Sorpresa! In Spagna Le Roi non é El Rey… Cronache da Lo Meyor de la Gastronomia

Altri, più titolati e informati di me, ad esempio Stefano Bonilli del Gambero rosso, presente e blogger testimone (leggi) a quel grande evento, vi racconteranno cosa sia stata la nona edizione del Congreso Gastronomico Lo Meyor de la Gastronomia, grande creazione di Rafael Garcia Santos, che si è svolta dal 19 al 22 novembre a San Sebastian (sito Internet, anche in italiano).
Io, esercitando un sacrosanto diritto di cronaca (che voglio proprio vedere chi proverà a contestarmi) e rendendovi partecipi di qualcosa che altri sono sicuro non vi racconterebbero, voglio limitarmi a raccontarvi quello che mi hanno raccontato alcuni “uccellini”, ovvero testimoni oculari, presenti alla manifestazione.
Se andate nella parte italiana del sito Internet (vedi) del Congreso Gastronomico, nella parte (guardate sul menu alla vostra sinistra) definita Atelier del Piemonte, scoprirete che oltre ad un evento definito Tartufo di Alba dove “Enrico Crippa, Alfredo Russo, Davide Scabin, Luisa Valazza e il vincitore del I Premio Tartufo d’Alba offriranno una cena per settanta persone, che include cinque piatti in cui il tartufo sarà l’ingrediente principale. Si serviranno anche altre specialità della regione: un assortimento di gorgonzola e cioccolato, oltre a famosi vini Barolo e Barbaresco”, evento che si è svolto il 20 Novembre presso l’Hotel Barceló Costa Vasca, lo stesso giorno era in programma un altro grande evento.
Oddio, si trattava di qualcosa che con la gastronomia e la cucina, tema principe de
Lo Meyor, aveva poco a che fare (sarebbe curioso sapere perché gli organizzatori l’abbiano previsto), ma comunque un Grande Evento, perché una prolusione dal titolo “Barbaresco Gaja. Un po’ di me, un molto di mio padre”, con “il più famoso sommelier italiano, i cui vini hanno raggiunto un prestigio universale” a tenere “una conferenza nella Sala de Cámara del Kursaal”, per di più “presentato da un altro eminente personaggio: Pablo Álvarez, di Vega Sicilia”, è una cosa che non si può di certo perdere. Anche se presentare Gaja come “il più famoso sommelier italiano”, piuttosto che il più importante produttore di vino italiano è una divertente topica che può avere indotto qualcuno in errore o generato qualche equivoco.
Di fronte ad un Evento Gaja, in programma martedì 20 novembre alle ore 19, un’organizzazione dabbene avrebbe dovuto sospendere i lavori, spegnere fornelli e microfoni, bloccare seminari, dimostrazioni, sospendere ogni cosa. Il programma , invece, prevedeva che tale Wylie Dufresne “WD-50 “ en Nueva York, parlasse alla stessa ora su Ultimas innovaciones en nuestra cocina‘, mentre alle 19.30 si é svolta l’Entrega del Premio Tartufo de Alba con la Ponencia del Ganador. Premio seguita alle 21 da una grande cena (che veniva via alla modica cifra di 250 euro) dove come già dicevo “Enrico Crippa, Alfredo Russo, Davide Scabin, Luisa Valazza e il vincitore del I Premio Tartufo d’Alba” erano incaricati di preparare “cinque piatti in cui il tartufo sarà l’ingrediente principale”.
Ma com’è andata la conferenza di Angelo Gaja? A parte la consueta brillantezza e vivacità di Gaja nel parlare (nonostante su un’italica guida si scriva “Gaja sembra aver perso l’energica verve che lo distingueva fino a ieri. E’ giunto il tempo della riflessione e della piena maturità”), non proprio splendidamente
come ci riferiscono i nostri informatori , o non proprio come “le roi”, accompagnato dalla figlia primogenita Gaia, si sarebbe aspettato.
A causa della temibile concorrenza di
Wylie Dufresne, dell’assegnazione del Premio Tartufo de Alba, della grande attesa per la cena a base di tartufo, dell’incapacità degli organizzatori di accendere i riflettori sul Vero Evento (in fondo erano stati inviati solo migliaia di inviti personalizzati a personaggi del mondo del vino spagnolo ed il programma de Lo Meyor de la Gastronomia che presentava la conferenza di Gaja era stato stampato solo in cinquantamila copie distribuite un po’ il tutto il mondo) o forse per colpa del destino cinico e baro, o di chissà quale congiura, alla conferenza, alla quale si poteva avere accesso gratuitamente, si sono presentate, così ci raccontano, solo 70-80 persone. Larga parte dei quali erano cuochi e vignaioli piemontesi presenti a San Sebastian… Dicono sempre le cronache che Gaja, le roi, non abbia gradito molto la risposta, molto contenuta e un po’ evasiva del pubblico spagnolo alla sua attesa e annunciatissima performance.
Pare che, piuttosto piccato, abbia deciso di disertare (sicuramente per precedenti impegni) la tartufesca cena alla quale era stato invitato, mentre in precedenza aveva preferito (chissà perché) non fornire i suoi pregiatissimi vini ad un banco d’assaggio di prodotti enogastronomici piemontesi, banco al quale il Barbaresco è stato rappresentato da Bruno Rocca… Non proprio la stessa cosa, mi sembra…
Dicono anche che il giorno successivo, non ancora “digerito” il rospo dell’essere stato così snobbato dagli spagnoli (anche Pablo Álvarez proprietario di quella Vega Sicilia distribuita in Italia da Gaja pare se ne sia andato a conferenza in corso…) Gaja appariva molto “incavolato”. Hai perfettamente ragione Angelo: si possono trattare così i Re?
Mi sorge un dubbio: non sarà mica che in Spagna, causa una cattiva conoscenza del francese, non si sono accorti che quando si dice “le Roi”, come Gaja con deferenza e giusto rispetto viene chiamato in Italia, si dice nient’altro che “El Rey”, ovvero il Re?
Che occasione persa per il pubblico spagnolo: Darmagi!

