Pier Silvio, mi consenta: ma lei ci è o ci fa?

Come insuperabile campione di quei particolarissimi “sport” che sono l’incontinenza verbale ed il parlare a sproposito, quando sarebbe meglio tacere, non ci bastava il padre, l’ineffabile Cavaliere, ora ci si mette anche il figlio!
Dopo Berlusconi senior, che in morte di Enzo Biagi, invece di far finta di niente e di mantenere un decoroso, intelligente silenzio, si era fatto “notare” dichiarando (leggi) che per Biagi “
non c’è mai stato un editto bulgaro né ho mai detto che questi signori non dovevano fare televisione” e che “non c’era nessuna intenzione di far uscire dalla televisione e neppure di porre veti alla permanenza in tv di chicchessia. Quindi ancora una volta è stato tutto deformato dalla sinistra”, ora tocca a Berlusconi jr., Pier Silvio. “Berluschino” che secondo l’anticipazione (leggi) data dal Corriere della Sera on line di un’intervista che verrà prossimamente pubblicata su A se ne esce con due perle che nemmeno il suo babbo avrebbe saputo inventarne di simili. Assoluti capolavori che dimostrano la totale ignoranza, in famiglia, del celebre adagio “un bel tacer non fu mai scritto“.
La prima recita testualmente “Volevo Biagi con noi”, ovvero Mediaset, di cui Pier Silvio è vicepresidente, “Sì, l’avrei assolutamente voluto con noi perché quando penso a chi fa la televisione, non mi pongo il problema delle sue posizioni politiche”.
La seconda, è invece la risposta, assolutamente lunare, patafisica, alla domanda “Ritiene che nella televisione italiana lavorino molti artisti di sinistra”, alla quale Berlusconi jr risponde semplicemente: “A me non sembra”.
La domanda nasce spontanea: Pier Silvio, mi consenta, ma lei ci è o ci fa? Vive in Italia, in una delle innumerevoli ville di famiglia, o su Marte?
Domanda pronunciata non da un “comunista” o bolscevico, come direbbe il Cavaliere, ma da uno che, in buona fede, essendo anti-comunista fin nel midollo, e avendo letto e collaborato per anni al quotidiano di famiglia, Il Giornale, e turandosi montanellianamente il naso, ebbe modo, un paio di volte (e non essendone affatto orgoglioso, anzi) di votare Berlusconi senior, ma che sicuramente non lo farà più alla prossima occasione.
Senza per questo passare dalla parte di “mortadella” Prodi e di “Uolter” Veltroni. Ma semplicemente ricordando la Congregazione degli Apoti (vedi), di coloro che non la bevono (più) di prezzoliniana memoria…

0 pensieri su “Pier Silvio, mi consenta: ma lei ci è o ci fa?

