Vini di Valtellina: una stilistica eterogenea che crea confusione

I miei – piacevolissimi, saldi e operosi – legami con l’A.I.S. nazionale non mi hanno impedito di accogliere, con estremo piacere, l’invito degli amici Egidio Fusco – (quante belle degustazioni insieme, con gli amici Maria Luisa Ronchi, Gianluca Moncalvi, Eugenio Medagliani e con l’indimenticabile direttore di A tavola Germano Pellizzoni!) – Simonetta Carminati e Vito Intini, a partecipare al banco d’assaggio di vini valtellinesi, intitolato La Valtellina conquista Bergamo, ottimamente organizzato dall’Onav, Ordine nazionale assaggiatori vino, nella splendida cornice del ristorante Pianone in quel di Bergamo alta lunedì scorso.
Da questa degustazione (per chi l’avesse persa segnalo che può rifarsi lunedì 3 dicembre, questa volta con l’altrettanto valida regia A.I.S., delegazione di Varese, per un analogo banco
nella cornice di Villa dei Pini, a Fagnano Olona, dalle ore 17,00 alle 21) dove erano diciassette le aziende presenti (Ar.Pe.Pe, Balgera, Bettini, Caven Camuna, Conti Sertoli Salis, Dirupi, Fay, Fruviver, Le Strie, Alberto Marsetti, Nino Negri, Pietro Nera, Nicola Nobili, Plozza, Prevostini, Rainoldi,  Triacca – a Varese ci sarà anche Gianatti Giorgio) ho ricavato utili spunti di riflessione sulla stilistica attuale dei vini valtellinesi tradotti in un articolo (qui) che potete leggere nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.
In quella sede, istituzionale, non ho fatto riferimento ai vini che mi hanno convinto e a quelli che.. invece no. Qui posso invece segnalarvi come personali splendidi esempi di vini che “parlano” valtellinese, oltre ai miei amatissimi vini di Arpepe (Valtellina Superiore Sassella Rocce Rosse 1996, Valtellina Superiore Sassella Stella Retica 2000, Valtellina Superiore Sassella Ultimi Raggi 2002), anche il piacevolissimo Valtellina Superiore Grumello 2003 di Alberto Marsetti (a me più congeniale del “legnosetto” Valtellina Superiore Le Prudenze 2003), i simpatici Rosso di Valtellina Gallo 2005 ed il Valtellina Superiore Sasso del Gallo 2003 della Fruviver, il Valtellina Superiore 2004 de Le Strie, l’ottimo – splendida seconda annata dopo l’esordio con il 2004 – Valtellina Superiore 2005 Dirupi, il Valtellina Superiore Sassella 2004 di Nicola Nobili, il  bel Rosso di Valtellina 2006, nebbioloso, scabro, essenziale, nervoso, di Mamete Prevostini.
E poi, dei Fratelli Bettini, il Valtellina Superiore Sassella Reale 2004, il Valtellina Superiore Inferno Prodigio 2004, quindi il Valtellina Superiore Grumello 2004 di Rainoldi, il Valtellina Superiore Sassella 2004 ed il Valtellina Superiore Prestigio 2003 di Domenico Triacca. Non dimentico poi il sapido, croccante, nebbiolosissimo, incisivo Igt Terrazze Retiche di Sondrio Nebbiolo 2004 di Sandro Fay.
Molto molto diverso, e qui cambiano la musica e le mie impressioni, dall’Igt Terrazze Retiche La Faya 2004 (un territorio, dove il Nebbiolo “dialoga” con Merlot e Syrah dove non mi ci trovo, che non è proprio musica per le mie orecchie), nonché dal Valtellina Superiore Valgella Cà Morei (con la sua stilistica da Barolo new wave primi anni Novanta, legnoso, astringente, privo di gradevolezza, che non può che dispiacermi). Peccato, anche se è stato molto interessante il dialogo con Sandro Fay (con un mio caloroso invito a visitare insieme l’altro mondo del Barolo, quello che suo figlio Marco non frequenta e ama) che questi vini siano così profondamente lontani dal mio sentire…
Altrettanto distanti, e mi dispiace profondamente, i vini, il Valtellina Superiore Sassella Sommarovina 2004 ed il Valtellina Superiore Corte di Cama 2004 di Mamete Prevostini (anche con lui la promessa di una prossima visita in azienda per dialogare e capirci meglio), ovvero, in my humble opinion, una lontananza siderale dalla mia idea di eleganza, dolcezza e armonia del Nebbiolo, tanto più se di montagna, ed un eccesso di legno, di note speziate, balsamiche, astringenti, scoraggiante.
E gli altri? Poca soddisfazione – eufemismo – dalle vecchie annate di Balgera, a dimostrazione che per fare le riserve in grado di durare nel tempo ci vogliono grandi uve e grandi vini e che quando queste mancano i vini finiscono per raccontare poco di sé quando evolvono, poca da altri vini di Nobili e Plozza che ho sentito à la volée.
Non ho poi assaggiato, perché non ne ho avuto il tempo, i vini di Pietro Nera & Caven Camuna, i due vini, Il Saloncello 2005 e lo Sforzato 2002, della rinnovata Sertoli Salis e mi sono astenuto da un nuovo assaggio – non ne sono dichiaratamente un estimatore – dei vini della Nino Negri. Ce n’erano quattro, ma sono certo che anche in questa occasione non avrebbero cambiato il mio punto di vista sullo stile di questa potente azienda proprietà del Gruppo Italiano Vini.
Queste, in sintesi, le mie impressioni sul banco d’assaggio bergamasco: per le mie idee sulla Valtellina del vino oggi leggetevi quello che ho scritto (qui) nell’articolo per il sito Internet dell’A.I.S. Buona lettura!

