Duca di Salaparuta, applausi alla wine model: ma il vino ha proprio bisogno di questo?

Chi scrive, che non è fatto di legno e sommamente apprezza la bellezza femminile, si inchina e resta senza parole, abbacinato da tanto splendore.
Il giornalista o commentatore di vinose vicende le parole invece le ritrova e qualcuna ne vuole spendere per commentare la scelta della celebra azienda vinicola siciliana Duca di Salaparuta (leggi) di dotarsi di una spettacolare testimonial per il lancio del Brut Riserva. Uno Charmat lungo a base di Grecanico e Chardonnay come lo definiscono le guide.
Nulla da dire sulla scelta della modella, di uno splendore e di una classe e di una dolcezza (vedete le foto che corredano questo post) da lasciare letteralmente stupefatti, una modella brasiliana di 23 anni (potrebbe essere mia figlia…) che si chiama Tatiane Eyng ed è nata a Paranà, nel sud del Brasile, da madre italiana e padre brasiliano e sin da piccola, dicono le cronache, sognava di diventare sommelier.
Una ragazza solare, misure canoniche e mozzafiato 89 – 60 – 90, per un metro e 80 centimetri di altezza, che confessa di amare il buon vino, un amore che le è stato trasmesso, dice, da suo nonno, e fin da piccola è stata sempre affascinata “dal modo in cui amava degustare ciò che lui definiva come la bevanda di Bacco. Quando raccontava dei profumi che una bottiglia riesce a regalare all’olfatto, del sapore che regalava al palato, per me era come se mi raccontasse una fiaba”.
Tutto perfetto dunque, lei bella da fare innamorare anche un sasso, presumibilmente buono il vino, bravissimo il fotografo
Gio’ Martorana che ha realizzato, per una sorta di “film fotografico”, immagini (vedi) che si commentano da sole.
Eppure… Eppure, come già nel caso della bella signora Vinzia Novara (nella foto a fianco), responsabile della comunicazione ed immagine della casa Firriato, la Sicilia del vino, così fantasiosa, così aperta (forse troppo) al nuovo, così moderna e innovativa nel campo del marketing (e del winemaking) da apparire quasi un’appendice del Nuovo Mondo nell’italica terra, sceglie una strada, per comunicare, per fare parlare di sé, per veicolare il messaggio del vino, che non mi convince.
Una strada che, applauso convinto senza se e senza ma a Tatiane Eyng, che Dio e Bacco l’abbiano in gloria, mi lascia perplesso e non mi garba. E non certo per “bacchettonismo”, da cui, laico e libero pensatore quale mi dichiaro, sono totalmente e fortunatamente immune, o perché ritenga che di vino si debba parlare solo ricorrendo ad immagini di cantine polverose, di vigneti, di vignaioli dalle mani callose.
L’ho già scritto (leggi), e anche se qualcuno è finito ridicolmente a parlare di cantine con bollino rosa o di “quote rosa” nel vino, non ho alcun dubbio che il vino sia anche, e ne sono felicissimo, materia femminile, ed è sotto gli occhi di tutti la prassi comune e diffusa di produttrici, enologhe, sommelier, amministratrici delegate, responsabili della comunicazione e delle pubbliche relazioni, iscritte o meno all’associazione delle Donne del Vino, che agiscono nel mondo del vino.
Eppure ricorrere ad una testimonial, per di più così spettacolarmente e irrealmente bella, per promuovere un vino (cosa che in Francia classici come Château Mouton Rotschild o Château d’Yquem non si sognerebbero mai di fare, anche se l’hanno fatto fior di Maison de Champagne) è un qualcosa che non mi piace, che trovo segno di una massificazione e reificazione del discorso sul vino, anche se sono ben consapevole che si tratta solo di una campagna pubblicitaria fatta per vendere uno spumante, che mi suona stonata.
Insomma, cari produttori del vino e cari creativi della comunicazione, dell’immagine, dell’advertising, possibile che non sappiate inventarvi nulla di diverso dall’adottare, anche voi, la prassi diffusa e un po’ déja vu, che vede splendiderrime fanciulle (più o meno svestite o ammiccanti) pubblicizzare dai telefonini alle automobili, passando per prosciutti, profumi, detersivi, box doccia, e qualsivoglia altro bene di consumo?
Per Bacco amici miei, un pizzico di fantasia!

