Barbaresco 2004 wine tasting The World of Fine Wine Londra: prime osservazioni

Visto che vi ho promesso il racconto dettagliato della degustazione e ho creato, così pare, qualche aspettativa, con l’anticipazione (leggi) fatta venerdì mattina dell’ottimo risultato conseguito – è la legge dell’assaggio alla cieca, amici miei, e occorre rispettarla e renderle il doveroso omaggio! – dal vino di Angelo Gaja, eccomi qui a raccontare, a dare qualche anticipazione, in italiano, del wine tasting di 48 Barbaresco 2004 che si è svolto giovedì 13 dicembre a Londra.
Degustazione bellissima, lo dico subito, una delle più soddisfacenti da me fatte negli ultimi anni, organizzata dalla splendida rivista The World of Fine Wine (sito Internet mentre qui ma anche con un’icona nella pagina iniziale di questo blog vi viene proposta la possibilità di abbonamento ad un prezzo ridotto), di cui sono collaboratore e membro dell’Editorial board.
48 i vini che avevo selezionato e che erano arrivati a Londra con la preziosa collaborazione del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero (grazie!) che aveva contattato le aziende invitandole a partecipare e ad inviare i campioni (due bottiglie) e tre, com’è prassi con TWOFW, i componenti del panel tasting. Due master of wine, l’amico carissimo e mio maestro Nicolas Belfrage (leggete se non l’avete già fatto i suoi splendidi libri Barolo to Valpolicella e Brunello to Zibibbo, li potete facilmente ordinare tramite Amazon) ed un formidabile giovane che non conoscevo ancora di persona, Simon Larkin principal consultant di un importator importante come il Lay & Wheeler Group. Il terzo, master of nothing, ma Nebbiolo dipendente e langhetto ad honorem, ero io.
La degustazione si è svolta nell’accogliente casa di Neil Beckett, sensibile e geniale editor (con Sara Basra) di World of Fine Wine (leggi), con la preziosa collaborazione dell’amico Stuart George, responsabile dei wine tasting della rivista e editor del sito Internet (vedi), della giovane assistente Helen Lenarduzzi e alla presenza di un’altra cara amica, la sommelier friulana, based in London, Luciana Girotto.
Il tempo di partire (alle 6.40) da Bergamo, arrivare a Londra, essere accompagnato da Helen a casa di Neil, una veloce colazione, gli accordi preliminari su come degustare e giudicare i vini (descrivendo ognuno con note di degustazione, redatte in inglese, e assegnando ad ogni vino una valutazione in ventesimi (vedere qui la particolare scala di valutazione creata dalla rivista) e ci siamo messi al lavoro.
La degustazione si è svolta, prendendoci tutto il tempo necessario per assaggiare, valutare in modo meditato, (tutto alla cieca e con una sequenza dei vini che variava per ogni degustatore) inserendo le note e le valutazioni in un programma informatico collaudato che la rivista ha realizzato.
Non sono ancora in grado, mentre scrivo (domenica mattina) di conoscere il risultato definitivo della degustazione (che però credo verrà reso noto solo quando la degustazione comparirà sul numero 19 della rivista, pubblicato penso prima del Vinitaly) frutto dei punteggi assegnati da Nick, Simon e me.
So che le valutazioni generali sull’eccellenza di larga parte dei vini degustati che farò in seguito erano pienamente condivise da tutto il tasting panel e poi, nella fase, discorsiva e relaxed seguita alla degustazione, quando anche Neil, Luciana e Stuart, oltre che altri amici che ci hanno raggiunto, il managing editor della rivista Piers Spence, Christian Bucci, collaboratore dell’importatore Les Caves de Pyrene, Andrew Caslin collega di Simon, hanno proceduto ad assaggiare molti vini per farsi anche loro un’idea del livello generale. Ero alla quarta occasione di assaggio sistematico e meditato nel 2007 di un ampio numero di Barbaresco 2004 e devo francamente dire che ad ogni assaggio i vini mi sono sembrati migliorare e acquisire una complessità, una piacevolezza, un timbro classico che mi induce a darvi un solo consiglio possibile: compratene il più possibile, secondo vostro gusto e portafoglio (i prezzi però, salvo qualche eccezione, sono ragionevolissimi ed estremamente stile rapporto prezzo – qualità), cominciate a gustarli, perché sono già buonissimi, ma non dimenticate di metterne buone quantità in cantina. Il potential of ageing, il potenziale d’invecchiamento è difatti, in molti casi, importante e lascia pensare a splendide evoluzioni dei vini nel tempo.
Cosa mi ha detto questa degustazione? Innanzitutto ha confermato la mia antica convinzione – da barolista inveterato quale sono – che il Barbaresco, quando vuole, può essere un vino di grandezza tale da non temere confronto alcuno. Nemmeno quello, annoso e naturale, con il “fratello maggiore”, o meglio con l’altro grande Nebbiolo di Langa (con buona pace del terzo, il Roero, che ha ancora tanta strada da fare…).
In un’annata perfetta come il 2004, ideale per una maturazione lenta, progressiva e ottimale del Nebbiolo, questa grandezza è tornata a manifestarsi senza ombre e senza esitazioni. Eccezione a parte per qualche irriducibile “talebano” o rinocerontesco guerriero giapponese nella giungla, che non ha ancora capito o non vuole accettare l’idea che “la guerra” (se così vogliamo chiamare questa infantile pagina della storia dei grandi Nebbiolo di Langa) sia finita e che il tempo dei Barbaresco muscolari, iperconcentrati, redolenti di legno is over, (questo anche se le guide cercano con un insano esercizio di respirazione artificiale di tenerlo in vita) la stragrande maggioranza dei produttori, in un’annata magica come il 2004 (e vedrete il Barolo, next year!!!) ha scelto l’aurea strada dell’equilibrio, della piacevolezza, della misura. Semplicemente assecondando quello che la vigna aveva regalato, uve splendide, con un naturale bilanciamento tra frutto, tannino (e che bei tannini signori miei!) e acidità. Bilanciamento che solo uno stolto o un muyaheddin del vino può pensare di rovinare ricorrendo a concentrazioni esagitate, utilizzando i concentratori (oh yes!) e ad una quantità di legno nuovo sfacciata e volgare come lo pseudo umorismo del Daniele Luttazzi di turno.
