminare tra noi per decidere insieme il da farsi, o meglio, semplicemente per accendere il fuoco alle polveri della sua geniale creatività, Briscola questa volta non ha voluto annunciarmi in alcun modo questo suo delizioso, canagliesco (in senso positivo per me che “cattivista” orgogliosamente sono), graffiante intervento. Nell’inviarmelo ha solo speso queste poche sibilline parole: “sono certa che ti divertirà molto”. Nessun altro commento. Questa sua “lettera aperta ai curatori della Guida” mi ha non solo divertito e convinto di trovarmi di fronte ad una penna di grande valore, ma mi ha persuaso che a Briscola non sfugga nulla e che del dibattito-pettegolezzo su cibo & vino e dintorni che si agita nel Web e nella Blogosfera non si faccia scappare nulla.
Non me l’ha detto e non me lo dirà mai, ma sono (quasi) certo che a scatenare la sua fantasia siano stati, in particolare, due post: uno mio, quello sull’uscita di Carlin Petrini e le guide “obsolete” (leggi) e l’altro, una punzecchiatura in punta di forchetta fatta da Massimo Bernardi sul suo Kelablu (leggi), sulla mania di far presenziare “amici vips” e se ci riuscisse anche qualche “vippissimo” alle presentazioni delle proprie multiformi iniziative, che caratterizza il più noto “papillon” nel mondo del cibo & vino.
E brava Briscola, ancora una volta hai fatto centro!
f.z.