  1. Caro Franco,
    Biagi lo si amava o lo si detestava. Personalmente lo detestavo, trovandolo banale e opportunista. E non mi vergogno a dirlo neanche ora che tutti (tra cui non pochi di quelli che lo detestavano come me), si stracciano le vesti rimpiangendolo
    L’uscita del Berluschino mi sembra quindi veniale, se si pensa all’effluvio di stucchevole retorica che ci sta sommergendo e che un pezzo resterà alto, per poi fortunatamente ritirarsi come tutte le maree conformiste.
    Tra le più nauseabonde elegie che ho dovuto scorrere in questi giorni (dire che le ho lette sarebbe ipocrita) ce n’è però una che non so tacerti, anche per sua fulminante, scultorea, stolida concisione. L’ha pronunciata un collega, molto noto dell’ambiente soprattutto lombardo, perchè rimasto presidente dell’ordine regionale dei giornalisti per un ventennio o giù di lì: Franco Abruzzo.
    Così Abruzzo ha titolato, il giorno della morte di Biagi, la sua newsletter:
    “Il giornalismo Italiano è in lutto
    E’ morto ENZO BIAGI,
    Omero del XX Secolo.
    Abruzzo: “L’Albo è più leggero”.”
    E nell’occhiello: “E’ morto Enzo Biagi, maestro di giornalismo definito Omero del XX Secolo”.
    Hai letto bene: Omero. Omero?, ho sobbalzato anch’io. Mamma mia, neppure il fan più sfegatato, mi sono detto, potrebbe arrivare a tanta iperbole. Quindi ho scritto ad Abruzzo, chiedendo chi fosse mai l’autore di quel risibile paragone. Con la sinteticità folgorante che l’aveva contraddistinto nella titolazione (e con la spregiudicatezza che più d’uno gli rimprovera), lui mi ha laconicamente risposto: “Io”.
    Stupore.
    Dunque, ricapitolando. Non solo Abruzzo copre involontariamente di ridicolo il povero Biagi, appaiandolo a un personaggio di tale levatura e spessore nella storia della cultura occidentasle da fare apparire il pur grande giornalista un microbo insignificante, con risultati di appunto involontaria, ma parimenti irresistibile comicità. Ma, aggiungendo ridicolo al ridicolo, con la menzione si autocita. Anonimamente. Cioè cita se stesso, senza dire di essere lui l’artefice di quell’enormità.
    Ora, dico. Io non sono di quelli che ce l’ha con Abruzzo, il quale peraltro ha moltissimi nemici. Talmente tanti ne ha avuti, di nemici, finchè è stato presidente dell’Alg, che, mosso a compassione dal fuoco incrociato e a volte anche assolutamente gratuito che da ogni dove gli pioveva addosso, accusandolo di tutti i mali, incluso l’effetto serra e l’epidemia di aviaria, mi è capitato perfino di spendere parole in sua difesa, pur non condividendo quasi nulla della sua politica.
    Ma adesso, definire Biagi “l’Omero del XX secolo” e citare poi la propria definizione come se fosse altrui, mi pare francamente troppo.
    Ecco, e chiudo: di fronte a enormità di questa portata, anche le improvvide uscite del Berluschino suscitano in me un inusuale sentimento di generosità e di indulgenza. Del resto, se Biagi era l’Omero del XX secolo, il Cavaliere come sarebbe da definire, il Gutenberg del Terzo Millennio?
    Saecli incommoda!
    Buon weekend,

    Stefano

  2. Italiani! Popolo senza memoria.
    Questi lo hanno capito da tempo. E ci fottono ad arte da tempo.
    Vergognosa la cantilena del buonismo sul povero Biagi, da morto…
    Vergognosa ma tipicamente italiana.

  3. Caro Stefano, sai come la penso e come io e te siamo in sintonia, anche se ci vediamo e frequentiamo molto meno di quanto ci farebbe piacere, su tante cose. Condivido in pieno il tuo commento e trovo anch’io imbarazzante la “beatificazione”, condotta al grido di “santo subito”, in una melassa di buonismo nauseante, dello scomparso Enzo Biagi. Non l’ho mai considerato un “Maestro del Giornalismo”, come lo é stato per me Montanelli e come considero oggettivamente sia, anche se politicamente lontano dalle mie idee, Giorgio Bocca. Ma continuo a trovare il tentativo dei due Berlusca, senior e junior, di partecipare in qualche modo al processo di beatificazione di Biagi, con le loro stravaganti, goffe, inutili e del tutto prive di credibilità, dichiarazioni, talmente assurdo e ridicolo, da indignarmi. Al punto da avermi indotto a scrivere questo post sul berluschino che non si sa bene se ci sia o si fa…

  4. Tranquilli ragazzi….
    Tempo una settimana e Piersilvio smentirà di aver detto codeste parole.
    D’altronde a dir menzogne ha cotanto maestro!

  5. Il Cavaliere come Gutemberg del terzo millenio??? A me pare, che ci abbia già pensato lui stesso ad….autodefinirsi e se non ri
    cordo male il “personaggio” era qualcosa in più di Gutemberg, senza nulla togliere a quest’ultimo.

  6. Anto’, guarda che i due Berlusca, senior e junior non sono i soli esponenti dell’arte di cui li definisci “maestri”. Di cuntaball ce ne sono altrettanti anche dalla parte che s’impossessò, con un pelo gigante sullo stomaco, di Montanelli nell’ultima fase della sua carriera e post mortem e che ora piange Biagi come un martire… Destra e sinistra in questo squallido esercizio del parlare a vanvera per me, che sempre più anarchico conservatore mi sento, pari sono…

  7. Visto che il silenzio dovrebbe essere la cosa migliore provate per una volta a tacere senza troppe polemiche sui perchè o i per come di destra e di sinistra e rispettare solo ed esclusivamente la perdita di un persona che ha fatto sempre il proprio lavoro onestamente.