Arrivederci nel 2008 e auguri!

0 pensieri su “Duca di Salaparuta, applausi alla wine model: ma il vino ha proprio bisogno di questo?

  1. Io trovo poco intelligente, a livello di marketing, associare l’immagine di un prodotto, sia esso vino, pasta o altro, comunque e sempre alle forme di una donna. Potrei capire un profumo, un bagnoschiuma, ma quando l’iconografia viene forzata e arriva la donna in bikini seduta in coperta, o la posa accattivante a cavallo della moto, e il prodotto non è il costume o la moto, si sta commettendo un errore di comunicazione. Il vino secondo me o il prodotto perde il suo valore e siamo alla pubblicità del sofficino lanciata dalla velina.
    Marco

  2. Comunque auguri
    N.B. di Ziliani Immagino che gli auguri siano rivolti più ai lettori di Vino al Vino che al sottoscritto, più volte attaccato, anche in maniera molto discutibile, dagli autori di questo commento…

  3. Quando le idee scarseggiano e quando non ha si ha proprio più fantasia per inventare, credo che mercificare la bellezza di una donna per legarla ad un prodotto, sia la cosa più semplice e appagante, se poi fa storcere il naso non importa, vige il detto “purchè se ne parli” e sta accadendo mi pare, anche alla luce di questo post.
    La sorpresa bella sarebbe che un produttore ci metta la propria faccia in quello che fa, ma il rischio è sempre di essere incravattati e banali con le facce da occasione per lucidare il bollettario delle vendite.
    Basta vedere come si pongono davanti ad una telecamera o leggere un’intervista per vedere che chi fa vino può essere scambiato per un qualsiasi imprenditore di qualsiasi ramo.
    Ci deve essere una scuola ad arte che insegna a dire le stesse cose, ad avere le stesse faccie, ed essere brillantemente noiosi.

  4. Le vorrei segnalare questo episodio.

    Ho sollevato questo stesso argomento nel mio blog su Vinix la scorsa estate dopo avere notato che su un solo numero de “Il Mio Vino Professional” apparivano ben 4 campagne pubblicitarie che utilizzavano il richiamo sessuale come catalizzatore: a parte Firriato si notavano due campagne (una dell’Alto Adige) che utilizzavano due ragazze poco più che adolescenti, una per giunta non proprio ben formata … tanto da indurmi a lanciare la provocazione: “a quando le minorenni e le bambine, per il piacere dei più perversi?”. Scrissi poi, in seguito ad un commento di Filippo Ronco che sosteneva che mancavano idee, che a mio avviso “Santa Margherita” era un esempio da seguire: la costante attenzione alla simbologia da parte di Santa Margherita, che è la chiave per aprire la porta dell’inconscio, oltre alla pulizia del messaggio e al gioco non ambiguo, hanno da sempre fatto la differenza: si ricorda della pianta carnivora che sorseggiava un calice di rosso? era la loro … consiglierei a tutti di fare un salto a “studiare” quello che si produce, in termini di idee, a Santa Margherita (il che, detto da uno che fa largo uso della creatività proprio in questo segmento, non è poco). Ebbene vuol sapere com’è finita?
    Due settimane dopo questo post ci telefona il direttore marketing di Santa Margherita e ci chiede un incontro al fine di valutare una collaborazione con loro per la prossima campagna 2008. Wow! Magia del web 2.0 pensai … E invece no, ci ha scoperti per caso (sic). E non sapeva niente del mio post! Gliel’ho indicato, visto che l’avevo scritto in tempi non sospetti, e dopo avere visto le foto e letto ciò che avevo scritto, con un tono fra l’amareggiato e l’ottimista mi dice che Alter-Eno (la ns. azienda) è una dimostrazione di quanto ancora si possa fare per la presentazione e la divulgazione enogastronomica, di quanto tutto il comparto sia in fase di stallo, della mancanza di apertura mentale di molti produttori e addetti ai lavori che porta poi qualcuno a ritenere che con irichiami pseudosessuali si risolve tutto, e di quanti benefici invece Santa Margherita ha da sempre raccolto grazie ad una immagine “pulita”, “non ambigua”, “coerente” …
    Insomma, se è vero che l’Espresso vende di più quando piazza in copertina una bella signora, non è detto che accada altrettanto col vino. Anzi, forse il processo può divenire inverso.
    Se hanno chiamato noi, che belli davvero non siamo, anzichè Aida Yespica, qualche considerazione andrà fatta, o no?
    Saluti
    Pierpaolo

