Da Cavit a Mezzacorona: vecchie e nuove joint venture con la Gallo winery

Ricordate la misteriosa vicenda – ne avevo parlato (leggi) lo scorso ottobre – della rottura dell’accordo di joint venture tra il colosso trentino Cavit ed il ben più grande colosso californiano Gallo per la fornitura di vini destinati ai brand Bella Sera ed Ecco Domani? Tutto era avvolto nel mistero e non si capiva se a rompere questo accordo, rottura molto contestata anche all’interno della galassia Cavit, dalla Cantina di Toblino ad esempio (presto altri dettagli), fosse stata l’azienda cooperativa trentina oppure Gallo e nonostante reiterati inviti a spiegarsi il management Cavit si era guardato bene dal rispondere, trincerandosi dietro i consueti generici no comment e prendendo come pretesto i dettagli del contratto che dovevano rimanere segreti.
Oggi invece, grazie ad una serie di puntuali articoli pubblicati sul Corriere del Trentino da una cronista capace e puntigliosa come Francesca Negri, veniamo a conoscere la verità. O quantomeno la versione fornita non da un pinco qualsiasi, bensì dal presidente della Cavit Adriano Orsi.
Orsi che prima di parlare con la stampa ho voluto affrontare le questioni nei consigli di amministrazione di Cavit e di Fedagri-Confcooperative di cui è presidente. Scopriamo oggi pertanto, e di seguito citeremo ampi stralci dall’articolo di Francesca Negri, che sarebbero stati contrasti di etichette sul mercato americano e questioni di costi alla base della decisione dell’azienda californiana di rescindere il contratto con Cavit.
Qualche anno fa – ha spiegato Orsi – le nostre aziende sono entrate in contrasto sul mercato Usa: il marchio Cavit importato da Palm Bay cresceva, i brand che Cavit faceva per Gallo (Bella Sera ed Ecco Domani) calavano. L’azienda californiana l’anno scorso ha quindi iniziato a cercare di comprare Pinot Grigio a prezzi minori, sottoscrivendo contratti di fornitura con un socio della Cavit (Casa Girelli, del gruppo che fa capo alla Cantina Cooperativa La Vis – nota dell’autore) e altre cantine private, con prezzi del 45-50% inferiori”.
Nel 2006 della commessa Gallo per Cavit restava solo la fase di imbottigliamento e secondo Orsi “il contratto era svuotato della sua redditività ma Cavit sarebbe stata anche disposta a proseguire il rapporto solo come imbottigliatore”. Ma non Gallo: la casa californiana “ci ha fatto sapere che si sarebbe arrangiata anche sull’imbottigliamento pur facendoci capire che si sarebbe potuto tornare a lavorare assieme. I rapporti tra noi sono ancora ottimi”. A una sola condizione però: “Gallo avrebbe voluto vendere i vini a marchio Cavit in Usa, ma il cda del consorzio ha deciso di non accettare, per via del contratto che ci lega con Palm Bay”. Il colosso americano del vino da un miliardo di bottiglie all’anno in tutto il mondo in altre parole voleva distribuire la “Cavit Collection”, ma Cavit ha preferito lo storico importatore per il quale “rappresenta il 50% del fatturato, ovvero 3 milioni di casse in un anno”.
Forse che Gallo non avrebbe potuto prospettare maggiori quantità e opportunità di business come distributore del marchio trentino? “I rapporti personali sono importanti”, ha risposto Orsi riferendosi ai trent’anni di lavoro con Palm Bay.
Quanto al futuro, alle strategie per recuperare i milioni di bottiglie persi con la rottura del rapporto con Gallo, nel corso dell’incontro informale con la stampa Orsi ha detto che Cavit non può “limitarsi al vino trentino proprio perché si devono valorizzare i prodotti trentini e garantire la redditività ai soci”. Un’ipotesi è “puntare su nuovi mercati come Cina, India e Russia, oppure pensare a circa 14 milioni di bottiglie (non di vino) da imbottigliare per conto di alcuni, non meglio specificati, “Stati europei”.