“… E siamo grati agli organizzatori per l’iniziativa che punta alla valorizzazione del nostro territorio. Va bene così?”. Il Presidente dei Presidenti si passò un fazzoletto sulla fronte e stese le gambe sotto la scrivania. “No, non va bene – sentenziò l’Ufficio Stampa – Abbiamo già usato la parola valorizzazione l’anno scorso”.
Il Presidente puntò gli occhi a mo’ di coltello negli occhi lamellari dell’Ufficio Stampa: ormai da due ore, si era alla ricerca di parole nuove per l’intervento previsto in occasione della presentazione di… “Ma cosa presentano?”, chiese il Presidente.
L’Ufficio Stampa sfogliò un plico di brochure che aveva poggiato sul tavolo. “Allora, stiamo parlando di giovedì. No, venerdì. Giovedì ci sarà il taglio del nastro del nuovo centro di inseminazione artificiale delle vacche, ma non dovrà parlare, soltanto tagliare il nastro. Invece mercoledì dovrà partecipare alla fase conclusiva del progetto sulle angurie, quello iniziato 10 anni fa e che alla fine doveva eliminare i semi dalle angurie”. “E li hanno eliminati?”, domandò il Presidente. “No”, rispose l’Ufficio Stampa. “E quindi cosa dovrò dire quando sarò lì?”, chiese con un certo affanno il Presidente. “Dica lo stesso che è contento: pare che non abbiano eliminato i semi, ma siano riusciti a diminuire lo spessore della buccia”.
Il Presidente guardò il riflesso del proprio volto nel vetro dell’attestato di Presidente, appeso alla parete di fronte. E vide un uomo perplesso e un po’ scapigliato. “Sabato ci sarà il convegno sulla migrazione periodica delle api regine – proseguì l’Ufficio Stampa – ma sono ancora incerti se farla intervenire oppure no. Devo informarmi?” domandò l’Ufficio Stampa. “Se ne guardi bene! – urlò il Presidente – Speriamo che si dimentichino di invitarmi. Se si ricordano, diciamo che ormai è troppo tardi e avevo già un altro impegno. Se si dimenticano, diciamo che non parteciperemo mai più a niente da loro organizzato. Così, dovremmo aver risolto per sempre”.
“Quindi torniamo a venerdì. Presentano una guida”, riferì l’Ufficio Stampa. Il Presidente sollevò leggermente il labbro superiore, mostrando gli incisivi. L’aveva visto fare a Scodinzolo, il suo bassotto, il giorno che il gatto del vicino era balzato di sorpresa in casa, passando dalla finestra aperta. Scodinzolo non era mai stato un cane feroce, ma quella volta diede il meglio di sé: alla vista dei denti di Scodinzolo, il gatto se n’era tornato da dove venuto. Un solo dubbio era rimasto fra causa (i denti di Scodinzolo) ed effetto (il dietro front del gatto): contemporaneamente, il padrone aveva chiamato il gatto per il pranzo.
“E di cosa parla questa guida?”, sibilò il Presidente. “Di vino”, chiarì l’Ufficio Stampa. “Ma va? Una cosa originale, finalmente!”, commentò il Presidente. L’Ufficio Stampa abbassò gli occhiali sulla punta del naso e, guardando il Presidente da sopra, domandò: “Mi sta prendendo in giro?”. L’efficienza prussiana dell’Ufficio Stampa era spesso annullata dalla sua ’assoluta mancanza di senso ironico. E quella volta rientrava nello spesso.
“Signorina… è la ventesima guida del vino che presentano quest’anno. Il che significa almeno 20 esperti che intendono guidarci, senza contare chi scrive a 4 mani, e allora gli autisti diventano 40” sbuffò il Presidente.
L’Ufficio Stampa risistemò gli occhiali al suo posto e sentenziò: “Non possiamo non esserci. Ci saranno il sindaco, il vescovo, due assessori e anche il cugino della Medaglia d’Oro”. Il Presidente sobbalzò: “Medaglia d’Oro di cosa?”. “Di salto in lungo”, spiegò l’Ufficio Stampa. “E cosa c’entra il cugino della Medaglia d’Oro di salto in lungo?” domandò il Presidente. “Niente, ma è stato in un Reality Show” dichiarò l’Ufficio Stampa.
Il Presidente contò fino a 30 prima di parlare. La tecnica gli era stata suggerita una cinquantina di anni prima dalla sua maestra delle Elementari e aveva sempre funzionato. “Allora…Vediamo di stupire i presenti, questa volta, che ne dice?” propose il Presidente. L’Ufficio Stampa scoppiò in una risata. “Non c’è niente da ridere, scriva ciò che le detterò. Chiamiamola… lettera aperta ai curatori della guida.
“Gentili Signori curatori della guida, che poi siate davvero gentili è tutto da verificare. Una persona gentile eviterebbe, ad esempio, di coinvolgere gente che non c’entra nulla in un’iniziativa che interessa voi e quelli che sono citati nella guida”. Di quante pagine è fatta questa guida?” L’Ufficio Stampa lesse la scheda: “Ottomila”. Il Presidente sorrise in modo maligno: “Pensate a quanti alberi sono stati abbattuti per stampare le vostre guide…” “Ma, Presidente – s’inserì l’Ufficio Stampa – questo non c’entra molto…”.
“C’entra, c’entra, aspetti che arrivi a orecchio di certi ambientalisti e poi vedrà se c’entra o no – sogghignò il Presidente – e poi pensate se, con 8000 pagine, rendete o no un buon servizio ai produttori citati: chi li trova? Chi li legge? Pertanto, quest’anno, la mia Presidenza si dissocia dalla vostra guida e dalla vostra presentazione”.
Il Presidente guardò il suo riflesso nel vetro e vide un uomo soddisfatto, sebbene ancora scapigliato. L’Ufficio Stampa si schiarì la voce: “Verrà anche l’onorevole”. Il Presidente sollevò di nuovo il labbro superiore. Un silenzio pesante invase la stanza. “Visto che valorizzazione l’abbiamo già usata come parola l’anno scorso, posso scrivere promozione?”, chiese l’Ufficio Stampa.
Many Kisses… Briscola

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  1. Pingback: Vino da Burde - » Cena dell’olio nuovo a Capezzana e anteprima annate 2003

  2. Perfetta. Ora non resta che spedirla ai responsabili di:
    Vini d’Italia – Gamero Rosso/Slow Food
    Guida al vino quotidiano – Slow Food
    L’Almanacco del Bere Bene – Gambero Rosso
    Spumanti d’Italia – Gambero Rosso
    Duemilavini – AIS/Bibenda
    Vini d’Italia – Espresso
    I Vini di Veronelli – Veronelli editore
    Guida dei Vini Italiani – Luca Maroni
    Annuario dei migliori vini italiani – Luca Maroni
    Vini Buoni d’Italia – Touring Club
    Guida ai vini d’Italia Bio – Pierpaolo Rastelli
    I migliori vini d’Italia – Demetra
    Guida Vini – Altroconsumo
    ecc. ecc.