Un altro aspetto, come ho sottolineato nel commento alle mie note di degustazione che compariranno su The World of Fine Wine, è la freschezza, la vivacità, il carattere, l’eleganza (che è finalmente tornata vivaddio!) che tanti vini hanno sciorinato, con una gamma aromatica ricchissima, variegata, intrigante, una succosità e dolcezza del frutto innervata da un’acidità croccante e viva in forma di spina dorsale, e con tannini importanti, ben presenti, sostenuti, una solida impalcatura, la tavolozza dove i colori e le sfumature dei vini potevano sbizzarrirsi e farsi magia.
Generalmente io non credo nei punteggi e non amo, salvo che in queste degustazioni per TWOFW e per quelle per la rivista dell’A.I.S. De Vinis (dove mi viene chiesto di dare valutazioni varianti da uno a cinque tastevin, senza possibilità di mezzi punti), sintetizzare in un numero quello che penso di un vino.
Nel caso di questa splendida degustazione, in attesa di poter disporre nei prossimi giorni delle mie note vino per vino, rimaste nel sistema informatico della rivista, penso però che alcuni numeri, unicamente relativi ai miei punteggi e non a quelli dei miei illustri colleghi, diano icasticamente la misura della qualità dei Barbaresco degustati e del valore del millesimo 2004.
48 i Barbaresco degustati, 26 ai quali ho dato un punteggio variante da un minimo di 15 ad un massimo di 19. Ho poi dato un punteggio da 16,5/20 in su a ben 18 vini, e solo 11 hanno ricevuto una valutazione negativa di 11/20 o meno, che equivale, secondo la scala (vedi) della rivista ad un punteggio sotto gli 80/100.
Il mio migliore ed il mio peggiore vino (sempre secondo una degustazione alla cieca, senza conoscere il vino ed il nome del produttore)? Presto detto: 19/20 e la palma di mio migliore Barbaresco 2004 del lotto, al magnifico, classico Rabajà del Castello di Verduno (opera di quelle belle persone che sono Gabriella Burlotto e Franco Bianco). 9/20 ed una bocciatura netta senza appello per il Barbaresco Gallina della Spinetta di Giorgio Rivetti, di cui conto di pubblicare integralmente, in inglese ed in italiano, quello che ho scritto durante il wine tasting. Poco meglio, si fa per dire, con 10/20, il Rabajà di Bruno Rocca una delle più belle porzioni, a parere di tanti, di questo mitico vigneto di Barbaresco.
Ed il vino di Gaja, ovvero del re, del Giove Tonante dell’Enologia Italiana come ama fantasiosamente chiamarlo l’amico vignadelmar ? Very very good ed un vino dallo stampo assolutamente e sorprendentemente classico, di grande equilibrio, godibilità e raffinatezza, con un uso del legno esemplare.
Una terza posizione assoluta nella mia classifica, preceduto solo, come ho detto, dal Rabajà del Castello di Verduno e dall’ottimo Bricco di Dante Rivetti e della figlia Katia (18/20) e a pari merito, a 17,5/20 con il base di Produttori del Barbaresco (sempre bravi), dal Basarin dei Fratelli Giacosa, dal Rio Sordo della piccola Cascina delle Rose, dal sorprendente Ad Altiora di Michele Taliano, dal magnifico (il vino che ho scelto poi di bere a cena e che ha retto bene il confronto con due grandi Bourgogne Clos de la Roche 2000, e uno era di Armand Rousseau…) Montestefano di Teobaldo Rivella (fratello di Guido, lo storico enologo e braccio destro di Gaja), piccolo produttore con l’azienda denominata Serafino Rivella.
A seguire, di un’incollatura, a 17/20 e a 16,5/20 un mannello di vini che solitamente mi piacciono tanto e che sono contento mi siano piaciuti e tanto, anche a Londra, ovvero (a 17) Bruno Giacosa Rabajà, Rizzi Pajoré Suran, Castello di Neive Vigneto Santo Stefano, oltre al Bricco Asili di Ceretto e al Sorì Montaribaldi di Montaribaldi, e (a 16,5/20) il Boito di Rizzi, il Rabajà di Giuseppe Cortese, il Basarin di Marco e Vittorio Adriano, il Canova di Ressia, e, surprise, il Sorì Burdin di Fontanabianca.
Bene, a 16/20, il Currà di Sottimano, e a 15,5/20 il Bricco Libero di Rino Varaldo, il Sorì Fratin di Piazzo, il Marcorino della Cantina del Glicine, mentre ho trovato leggermente sottotono altri vini che di solito nel cor mi stan: il Martinenga di Cisa Asinari di Gresy, il Serraboella di Cigliuti, il Gallina di Prinsi e di Ugo Lequio, il Borghese di Piero Busso, il Rabajà di Cascina Luisin.
Non appena disporrò delle note di degustazione e avrò tempo di tradurle in italiano pubblicherò anche l’elenco completo delle mie valutazioni, anche se resto dell’idea che molti dei vini che ho giudicato meno bene di altri, riassaggiati tra qualche mese offriranno, perché sono in molti casi dei vini, come il Serraboella, ancora “bambini” e molto chiusi, con un grande potenziale di evoluzione, performance migliori.
Questo è tutto signori, con la specchiata trasparenza, che spero verrà apprezzata, che questa cronaca di un grande wine tasting, che tale è stato, voleva dare, con l’affermazione sia di vini di stile tradizionale che di stile intelligentemente e moderatamente moderno, con “vincitori” e “vinti” ed un solo trionfatore, il Nebbiolo, splendidamente incarnato in quell’elegantissimo vino che chiamiamo, e amiamo tanto, Barbaresco. Chapeau bas signori!