  8. Sa Ziliani, io comunista da quando ragiono, ho fatto sicuramente alcuni errori.
    Però mai tanto gravi come quelli di votare per Berlusconi o uno come lui, oppure lavorare alle sue presunte indirette dipendenze.
    Sono contento che abbia capito l’errore commesso ma il danno che ha contribuito a procurare all’Italia è rilevante.
    Insomma, fossi in Lei non andrei fiero dell’ultima parte del suo post………

    Inoltre, Biagi non sarà stato Omero ma ha mantenuto la schiena dritta e la fronte alta di fronte al potente di turno.
    A mio modo di vedere non è poco.

    Ciao

  9. Biagi e Montanelli sono stati due grandi giornalisti e due uomini liberi. Due persone che si sono rese molto utili alla crescita civile di questo paese. Due uomini ai quali tutti dovremmo essere grati, innanzitutto perché ci hanno mostrato, partendo da visioni e percorsi politici differenti, cosa significa essere puliti ed avere la schiena dritta. Non erano dei servi, questo è sicuro, nè tantomeno degli opportunisti, egregio signor Tesi, come dimostra il barbaro comportamento che il cavaliere nero di Arcore ha riservato a entrambi. Tutti e due hanno osato mettersi contro l’Onnipotente Unto del Signore e la sua famiglia (intesa in senso non unicamente anagrafico)e ne hanno pagato, a prezzo pieno, le conseguenze. Tonini nel corso della sua omelia è stato chiarissimo a riguardo. Silvio Berlusconi & figlio vedono la libertà di stampa come fumo negli occhi e considerano l’Articolo 21 della Costituzione un fastidioso lacciuolo burocratico, questo è tutto. Come del resto fanno molti dei loro cosiddetti “avversari politici” (do you remember D’Alema?) che oltretutto non hanno mai avuto la volontà di rimuovere questa anomalia antidemocratica che è il conflitto di interessi per evidenti ragioni di comodo, rendendosene di fatto complici.
    A Biagi e Montanelli sono accadute cose che non sono degne di un paese che voglia dirsi civile: solo che i più sono riusciti a metabolizzarle, a rimuoverle. Questo è un paese profondamente malato, e senza Biagi e Montanelli lo è ancora di più. E in casa Berlusconi l’altra sera hanno brindato, come già fecero nel 2001 quando se ne andò il grande Indro. La gente di quello stampo Berlusconi non riesce a digerirla, come fa invece con i giornalisti che condividono con lui i trascorsi nella P2 e arrivano a ricoprire cariche importantissime in ambito Mediaset. Costanzo sta sempre lì sullo sgabello e noi dobbiamo tenercelo. Indro ed Enzo, invece, non ci sono più. E questo non è un bene per nessuno, a destra come a sinistra.

  10. Questa è bella: anarchico-conservatore!
    Come ci riesci?
    Io a malapena riesco ad essere anarchico-situazionista, scuola Debord.
    Anarchico-conservatore suona come un ossimoro…

  11. caro Antonio, é molto meno stravagante di quel che possa apparentemente apparire questa definizione. Anarchico conservatore si definiva uno dei grandi Maestri del Novecento, Giuseppe Prezzolini, a sua volta maestro di Montanelli e di una marea di grandi uomini e menti libere senza padrini e senza padroni.
    Per saperne di più consiglio a te e ai lettori di Vino al Vino di leggere questi due articoli pubblicati sulla rivista Ideazione (di cui anch’io sono stato per alcuni anni collaboratore)
    link diretto:
    http://www.ideazione.com/settimanale/5.cultura/73_11-10-2002/73mathieu.htm

    http://www.ideazione.com/settimanale/5.cultura/73_11-10-2002/73sangiuliano.htm
    fammi sapere cosa ne pensi

  12. Ne penso tutto il bene possibile.
    Il più clamoroso omicidio di questi anni è stato quello del pensiero liberale.
    Non considero questi quattro scalzacani che corrono dietro Berlusconi come la “destra” italiana.
    Loro sono (omissis da parte del curatore del blog), pronti ad impossessarsi come sanguisughe di una eredità che non gli appartiene: è gente senza etica, disposta a sacrificare qualunque cosa al profitto, gente bugiarda e corrotta….
    Ringraziandoti per avermi ricordato Prezzolini, che non amo ma di cui condivido lo schifo per certa gente, ricambio con un link: è il primo capitolo di uno dei libri più letti e più sconosciuti (ancora con le contraddizioni in termini!) del nostro secolo.
    E’ stato scritto nel 1967 e profetizzava con esattezza chirurgica ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi.
    Lo trovi in libreria, ma Debord lo ha sempre voluto “free-copyright”
    Eh sì, l’anarchia non è un pensiero plurimo…!
    Saluti da “Lugano bella”
    http://fc.retecivica.milano.it/~roberto.dicorato/Debord/cap_1.html