Questo il punto di vista della mega cantina cooperativa trentina sulla fine del rapporto con Gallo, ma ci sono importanti novità anche relative alla cantina, sempre grossa, cooperativa e trentina, che ha preso il posto della Cavit nel fornire vino per i brand Bella Sera ed Ecco Domani.
Sempre il Corriere del Trentino c’informa trattarsi della Cantina Mezzacorona, il cui braccio operativo, la società Nosio ha annunciato che l’anno prossimo il totale delle bottiglie vendute passerà da 35 milioni ad almeno 45 milioni, dieci in più assicurati dal nuovo contratto che partirà a gennaio 2008 firmato con Gallo per l’imbottigliamento della linea Ecco Domani, fino al 2007 ancora appannaggio di Cavit. Decollerà ovviamente anche il fatturato, che dovrebbe passare dagli 80 milioni di euro del 2007 ai 115 milioni di euro del 2008.
L’amministratore delegato di Nosio, Claudio Rizzoli, non ha dubbi: “Il contratto con l’azienda californiana ha buoni margini di guadagno, sia per l’imbottigliamento, curato da Nosio, sia per la vendita di vino sfuso accordata da Mezzacorona con Gallo.” Circa il giudizio dato dal presidente di Cavit secondo il quale il contratto con Gallo non dava più margini, Rizzoli ha detto: “il contratto tra Cavit e Gallo è stato rescisso non per mancanza di guadagni da parte di Cavit, piuttosto ritengo si siano rotti dei rapporti personali. Da gennaio Cavit perderà metà del suo imbottigliato, non so come farà”. E prosegue: “Gallo ci aveva proposto di occuparci anche di Bella Sera, ma altri 25 milioni di bottiglie per noi erano impossibili da soddisfare”.
Per fare fronte all’accordo con Gallo “Mezzacorona nel 2008 costruirà un nuovo stabilimento di imbottigliamento da 18,250 milioni di euro (di cui il 35% finanziati dalla Provincia di Trento) e 15 mila bottiglie all’ora (+40% di imbottigliamento totale)”. Estremamente interessanti anche alcune notizie, fornite dal quotidiano trentino, relative al bilancio 2007 di Nosio, che si è chiuso al 31 agosto, redatto per la prima volta secondo i principi Ias, “con un +11,58% di fatturato, passato da 72.215.098 a 80.580.617. In crescita anche l’utile (+22,11%), pari a quasi 3 milioni di euro rispetto ai 2,4 milioni del 2006. Il dividendo deliberato per i 465 azionisti è stato di 9 euro per azione, in linea con lo scorso anno e con un rendimento del 3%. Chiude con una perdita di 600 mila euro la struttura commerciale Bavaria, per il mercato tedesco, causa “ristrutturazione”, ma per il 2008 è previsto un andamento più che positivo”. A partire dal 2008 le aziende agricole siciliane (Feudo Arancio e Villa Albius) del Gruppo Mezzacorona incrementeranno l’estensione vitata di 30 ettari l’anno.
E veniamo al dulcis in fundo, ad un cosiddetto “Progetto qualità” destinato ai 2,2 milioni di bottiglie di Rotari: “Vogliamo aumentare l’invecchiamento – fa sapere Rizzoli – prolungandolo a cinque anni per il Cuvee 28 e per altre Riserve”.
Come ho già avuto modo di scrivere, anni fa, (leggi), ma tanto in Trentino fanno orecchie da mercante, trovo allucinante e scandaloso che nessuno nella terra del Concilio di Trento o altrove, di fronte a queste uscite del management di Mezzacorona si alzi in piedi e faccia una semplice domanda: “ma non vi vergognate?”.