0 pensieri su “Barbaresco 2004 wine tasting The World of Fine Wine Londra: prime osservazioni

  1. Ho appena dato un breve lettura al tuo post,
    sono molto contento che i vini di Enrico Rizzi e di Teobaldo Rivella siano risultati ancora una volta tra i migliori.
    Persone squisite come i loro vini.
    I migliori 2004 di quelli assaggiati a novembre nel nostro piccolo tour in langa.

  2. Caro Ziliani,
    grazie per avermi reso partecipe di questa bella esperienza……..che invidia !!!

    Non posso entrare nelle valutazioni dei singoli vini perchè fino ad ora non ne ho bevuto nessuno. Posso però dire che da piemontesocentrico mi trovo assolutamente concorde nel descrivere il miglior barbaresco alla pari con il fratello maggiore barolo. Siamo di fronte a due mostri sacri, due pilastri del bere bene mondiale, autentici tesori italici ambasciatori dello stivale nel mondo.
    Sono altresi contento per la splendida affermazione del Giove Tonante dell’Enologia Italiana che ora viene persino osannato da uno Ziliani solitamente molto critico nei suoi confronti…..siamo forse di fronte ad un pentimento ??? Naturalmente sto scherzando !! E’ giusto giudicare sempre i risultati con costante onestà intellettuale ed in questo credo che Lei non difetti.
    Bene in attesa di note più circostanziate, tannicamente vi saluto.

