Sto lavorando ad un’interessantissima inchiesta sul fenomeno dei wine blogger, quello internazionale ovviamente (di quello italiano, essendone parte, non potrei scriverne con il necessario distacco, sine ira ac studio – without anger or bias), e ho avuto il piacere di raccogliere le riflessioni sull’argomento di alcuni tra i più importanti conduttori di wine blogger del mondo, da Alder Yarrow a Tom Wark a Jamie Goode e Jeff Lefevere, sino agli amici Joan Gomez Pallarès, Victor Franco Hervé Lalau e Jeremy Parzen.
Tra le testimonianze più sorprendenti quella dell’ottimo Andrew Jefford, uno dei più grandi wine writer inglesi, columnist di Decanter, The Morning Advertiser, contributing editor di The World of Fine Wine (sito Internet), collaboratore del Financial Times nonché autore di programmi radiofonici e televisivi.
Dalla primavera 2007, come “spin off” del suo sito Internet (vedi) lanciato nel 2006 ha creato il suo wine blog (leggi) nato, scrive, “per divertirmi, per essere provocatorio, quando é il caso, per utilizzare materiale che non potrei pubblicare altrove, per esprimere anche le mie idee in materia di politica, etica, filosofia, per creare i presupposti per l’espansione della mia attività anche in altri settori della scrittura, per andare oltre a quei limiti posti da larga parte dell’editoria e del giornalismo sul vino di oggi”.
Andrew deve avere ritenuto interessanti le mie domande, se ha pensato bene di postare sul suo blog (qui) alcune delle sue risposte, quelle ritenute di maggiore significato per i lettori di lingua inglese.
Vi invito, in attesa di poter diffondere, anche dopo la pubblicazione sulla rivista che accoglierà l’inchiesta, la traduzione italiana completa di quanto Andrew, Tom, Alder, Jamie, Jeff, Alice, ecc. mi hanno detto, a leggere ed riflettere attentamente su quanto Jefford, che si é dotato di un sito Internet e di un blog, ma in fondo sembra non credere sino in fondo in loro, sostiene sul fenomeno wine blog, sui suoi pregi e difetti e sui suoi limiti. Fenomeno di cui dice che “i grandi pregi dei wine blog sono l’immediatezza, una certa quale forma di intimismo e l’annullamento delle barriere geografiche e linguistiche (cosa che per me é più facile visto che uso quel Web Esperanto che é l’inglese). La democratizzazione e libertà d’informazione sono altresì degli atout, mentre i limiti sono il non essere economicamente redditizi e di presentare talvolta non sufficienti standard editoriali e di scrittura”. Dite la vostra qui e, se volete, direttamente in forma di commento sul suo blog…
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sull’economicamente redditizio sono d’accordisimo….e anche per gli standard in effetti a volte non sono sufficienti però mi pare anche inutile utilizzare gli standard editoriali dell’editoria classica ad internet! Secondo me la scrittura del terzo millennio online ha altre regole e altri plus. E un articolo fatto per essere letto davanti ad un pc alla scrivania non può essere uguale ad uno che mi leggo a letto o in altri luoghi della casa.
Mi sembra che la sua sintesi sia piuttosto ovvia, credo che chiunque abbia un blog e l’utilizzi per fini che vanno oltre il semplice divertimento, si sia accorto perfettamente di ciò che Jefford ha affermato. Immediatezza, intimismo, annullamento delle barriere geografiche e linguistiche (quest’ultima direi molto meno), la democratizzazione e libertà d’informazione (anche qui direi che le cose non stanno proprio in questo modo, piuttosto si può dire quello che si vuole purché non sia realmente incisivo, contro, pericoloso), non economicamente redditizio (non ci sono dubbi), non conforme ad alcuna regola per quanto riguarda la forma editoriale e di scrittura (e questo potrebbe essere anche un bene).
Scusa Ziliani,
pubblichi un’articolo sull’editor di Fine Wine e lo affianchi al link pubblicitario della stessa rivista.
Ma non eri “esente” da questo tipo di contaminazioni?
Un affezionato lettore.
Alessandro
caro “affezionato lettore”, questa sarebbe una “contaminazione”, un, diciamolo!, conflitto d’interessi? Suvvia, siamo seri, per favore! Questo post su Andrew Jefford é solo il primo di una serie che dedicherò ad altrettante interviste a wine blogger internazionali da me realizzate. E la mia collaborazione ed il mio ruolo nella rivista non dipende certo dal pubblicare un post che segnala quanto Andrew Jefford ha scritto…
Tutto vero quello che dice mr. Jefford.
Più in generale, in Italia, molti blog appaiono delle piccole “massonerie” dove viene diffuso un certo verbo, mentre, questa é la mia opinione, il blog dovrebbe essere la “versione scritta” delle trasmissioni radiofoniche a microfono aperto con gli ascoltatori che intervengono in diretta.
va bene Paolo, vedrò di procurarmi il cappuccio nero d’ordinanza, visto che anche questo blog é, secondo lei, una sorta di “loggia massonica”… Ma a dire la verità a me la massoneria, in qualsiasi sua forma, non é mai piaciuta…
dai franco tu procura le candele e le capre per il rito di iniziazione di paolo, io preparo lo scantinato nel solito cascinale…
Sciùr Franco, non faccia così!
Ho detto molti, non ho detto il suo.
Nel dettaglio, in altri blog, come quello di Tombolini p.e. che per me é interessante, é difficile per un neofita intervenire in quanto sia il gergo sia gli argomenti sono “tecnici”. Nel senso che molto viene fatto cadere dall’alto (non nel senso anglosassone “shit goes down” però).
Ricapitolando..
Lo Ziliani procura le candele, tal Paolo le capre per il rito di iniziazione, Andrea lo scantinato nel solito cascinale, io farei volentieri le riprese sì da pubblicarle nel democratico e non redditizio spazio delle degustazioni-video di Burde… si, ok, ma il vino chi lo porta???
Ho trovato: il vino lo porta Andrew Jefford (e magari qualche copia, pur sgualcita, di The World of Fine Wine, rivista tanto bella quanto purtroppo expensive)… sempre che qualcuno non voglia affidarsi alle scelte di James-Trottolino-Sucklin (così magari potremmo chiedergli cosa pensa dell’”economicamente non redditizio”, magari assaggiando un bel bicchiere de Il Borro).
Aggiungo: i wine-blog servono anche a farsi due risate senza prendersi sempre troppo sul serio.
“…grande wine writer inglese, columnist di Decanter, The Morning Advertiser, contributing editor di The World of Fine Wine (sito Internet), collaboratore del Financial Times nonché autore di programmi radiofonici e televisivi.” Come avrebbe detto Fantozzi ” Grand Uff. Comm. Lup mann…..”.Siamo alla frutta per non dire alla Grappa e i soldi per pagare il conto non ci sono
Per Paolo
o cambi Oste o cambi spacciatore . Vedi Tu !
Per quello che riguarda me, innanzitutto voglio ringraziarti per avere scelto anche il mio blog e me per rispondere alle tue dimande. Sai bene quanto credo al presente e al futuro di questo mezzo di comunicazione in un tema assolutamente sensoriale e, teoricamente lontano dal NOn contatto, come è la rete.
Pure non essendo stato tradotto perché ho cercato di rispondere in italiano (grazie delle correzioni, perchè ci saranno degli errori, sicuro), mi aspetto a leggere tutto l’ensemble di opinioni per dire la mia.
Comunque sia, ti ringrazio sia dell’idea che dello sforzo di sintesi che avrai fatto per produrre l’articolo.
Cordiali saluti
Joan
Devo ricordarvi dove mio nonno portava l’ombrello?
muchas gracias Joan, le tue risposte erano non solo interessantissime, ma espresse in un validissimo italiano, che non mi ha richiesto particolari correzioni. Riuscissi io a scrivere in spagnolo come tu scrivi (e parli) benissimo nella lingua del sommo padre Dante Alighieri! Un fuerte abrazo y hasta la proxima amigo!
INVITO TUTTI E NON SOLO PAOLO A CONFRONTARVI SU QUESTO BLOG IN MANIERA CORRETTA E SENZA ECCESSI VERBALI. IN CASO CONTRARIO MI TROVERO’ COSTRETTO, IN FASE DI MODERAZIONE DEI COMMENTI, A NON PUBBLICARLI.
Franco Ziliani
“Pecunia non dat”,certamente ma credo che si stia trascurando un’aspetto fondamentale di ogni blog riuscito e cioè che dovrebbe rappresentare uno scambio di idee, quindi “do ut des”semmai. Ognuno ha le sue tare, chi scrive di professione è inevitabile che qualche volta cada nel lezioso specialmente quando latitano idee o semplicemente per vanità, mentre chi non è scrittore è evidente che possa esprimersi in maniera inadeguata, inappropriata anche sgrammaticata, ma sono altresì convinto che ogni tanto chi risponde ai post possa anche effettivamente buttare lì qualche volta degli spunti che meritano essere ripresi e rielaborati. Il lettore,inteso in senso lato, quando legge cose condivisibili, le rende sue,anche inconsciamente, intendendo che vanno a fare parte del suo pensiero intimo, che non è una cosa di poco conto. Chi scrive su un blog promuove la Sua visione ,aldilà di idee che possono venire condivise o meno di come si rapporta con la realtà e del proprio senso critico.