Nel 1997, dieci anni fa, in occasione della fastosa inaugurazione della Cantina Rotari, progettata dall’architetto Cecchetto di Venezia, l’impianto per la produzione di spumante metodo classico più grande d’Italia, con la sua superficie di 25 mila metri quadrati, la sua capacità produttiva di cinque milioni di bottiglie e la capacità di stoccaggio di 14 milioni di pezzi, costato, in larga parte a noi contribuenti, 60 miliardi delle vecchie lire, il babbo dell’attuale AD di Mezzacorona, Fabio Rizzoli, aveva solennemente promesso che Rotari, in pochi anni, sarebbe diventata la prima cantina di metodo classico non solo in Trentino, ma di tutta Italia, raggiungendo una produzione di cinque milioni di bottiglie e superando i leader Ferrari e Guido Berlucchi. Non è successo niente di tutto questo e mentre nel 2003 2003 Rotari dichiarava di produrre solo 1.600.000 bottiglie di spumante metodo classico, oggi, quattro anni dopo, scopriamo che le bottiglie sono diventate solo 600 mila di più, due milioni duecentomila. In soldoni, i nostri, nemmeno la metà di quei 5 milioni sbandierati con tanta tracotante sicumera.
In un Paese serio l’amministratore delegato di un’azienda che in dieci anni non fosse riuscito a conseguire l’obiettivo sbandierato sarebbe stato licenziato in tronco e mandato a casa e chiamato a rispondere dei propri errori.
In Trentino, invece, che evidentemente non è una regione normale e dove le potenti cooperative, da Cavit a Mezzacorona, con una minore arroganza solo da parte di Lavis, fanno letteralmente quello che vogliono, alla testa di Mezzacorona invece del babbo Rizzoli, Fabio, oggi abbiamo il figlio, Claudio, con una forma di nepotismo che fa orrore tanto è senza vergogna. Ma per i trentini, amministratori pubblici compresi, evidentemente, le cose vanno bene così se non insorgono e non dicono un deciso basta a questo assurdo stato di cose…
E di fronte a cose del genere dovremmo dire ancora Buon Natale?

0 pensieri su “Da Cavit a Mezzacorona: vecchie e nuove joint venture con la Gallo winery

  1. Tutte queste faccende devono farci riflettere su quanto sia pericoloso trasformare l’agricoltura in un’industria. In trentino é così da anni: nel settore vino, mele, frutti di bosco e speck.
    Oggi si costruisce una linea di imbottigliamento del costo di 18.5 milioni di euro per soddisfare le esigenze di un cliente, ma cosa succederà domani quando quel cliente troverà conveniente imbottigliare da un’altra parte?
    Il caso Gallo non gli ha insegnato nulla!

  2. Finalmente giungiamo al nocciolo del problema del vino italiano.
    Che non è tanto se si usa la barrique o no ma che si tratta di un settore iperprotetto soggetto, tramite lo status di cooperativa o azienda agricola, a legislazioni e tassazioni agevolate che fanno imbestialire sia un imprenditore che come me cerca di tirare avanti con una società di capitali, sia un lavoratore dipendente che fatica a tirare la carretta.
    Non esiste che io debba ammazzarmi di tasse per contribuire ad un impianto di imbottigliamento, ma chissenefrega, se lo facciano facendosi prestare i soldi dalla banche come facciamo noi persone normali.
    Mi auguro, caro sig. Ziliani, che almeno lei nel suo blog riprenda più spesso questi argomenti, i casi certo non mancano, visto che molti, in primis i mitici paladini delle liberalizzazioni all’amatriciana, su queste indecenze all’italiana vedono, sentono ma non scrivono.