  5. mi felicito con lei Pierpaolo! Anch’io considero, da tanto tempo e l’ho più volte scritto, su WineReport vedi http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=8&IDNews=357 riprendendo un ampio articolo pubblicato nel 2001 sull’A Tavola diretta dall’indimenticabile amico e maestro Germano Pellizzoni, esemplare, intelligente, ironico il modo di fare pubblicità e comunicazione della Santa Margherita. A loro la fantasia, la creatività, il buongusto, un pizzico di genialità non mancano mai, anche quando fanno la pubblicità del loro celeberrimo Pinot grigio!

  6. Un conto é parlare di donne del vino come le signore Firriato, Rallo o Francesca Planeta che compaiono nelle pubblicità cartacee con la loro faccia e talvolta, anche con la loro bellezza a testimoniare con fierezza “Questo é il mio vino!” , ma in questo caso é diverso.
    La risposta é insita nel prologo”…fior di maison de Champagne l’hanno già fatto.”
    E’ chiaro che Chateau d’Yquem o Borgogno non hanno bisogno di un testimonial, la storia parla per loro, ma un nuovo vino, in particolare uno spumante sì. Perché direte voi?
    Perché lo spumante é l’anticamera di un più nutrito catalogo aziendale, un biglietto da visita, una chiave d’accesso facile per chiunque sia ancora un neo-consumatore e possa facilmente, per modo o gusto di bere, accedere ad un mondo per lui/lei inesplorato. Ecco allora perché questa campagna non mostra tette e culi, non é rivolta a maschi allupati, ma joi de vivre, consapevolezza per un mondo femminile che sa cosa vuole, come vestisi e finalmente, cosa e come bere.
    Non per niente fior di maison de Champagne fanno parte di gruppi del lusso, LVMH in testa, e ragionano in termini di marketing in ambito fashion.
    E quale tra i vini é più fashion se non lo spumante?
    Se non siete convinti ascoltate l’intevista a Karl Lagerfeld e gustatevi il video su
    http://www.domperignon.com/karllagerfeld/oenotheque/index.php?s_language=it
    Non vedremo mai la Canalis con un calice di Rabajà 04 in mano…

    Buone bollicine a tutti ed auguri!

  7. Non sapevo che ne avesse scritto ma ero, chissà perchè, abbastanza convinto che lei convenisse con me.
    Da manuale, poi, il loro sito: tra giochi, concorsi, questionari, premi, iniziative e quant’altro non sembra neanche che vendano vino! Almeno non appare come il loro scopo principale … rasserenando il visitatore … il loro fine è quello di “agganciare”, è quello di promuovere l’immagine aziendale attarverso iniziative che interessano vari segmenti di mercato, dai giovani agli intellettuali, dagli amanti della cucina agli enoturisti. La vendita dei prodotti, va da sè, verrà da sola.
    La bramosia di vendere a tutti i costi è l’errore madornale di molti produttori.
    Rumore a Oriente attacco a Occidente, si diceva 5000 anni fa in Cina ;o)

    Sembra una strategia semplice, ma per metterla in pratica occorre grande lucidità mentale e la forza delle proprie convinzioni: queste pubblicità pseudosessuali tradiscono invece l’animus del produttore, le sue idee sulla donna, sulla mercificazione sessuale …
    Non proprio un bel messaggio pubblicitario direi …

  8. Paolo, interessanti le sue osservazioni, ma resto dell’idea che la Duca di Salaparuta, il cui sito Internet http://www.duca.it é raffinatissimo, elegante (forse sin troppo) e tra i più bei siti Internet del vino italiani, poteva sforzarsi di trovare una soluzione un po’ meno prevedibile. Anche se realizzata con grande garbo, stile e fascino. Questo anche se lo spumante, come lei dice, “é l’anticamera di un più nutrito catalogo aziendale, un biglietto da visita, una chiave d’accesso facile per chiunque sia ancora un neo-consumatore e possa facilmente, per modo o gusto di bere, accedere ad un mondo per lui/lei inesplorato. Ecco allora perché… mostra joie de vivre, consapevolezza per un mondo femminile che sa cosa vuole, come vestisi e finalmente, cosa e come bere”. Quanto al non vedere mail “la Canalis con un calice di Rabajà 04 in mano…” me ne farò una ragione, sia perché non stravedo per l’ex morosa di Bobo Vieri, anche se é interista come me, sia perché di Canalis abbiamo già l’inflazione, tra tv e spot pubblicitari. Quanto al vino non voglio nemmeno pensare, sempre che non sia astemia, che razza di vinacci à la page e modaioli, possa gradire l’ex velina di Striscia e oggi bella presenza di Controcampo… Non certo il Barbaresco!