0 pensieri su “Sorpresa! In Spagna Le Roi non é El Rey… Cronache da Lo Meyor de la Gastronomia

  1. In effetti il disappunto del sig.Gaja è perfettamente comprensibile. Ha investito del tempo, ha affrontato un lungo viaggio e poi ha scoperto che l’organizzazione non aveva sincronizzato al meglio la sequenza degli eventi. Se non ricordo male, lei stesso si era detto profondamente contrariato quando le era successa una cosa simile in quel di Cremona (mi ricordo un post in proposito, non riesco a ritrovarlo però). Piuttosto c’è ancora forse da constatare da parte degli altri paesi una scarsa attenzione del made in Italy? saluti

  2. trattasi solo, lo ripeto, di completezza dell’informazione, di dare una notizia. Gaja che viene “snobbato” dal pubblico de Lo Meyor de la Gastronomia a San Sebastian é e resta una notizia, che io ho ritenuto opportuno dare. Invitando ad una riflessione, ovvero che non sempre quello che é grande e importante in Italia lo é sempre anche all’estero. Tutto qui

  3. @ Marco Arturi e @Roberto : mi fa piacere che qualcun altro condivida le mie impressioni. Ma a parte il
    “relata refero”, cioé un tipo di giornalismo di seconda mano ( “oddio non si puo´essere presenti ovunque!”) c’é un altro punto, che a me sembra piú importante: volenti o nolenti Gaja é una delle “bandiere” della nostra produzione vinicola. E’ uno dei (pochi) nomi italiani conosciuti all’estero, uno dei pochi i cui vini sono sempre presenti nelle aste piu´prestigiose e che – piaccia o non piaccia – ci rappresenta a livelli cui moltissimi produttori vorrebbero essere presenti sia per prezzo che per fama.

    Quindi io mi sentirei di smentire Franco quando scrive ” non sempre quello che é grande e importante in Italia lo é sempre anche all’estero”. Uso il condizionale perché é solo una mia impressione e solo Angelo Gaja potrebbe rispondere con i dati percentuali delle sue vendite estero/Italia. Spero, se legge queste righe, voglia rompere il suo ignorare Franco Ziliani e fare luce su questo punto.

    Gioire per un incidente di percorso, una sfortuna e farla passare per una notizia “che ho ritenuto opportuno dare” mi sembra, oltre la “malcelata esultanza etc” un continuare a calciare il calciatore invece della palla.

    Una costante questa di Franco, che dispiace a me e credo a molti che lo seguono e che, nel mio modesto parere, lo “chiama fuori” quando i vini c’é da assaggiarli e farsene un parere. Infatti la domanda piu´diretta, oltre la classica ” ma che ti ha fatto Angelo Gaja ?” – destinata a rimanere senza risposta – sarebbe: ma quali vini di Angelo Gaja hai assaggiato e quando ?

    Perché, ricordiamolo, questo blog si chiama Vino al Vino. A meno che, con la conseguenza che lo distingue, non voglia cambiare il titolo in “Amici e Nemici” o qualcosa del genere che piu´comunichi che il blog e´, come suo diritto, un trampolino per dare sfogo anche e soprattutto alle antipatie private. Che queste abbiano qualcosa a che fare con il vino, quello degustato, mah, a me non sembra proprio.

