L’insospettabile vitalità dei Barolo 2003 conquista la Murgia

Grande esperienza umana, oltre che professionale, la degustazione di dieci Barolo 2003 che ho avuto il piacere di condurre, lunedì sera, nella magnifica e ospitale terra di Puglia!
Una perfetta organizzazione, opera del team della delegazione dell’A.I.S. Murgia guidata da Vincenzo Carrasso (e con collaboratori preziosi come Felice Tinelli, Giuseppe Baldassarre, Miriam Calò e Domenico Maraglino, autore delle foto che illustrano il post, mentre Eustachio Cazzorla ha realizzato questo breve video), una calorosa accoglienza, un pubblico attento e curioso, hanno fatto sì che la serata, che si è sviluppata, tra introduzione, degustazione guidata e piccolo dibattito, sin quasi a mezzanotte, risultasse tra le più riuscite tra quelle che, “ambasciatore” auto-nominato del Barolo, ho avuto modo di condurre in giro per l’Italia.
Merito di un milieu ottimale, grazie ad una tradizione e ad una cultura del vino diffuse su cui l’A.I.S. Murgia può innestare un valido discorso di approfondimento, di educazione e formazione che trova terreno ideale, ma soprattutto merito – io mi sono limitato a raccontare e tentare di trasmettere la “magia” della Langa albese, il suo fascino unico – dei vini in assaggio, che hanno dato una prova di sé straordinaria. Addirittura superiore a quelle aspettative che mi avevano portati a selezionarli conoscendone i pregi.
Quella 2003, come ho avuto modo di ricordare lunedì, non era certo l’annata ideale per evidenziare nettamente quelle differenze, legate ai differenti terroir, ovvero a microclimi, geologie, altezze, epoche di maturazione diverse, che caratterizzano l’area di produzione del Barolo e che costituivano l’obiettivo dell’itinerario da La Morra sino a Serralunga d’Alba (passando per Verduno, Novello, Castiglione Falletto, Barolo, Monforte d’Alba) che ho cercato di delineare.
Sicuramente più nette sarebbero apparse le differenziazioni se invece dei 2003 avessi potuto disporre, con le stesse aziende e gli stessi cru, dei 2004, annata classica e più adatta ad una comparazione “didattica” di terroir e vini.
Invece, seppur continuando ad essere quella 2003 un’annata a sé e particolare nella recente storia del Barolo, i vini, ecco la straordinaria forza del Nebbiolo e del Barolo!, hanno tirato fuori, da un misterioso “scrigno”, da una riserva magica e speciale, un’insospettabile vitalità ed un plus di energia che hanno sorpreso, e conquistato, il pubblico dei Barolo fan (alcuni dei quali si sono sorbiti anche 80-100 chilometri di strada, per non mancare l’appuntamento) presente alla degustazione.
Certo, il Barolo 2003, nelle sue migliori espressioni (ad esempio i vini compresi in questa selezione che rivendico orgogliosamente) resta un vino attualmente molto appealing, di scoperta e dichiarata piacevolezza in questo momento, molto giocato sul frutto, rotondo, succoso – anche se non riconducibile solo alla dimensione fruttata, che è una delle componenti del vino – ma capace di esprimere, magari in misura minore rispetto ai 1999, ai 2001 ed in prospettiva ai 2004, tutte quelle sfumature, quelle diverse componenti, olfattive e gustative, che rendono il Barolo vino complesso e completo.
Nonostante questa impostazione di fondo (nessun vino però, tranne forse un’unica eccezione, ha mostrato segni di stanchezza, una prematura maturazione, un frutto privo di tensione e di dinamismo) i Barolo 2003 che ho avuto la gioia di scoprire man mano e di condurre il pubblico presente ad ascoltare hanno fatto capire come non si trattasse solo di vini da “carpe diem”, da gustare giovani, esuberanti, ancora leggermente scalpitanti e con tannini che in alcuni casi piacevolmente mordevano.
Ma vini che, in più di un caso, ad esempio il Sarmassa di Brezza, il Bricco Boschis di Cavallotto, il Ginestra Casa Maté di Elio Grasso, il Torriglione di Gagliasso, il Cerretta di Giovanni Rosso, il Broglio di Schiavenza, hanno mostrato di poter essere tranquillamente lasciati in cantina alcuni anni e di poter addirittura tirar fuori, dal cappello del mago, un potenziale d’evoluzione su cui nessuno, tantomeno io, anche solo un anno fa avrebbe scommesso.
Oltre all’insospettabile complessità, molto nebbiolesca, la degustazione ha mostrato anche un altro aspetto molto importante, ovvero l’eleganza, la finezza aromatica, la dolcezza d’espressione dei vini, simboleggiata in particolare dall’Acclivi Comm. G.B.Burlotto e dall’Albe di Vaira, dal controllato equilibrio di tutte le componenti del vino evidenziato anche dal Ravera di Elvio Cogno e dal Mondoca di Bussia di Oddero.
Non è questa la sede per dare conto, con singole note di degustazione, dei dieci Barolo proposti: spero che qualche partecipante (ho visto molti e molte prendere appunti) voglia regalarci, in sede di commento, le proprie riflessioni, le predilezioni per questo o quel vino, per uno stile di vinificazione (ma i vini erano in larga parte d’impronta tradizionale e di modernisti spinti non c’era, volutamente, traccia…) piuttosto che per un altro.
Sono felice di aver potuto testimoniare, anche nella terra del Primitivo di Gioia del Colle (una denominazione da riscoprire e da rivalutare, perché non ha nulla da invidiare, tranne la notorietà, al più mediatico Primitivo di Manduria) la realtà e (posso dirlo?) la “bellezza” del Barolo. Spero tanto che anche le mie parole, modesto accompagnamento dei vini, possano avere contagiato qualche appassionato e spinto a guardare al Barolo con lo stesso mio amore…

0 pensieri su “L’insospettabile vitalità dei Barolo 2003 conquista la Murgia

  1. Belle note come sempre,mi sarebbe piaciuto aderire ma non sono stati i km (circa 200)a scoraggiarmi ma il lavoro del mattino dopo.
    Vorrà dire che verrò a sentirla parlare di vino quando ritornerà a Cirò.
    Complimenti.

  2. Bravo, Franco, belle descrizioni che mi portano ad una serata indimenticabile, anche guidata da te, un anno fa, a Roma per assaggiare per la prima volta la produzione di Castiglione Faletto.
    Giammai oserei mostrarmi come ambasciatore del Barolo ma diciamo che dopo quella sessione nell’AIS Roma mi sento di appartenere ad un piccolo ma molto motivato “esercito” di apostoli che porta la parola del Barolo per lo meno in Spagna.
    Lunedì, nel mio blog, un’altra piccola mostra.
    Tante cose e complimenti.
    Joan

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