  9. da appassionato di mktg direi che la mossa di salaparuta non eß cosi´male poi in fondo ne stiamo parlando da ore di questa tipa!
    mettiamola cosi´durante le feste e per una bollicina secondo me la classica modella va piu´che bene (visto che in USA per le bollicine usano i rapper come Jay-Z, direi che ci e´andata bene) e va pure bene che sia usata per vendere un vino che ai veri appassionati di vino italico interessa ben poco.
    Ovvio che poi i modelli e le scuole di marketing piu´in voga per il vino utilizzino canali piu´sofisticati e molto meno banali (come Santa Margherita, esemplare) e pure Antinori! Qualcuno ha seguito Antinori-Tormaresca e il vino rosso da bere freddo “Fichi Mori” promosso con la taranta?.
    Siamo in una fase in cui tutto il marketing viene reinventato continuamente e si fa un gran parlare di societing e mercati fatti di discorsi e in questo ambiente le modelle e gli spot tradizionali sono ormai obsoleti oltreche´inutili.
    Pero´teniamo conto che cé anche una parte di mondo che beve il prosecco da una lattina perche´lo ha visto fare a Paris Hilton…
    Quindi almeno Salaparuta sale di classe!

  10. Sciùr Franco, noto con piacere che ancora una volta ci siamo capiti al volo, anche se rappresentiamo le idee di due generazioni diverse. L’immagine della Canalis con un calice di Barbaresco é assurda ed improponibile proprio perché non ha un target. Ma non guardiamo solo alla modella, usciamo un attimo dalla nostra visuale italiana e guardiamoci intorno, come ha ben fatto Andrea e notiamo che la multinazionale newyorkese Rich sceglie di far promuovere un banale prosecco fuori dalla doc, ma confezionato in una lattina accattivante, dalla reginetta dello chic- trash Paris Hilton. E’ un connubio perfetto!
    Noi non lo berremmo mai, ma milioni di giovanottelli/e griffatti/e sì. Però il consumo di vino così si diffonde. Una grande operazione commerciale che a noi tradizionalisti fa giustamente storcere il naso. Ma fermiamoci un attimo a pensare…e se fra quei milioni di giovani, qualche decina di migliaia si stufasse di bere da una lattina e passasse alle bottiglie? Non sarebbe stato positivo anche per il mondo del vino vero? Qualche guru del marketing potrebbe incuriosirli e farli salire di livello, da bolle scadenti a bollicine di classe con le lusinghe del fashion, poi sempre più su, ed ecco che fra 5-10 anni avremo nuovi clienti maturi che vorranno spendere per bere grandi rossi di Borgogna o di Langa.
    O forse é meglio “creare” nuovi clienti solo con i corsi AIS?
    Alla Bocconi stanno già studiando un percorso…

  11. Non so dove si va, con i se … cmq si, certo si diffonderà il vino nel mondo … ma il fine non sempre giustifica i mezzi. Alla stessa stregua allora si potrebbe usare un testimonial come il rumeno che ha investito i 3 ragazzi. Oppure Corona, Moggi o chissà chi altro. Certo si venderà … ma alla lunga sarà difficile per quell’azienda uscire poi dallo stereotipo che essa stessa avrà creato. Ci sono campagne pubblicitarie che, pur non apparendo biasimevoli, nel metamessaggio che diffondono, di fatto lo sono.
    Può sembrare strano ma paradossalmente i tabù li vive più chi ostenta, rispetto a chi ha un naturale senso del pudore. E i tabù si sa, e nel linguaggio che perdurano più a lungo.
    Col risultato che anzichè apparire “moderni” e “aperti” si risulta retrogradi.
    I modi per agganciare nuovi consumatori sono tanti … e ognuno ha i Clienti che si merita.
    Tutto qui. Secondo me naturalmente.