0 pensieri su “Vini di Valtellina: una stilistica eterogenea che crea confusione

  1. però i vini della Nino Negri li doveva provare Ziliani, bisogna sempre concedere una chance, una possibilità di rifarsi… Magari i vini, nottetempo, sono cambiati, e non sono più quelli che le dispiacciono tanto perché non si confanno alla sua estetica, un po’ ancien régime se mi permette, dei vini valtellinesi!

  2. Franco, nel 1971 se non avessi bevuto a Milano un Inferno della Negri, che mi aveva incuriosito per il nome e per l’etichetta infernale, ma che mi era anche piaciuto, non mi sarei mai ripromesso di andare con la mia ‘500 alla scoperta di qualcosa che poi trovai ancora piu’ straordinario. Questo va detto. Nel mondo dell’Est adesso si conoscono Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Amarone della Valpolicella, vini che in quei Paesi erano carissimi, costavano come o forse piu’ di uno stiupendio medio anche quelli da battaglia, ma se non c’erano i Chianti Ruffino ed i Valpolicella Pasqua la gente non si sarebbe incuriosita per i vini italiani in genere e per quelli di qualita’ maggiore in particolare. Sono certo che ad un certo punto avrai dovuto scegliere o questo o quello e che dunque hai preferito degustare quello che ti piaceva o ti incuriosiva di piu’, purtroppo siamo fatti di carne e non si puo’ degustare sempre tutto, c’e’ un limite fisiologico per ciascuno, a me adesso bastano anche solo 8 vini a volte per decidere di non andare oltre e darmi all’acqua minerale gassata, una volta arrivavo anche a 25 ma mai di piu’. Sicuramente tu hai un limite fisiologico perlomeno da degustatore professionista, intorno agli 80, credo che sia per questo che forse Carlo ti invita a provare anche quelli che sai gia’ che non ti piacciono, ma che vengono venduti a milioni di bottiglie a quei consumatori medi che cercano soprattutto il prezzo e quindi secondo il mio modesto parere bisognerebbe che gli esperti di vino come te (cioe’ quelli sinceri e ce ne sono davvero pochi) ne parlino anche e con cognizione di causa, anche male se occorresse. Ricordo la rubrica “Vino all’Indice” del tuo Winereport, che tanti occhi ha aperto a tanti.

  3. Sciùr Franco, un vino che sicuramente le piacerà per lo stile e la qualità e non era presente alla degustazione, é il Valgella del micro-produttore Renato Motalli.