    Ciao

  3. nessun “pentimento” Luciano. Semplicemente l’onesto raccontare quello che é successo e rendere omaggio alla verità della degustazione cieca. Su Gaja, uomo e produttore, mantengo intatte le riserve che ho più volte espresso. Sul suo Barbaresco 2004, degustato insieme a 47 altri Barbaresco 2004, ho riferito come l’ho giudicato. E quanto avrò le note di degustazione riporterò pari pari, in inglese e italiano, quello che ho scritto, a proposito, giovedì mattina a Londra. Completezza e correttezza dell’informazione. E adesso chi lo ferma più C.M., pronto a dire, sproloquiando, che finalmente mi sono deciso a degustare i vini di Gaja, cosa che avevo già fatto ,invece, e pagando di tasca mia, nel corso dell’anno…

  4. Insomma niente di nuovo sotto al sole….
    Chi, dal ’98 ad oggi, ha abbandonato la tradizione per “vendersi al mercato” ha pagato lo scotto e si deve ricredere, perché il barbaresco é eleganza prima di tutto.
    Come diceva qualcuno, che purtroppo non c’é più e traduco dal dialetto piemontese : ” Abbiamo fatto tanto per non cambiare niente! “

  5. non se la prenda Ziliani, ma mi sa che degustando “alla cieca” lei ci veda e prenda meglio di quanto degusta e giudica conoscendo il nome del produttore! Sto scherzando, ma non troppo…

  6. Good news dall’Inghilterra…Indietro tutta.
    Sogno un ritorno all’austerità langarola, ai Barbareschi da tavola e non da happy hour ,ai Barbareschi amati da Gianni Brera.

    Il problema sarà rieducare al gusto italico la gran parte dei consumatori,
    ormai abituati alle sciroppate patinate dell’ultima decade.

    cheers

  7. Cieca o meno le tue valutazioni sono pienamente condivisibili, caro Franco, almeno per quanto riguarda i (non pochi) vini in lista che ho avuto modo di degustare. Sono d’accordo specialmente sui giudizi positivi che hai riservato a F.lli Giacosa, Michele Taliano e soprattutto Teobaldo Rivella, che con il suo Montestefano non sbaglia un colpo da diversi anni: a mio avviso il suo 2004 può rivelarsi superiore addirittura all’inarrivabile 2001.

  8. voglio regalarvi uno splendido commento, alla degustazione di Barbaresco 2004, che mi ha regalato un amico produttore i cui vini erano presenti alla degustazione. Si tenga conto che a questi vini, come ho scritto, non ho attribuito i punteggi più alti, anzi, uno mi é piaciuto e un altro invece molto meno. Bene, questo signore, perché è un Signore, una persona intelligente e di classe, così mi ha scritto: “Dalla classifica della degustazione emergono nomi “nuovi”, in genere poco visibili ai vertici di altre degustazioni, ma il mondo del vino è bello anche per questo E’ un po’ la conferma di quello che in fondo ho sempre sostenuto: i degustatori sono uomini, e come tali hanno un loro gusto personale che li porta ad apprezzare un prodotto piuttosto che un altro. Una volta risolto l’aspetto puramente tecnico della degustazione, e quindi essersi accertati che i campioni esaminati siano tecnicamente ineccepibili, per l’aspetto emozionale, ognuno ha un suo metro e un suo ideale, perciò è normale e sacrosanto che a seconda dei degustatori, emergano vini diversi in ogni singola degustazione. L’importante è che il Barbaresco sia riconosciuto internazionalmente come un grande prodotto, poi il mercato reagirà di conseguenza posizionando più o meno facilmente i vari vini (parliamo in fondo di una manciata di bottiglie…). Grazie quindi per il lavoro fatto e per la visibilità che tutti insieme stiamo cercando di dare a un grande vino“.
    Questo é lo spirito giusto che vorrei trovare sia in un produttore, che accetta sportivamente, con filosofia, il responso di un wine tasting, che non é un verdetto di assoluzione o condanna, la diagnosi, fausta o infausta, di un medico, ma anche in tanta stampa, perché non si prenda troppo sul serio e consideri le degustazioni un esercizio di soggettività, perché tali sono. Noi non determiniamo il valore, la grandezza, o la scarsa capacità del lavoro dei produttori, la loro fortuna ed il loro destino, dobbiamo limitarci a raccontare, con onestà e fedeltà, se quei vini ci sono piaciuti, ci hanno emozionato, ci hanno “parlato”, sono arrivati al nostro cuore e al nostro cervello oppure no. E perché. Questo é lo spirito giusto di un wine tasting e grazie all’amico produttore per averlo testimoniato, con tanta intelligenza e stile. Bravo! 🙂

  9. Finalmente un produttore che guarda al di là del proprio naso!

    Ora, che fare? Lo iberniamo affinché si conservi, o proviamo a propagarlo per talea?