  13. Beh, il mio grande amico Paolo Volponi definiva l’allora nascente Rifondazione Comunista un: “Partito Anarchico”…..in teoria un grande non senso, una grande contraddizione in termini, nella pratica politica invece si rivelò una grande verità.

    Ogni volta che ripenso a Volponi mi commuovo, un grande uomo, un grande scrittore e fine poeta.

    Ciao

  14. mi piace molto che pur non avendo mai nascosto di non avere idee politiche di sinistra (anzi…)io possa contare tra i lettori di Vino al Vino molte persone di una sinistra, anche comunista, non pentita e non revisionista. Devo dire che riesco a dialogare più facilmente con loro che con ciellini, post e tardo democristiani, forzitalioti e larga parte del popolo di AN. Trovo in loro, salvo qualche eccesso “trinariciuto”, per dirla con l’espressione di un altro grande maestro, Giovannino Guareschi, una libertà intellettuale, una freschezza, che mi mette a mio agio. Anche quando il simpatico vignadelmar ricorda, facendomi sorridere (scusa, sono un bieco reazionario) che lo scrittore Paolo Volponi definiva la nascente “Rifondazione comunista” come un “Partito Anarchico”. Bella utopia, ma la storia dimostra come il movimento anarchico sia stato spesso perseguitato dal Comunismo storico, pensiamo all’ex Unione Sovietica…
    Mi piace ricordare come io, assolutamente non comunista, abbia potuto contare sulla stima (amicizia sarebbe eccessivo) e su una lunga consuetudine con un uomo di sinistra, comunista non pentito, come l’indimenticabile Bartolo Mascarello che tante volte mi ha accolto, con simpatia, ironizzando che scrivessi anche sul Corriere Vinicolo, il giornale degli “industriali del vino”, come lui amava definirlo. E anche con Baldo Cappellano, altra bella figura di vignaiolo di Langa e uomo dal passato di militante del PCI, ho un rapporto franco e di amicizia. Per la serie il grande Barolo, quello vero, mette d’accordo tutti “Destra” e “Sinistra”…

  15. E’ proprio vero : questo è un paese malato! Un paese dove ancora esiste un partito comunista.
    Premesso che davanti ad una morte forse dovremmo tutti tacere, vorrei ricordare che i due grandi giornalisti, come ricordato da Ziliani, sono stati usati a destra e sinistra secondo l’uso che se ne voleva fare. Io ho visto il ’68 in Italia e ricordo come Montanelli veniva indicato : un pericoloso reazionario fascista.
    E chi usò il buon Biagi per far la trasmissione alle otto di sera con Benigni un giorno prima delle elezioni? Se non lo ricordate cercate il filmato.

  16. Vacca, la sua analisi non mi pare molto obiettiva, quindi un quiz “risvegliamemoria” mi permetto di proprorlo anche io: chi usò, su una delle sue 3 reti televisive (tre!) il salotto dell’amico e vecchio compagno di loggia massonica Maurizio Costanzo la sera dell’11 maggio 2001, poche ore prima della chiusura della campagna elettorale? Massì, Piersilvio dice sicuramente il vero: ma quale editto bulgaro, Biagi era il nostro giornalista preferito e stiamo soffrendo molto per la sua scomparsa, a differenza di quelle bestie dei comunisti che non hanno fatto che usarlo. Anzi, facciamo così, se le piace: Biagi è stato cacciato dalla Rai da Fausto Bertinotti, quello che aveva negato l’indipendenza professionale a Indro Montanelli. Va da sé che ad effettuare le telefonate minatorie allo stesso Montanelli sono stato io, responsabile in quanto comunista di tutto quanto non funziona in questo sanissimo paese. Capeggiavo un commando di pericolosi immigrati romeni. Contento?