  3. Che bello iniziare la settimana con tanto buon umore…Confermo il mio eterno amore a Briscola e sentiti ringraziamenti a Franco per l’ospitalità concessale…
    saluti,
    Roberto

  4. Caro Roberto (Giuliani), avresti la bontà di spiegarmi in che modo Lavinium si differenzia dall’elenco di guide da te proposto, guide che taluni hanno definito “obsolete”…
    Ti assicuro che non c’è vena polemica in quello che scrivo, vista la stima che nutro nei tuoi confronti e nei confronti dei tuoi collaboratori (l’amico Cimmino tra gli altri), ma solo voglia di capire…
    Vip e supporto (cartaceo/virtuale) a parte…
    A meno che Lavinium non stia in quel “ecc. ecc.”…
    Cordiali saluti, Mauro Erro.

  5. Caro Mauro,
    Lavinium non è più una guida né vuole più esserlo. E’ nata con quell’intento, ma in ogni caso assai diverso, basta leggerlo. L’obiettivo era quello di dare un quadro il più possibile ampio di tutto ciò che riguarda il vino, per questo sono nate rubriche sulle denominazioni di origine, estese poi alle dop e igp per gli alimenti, poi i vitigni e le altre rubriche che hanno allargato il campo fino alla recente birraclub.
    Oggi è la parte editoriale ad avere il ruolo principale.
    Ma perché la domanda? Lavinium non è una guida cartacea e non è a pagamento, non ha sponsor né pubblicità, è fatta da gente che scrive per passione e senza condizionamenti. Il fatto che ancora oggi si descrivano vini (o birre), si esprimano emozioni o sensazioni su questo o quel prodotto, non significa che sia una guida né che sia paragonabile a quell’elenco.
    Il database con aziende e degustazioni serve solo da un punto di vista storico. Nessuna azienda ha ricevuto premi, né enologi, né nessuno.
    Né tantomeno Lavinium ha condizionato i produttori a fare vini per vincere qualcosa o diventare famosi. Sinceramente non riesco proprio a capire la domanda Mauro, e sono stupito che tu me l’abbia fatta.

  6. Roberto penso che Mauro si riferisse al discorso, esclusivamente, dei punteggi. Che siano chiocciole, bottiglie, bicchieri oppure grappoli diventa difficile poter sostenere una diversità d’impostazione almeno per quanto riguarda l’espressione sintetica dei giudizi. Non voglio assolutamente interpretare il pensiero altrui ma visto che si parlava la mattina proprio di questo (penso ricorderai anche la mia mail)mi sono permesso di aggiungere questa precisazione.

  7. Caro Roberto faccio subito una premessa per fugare ogni dubbio. Lo scritto di Briscola, e il tuo susseguente commento sono stati solo lo spunto per porre delle domande. Se ho utilizzato Lavinium, è proprio per non correre il rischio (spero) che la discussione che volevo intavolare si riducesse ai soliti personalismi, le inutili polemiche, le difese d’ufficio del proprio lavoro o buon nome, in virtù della stima che ho per il lavoro tuo e dei tuoi collaboratori, vedi, ultimo in ordine di tempo, proprio quel progetto birra che mi vede qui a Napoli coinvolto con il buon Cimmino.
    Cercavo di arrivare ad un discorso che riguardasse il rapporto tra comunicazione e vino, partendo proprio dalle guide, nel tentativo di capire cosa di diverso si può o si potesse fare, quali principi, quale metodologia di approccio al vino, capire insomma questo continuo ciarlare (diffuso in tutta la rete, ma anche sulla stampa specializzata cartacea) criticando questa o quella guida, soprattutto in questo periodo in cui escono in libreria, da quali presupposti negativi partisse…
    Vengo così alla tua riposta. Mi pare di capire che la differenzia sostanziale tra una rivista come Lavinium e le guide, stia in quel di più che Lavinium propone, ma tolto questo?