  4. Io non capisco. Allora: a me uno scrittore non piace, non mi piace il suo stile, non mi piacciono gli argomenti che tratta e nemmeno il modo in cui li tratta. Sono quindi libera di dire che, secondo il mio punto di vista, non sappia scrivere. I motivi del mio giudizio non sono importanti. Ora: quando parlerò con altre persone di questo scrittore, esporrò sempre e comunque su di lui un giudizio negativo. “Ma cosa ti ha fatto di male, questo povero tizio?” Niente. E perché mai dovrebbe avermi fatto qualcosa? Tanto più che potrebbe essere morto cent’anni fa e, anche se fosse ancora vivo, potrei non averlo mai incontrato.
    Quindi chiedo al sig. Merolli: perché continua a credere che sotto il giudizio di Ziliani ci sia qualcosa che egli non vuole dire?

  5. gentilissima Sara, non perdere tempo con quella persona che non solo io, ma molti lettori di questo blog hanno imparato a conoscere. E’ un defensor fidei a spada tratta, qualsiasi cosa faccia, di El Rey, uno che interviene solo per darmi contro e tentare di provocarmi. Ma io non abbocco più, pubblico, anche quando sarebbero da querela, le sue intemerate e lascio dire. Non ti curar di lui ma guarda e passa. Al massimo una postilla ai suoi commenti con questa scritta “ma chi se ne frega!”. Ai lettori e commentatori di buona volontà, non al tizio, chiedo invece: come giudichereste un giornalista che fosse stato presente a San Sebastian al “floppone” di Gaja e che invece di raccontarlo avesse preferito tacere? Quale aggettivo utilizzereste per lui: saggio e ragionevole, conformista, pavido, oppure complice? Io che non sono nessuna di queste cose (perché in Italia si fa carriera blandendo i potenti, anche nel mondo del vino, non criticandoli) ho deciso, di fronte ad un’informazione precisa arrivatami da più fonti presenti alla conferenza, pubblicare, facendo il mio dovere di giornalista, che é quello d’informare e non di tacere o fare finta di niente, seppure per umana pietas…

  6. Francoooooooo, tre pappine ai turcomanni e rimaniamo in Coppa, ma come tutti gli interisti sia tu che io siamo anche fin troppo critici con la nostra squadra del cuore, speriamo che vinca la Coppa ma siamo i primi a non esserne convinti. Il cuore non va dove va il cervello. E con Angelo Gaja e’ la stessa cosa. Uno dei suoi disse una volta che Gaja era come la Juve, obbligato sempre a vincere. Poi e’ arrivata Calciopoli e quello stesso suo amico non se l’e’ piu’ sentita di dire la stessa cosa. In effetti Gaja fa notizia solo quando non vince, proprio perche’ quando vince lo fa sempre e solo meritatamente, senza alcun sotterfugio, senza muovere le amicizie potenti, senza svendere i gioielli di famiglia, senza pretendere Coppe nei corridoi sotterranei degli stadi con la guerriglia sopra le teste dei calciatori, come avvenne a Bruxelles. Non capisco perche’ quelli che scrivono che tu sei anti-Gaja non vadano a leggersi questo tuo articolo http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=21&IDNews=1215

  7. Per i pigri, riporto la conclusione del tuo articolo (ricordando che pero’ 600 persone del vino l’hanno pensata diversamente da te e da me…):
    “E poi, signori cari, autorevoli esperti e osservatori, ma come diavolo si fa a pensare ad una classifica di 12 vini dodici “considerati vere bandiere di qualità”, vini che, lo dicono gli organizzatori, “hanno segnato in maniera incisiva la rinascita e il trionfo della moderna enologia italiana”, senza includere, doverosamente, un personaggio come Angelo Gaja, che ha rivoluzionato (nel bene e nel male) il panorama del Barbaresco e di tutti i vini albesi e piemontesi, e ha fatto per l’immagine e per il prestigio del vino italiano più di tutto quello che potranno fare, messi insieme, i Planeta, gli Argiolas, la famiglia Rallo e Jermann ?
    Dove sarebbero oggi, buona parte dei produttori italiani, su quali mercati proverebbero a vendere i loro vini (e a quale prezzo?) se non fosse esistito un personaggio locomotiva come monsù Angelo Gaja ? Dimenticare il ruolo fondamentale di questo uomo del vino, che spesso ho criticato per talune sue scelte discutibili, ma che resta sempre e comunque una persona dall’intelligenza e dalle capacità fuori dal comune, che ha avuto un ruolo centrale nella storia del vino italiano degli ultimi venticinque anni, costituisce non solo una miopia intollerabile per degli “esperti”, ma assume tutto l’aspetto di un irriconoscente e, mi si consenta, un po’ vile calcio dell’asino, (il secondo sferrato a Gaja dopo il recente pesante attacco rivoltogli dal Robert Parker der Tufello: leggi l’articolo), atteggiamento ancora più squallido, soprattutto da parte di persone, che per una vita, si sono distinte nel legare l’asino dove voleva il padrone di turno…