  4. Caro Franco,
    allora ti sei accorto pure Te che il Consorzio di Tutela ha esaurito le proprie capacità??!!E forse Ti starai domandando se la Camera di Commercio con la sua Commissione sia effettivamente in grado di esprimere un giudizio organolettico omogeneo. Son in grado, tali Commissari a dare un indirizzo ai produttori vinicoli Valtellinesi? Dal Tuo articolo sembra un vero e prorio caos. No, penso sia un Far West, in cui ognuno presenta come meglio gli pare e piace, il suo vino….allora è barricato, tostato fumè, vanigliato, espettorante, talmente morbido che potremmo chiederci se davvero la sua base ampelografica sia la Chiavennasca…ah! scusate il Nebbiolo! Quante bottiglie lasciate a metà sui tavoli dei ristoranti e molte di più sulle mensole…dov’è il buon vino da bere a pasto? No, bevi lo Sforzato ( a 14,5% di alcool??) o un ottimo Inferno (a 13%…). Ricordiamoci che in Italia il vino è ancora e spesso soprattutto un alimento, come il pane può accompagnare ed allietare il pasto.Vini venduti a prezzi fuori di mercato,…sai la fatica, la vigna, la passione,…non della Cantina trasformatrice penso, forse……Certo non guasterebbe un ottimo dolcissimo syrah con polenta taragna e costine… o un Rosso doc così acido (da avere 4g/L di tartarico) da pensare al merlot o meglio ancora al sangiovese, anonimo e colorato. Ma no, grazie vorrei sciatt su letto di cicorino con bianco igt della casa, quello profumato,…., chardonnay o sauvignon, morbido e strutturato, quasi internazionale….eh sì ho l’impressione, Franco, che qui in Valtellina stiamo perdendo il Territorio. Sono tutti così preoccupati di prendere premi e menzioni, che questa spettacolare vendemmia ha sepolto in men che non si dica il problema dei non ritiri delle uve. Un territorio così ricco di menzioni e denominazioni che non vuole ritirare le uve???!! Sai, la Camera di Commercio fissa annualmente i prezzi delle uve e li consiglia, quest’anno no. Poi il Consorzio invita i propri associati a ritirare l’uva invenduta a metà prezzo creando un precedente non da poco. I viticoltori sono vecchi, ma non stupidi,…però ci non capiscono più niente.
    Ma secondo Te, le organizzazioni sindacali sono state avvertite? Per me si sono dimenticati… E già, meno di tre anni e forse già il 50% dei terreni vitati potrebbero essere abbandonati dai cari anzianotti. Stiamo perdendo il territorio e a nessuno interessa collaborare. Non siamo in grado di apprezzare e vivere il nostro territorio, lo si vede nei vini che produciamo.
    Cinque anni e milioni di euro graveranno le casse dei Comuni e della Provincia per contrastare il dissesto idrogeologico, ma il Sassella e l’Inferno si produrranno lo stesso e forse di più di ora.

  5. -E già, meno di tre anni e forse già il 50% dei terreni vitati potrebbero essere abbandonati dai cari anzianotti. –

    Pensa se lo rendessero edificabile ed al posto delle vigne sorgessero tante belle villette a schiera, ma con i materiali autoctoni però…
    Non sia mai!

  6. carissima sara,
    in Valtellina il disciplinare dice che bisogna produrre Nebbiolo…..quindi rispettoso ma Nebbiolo, se vogliamo avere le denominazioni, altrimenti produciamo del rispettoso vino da tavola (neppure igt!!).
    Mi piacerebbe sapere cosa intendi per “Se fare vini rispettosi di un territorio vuol dire essere antiquati….”. Scusa, chi è antiquato? cioè chi fa il vino rispettoso nel rispetto del disciplinare di produzione. Vorrei capire chi è antiquato e chi è innovativo….fermo restante il disciplinare.
    Perchè il syrah non è molto autoctono, seppur magari interessante per qualcuno.

  7. La mia frase si riferiva all’affermazione del sig. Carlo, che parlava di “ancien régime” in riferimento all’idea di Ziliani sul modo in cui andrebbero prodotti i vini valtellinesi

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