    “Lavinium non è una guida cartacea e non è a pagamento, non ha sponsor né pubblicità, è fatta da gente che scrive per passione e senza condizionamenti. Il fatto che ancora oggi si descrivano vini (o birre)… Nessuna azienda ha ricevuto premi, né enologi, né nessuno.
    Né tantomeno Lavinium ha condizionato i produttori a fare vini per vincere qualcosa o diventare famosi…”

    Alla fine, stando alle parole tue, anzi la parola da te utilizzata (condizionamento), verrebbe da pensare che la differenza sta semplicemente negli uomini (ma perché scusa coloro che partecipano alle guide non sono persona mosse da passione, lo stesso Cimmino, ha contribuito per due anni consecutivi ad una delle tante)…alle loro capacità e alla loro integrità. Per carità, è legittimo pensare di essere non solo i più bravi, ma anche i più onesti o i più duri e puri…
    Ma mi vengono due domande:
    1) Chi dice che la tua rivista ed internet in generale con il passare del tempo non acquisiscano un peso maggiore e di conseguenza anche più condizionante sul lavoro dei produttori stessi?…(Luciano Pignataro una volta su Aristide scrisse che i produttori del Sud Italia preferivano che le sue recensioni venissero pubblicate sul suo blog piuttosto che sulle pagine de Il Mattino, primo quotidiano del sud Italia, e se pensiamo che il New york Times ha deciso che tra 5 anni sarà solo on line…)
    2) Questo chiacchiericcio da bar ( o se preferite da salotti buoni o meno buoni che sul web si moltiplicano) continuo e che di anno in anno si rinnova sulle guide senza portare poi ad una discussione più generale, non credi si limiti a noi, che di questo mondo ne facciamo parte, una specie di fiera del pettegolezzo tra operatori…
    Insomma, il consumatore finale a cui tu ti rivolgi, che di questo chiacchiericcio è inconsapevole, ed allo stesso tempo è incapace di poter valutare le differenze di capacità degustative e di trasparenza (se ve ne sono) tra Giuliani, Ziliani, Bonilli, Ricci, Pignataro, Cimmino ecc. ecc. come può discriminare tra una guida e l’altra?

    Il mondo del vino è cambiato, il boom (commerciale e mediatico) degli anni passati oggi non c’è più, ed è forse giusto ridiscutere anche il modo di comunicare il vino, ma se si riduce il tutto alla cultura del sospetto, o al fatto che Tizio è più onesto di Caio e via discorrendo, non rischiamo semplicemente che le guide si moltiplichino non cavandone un ragno dal buco?

    Scusate la lunghezza.

    Mauro Erro

  8. Se il discorso è relativo ai punteggi, ho espresso la mia opinione in merito più volte. Non sono i punteggi a creare problemi o ad essere obsoleti, ma l’uso che se ne fa. Sono convinto che dare un valore indicativo (perché tale è) ad un vino, sia corretto e utile, visto che di vini ce ne sono migliaia e non è certo facile con le sole parole far capire quali sono le nostre preferenze.
    Sono gli stessi utenti, in varie occasioni, che ci hanno fatto capire che apprezzano la chiocciola, che non è un “punteggio rigido” e pretestuoso. Dire che un vino, alla data di degustazione “x”, a mio giudizio (che non è legge ma opinione di un degustatore) vale tre chiocciole (ovvero da 81 a 85 centesimi), serve esclusivamente ad “inquadrarlo” in mezzo ad altri diecimila. Tant’è che lo stesso vino, quando è possibile, viene riassaggiato in altre occasioni, con conferma o modifica della valutazione precedentemente fatta, a riprova che nel vino non c’è nulla di definitivo, ma si può fissare in quel momento una sua condizione attraverso un commento e una valutazione di massima. In questo, sinceramente, non ci vedo nulla di obsoleto ma un modo per dare maggiore chiarezza a chi di vino magari non è espertissimo.