  17. Ascolti sig.Arturi,
    le mie sono riflessioni di un semplice osservatore della quotidianità.Grazie a questo blog posso esprimere il mio pensiero, purtroppo sempre molto frettolosamente per impegni di lavoro, su riflessioni proposte da Ziliani.Non pretendo di incontrare il consenso di alcuno e cerco sempre di esprimermi in maniera corretta e mai offensiva verso alcuno.
    Il suo sarcasmo mi sembra quindi assolutamente fuori luogo.
    Il suo quiz’risvegliamemoria’mi trova assolutamente d’accordo in quanto cerco di essere molto più obiettivo di quanto Lei creda e ‘ mi consenta ‘ di quanto Lei scrive.
    Ma Costanzo è ancora in vita, che Dio lo conservi, e non faceva parte dell’argomento.
    Cordialmente.

  18. caro Domenico, confesso che la conservazione in vita del baffuto piduista, verso il quale nutro una totale antipatia e disistima (non solo perché piduista, ma per quello che é e rappresenta) non rientra proprio tra i miei desiderata. E se fossi cattolico praticante non disturberei di certo Dio per chiedergli di conservare in vita quel tipo… Non me ne può fregare di meno di lui (nonché della sua antipaticissima consorte) come dicono a Roma…

  19. Caro Signor Vacca, ammetto anche io di avere risposto in maniera frettolosa. Il mio riferimento a Costanzo aveva lo scopo di sottolineare che non è stato solo il centrosinistra a fare certe cose e che anzi il Cavaliere è maestro nell’arte della disinformazione e dell’utilizzo improprio dei media per finalità di tipo propagandistico. Però mi permetta (o mi consenta, se le pare) di farle notare che la frase con la quale lei apre il suo commento “E’ proprio vero : questo è un paese malato! Un paese dove ancora esiste un partito comunista” non mi sembra rispettosa di una tradizione che in Italia si è resa protagonista di grandi conquiste di democrazia e di civiltà. Chiaro che i comunisti italiani hanno commesso errori anche macroscopici e spesso molti di loro hanno usato l’ideologia egualitaria per perseguire tutt’altro scopo. Non ho alcun problema a riconoscerlo. Ma credo che sia totalmente sbagliato insultare l’intera storia dei comunisti di questo paese, malato di qualunquismo, ipocrisia ed egoismo ma anche, come dimostra la sua affermazione, di mancanza di memoria. Potrei citare a sotegno delle mie affermazioni nomi e avvenimenti importanti per l’Italia, ma non mi pare il caso di arrivare a questo punto. Le ricordo invece che questo ottimo post di Franco, caratterizzato da passione sincera e indipendenza, fa riferimento all’ipocrisia della simpatica famigliola di Arcore e stigmatizza senza pietà (come tutti dovremmo essere capaci di fare) il disgustoso comportamento dei tanti che, a sinistra come al centro e a destra, non hanno perso l’occasione per mancare di rispetto a questi due grandi giornalisti, affrettandosi a inscenare una macabra e ipocrita danza sulle loro tombe. Fermo restando che c’é gente sincera a destra che ha ammirato Biagi e a sinistra che (come il sottoscritto) considera Montanelli un maestro, un eroe civile e un modello da proporre ai giovani, a partire da quelli di sinistra.

  20. Caro sig Arturi,
    nella politica ho le mie idee ma non ho sposato nessuna ideologia ne partito per cui sono senz’altro conscio degli errori che vengono commessi da entrambi (ideologia e partito)per cui potremmo riempire le pagine di questo blog con esempi continui.
    Però io non sono mai riuscito, ne riesco ad apprezzare l’ideologia comunista, ne tantomeno i partiti di casa che vi si riconoscono o si fingono tali.
    Non ho nessun dubbio sulla capacità giornalistica dimostrata da Montanelli e Biagi, e concordo con Lei che sono entrambi due esempi da seguire per i giovani (Lei per caso è un giornalista?).
    Odio però ogni strumentalizzazione da parte di chiunque per i propri fini ed in questi casi mi pare ce ne sia stata in abbondanza e noto, ma posso chiaramente sbagliarmi, che quando è la sinistra a farlo si tenda sempre maggiormente a scusarla.
    Per quanto riguarda la mia affermazione, assolutamente scherzosa, su Costanzo, vorrei fosse chiaro, anche per Ziliani, che è persona da me ASSOLUTAMENTE NON STIMATA anzi insieme alla sua degna compagna li trovo arroganti ed antipatici
    Saluti.

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