Petrini e Bonilli “litigano”? Ci pensi Emilio Pedron a rimetterli d’accordo…

Mi è venuta un’idea. Come far riconciliare Carlin Petrini e Stefano Bonilli, ovverosia Slow Food e Gambero rosso, che stando a recenti dichiarazioni, prese di posizione, interviste, sembrerebbero sul punto di divorziare dopo vent’anni di un matrimonio non sempre sereno che ha “partorito” quel “tesoretto” che è la guida Vini d’Italia?
Inizialmente avevo pensato a Veltroni, che così buonista com’è (ed in cerca di consensi), si sarebbe sicuramente prestato, ma poi pensato allo storico legame di Carlin con Fassino ho concluso che “Uolter” forse non sarebbe stata la persona più adatta.
Ho poi immaginato un incontro, con tanto di agnizioni, lacrime e abbraccio finale, a C’è posta per te, pronuba Maria De Filippi, con tanto di postino a recapitare il messaggio ai due amici oggi non più tanto tali.
Alla fine, visto che è il vino la materia che li unisce e li divide, ho individuato il miglior giudice di pace e “sensale” di un nuovo matrimonio possibile nell’uomo che anche oggi che la Chiocciola ed il Gambero sembrano non piacersi più tanto, riesce a metterli d’accordo.
L’uomo ad hoc, anzi a Doc, saggezza, asciuttezza, concretezza in grado da indurre i due a riconciliarsi, é un trentino di lungo corso trapiantato in terra veneta, e corrisponde al nome di Emilio Pedron. ll quale, per i pochi che non lo conoscessero, oltre a presiedere il Consorzio Vini Valpolicella, ad essere il Presidente della storica casa Bertani (sempre in Valpolicella) è l’amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini, ovvero il più ricco e potente Gruppo Vinicolo italiano.
Che c’azzecca Pedron (Emilio, non la ben più graziosa e appealing Eleonora) con il “gatto e la volpe”? C’azzecca eccome, perché in un clima conflittuale come l’attuale Pedron, dimostrando che il GIV è un’azienda “di lotta e di governo”, che sa piacere a tutti e tutti (o quasi) mette d’accordo, riesce ad intercettare i consensi e la simpatia ed il plauso sia della componente gamberesca che di quella della chiocciola. Lo dimostrano l’ultima edizione di Vini d’Italia, dove 4 vini di aziende riconducibili al G.I.V. o alla magica sfera Pedron, conquistano i “tre bicchieri”,
Valtellina Sfursat 2004 Nino Negri, Amarone della Valpolicella Cl. 2000 Cav. G. B. Bertani, Artas 2005 Castello Monaci, Aglianico del Vulture Vign. Serpara 2003 Terre degli Svevi e lo conferma l’edizione 2008 della Guida al vino quotidiano di Slow Food che premia i Re Manfredi Bianco 2006 di Terre degli Svevi, la Malvasia Terre dei Grifi 2006 di Fontana Candida, il Valtellina Superiore Diaul 2003 della Nino Negri, il Vipra Rossa 2005 della Bigi, il Soave Classico Vigneti di Monteforte 2006 di Santi, ed il Soave Sereole 2006 della Cav. G.B. Bertani.
E poi, per par condicio e proprio perché i vini del G.I.V. non possono non piacere alla Chiocciola e al Gambero anche sull’Almanacco del Berebene del Gambero rosso i vini del premiato Gruppo vinicolo di Calmasino vanno alla grande. Tanto che
uno dei sei oscar qualità/prezzo nazionali, quello per il miglior vino rosso è andato all’Igt Puglia Primitivo 2006 Piluna del Castello Monaci.
Tutto chiaro? Chiarissimo, al punto che di fronte a tanta evidenza sono riuscito anch’io a dare finalmente una risposta ai miei interrogativi sul perché delle sinergie e dell’affettuoso ménage à deux Slow Food – Gruppo Italiano Vini, ultimo episodio lo stravagante abbinamento di vini dell’azienda pugliese del Gruppo ad un menu tipicamente emiliano in occasione del pranzo che ha fatto seguito alla presentazione della nuova edizione di Osterie d’Italia (edizione Slow Food) a Modena.
Ed è per questo che, ne sono convinto, Emilio Pedron sia la persona più giusta per suggerire e suggellare la pax tra Gambero rosso e Slow Food. Sarà anche solo un matrimonio d’interessi, ma conviene…

0 pensieri su “Petrini e Bonilli “litigano”? Ci pensi Emilio Pedron a rimetterli d’accordo…

  1. E pensare che il povero Epicuro si affannava amaramente a spiegarci che la realtà è solo il frutto di un’aggregazione casuale di atomi, mossi nell’universo da un eterno e vago fluire per capriccio di dei lontani, distratti e bizzosi. Forse dipende dal fatto che ancora non avevano inventato quei formidabili acceleratori di particelle elementari che sono gli affari. Perchè, come acutamente noti, oggi questi atomi vaganti si incontrano ancora esattamente come prima, ma seguendo traiettorie precise, anzi, come va di moda dire, “chirurgiche” al punto tale da centrare invariabilmente il bersagio. Tu chiamale, se vuoi, collusioni (o cointeressi, o sinergie, o convergenze parallele). Che magari sono lecitissime o persino virtuose ma che, appunto non si capisce perchè, tutti nicchiano a mostrare alla luce del sole, abbandonandole nei bassifondi della maldicenza andreottiana (quella che cioè è peccato, ma spesso ci azzecca).
    Attendiamo ansiosi gli sviluppi della virtuale missione di pace.
    A presto,

    Stefano

  2. Suvvia Stefano, non dire queste cose! Sono solo “corrispondenze d’amorosi sensi”, niente di più… Comunque vedremo cosa riuscirà a fare, per mettere pace, il “Kofi Annan” di Calmasino…

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