  9. @ulteriore precisazione sui punteggi
    Il punteggio (ripeto, non quello rigido) ha un senso perché è sulla base degli stessi parametri di valutazione con cui i vini vengono esaminati. Acidità, tannicità, intensità aromatica, pulizia esecutiva e i numerosi “anelli” che compongono il vino, hanno in definitiva un valore quantifficabile e misurabile, anche se in modo approssimativo. E’ ovvio che l’elemento soggettivo c’è sempre, ecco perché la scelta della chiocciola come semplice indicazione rispetto alla massa di vini che si degustano. E’ una traccia, un ricordo “storico”, che va ad aggiungersi (non a sostituire) un commento che non sempre è così chiaro per tutti, perché la descrizione può essere tecnica come emozionale, ma suscettibile in molti casi di diverse interpretazioni. La chiocciola, in definitiva, chiarisce “dove” è collocato il vino, in modo inequivocabile.

  10. Io, per quanto mi riguarda, continuo a pensare che i punteggi o le fascie di punteggio continuano ad essere utili o necessarie per le anteprime o in occasioni dove degustando una quantità numericamente elevata di campioni diventa impossibile o quasi redigere per tutti una nota descrittiva.
    Di contro sono sempre più perplesso sulla validità anche di questo tipo di degustazioni con tanti campioni o vini in assaggio, solitamente sputacchiati, non abbinati e valutati in pochissimi minuti.

  11. @Mauro
    mi spiace ma le sequenze dei miei scritti sono uscite dopo il tuo secondo commento che non avevo ancora letto.
    Allora:
    io credo che qui stiamo facendo un po’ di confusione su ruoli e poteri. Non ritengo che le guide siano obsolete per definizione, ma che sia da modificare un “sistema” attraverso il quale il vino è diventato quello che non è, qualcosa con cui fare business e rivolto principalmente ad una élite che magari di vino non sa neanche molto. Questo è un male tipicamente italiano. Le guide, ovviamente quelle più accreditate e lette, in qualche modo hanno creato (volutamente) un meccanismo premiante, enfatizzato da manifestazioni con tanto di televisione e attori “di grido”, che NON DOVEVA ESSERE FATTO, per una ragione semplicissima. Il vino ne ha subito le conseguenze allontanandosi dalla sua naturale condizione di “accompagnare e allietare la tavola”, per diventare culto, oggetto mediatico manipolabile a piacimento secondo dove va la corrente. Il meccanismo premiante ha spinto molti produttori a fare carte false (leggi “vini per le guide”) per poter ottenere premi e notorietà. Gran parte delle cause è da imputare anche ai vari “guru” internazionali che hanno a loro volta condizionato i “nostri”.
    E’ questo che deve finire, è questo che è obsoleto, è questo che toglie al vino l’emozione a vantaggio di un prodotto costruito in cantina.
    Tu credi, Mauro, che se gli enologi non fossero diventate delle star, ci sarebbero aziende disposte a pagare oro pur di avere la loro consulenza a garanzia di successi nelle guide e, quindi, nelle vendite?

  12. Roberto, il mio discorso, se hai avuto modo di leggere le mie considerazioni e le mie domande (a cui spero tu possa rispondere) vanno al di là del discorso dei punteggi, su cui tra l’altro ho avuto modo di leggere le tue opinioni più o meno recentemente su esalazioni etiliche (e che tra l’altro non spostano di un centimetro le mie perplessità e i miei dubbi sul discorso delle guide: In cosa sarebbero “obsolete”?).