  3. Bravo Ziliani, che Le ha dette chiare.
    Posso capire le logiche economiche sottostanti la manovra di Gallo quando si trova mangiata da CAVIT sul mercato USA (fianco a fianco sullo scaffale bottiglie fotocopia…); capisco CAVIT nel volersi tenere Palm Bay e non andare con Gallo (che se li mangia a colazione), comprendo la manovra Peratoner/Girelli (inutile parlare di cooperative chi le gestisce e’ sempre un individuo/famiglia oops come i vescovi del Principato di Trento nel Medio Evo) di saltare su di un carro importante (che pero’ li dominerà in tutto e per tutto, ma qui la corsa é per il potere non per la mera vendita di vino. E capisco, conoscendo chi la gestisce la logica di Mezzacorona nuda e pura; si raspa ancora soldi… anche se é sempre più difficile da giustificare – ma non avevano già un super mega impianto di imbottigliamento nella più grande cantina d’Europa (almeno per metri quadrati)?
    Quello che personalmente non mi va giù é che il giardino vitato d’Europa dopo tutto questo mangiar di soldi, acquisizioni – vi ricordate che buoni i vini della Cooperativa Rotaliana e tutte quelle piccole gemme di cantine che vanno scomparendo – dicevo alla fine queste realtà producano in media vini mediocri e che quella zona venga ricordata per questi con buona pace dei grandi produttori locali (Marco Donati, Endrizzi etc.) ed alla faccia dell’Istituto San Michele che guarda sconsolato queste vicende.

  4. non mi trovo per nulla d’ accordo con l’ articolo scritto. recentemente ho visitato le due cantine siciliane, feudo Arancio e villa Albius e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Alle sue affermazioni rispondo che un’azienda deve saper riconoscere anche i limiti che il territorio le impone sia in termini di terreno, ma soprattutto, dal punto di vista di vino. il Teroldego, cari miei, sarà anche conosciuto nella nostra terra e , recentemente aprezzato anche a livello nazionale, ma, non sono solo io a sostenere che la produzione sia eccessivamente limitata. Purtroppo bisogna rendersi conto che a livello di commercio mondiale il Trentino, come ha già sostenuto Lunelli, ha dei deficit nel nome: non risulta sufficientemente conosciuto. Espandere la produzione a livello nazionale mi sembra un’ottima opportunità, non solo per l’azienda, ma credo che questo vada a beneficio degli stessi soci. Vorrei ricordare che Mezzacorona, non solo ha attuato delle politiche che, nel lungo periodo, sapranno dare i buoni frutti, ma, ha conservato anche la sua logica di cooperazione, continuando a garantire ai soci degli introiti tutt’altro che scarni. Vorrei ricordarle che “cooperare per competere ” è la formula che il nostro Trentino deve applicare se vuole riuscire ad emergere ed a confrontarsi con realtà vinicole importanti come l’ Australia. Il Trentino, infatti, non è un’isola felice, ma in una prospettiva globale, l’ unica maniera possibile per crescere come azienda e portare quindi dei benefici a livello di intera regione, è il saper rischiare e non limitarsi o accontentarsi di una produzione meramente locale. In termini globali, la regione Sicilia, mi dispiace dirle, è senz’ altro più conosciuta che il Trentino.
    Per riuscire a mantenere una posizione leader, bisogna riuscire ad innovare, non solo imitare, bisogna puntare su conoscenze pregresse, che ci provengono dal capitale sociale primordiale che il nostro territorio ha saputo produrre, ma soprattutto, bisogna saper arricchire le potenzialità che hanno fatto si che realtà come Mezzacorona si siano affermate. In quanto a Rizzoli, la inviterei a riflettere sul ruolo che l’amministratore ha saputo garantire e affermare nel corso degli anni. Mezzacorona ha saputo diventare un polo competitivo e una realtà importante nel nostro trentino, al pari di Cavit e pur non essendo cantina di secondo grado. Infine, le ricordo che l’ amministratore Rizzoli, gode di grande fiducia da parte degli stessi soci che hanno saputo negli anni aprezzarne le capacità proprio perchè anche gli stessi coltivatori diretti, hanno visto dei buoni risultati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *