Top 100 di Wine Spectator: le roi (del Langhe Nebbiolo) stracciato da un vino dei papi

Ce l’hanno messa tutta le varie guide dei vini italiane, praticamente nessuna (parlo di quelle di serie A) esclusa, a tirare la volata all’Angelo del vino italico, distribuendo copiosamente bicchieri, stelle, grappoli e giubilante simbologia varia ai Langhe Nebbiolo e al Barbaresco base, perché finalmente le roi conquistasse uno dei pochissimi trofei che mancano al suo ricchissimo palmarès di number one.
Parlo del titolo di Wine of the Year (vedi) nella classifica, quest’anno proposta in forma di strip tease (leggi), della celebre rivista del vino statunitense.
Sforzo inutile. Quegli zucconi di Wine Spectator dopo aver premiato lo scorso anno un Brunello, ma non quello gaiamente prodotto alla Pieve di Santa Restituta a Montalcino da Angelo Gaja, bensì uno curato dal winemaker co’ baffi (che ora fa i vini – vedi – anche per lo stilista Roberto Cavalli) e dopo aver laureato in passato dei bolgheresi Magari ancora meglio introdotti negli States del divino Angelo, quest’anno, hanno ignorato l’accorato appello lanciato dai guidaioli di casa nostra.
Si sono ostinati a premiare non gli impareggiabili Sorì Tildin o Costa Russi, bensì una banalissima, storica, tradizionale AOC, uno Châteauneuf-du-Pape 2005, firmato Clos des Papes.
Accidentaccio che clericali quegli yankees nel preferire un vino “pontificale” francese, in odore di papesca santità, invece di un laicissimo nettare del Re del vino italiano!… Fossi Prodi o Veltroni non esiterei un momento a presentare una vibrata protesta all’Ambasciatore americano a Roma per questo intollerabile delitto di lesa maesta…
E tu “pope” Carlin, più non esitar: scomunica subito, al sacro grido di “Darmagi!”, questa masnada di retrogradi cultori di una falsa religione del vino!

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  1. Quindi secondo Lei caro Ziliani, tutte le eno guide italiane si sono messe preventivamente d’accordo nel tirare la volata al Giove Tonante dell’Enologia Italiana.
    Beh, adesso rimane da capire solamente se si sono messe d’accordo spontaneamente o se sono state adeguatamente foraggiate.
    Naturalmente questa del foraggiamento è una battuta in risposta alla sua ipotesi che trovo si provocatoria ma onestamente non credibile.
    Più credibile è forse il fatto che il Barbaresco in questione sia veramente molto buono ma che per il complicato meccanismo di punteggio della guida americana abbia lecitamente fatto scivolare il vino in questione più giù in classifica.
    Inoltre per chi critica sempre i critici di oltre oceano questo declassamento dovrebbe stare a dimostrare una reale e definitiva grandezza del Nostro…..o no ??

    Prodi e Veltroni a difendere Gaja ??
    Onestamente ce li vedo poco….un Comunista che lo difende sempre e comunque già esiste…indovini chi è ??

    Ciao

  2. Beh, Franco, credo che Angelo Gaja non possa essere certo “accusato” di simpatie nei confronti della sinistra, radicale o riformista che sia. I produttori “compagni”, come sai, sono ben altri e con Gaja non è che ci vadano troppo d’accordo.
    Ad ogni modo, “Le Roi” rimane un grande anche senza l’avallo di Wine Spectator, anzi. Le cose che mi lasciano perplesso sono piuttosto altre due: la decisa preferenza verso i vini toscani nuovamente dimostrata da Ws (c’entreranno mica qualcosa la residenza di Sua Santità Suckling e i suoi rapporti con certe famiglie della zona?) e le differenze di valutazione che continuano ad esserci nei confronti di vini anche molto simili tra loro. Sul discorso delle guide che tirano la volata a Gaja non so che dire, anche se ad essere sincero ho sempre pensato che i responsi di Gambero Rosso, Duemilavini & co. lasciassero piuttosto freddi i redattori di WS. Su una cosa concordo comunque con te: il diluvio di riconoscimenti riservati quest’anno a “Le Roi” è stato decisamente anomalo e, diciamolo francamente, esasperato.

  3. @Marco Arturi
    beh, Ziliani aveva dedicato uno o più post alle influenze di Suckling e alla sua collocazione geofisica…
    La volata a Gaja: Duemilavini è sempre stato generoso con lui, tanto da premiarlo sempre in abbondanza, anche in passato. Ma pure il Gambero non scherza, basta andare a vedere le “stelle” ricevute come azienda.
    Per WS, penso che non solo “gliene po’ fregà de meno delle guide italiane”, ma in passato semmai, fu lui a influenzare il giudizio delle nostre.

  4. Quindi c’è qualcuno che ritiene affidabile i commenti di un giornalista che dimora all’interno della tenuta di un viticoltore ?
    Per quanto mi riguarda, tolte un paio di quelle bottiglie, che se li bevessero pure…

  5. Sorì San Lorenzo

    Sorì Tildin

    Barbaresco

    Sperss

    Costa Russi

    Gaja e rey

    caro Michele, di grazia ci illumini, dicendoci quali fra quelle indicate sono quel paio di bottiglie che Ella salverebbe dalla dannazione enologica ??

    Ciao

  6. Forse sono stato troppo ermetico, allora spiego.

    Mi riferivo ai primi 10 della classifica WS, dove ( secondo me ) tolto Krug e Leoville il resto se li bevessero pure.
    Mi risulta che Suckling abiti all’interno della tenuta IL BORRO di Ferragamo e di conseguenza mi risulterebbe difficile considerarlo affidabile. Ed il fatto che non abbia recensito i vini di Ferragamo sposta poco.

    Poi se vuole le dico anche che i vini di Gaja saranno pure perfetti, come si faranno in paradiso, ma alla cieca ( anche pochi giorni fa con un S.Lorenzo 98 ) nessuno sente “la langa”. Penso che Angelo Gaja sia migliore come uomo di marketing che come vignaiolo. Infatti è molto sensibile ai giudizi delle guide.

  7. Beh, per parlare dell’affidabilità di WS… Che mi dite del vino al numero 72? Yellow Tail Shiraz South Eastern Australia
    The Reserve 2005.. .Quando tanti Rossi di Montalcino ad esempio sono stati snobbati!!!

  8. Come al solito il nostro buon Ziliani non perde l’occasione per dimostrare il suo provincialismo. La malcelata esultanza per il mancato riconoscimento a Gaja – con il solito, noioso, trito condimento di uno stantio sarcasmo nei confronti di guide, guidaioli, giudicanti di vino che non siano lui e qualche suo compagnuccio di merende – ricorda probabilmente quella stessa provinciale esultanza che lo avrà sen’altro fatto godere, da buon interista frustrato, quando il Milan si fece rimontare tre gol dal Liverpool…

  9. Sarebbe bello istituire un concorso: i giornalisti di riferimento delle maggiori guide o riviste mondiali sul vino che giudicano alla cieca gli stessi vini da loro recensiti… vince chi si avvicina di più alle valutazioni già date. Penso che ne vedremo delle belle….
    Lo potremmo chiamare “The World Wine Truth”. Ma chi avrebbe il coraggio di iscriversi a tale manifestazione?

  10. comunque il ‘Clos des Papes’ e’ generalmente un grandissimo vino … invito a provarlo! e poi: non puo’ solamente essere che all’enofilo anglosassone non necessariamente piace il nebbiolo? quindi, ecco ancora una volta la ‘deficienza’ del sistema a punteggio … nel vino vince solo chi se lo riesce a godere ed al top non ce ne puo’ essere mai uno solo!

  11. Enyo, non sei bene informato sulla “malcelata esultanza” che hai affibbiato ingiustamente a Franco. Tre anni fa, quando Angelo Gaja venne escluso dalla nomination dei 12 vignaioli che hanno fatto la storia del vino in Italia, fu proprio Franco Ziliani per primo (ed io per secondo, ma non me ne risultano altri, percio’ chi allora lo avesse fatto per favore lo scriva) a dire che era ingiusto ed a rincuorare Angelo Gaja. Su Acquabuona c’e’ la testimonianza di alcune mie critiche ad Angelo Gaja di quattro anni fa, cui e’ seguito un carteggio ed un chiarimento, perche’ Angelo Gaja non si e’ mai nascosto a nessuno, le critiche gli fanno bene, non porta mai rancore e questo ne fa un grande. Mentre sono tutti piccoli quei giornalisti che le critiche non le fanno mai perche’ pensano che qualche briciola da guadagnarci ce l’avranno sempre.

  12. @Mario Crosta: sull’integritá di Franco nessun dubbio, mai avuto. Sul fatto che abbia eletto “nemici” e bersagli neanche: alcuni storici (Slow Food & co., James Suckling, spesso Gaja, Luca Maroni) altri di turno, a seconda di come si alza la mattina. Suo diritto anche questo. Il problema, per noi che lo seguiamo, é che Vino al Vino diventa autolesionista quando il peggior Ziliani mette l’autocontrollo in folle e da sfogo alla sua vena “comaresca” con posts del tipo “ih ih: hai visto quello ?..” .

    Io non credo che ci si possa fare niente: la porzione di “rosico”, di leggera bile fa parte del suo spirto ruggente, il rovescio della medaglia del Ziliani, preparato, attento, critico.

    Vuoi rileggere il post di Franco con un po´di attenzione ? ti pare una cosa fatta bene , da punto di vista giornalistico e generale ? Allora , prima considerazione:

    “Stracciato” e´un termine da barsport, che andrebbe quasi bene per la definzione di una stracittadina o di un derby rionale. Non un termine che Gaja ed i suoi vini meritano.(*)

    Andrebbe forse forse bene se ci fosse stata una regolare gara, un confronto diretto. Ma non mi sembra sia questo il caso.

    Poi : “Ce l’ hanno messa tutta le varie guide italiane..” Questa mi sembra una baggianata grossa che si commenterebbe da sola. Pensi davvero che WS si fili le guide italiane ? o che queste si siano coordinate tra loro per “portare avanti” I vini di Angelo Gaja ? Maddai….

    Ah! forse é stato scritto con qualche ironia. La stessa ironia che non manca di colpire tre o quattro altri personaggi nello stesso post ? Mah, permettimi di dissentire.

    In ogni caso: ti sembra un post di uno che dichiara di scrivere di Vino al Vino ?
    Secondo me no. Anzi : se ti prendi la briga di andare un po´indietro nei posts mi sembra che
    spesso e volentieri Franco scriva criticamente di persone che hanno – bene o male – assaggiato
    i vini di cui scrivono, mentre Franco spesso quei vini non li ha assaggiati. Epperó ne scrive.

    (*) Alla fine dei conti perché questa “malcelata esultanza” per una apparente sconfitta di Gaja ? Cosa ha fatto Gaja a Franco Ziliani ? Gaja zucchera i suoi vini ? Gaja ha declassato i suoi Barbaresco a Langhe DOC perché cosi´poteva fare i propri comodi con altre uve ? Gaja é il mostro di Firenze o ha altre – a noi ignote – colpe agli occhi di Franco Ziliani ?

    Bene! benvengano critiche oggettive ai vini – che peró bisogna assaggiarli, prima – e circostanziate motivazioni riguardo l’ iscrizione di Angelo Gaja nella Lista dei Cattivi. Non sono invece d’accordo che l’integritá di Franco – che giustamente ribadisci, per chi la mettesse in dubbio – sia un passepartout per scrivere posts superficiali e di gossipaiola disinformazione come quello in argomento. O no ?

  13. @Merolli
    certo che devi conoscerlo proprio bene Ziliani per essere certo di poter dire che quei vini non li assaggia mai.
    Sul fatto che WS non si fili le guide italiane sono convinto anch’io, tant’è che ho scritto in un precedente commento che semmai è WS che, soprattutto in passato, ha condizionato le nostre guide. Bicchieri, stelle e tastevin il Gaja li ha sempre avuti, sia quando produceva i cru di Barbaresco, sia dopo averli declassati.
    E’ ovvio che Franco ironizza sulla questione, perché il premio di WS è forse l’unica cosa che Gaja non è ancora riuscito a conquistare, il che deporrebbe “quasi” a suo favore, vista la non proprio esperta capacità di giudizio di WS nei confronti dei nostri vini.

  14. Sottoscrivo in pieno quanto scritto da Merolli, anche se io personalmente qualche dubbio su ciò di cui lui non dubita ce l’ho; ma è solo un mio sentire personale. Lo Ziliani comaresco, superficiale e gossiparo non è neanche lontano parente dello Ziliani capace degustatore e divulgatore di una certa cultura vitivinicola, per quanto talvolta si possa dissentire da certe sue posizioni troppo tranchant.

  15. Lo Ziliani “comaresco”, come lo definite, è uno che gestisce un blog sul quale chiunque (purché non travalichi certi limiti di civiltà o del codice penale) è libero di dire la sua, anche in aperto dissenso con Franco stesso, proprio come state facendo voi e come faccio io a volte. Però una cosa voglio sottolinearla, anche perché mi pare lampante: a differenza di altri Franco Ziliani non ha mai fatto mistero dei suoi “paradigmi di partenza”, ovvero delle convinzioni dalle quali muove il suo operato. E non ha mai accampato pretese di obiettività assoluta (anche se non ho mai visto Franco esprimere un parere riguardo a un vino lasciandosi guidare dall’antipatia) né ha mai nascosto le proprie simpatie. Ziliani può piacere o meno, e io che a volte mi “becco” con lui riguardo a questa o quella questione posso capirlo, ma su questo blog si gioca a carte scoperte, scusate se è poco. Ed è per questo che “Vino al vino” è così frequentato, altro che chiacchiere.

  16. @Marco Arturi: guarda Marco che il punto é proprio questo, Cioé se uno debba avere dei “paradigmi di partenza”. “Ovviamente si, e che picchio!” mi dirai: “il blog é suo e ci scrive quello che gli pare. Noi siamo solo ospiti (grazie) e quindi se non ci piace il profumo della panetteria, possiamo fare a meno di entrarci”. Si, questo é in teoria giusto. Se non che Franco Ziliani non é un bloggaro qualsiasi: guardati il suo curriculum, la sua storia passata, le sue collaborazioni attuali e dimmi tu se, se sono compatibili con le antipatie preconcette. Si puó essere critici e non allineati, indipendenti, anche senza saltare su ogni volta che il Gambero gracchia o Suckling scrive o – ahinoi – Maroni fra fruttare il suo frutto ? Io credo che questo avere avversari istituzionali, serva alla fine dei conti solo a stimolare il carattere gladatorio del blog. E´vero: il blog é frequentato, ma conta quali posts raccolgono piu´commenti. E conta quante volte gli interessati si danno la pena di rispondere a Franco Ziliani: non Luca Maroni, non James Suckling, scarsissimamente il Parker del Tufello e tanto meno Angelo Gaja. Perché ? perché hanno torto ? perché hanno qualcosa da nascondere ? o perché preferiscono la strategia del silenzio ? O forse la risposta é che non vale la pena entrare in discussione, argomentare le proprie ragioni contro “paradigmi” la cui partenza, le cui origine si sono perdute nella notte della bloggologia e sono note solo a Franco Ziliani. Insomma bisogna per forza denigrare qualcuno, essere in antitesi con qualcun altro e avversari istituzionali di un terzo permettere in risalto quello che si fá ?

    @Roberto Giuliani: conoscere e conoscere. Seguo volentieri e con attenzione ( come si vede!!) il blog di Franco Ziliani per le sue tante qualitá positive (del blog!). Come te e molti altri. E se é cosi´, e vai all’ indietro nei posts precedenti potrai contare quante volte Franco critica le scelte e le votazioni di altri suoi colleghi ( vedi Suckling con le sue allegre classifiche e qualche altro esempio.) Io credo – e se mi sbaglio correggimi – che alla maggior parte dei frequentatori di questo blog interessi il parere di Franco Ziliani sugli stessi vini e non sempre il solito spacchetto forzosamente ironico e ripetitivo su quanto americofilo sia il Suckling, su chi gli paghi l’ affitto o sulle sue osservanze sessuali o mancanza delle stesse.

    Insomma non é mettendo in luce quanto sono difettosi ed incapaci e magari anche corrotti gli altri che si diventa bravi e perfetti. E non é neanche che possiamo pretendere che tutti abbiano la stessa considerazione per l’ etica che abbiamo noi – se la abbiamo. Ed anche se siamo perfettamente etici, non é di etica che si tratta ma di vino. Anzi : di vino al vino.

    PS : Guarda che il subcapitolo di questo blog si chiama “Indignazioni”.
    “Ma indignazioni de che ?” (direbbe il Parker del Tufello)

  17. Sottoscrivo il senso del post di Merolli, salvo la parte nella quale “accusa” Ziliani di discettare su vini che non ha bevuto perchè non ho notizie in tal senso, dato che ci sono vari modi di dare o commentare una notizia.
    C’è che predilige riportare il lancio dell’ANSA, chi commenta in maniera edulcorata, mentre Ziliani ci mette sempre un proprio commento spesso un po’ sopra le righe.
    E’ il suo marchio di fabbrica, il suo dato distintivo, la sua cifra stilistica.
    Questo modus operandi potrà piacere o meno ma indiscutibilmente lo rende riconoscibile e provocatorio.
    La provocazione in questo mondo edulcorato e buonista è una qualità che andrebbe più spesso ricercata facendo attenzione però a non decadere nella provocazione fine a se stessa…….il rischio è sempre incombente.

    Noto poi che Ziliani è parecchio che non replica ai nostri scritti…..

    Ciao

  18. @Merolli
    mi riferivo esclusivamente alla tua convinzione che Ziliani non ha mai assaggiato i vini di Gaja, che ti assicuro essere falso. Non sempre si scrive di tutto ciò che si fa e dei vini che si assaggia, bisognerebbe stare incollati alla penna o al mouse dalla mattina alla sera.

    @vignadelmar
    Ziliani non risponde perché è andato in Slovenia, fra poco ritorna.

  19. Bravo Roberto! E vedrai che belle serenate sulla Slovenia che ci fara’ al ritorno… come quelle (se vi ricordate) sul Casentino, sulla Puglia, insomma e’ un globetrotter davvero formidabile, a me piace un casino e lui lo sa. Ma insisto a dirvi che Franco piace anche ad Angelo Gaja, proprio perche’ e’ uno dei pochi che non nasconde i suoi pensieri e ad Angelo Gaja se non gli si dicono le cose che si pensano gli si fa del male, come fanno tutti i lecchini e tutti quelli falsi e cortesi che lo circondano, che sono tanti. I produttori tutti, Angelo Gaja compreso, hanno bisogno di sincerita’. Quando dovetti scrivere a Piero Antinori venticinque o piu’ anni fa tramite Loris Scaffei che lo spumante gran cremant che aveva fatto non mi piaceva per nulla e gli suggerii di lasciar perdere le uve bianche della Toscana ma di comprare qualcosa in Franciacorta se voleva fare qualcosa di magistrale, per un bel po’ di anni ci fu gran silenzio. Oddio, forse si sara’ sentito offeso, pensai, perche’ non fui per nulla tenero con le parole, anzi…. e oggi tutti sanno come e’ andata a finire. Lo stesso quando voleva comprare terreni a Malta e per la stessa via gli feci sapere che il vino a Malta e’ quasi piscio di cavallo ed era meglio investire ad Est, cosa che fece alla grande con Peter Zwack. Anche le voci dei nessuno dunque possono contare, se sono sincere vanno ad aggiungersi a quelle degli esperti e non possono fare altro che bene. Amici miei carissimi, fate come fa Franco anche se non avete la sua verve, nella quale e’ maestro, e parlate chiaro senza inchinarvi a nessuno. E i produttori stessi vi ringrazieranno, credetemi! Un’altra cosa. Angelo Gaja e’ stato naturalmente informato di questo post, perche’ Franco e’ abituato a fare sempre così da sempre, quando parla di qualcuno: lo avvisa per tempo, in modo da garantirgli piena visione e diritto di replica, percio’ ‘o rey ci sta sicuramente leggendo…

  20. @ Carlo Merolli: Gentile Carlo, concorderei pienamente con quanto lei afferma se solo questo fosse un sito o un web magazine. Ma così non è: questo è un blog, il che presuppone interattività e scambio, cioè un metodo ancora relativamente nuovo di fare informazione. In altre parole, Franco non si limita a fornire notizie o stendere editoriali, perlomeno non in questa sede. Butta giù una bella riflessione di getto (e, come ho già detto, lo fa a carte scoperte) dalla quale nasce un confronto che alla fine fa INFORMAZIONE, vera e plurale. Su questo blog le mie affermazioni, a volte contestate senza mezzi termini dallo stesso “proprietario”, non sono mai state censurate, sebbene io sia uno che non scrive cose proprio comodissime per tutti.. E poi, guardi, tanti giornalisti di settore si atteggiano a paladini di chi il vino lo compra e poi scrivono, lasciatemelo dire chiaro, praticamente sotto dettatura di certe aziende. Preferisco Ziliani, che ti dice subito chiaro: “Guarda che io non amo queste cose e combatto queste altre”. E fino a quando non comincerà a barare sui vini che assaggia – cosa che non mi pare abbia mai fatto – tanto mi basta. Due annotazioni a margine: al di là dei toni di Franco, non mi sembra che nessuno abbia, nel corso di questa discussione, messo in dubbio il valore di Gaja (che dubito fortemente ci legga…)e dei suoi vini. Ad essere in discussione sono i metodi di giudizio e l’atteggiamento “genuflesso” che taluni operatori dell’informazione assumono al cospetto del grande produttore di Barbaresco. Per quanto riguarda i “nemici” di Ziliani, mi pare che tra di loro ci sia parecchia gente che non fa dal bene al vino. Ma qui siamo già ai miei, di “paradigmi di partenza”, e allora bisognerebbe iniziare un’altra discussione…