    Mauro Erro

  13. Hai ragione…ci stiamo incartando sulla sequenza dei commenti… e ti ringrazio per avermi chiarito il tuo punto di vista in privato. Se permetti però, ti offro il mio punto di vista: Se uno vuole cambiare il “sistema”, al di là delle persone, non credi nella necessità di modificare il sistema stesso? Mi spiego meglio, (così come mi hai scritto) io credo che un critico (che tale voglia definirsi) debba innanzitutto essere onesto e trasparente, quindi dichiarare apertamente la sua idea di vino (come si fa in una stessa guida a mettere sullo stesso piano due idee di vino talmente opposte come i nebbiolo di Negri e quelli di Ar.pe.pe, tanto per citare un vino tanto caro a te quanto a me) e poi criticare, motivare ed argomentare la sua opinione su di un vino, non inducendo in quelle che Soldati definì “acrobazie linguistiche” in stringate note degustative in cui si parla di fiori, frutti e profumi improbabili e in cui spesso le persone poco si raccapezzano (ma come scrisse Montanelli, maestro tanto caro a Ziliani, non tutti sono “impermeabili alle tentazioni, compresa quella – che oggi fa strage – dell’esibizionismo e del protagonismo”)…sarà che io per il lavoro che faccio ho più dimestichezza con le persone che il vino lo comprano che con i produttori (che sia chiaro, non sono vittime, ma complici, perché i campioni alle guide sono loro a mandarli, e sempre loro scelgono di partecipare alla manifestazioni con Vips, nani e ballerine al seguito)…ma mi accorgo che quei pochi (perché son pochi rendiamocene conto) che arrivano da me armati di guide, ai punteggi guardano…perché il sistema nasce da lì, quando uno stabilisce Vincitori e Vinti….
    Non mettere un punteggio, tra l’altro, non vuol dire non prendere una posizione chiara e netta. Anzi. Obbliga chi ti legge, se ha la pazienza di farlo, a leggerti. Senza saltare a piè pari ciò che scrivi, per arrivare al numeretto a fine scheda, che in quanto “sintesi” poco racconta. Prendere consapevolezza che il vino sia qualcosa di più di una semplice bevuta, ma elemento fondante di una cultura, vuol dire anche sforzarsi di proporre ai propri lettori delle argomentazioni (valide o meno sarà il pubblico a scegliere)…altrimenti sarà sempre un’arena di vincitori e vinti, di nani e ballerine, no?
    Grazie per le tue considerazioni, saranno per me motivo di riflessione.
    Un caro saluto, Mauro Erro.

  14. @Mauro
    abbi pazienza, ma a me non sembra che su lavinium ci siano vincitori e vinti. Questo è uno dei meccanismi delle guide, ma non appartiene al sito, proprio perché non c’è un bel niente da vincere. Quando a voto alto non corrispondono vincite, il voto si rapporta al prezzo e si decide se “vale la pena” sulla base del commento in esso contenuto.
    Non a caso su lavinium puoi trovare cinque chiocciole su un rosato o su un bianco da 10 euro. Inoltre, lavinium parla molto più spesso di produttori meno noti o del tutto sconosciuti alle guide, piuttosto che di “grandi firme” del gota enologico.
    E non dimenticare che le degustazioni sono solo una parte, neanche tanto grande, di un quadro che diventa più ampio e complesso grazie al supporto di editoriali, scritti da autori diversi, che hanno proprio l’obiettivo di far riflettere sui terrotori e le persone che ci lavorano, al di là di schede e punteggi.
    Non abbiamo mai stilato graduatorie, non ci sono “i dieci migliori”, “il miglior enologo” ecc.
    Semmai, se ne fossimo capaci, se avessimo gli strumenti, se dovessimo davvero fare una classifica, allora la faremmo dei migliori cru, regione per regione. Ma anche in questo caso lascerebbe il tempo che trova.
    Chiedo scusa a Franco per aver involontariamente rubato spazio al tema originario del post.

  15. in effetti Roberto & Mauro mi sembra che siate leggermente andati fuori tema e che abbiate monopolizzato-dirottato il dibattito dal tema inizialmente proposto dall’apologo di Briscola: cosa c’entra la politica con l’enogastronomia? com’é possibile non farsi usare e non usare i politici quando ci si occupa di cibo e di vino?

  16. L’unico modo, caro Franco, è avere la cultura, l’integrità, l’onestà intellettuale di gente come i compianti Montanelli e Biagi, o per restare in tema enologico di un Soldati, di un Arturo Pelizzatti Perego, di un Bartolo Mascarello, di un Giacomo Conterno, di un Sergio Manetti, tutti purtroppo andati a miglior vita.