    Giuliano Boni

  10. Pingback: Perché New York? (and a dispatch from Ziliani) « Do Bianchi

  11. una nota volante sui tuoi interventi giustamente entusiasti sui Barbaresco: qualche giorno fa sono tornato dalla “solita” trasferta in Borgogna e mi sono fermato con amici in un noto ristorante langarolo. Abbiamo bevuto due o tre mostri sacri di Barolo, sui quali svettava un eccellente Brunate Riserva di Beppe Rinaldi del ’90 (davvero magnifico). Bene, sai quale vino della serata ci ha lasciati senza fiato per classe, eleganza e profondità? Un Barbaresco dei Produttori del 1978 (senza indicazione di cru).
    I miei amici sono slanciati in un’affermazione perentoria e forse indifendibile, ma che per molti aspetti si può sottoscrivere: i Barolo sono certo vini unici e straordinari (bella scoperta…), ma i migliori Barbaresco non di rado li superano, se non per potenza espressiva, in sottigliezza aromatica e trasparenza gustativa. Un’esagerazione? può darsi, ma non sempre e comunque…

  12. Potenza di Internet! Ecco cosa mi scrive un affezionato lettore del blog, con cui spesso si è “discusso” via e-mail di Barolo e Barbaresco. “Caro Ziliani, seguendo il Suo consiglio, sono andato alla Cascina delle Rose: bel posto e padrona di casa molto simpatica e ospitale ! Già che c’ero sono anche andato da Teobaldo Rivella: il titolare non c’era, sono stato accolto dalla moglie; ho telefonato pochi minuti prima e temendo che non trovassi la casa, mi stava aspettando fuori (alle 10..con un bel freddo!) aprendomi anche il cancello per entrare con la macchina…. Non sapeva nulla del pezzo da Lei scritto e le ho lasciato la copia che mi ero portato: mi è sembrata una persona squisita, con timidezza ed orgoglio tipicamente piemontesi mi ha fatto vedere la cantina e parlato dell’azienda che conduce assieme al marito. Impressione migliore non potevo avere ! Tra l’altro, il Barbaresco costa appena 16 Euro (2001 già esaurito), il Dolcetto 6 (lo proverò subito). Lei è dunque “responsabile” dei miei ultimi investimenti enoici”.
    Passa parola magico, perché mezz’ora fa chi mi chiama al telefono? Nientemeno che Teobaldo Rivella, fratello di Guido, per ringraziarmi – e di che ?- di aver apprezzato e tanto il suo vino e di averlo segnalato ai lettori. Ecco la comunicazione del vino, il dialogo tra chi il vino lo produce e chi lo beve, fatto anche per il tramite di chi lo degusta e ne scrive, con onestà e passione, che mi piace tanto! Se questa è Internet, questo lo spirito del (wine) blog, che Bacco li benedica!

  13. @ “affezionato lettore del blog”: il Montestefano 2001 di Rivella è finito perché è un barbaresco semplicemente magistrale, nel senso che rispecchia appieno le peculiarità del vitigno e del terroir dei quali è espressione. E’ equilibrio ed eleganza allo stato puro. Nei dintorni di Barbaresco non è comunque impossibile trovarlo, magari rivolgendosi a qualche ristoratore di Treiso o Neive; spenderà qualche euro in più, ma posso assicurarle che ne vale la pena. Ad ogni modo ha fatto bene a fare scorta del 2004 che – ripeto quanto ho già avuto modo di scrivere – non ha nulla da invidiare al 2001.

    @ Franco – L’anno passato era successa la stessa cosa con Romano Bonino, ricordi?

  14. Buongiorno Marco!
    Sono l'”affezionato lettore”…grazie x il consiglio !!
    Cercherò di procurarmi qualche buta…. Comunque sono contento di aver fatto scorta sia alla Cascina delle Rose che a casa Rivella, ma sono ancor più contento per aver conosciuto due donne schiette, sincere ed appassionate del proprio lavoro. Di questi tempi non è poco !
    Auguri !

  15. Non trovo le parole per esprimere la profonda gioia che provo a leggere quest’ultima serie di commenti! Franco, penso che questo ti ripaghi ampiamente dalla rabbia che ti fanno venire su un altro post. A proposito, la prossima volta che ti capita di rendere omaggio ad un artigiano che lo merita, metti la mia firma anziche’ la tua, e vedrai che di critiche e di attacchi ce ne saranno di meno… perche’ tu sei un asso e vai mangiato, mentre al due di picche non ci fa caso quasi nessuno!

  16. Scusi ziliani dove posso leggere le sue note sul Barbaresco GAJA 2004? Sul blog non sono riuscito a trovare niente.
    Grazie in anticipo.
    Giulio

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