  21. @ a tutti…
    Leggendo e rileggendo le risposte ai post provocatori di Ziliani è evidente come siano, quando si toccano certi temi, sempre vive e, nel bene e nel male, ben argomentate; allo stesso tempo è però evidente come ad intervenire siano sempre “operatori” del Web, giornalisti, colleghi, ecc.., vecchie conoscenze o fantasmi del passato…
    Io non appartengo a nessuna di queste categorie e per questo posso affermare che il Blog di Ziliani non è sicuramente informazione come sostiene (almeno in parte) Marco Arturi; poso inoltre affermare con linda innocenza che anche Giuliani risulta leggermente fazioso proprio perchè troppo amico di Franco: troppo amico significa che per i più svariati motivi è a conoscenza di fatti o stati d’animo dai quali lui, ma solo lui, può dedurre una interpretrazione diversa, forse anche più realistica, di ciò che Franco vuole trasmettere;non si può nulla obiettare, sempre dall’esterno, neppure a Meroli che critica lo stile gossip un pò trash di lanciare certi messaggi; come dimenticare certi interventi da personaggi del “gambero” drammaticamente (senza entrare nel merito) bistrattati; personalmente mi garba, anche se non approvo, questo modo un pò supponente e altezzoso,macchiato da un sarcasmo a tratti tagliente e a tratti drammatico che mette in mostra il nostro Franco quando lancia certe “sue” notizie.
    Cosa voglio dire? Per chi vi segue, e per chi a volte interviene, ma forse anche soltanto per voi stessi, sarebbe tutto più chiaro, nel bene e nel male, se certi “paradigmi di partenza”, come sono stati definiti, fossero un po’ più chiari, in modo da poter interpretrare la notizia nel giusto contesto e dargli il peso che si merita: non è chi anima il paradigma ciò che deve essere chiaro,( se il Parker italiano piuttosto che Fruttolone) e neppure l’elemento che lo ha innescato,(un evento di natura personale, come si evidenza quando interviene Farina) ma bensì ciò che lo sostiene; chiamatela, se preferite, la filosofia del paradigma.
    L’invito è principalmente, ovviamente, per il padrone di casa: da un lato è interessante seguire il Blog per comprendere questa filosofia passo per passo, ma spesso gli interventi appaiono contradditori nel loro significato più intimo, e solo le figure su cui sparare a zero sono ben delineate…
    Sono sicuro che non si tratta di un minestrone senza logica, e per questo penso che ci potrebbe stare, nel breve periodo, un post nel quale Franco Ziliani spiega la sua filosofia, quella attuale perlomeno, senza fare nomi o citare eventi, ma facendoci capire il FrancoPensiero nudo e pulito…: una volta chiaro il “principio” e fissato in un post per i posteri chiunque, anche chi non conosce gli eventi nel dettaglio, potrà intervenire, o perlomeno capire…non pensate anche voi!?
    E non pensa, Ziliani,che forse alcune sue interessanti provocazioni, se fosse tutto più chiaro, attirerebberò anche i diretti interessati!?…Allora sì, Arturi, diventerebbe un polo di informazione a 360 gradi, un Magazine, ma anche un Blog,che ne so…poi magari chiediamo a Pignataro come chiamarlo…

  22. @Mirko
    Prima di tutto mi rammarico di non essere ancora riuscito a venire al Giassarol, fra l’altro avevo provato a chiamarti al cellulare ma non mi hai risposto, sicuramente già impegnato al ristorante.
    Spero di poter venire martedì prossimo per pranzo…
    Per quanto riguarda la mia faziosità, probabilmente nella mia posizione è quasi inevitabile, anzi, solitamente cerco di rimanere fuori da qualsiasi intervento, ma in questi giorni Franco non c’era e ho ritenuto che qualche precisazione non facesse male. Se non ci sono riuscito me ne dispiaccio.
    Infine, io e Franco siamo certamente amici, e su questioni enoiche siamo anche spesso in sintonia, ma chi mi legge sa bene che (e questo mi sembra del tutto normale visto che siamo due soggetti con un proprio pensiero e una propria filosofia di vita) non siamo speculari. Ad esempio siamo lontanissimi dal punto di vista politico, elemento che rapportato al quotidiano potrebbe farsi sentire, ma io ho imparato a guardare alle persone al di là di quello che dichiarano, o delle bandiere che sventolano. Ognuno di noi può avere dei lati interessanti e suoi quali vale la pena approfondire la conoscenza e, come in questo caso, trovare ottima sintonia e soprattutto forte stima. Questo è quanto è accaduto fra me e Franco, e ormai si mantiene saldo da oltre 5 anni. Quando però non andiamo d’accordo ce lo diciamo senza difficoltà, anche se sul piano squisitamente politico, dato che sono molto sensibile, preferisco sorvolare…