  17. concordo in pieno Roberto. A questi nomi, venerabili, e alcuni dei quali a me carissimi, aggiungerei un altro grande galantuomo che non c’é più e di cui sento tanto la mancanza, Mario Pesce dell’Antica Casa Vinicola Scarpa di Nizza Monferrato. Un vero signore, prima che un grande uomo del vino…

  18. Mi accodo anche stavolta, nel concordare. La questione si potrebbe guardare dall’altra sponda: una classe politica che evita di farsi usare, occupandosi di cose ben più importanti.
    Ma anch’io appartengo a quella congregazione di prezzoliniana memoria, e di cui, il già citato Montanelli chiese la presidenza onoraria.

  19. Come tutti i partecipanti a questa discussione sanno benissimo, a me manca ancora l’Altraguida, diciamo che in un post precedente ho capito perche’ non c’e’ piu’ e mi dispiace, quindi non voglio rigirare il coltello nella piaga, chiusa e punto a capo. Ma mi piace quello stile che ritrovo pero’ non solo su Lavinium, ma anche su Kelablu, su Vinoalvino, anche in altri blog, insomma dove si scrive veramente di vino e non si fa reclame occulta o palese. Dove si scrive per i lettori e non per gli sponsor. Anche i giudizi in cinque fasce (stelle, chiocciole, o quanto altro vogliate) secondo il mio modesto parere vanno meglio di quelli in numeri, perche’ sono piu’ che altro meglio indicativi. Secondo me la cosa importante e’ la serieta’ di chi scrive. Solo per fare un esempio, una volta non si poteva nemmeno parlare di prosecco o di lambrusco con il nostro Franco. Poi un paio d’anni fa una magica bottiglia del primo gli fece cambiare parere, lo scrisse ed io fui la persona piu’ felice (e so aspettare pazientemente che avvenga la stessa cosa con un magico lambrusco…). Viva la sincerita’, insomma, cosa che contraddistingue una guida (in quel caso Franco, ma anche Fabio, Roberto, ecc.) ma non si trova affatto dai guru. Ecco, se vogliamo proprio distinguere tra inferno e paradiso chiamiamoli in modo diverso, guru e guide, che sono appunto due cose ben diverse. Dai primi mi terrei ben lontano, falsi e bugiardi, quando non compromessi, con le mani nel sacco, mentre ci sarebbe proprio bisogno soltanto di queste ultime, soprattutto perche’ ci sono tantissimi vini e nessuno li ha mai assaggiati tutti e un parere da persone sincere lo accetta sempre di buon grado. Ricordo sempre Loris Scaffei della Antinori che quaklche decina di anni fa all’estero se non trovava Antinori comprava e suggeriva di comprare Ruffino, eppure tra le due case c’e’ sempre stata concorrenza. Ma leale, da signori. Come merita il mondo del vino.

  20. Ciao Fabio, grazie della dritta, anche se spero che se la legga Franco. Una confessione te la devo fare. Una volta mi piacevano solo i lambruschi “maschi”, come quelli mantovani, e poi quelli reggiani, pastosi, duri e puri, che andavano bene sia con la polenta ai fegatini in salsa che con le acciughe salate spagnole, quelle grandi, aperte e diliscate a mano e servite al momento con un filo d’olio e una cipolla bianca a fette. Poi ho incontrato Sandro Cavicchioli, toscano sempre in bocca da quando ha smesso di fumare, che mi ha detto che anche suo padre preferiva i castelvetro. Invece i Sorbara erano i suoi preferiti. Devo dire che da allora ne ho provati molti, anche rose’, anche amabili, diciamo che alcuni mi hanno entusiasmato anche se sono piu’ che certo che tornero’ ai lambruschi da bersagliere, quelli sugli argini del Po sopra Parma. Mi annoto il tuo suggerimento, sei una delle mie guide preferite, appena vengo in Italia me lo cerco e me lo bevo, ma anche tu ripassati magari il Labrusca di Oreste Lini…

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