    Il Franco tiratore”

  8. grazie Mario a ricordare quell’articolo pubblicato su WineReport. Con Gaja sono anni che scrivo, in solitudine, cose che suscitano discussioni,che possono piacere o meno, ma che sono convinto che lui, intendo El Rey, in cuor suo considera oneste e legittime, perché scritte senza alcun secondo fine. Ma certi personaggi non perderanno tempo a leggere e a capire e continueranno la loro stroncatura nei miei confronti, ricorrendo anche a colpi sotto la cintura, per puro partito preso, per provocare. Ma chi se ne frega Mario, sono solo “merollate”!

  9. @ Ziliani: il mio commentino voleva essere solo una battuta riferita a un recente post che vedeva protagonista lo stesso Gaja in relazione alla classifica di Wine Spectator. Non sono esattamente io, ti informo, a mettere in discussione il tuo pieno e sacrosanto diritto di fare informazione. Forse non hai avuto il tempo di leggere tutti i commenti dell’altro post dedicato a Gaja.
    @ Merolli: Io non condivido le sue impressioni, signor Merolli, perché non credo che Ziliani faccia del “giornalismo di seconda mano”. Anzi, contesto questa affermazione che, me lo lasci dire, mi ha fatto sorridere. Ma tutto sommato credo che lei sia andato oltre le sue stesse intenzioni scrivendo una cosa del genere.
    Detto questo, vorrei solo aggiungere che magari (ma è solo una mia umilissima opinione) sarebbe più utile e interessante chiedersi perché il nostro vino all’estero continua a non essere riconosciuto come meriterebbe, neanche quando a vestire i panni dell'”ambasciatore” è Angelo Gaja, comunicatore e imprenditore di altissimo livello. Non sarà mica che – provo ad azzardare – il tentativo di “contrabbandare” (passatemi il termine) un’immagine dell’Italia enologica standardizzata, all’inseguimento di modelli globali con i quali non ha (avrebbe…) nulla da spartire si sta rivelando fallimentare? Non sarà che, anziché puntare sui “road show” con protagonisti le “aziende top”, che sanno tanto di elitario ed esclusivo sarebbe meglio tentare di proporre i nostri vini per quello che sono, con tutto il loro patrimonio di tipicità e storia, possibilmente associandoli in maniera inequivocabile al territorio nel quale nascono e del quale sono espressione? Sicuramente si tratta di una strada più difficile, ma chi ha detto che sarebbe impercorribile? Non sarà per caso arrivato il momento di proporre il nostro vino come fenomeno culturale anziché come prodotto di lusso, come “bene voluttuario”? In fondo, tutto ciò che abbiamo da perdere sono la “Top 100” di Wine Spectator e una sala vuota a San Sebastian. Ma forse ho scritto poi le stesse cose che pensa Franco, che cerca attraverso l’arma dell’ironia di mettere alla berlina i risultati di quella che si sta rivelando una strategia da rivedere. Il che non toglie proprio nulla alle capacità e al valore di Angelo Gaja, che rimane sempre “le Roy”. Almeno qui in Italia…

  10. Marco, non mi riferivo di certo a te e ho ben capito e apprezzato lo spirito del tuo commento. Sono consapevole che se solo non ci mettiamo a parlare di politica (o forse anche in quel caso, chissà…) io e te siamo destinati ad andare d’accordo (ricordi quell’incontro tra i vigneti di Rabajà a Barbaresco lo scorso settembre?) soprattutto quando é il Nebbiolo (di Langa of course) il filo rosso che unisce i nostri discorsi… 🙂