  23. @ Guerrini Mirko: Signor Guerrini, in effetti io non sono stato sufficientemente chiaro nel mio commento precedente. Cerco dunque di precisare:
    “Vino al vino” non è, e questo mi sembra evidente, la Reuters né la France Press. Come ho già detto non è neppure (e non mi pare che ambisca ad esserlo) un web magazine o un sito di informazione. Questo non significa tuttavia che Franco Ziliani e gli “avventori” di questo blog non facciano informazione. Le loro prese di posizione sono apertamente schierate, ma è proprio da questa pluralità di vedute che nasce, per chi non conosce a fondo certe questioni, l’opportunità di farsi una propria idea al netto delle opinioni personali. Potrei qui linkare una marea di post di Ziliani con relativi commenti per chiarire ulteriormente ciò che voglio dire, ma sono certo che una breve ricerca le sarà sufficiente. Per il resto, qui non c’è appeso da nessuna parte il cartello “informazione obiettiva”, anzi il nome del blog dice tutt’altro…Questo è uno spazio aperto di approfondimento e discussione, e anche attraverso queste cose passa quella che si chiama informazione. Per quanto concerne i “paradigmi di partenza”, mi permetta di dire che a me sembrano chiari e lampanti: Ziliani non ha in simpatia tutta una serie di associazioni, giornalisti, siti, produttori e personaggi per motivi che ha chiarito a tutti cento volte. E che, discutibili o meno (e io sono uno di quelli che si trova a discutere con Ziliani), sono coerenti con la veduta di insieme che Franco ha del mondo del vino. Ultima annotazione: tutto quello che voi dite sarebbe giusto e indiscutibile se Ziliani facesse opera di censura, ma questo non avviene, il che equivale a dire che su queste pagine ogni commento è informazione libera. Poi alla fine dei conti “Vinoalvino” non è il servizio pubblico e ciascuno è libero, come è stato scritto, di andare e venire quando gli pare. Però a me sembra che quasi nessuno, a cominciare dai detrattori di Ziliani e da chi, come me, la vede diversamente da lui su certi argomenti, si decida a levare le tende. Chissa perché…

  24. @Marco Arturi: sull’onestá intellettuale di Franco Ziliani non ho mai espresso dubbi e per questo leggo con interesse il suo blog e per questo mi affretto a darti ragione su tutto quello che scrivi. Meno su una cosa : (ti cito)

    “se solo questo fosse un sito o un web magazine. Ma così non è: questo è un blog, il che presuppone interattività e scambio, cioè un metodo ancora relativamente nuovo di fare informazione. In altre parole, Franco non si limita a fornire notizie o stendere editoriali, perlomeno non in questa sede. Butta giù una bella riflessione di getto (e, come ho già detto, lo fa a carte scoperte) dalla quale nasce un confronto che alla fine fa INFORMAZIONE, vera e plurale.”

    Non mi sembra rilevante la cornice: quello che uno scrive, scrive. Il senso dello scritto rimane. Il potersi confrontare, l’ usufruire della piattaforma ospitale di Vino al Vino per confrontarsi con il padron di casa ed i suoi altri lettori é cosa magnifica ed utile a tutti, ma il sendo dello scritto non cambia a secondo del suo media.

    Visto che é stato chiamato in causa Pignataro – altro recensore che seguo con interesse – vorrei dire la mia, proprio per collegarmi a quanto sopra. A me – e sottolineo a me, personalmente – interessa poco come Luciano Pignataro chiami il suo recensire i vini su internet o se sia finanziato dalla Pizza Union. Pignataro mi offre – direttamente ed indirettamente – un servizio ed un’ informazione. La cornice, il come chiamarlo, come si finanzia etc sono tutte questione di lana caprina. La buonanima di famoso produttore di Barolo, ad un giornalista che chiedeva come preferisse fosse prodotto il Barolo, se con metodo tradizionale o con barrique, rispose: “Basta che viene buono, anche con la macchinetta del caffé.”

    Ecco, Pignataro: a me sembra faccia buoni articoli sul vino suditaliano. Se poi li metta in giornale murale e come se li finanzi é l’ultima cosa che dovrebbe interessare il lettore e, in specie, un collega. Anche perché il modo piu´diretto per rispondere all’ambascioso post di Franco sull’argomento, (blog non blog)sarebbe scrivere al Pignataro stesso – un collga – e chiedergli ” Uhé come mai che chiami la tua pagina wine blog ? e come mai fai pubblicitá alla pizza napoletana ?”

    Certo c’é il rischio di sentirsi rispondere “Fatt’ e’ fatte tuoie” oppure magari “Per chi vuoi che faccia reclame qui a Napoli, per la polenta taragna ?”.

    Beh meglio cosi´che queste domande trasversali – che peraltro sono destinate a rimanere senza risposta, altra che non quella implicitamente data da Franco Ziliani: perché Luciano Pignataro (o Gaja o altri) ancor meno si sentirá in dovere di rispondere ad una domanda indiretta che non ad una diretta.

    E si che andare alla fonte é una delle prime basi dell’informazione. Se, Marco, non di cornice ma di informazione si deve trattare.

  25. Non leggo più le guide da anni.
    Mi piacerebbe che i vini di Gaja e delle altre superstars costassero un pò di meno così che che molta più gente potesse berli e giudicarli in base al proprio gusto.
    Trovo ridicolo leggere sui cataloghi d’asta di Sperss 1997 o di Sassicaia 2001 stimati a cifre folli solo per stuzzicare certi collezionisti.
    Se il loro vino é così buono come le guide affermano, allora le cantine dovrebbero prosciugarsi da un anno all’altro, ma così non é. Al consumatore non interessa la massoneria.

  26. prendo atto che il Merolli, che giornalista non é, viene qui a dare lezioni di deontologia, di tecnica dell’informazione, a dire come si deve scrivere, cosa si deve fare per andare alle fonti, ecc. ecc. via via sbrodolando. Prendo atto, ma non ho niente da rispondere. Nella vita si impara da tutti, anche da un Carlo Merolli, ma non credo che il signore abbia titoli professionali per insegnare a me, che il cronista del vino lo faccio – “battendo il marciapiede”, come direbbe Marcello Ceretto – da quasi 25 anni, come debba fare correttamente, secondo il suo punto di vista, informazione. E qui chiudo, assicurando che non replicherò ad eventuali altri suoi commenti. Ne ho letteralmente piene le scatole di certi soloni!

  27. Chiedo solo a chi tranquillamente ha seguito questi ultimi posts se i miei interventi meritano una risposta di tale suscettibilitá.

    Poco rilevanti mi sembrano in questo contesto sia l’anzianitá professionale di Franco, sia la mia mancanza di titoli. Infatti
    non mi sembra di star partecipando ad un concorso statale a titoli, ne’ sono convinto che uno piu´vecchio sia piu´meriti abbia, cosí per definizione. Ma tant’é : ringrazio per l’ospitalitá, ringrazio Mario Crosta, Marco Arturi, Roberto Giuliani e Mirko Guerrini per le loro risposte.

  28. Chiedo scusa a tutti se non sono a conoscenza delle origini dell’evidente incomunicabilità tra Ziliani e Merolli. Voglio solo dire, sottolineando che non mi è perciò possibile “parteggiare” per uno per l’altro a priori, che la cornice conta, eccome. E lo dico da giornalista: se Franco scrivesse le stesse cose in un ambito differente da questo sarei il primo a contestarlo. Ma siccome lo fa, ripeto, all’interno di uno spazio dove il contraddittorio è libero, a me pare che non ci siano neppure gli estremi per tacciarlo di “parzialità”, “atteggiamenti comareschi” e cose del genere. Addirittura all’interno di un quotidiano di informazione, signor Merolli, esistono zone libere dai doveri dell’obiettività, a cominciare dagli editoriali che trova pubblicati ogni giorno sulla prima di “Repubblica” o del “Corsera”. L’importante è che queste zone siano inequivocabilmente separate dalla cronaca che, quella sì, esige obiettivtà. Ecco il valore di quella che lei chiama “cornice”. L’informazione è composta da fatti e opinioni. Le seconde sono certamente subalterne ai primi, su questo non si discute: ma senza l’approfondimento, il ragionamento, il confronto, anche la polemica, come potremmo mai essere in grado di “leggere” correttamente una qualsiasi notizia, un’informazione?

  29. Caro Ziliani, La sento stanco.

    Sfottendola bonariamente solo un po’ Le dico che mi sarei aspettato una serie di risposte più puntuali e polemiche…..non è che la trasferta nelle zone Titine l’hanno stancato più del solito??

    Tornando serio, di carne al fuoco in questa discussione ce n’è parecchia e mi sembra che il Cuoco sia distratto o disinteressato ;-))

    Ciao

  30. Sentite gente. Mi capita stà cosa che ho già segnalato alla Castello Banfi. Ho comprato con la formula “vendita a futuro” del brunello ’97. Scopro che Wine Spectator lo piazza terzo a livello mondiale.Non sono per niente d’accordo. Il vino che ho io, pagato 48000 lire, non è assolutamente all’altezza . Vorrei un vostro commento. ciao a tutti

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