  11. @Sara: voglio rispondere alla tua domanda diretta (grazie) . Tu sei liberissima, dopo averne letto mezza pagina o anche solo visto una fotografia in quarta di copertina, di dire che lo scrittore X non ti piace. Giá dire che non sa scrivere é un passo piu´in la. E comunque la differenza é fondamentale: tu non ti presenti come “giornalista ed enologo che propone riflessioni critiche sul vino e sulla enogastronomia”. Il nostro padron di casa si. Chi si assume – e si vanta di – posizioni critiche, prende un impegno di indipendenza, di imparzialitá e di virtu´giornalistica con i propri lettori. Impegno che obbliga ad un minimo di trasparenza e ad un minimo di oggettivitá. Saró rimasto il solo a non capirlo, e me ne scuso con tutti, ma questa antipatia di Franco per diversi attori del mondo vinicolo italiano non mi sembra oggettivamente motivata da i vini di questi attori. Anche perché questi vini buoni o cattivi che siano, non vengono recensiti da Franco. Quindi mi sembra che venga meno al suo stesso assunto di riflessioni critiche. Allora siamo all’antipatia pura, fine a se stessa ? E va bene: sano sentimento e diritto di Franco e di tutti. Peró secondo me ne perde, il blog, in chiarezza. Chi capitasse qui per la prima volta avrebbe qualche difficoltá a capire la “malcelata esultanza” ( l’ espressione non é mia, ma va a pennello) di un giornalista ed enologo, quindi di uno che appartiene allo stesso mondo, per un incidente di percorso di un Angelo Gaja. Quindi : visto che vini di Gaja non vengono assaggiati/ recensiti, visto che nel giro di dieci giorni gli viene “dato addosso”due volte, mi sembra legittima la domanda :”Oltre la sana e naturale antipatia di cui sopra, cosa avrá fatto Angelo Gaja a Franco Ziliani ?” La risposta la puo´dare solo Franco Ziliani.
    Io non ne ho la piu´pallida idea.

    @Marco Arturi: Franco ha riferito di seconda mano. Non é un peccato mortale, ma e´un dato di fatto.
    Non altre volte, non sempre: questa volta si. La domanda seguente che poni é interessantissima. In ogni caso é una “riflessione critica” che credo interessi tutti i visitatori di questo blog. Qualche idea la avrei ma per non uscire dal seminato rispondo velocemente

    @Mario Crosta: esiste in rete un simpaticissimo sito “Anti-Juve”. Uno capita lì ed almeno sa che aria tira.
    Visto che il vino bevuto sul sito Vino al Vino divide moltissimo spazio con una serie di “antipatie” istituzionali, forse sarebbe bene chiamarlo “Anti Slow Food” o “Anti Luca Maroni” o magari cambiare il titolo di settimana in settimana per onorare l’ antipatico di turno. In tal modo Franco potrebbe con maggior tranquillitá argomentare con gli insulti ed insultini che se da una parte rafforzano la sua “griffe” dall’altra possono anche servire a mascherare il fatto che di risposte concrete nisba. Correggimi se sbaglio, ma oltre il fatto di metterci nome e cognome, non mi sembra né di aver dato colpi sotto la cintura, né di provocare per provocare, né di non fare altro che “riflettere criticamente” su quanto Franco, scrivendo, mette a disposizione dei frequentatori del suo blog. Il fatto di proclamarsi indipendente e´cosa buona, ma non é che liberi dal dovere di un minimo di oggettivitá. Poi mi sembra che oltre a te esistano
    giornalisti enogastronomici, validi, che campano dignitosamente senza asservirsi a chicchessia e senza eleggersi dei “contrasti” per mettere in luce se stessi. Quindi anche la frase “…perché in Italia si fa carriera blandendo i potenti, anche nel mondo del vino, non criticandoli” mi sembra non solo una grandissima baggianata, ma anche, con il suo sparare nel mucchio, offensiva verso tutti i suoi colleghi.

  12. “Non sarà mica che il tentativo di “contrabbandare” un’immagine dell’Italia enologica standardizzata, all’inseguimento di modelli globali con i quali non ha nulla da spartire si sta rivelando fallimentare? Non sarà che, anziché puntare sui “road show” con protagonisti le “aziende top”, che sanno tanto di elitario ed esclusivo, sarebbe meglio tentare di proporre i nostri vini per quello che sono, con tutto il loro patrimonio di tipicità e storia, possibilmente associandoli in maniera inequivocabile al territorio nel quale nascono e del quale sono espressione? ”

    Sarebbe molto meglio!!

  13. puntuale C.M. si fa vivo ripetendo, come un registratore impazzito, le solite cose. Mi sa che arriverò a creare, apposta per lui, una rubrica dove pubblicare, non come commenti, ma come contributi, i suoi interventi. Il titolo? Merollate. Oppure Baggianate, proprio come quelle che dice che io scrivo.Ma perché, visto che ha sempre da dire e da rompere, non accoglie il mio invito e si accomoda altrove? C’é tanto da leggere nella wine blogosfera!

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