  12. Tutto giusto, tutto bello ma un paio di dubbi mi rimangono sul gargarozzo!
    1) Non stiamo parlando di pubblicità ad un vino in senso stretto ma di “bollicine” e qui l’associazione con una bella donna non è poi così eretica. Avete mai provato a bere champagne da soli? Che tristezza!
    Tenete anche presente che le donne sono grandi consumatrici di bollicine per cui il messaggio potrebbe essere rivolto a loro e voi maschioni non vi si fila nessuno..
    2) Quanti film, sfilate, feste, personaggi e compagnia bella ha dovuto “sponsorizzare” il “sistema champagne” per diventare il mito che è? O qualcuno qui, anima bella, crede che il marketing sia solo una bella foto su qualche giornale? Quanti soldi in definitiva, hanno speso i francesi in tutti questi anni in pubblicità occulta?

    Chiudo qui, augurando a tutti voi un capodanno felice e, se a mezzanotte stapperete bollicine in compagnia di una bella donna, capirete cosa voglio dire!
    Auguri a tutti!!

  13. Ok, tutti rimangono arroccati sulle proprie posizioni, era prevedibile, ma non mi preoccupo.
    Ricordiamoci però che i consumi interni calano di due litri procapite l’anno e sono anni che la situazione é così.
    All’estero i consumi aumentano, ma non con i nostri vini, tranne negli USA e nei mercati emergenti (dove le cifre però sono ridicole). In Germania addirittura, quest’anno, si sono bevuti più litri di vino procapite che birra.
    Ma stiamo attenti che la recente riforma approvata in sede UE ha concesso di fare il vino con qualunque cosa meno che con l’uva, non mi sembra che in questa sede qualcuno si sia lamentato… Noi, ed io sono fra questi, continuiamo a tenere alta la bandiera dei vitigni autoctoni e dei vini tradizionali, ma nel resto del mondo la maggioranza beve la coca cola durante i pasti.
    Non dovremmo forse rivedere le nostre strategie?

  14. gentile Paolo, quel “qualcuno” della riforma dell’Ocm vino se n’é lamentato, ed in maniera credo chiara, altrove e si riprometteva di segnalare l’articolo anche all’attenzione dei lettori di Vino al Vino. Ecco una prima segnalazione
    http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=8&ID_Articolo=1079
    in attesa di ritornare presto e più diffusamente qui sullo spinoso argomento.
    Sto preparando un altro post, quasi dedicato a lei, dove risponderò al dubbio che i suoi interventi provocano, ovvero che per incrementare vendite e consumi si debba ricorrere ad ogni mezzo di comunicazione e advertising. Anche alle splendide irraggiungibili modelle come la solare/lunare Tatiane…

  15. Ma infatti, lo sa bene, non mi riferivo a lei, sciùr Franco.
    Leggo sempre la newsletter che l’AIS, puntualmente, mi invia e quindi anche il suo articolo.
    Io scrivo qui per scuotere le coscienze, non per far pubblicità alle mie attività. E qui si ripropone l’interrogativo sull’uso dei wineblog che accennava lei in un altro post.
    Comunque, nel mondo del vino, dobbiamo fare qualcosa perché stiamo perdendo rapidamente posizioni a vantaggio di altri. Io non penserei solo alla pubblicità, piuttosto vorrei far avvicinare più persone possibili al vino per educarle poi ad un consapevole consumo. Nessuno nasce con la voglia del Barolo, nemmeno io che ho iniziato con la Freisa.

  16. @Paolo
    Non vorrei dire … ma di modi “per far avvicinare più persone possibili al vino, per educarle ad consumo consapevole”, ce ne sono diversi in giro … basterebbe dare un’occhiata nel campo della formazione, dell’educazione, della pedagogia …
    Non vorrei, ora, essere tacciato di spam … ma ha dato un’occhiata alla ns. produzione? Sennò le consiglio di farlo: a noi ad esempio preme trasmettere sensibilità e armonia, manualità e passione, specializzazione e conoscenza, design e creatività, natura e arte.
    Perché l’Italia è questa, nel solco della grande tradizione nazionale conosciuta e da sempre apprezzata e ricercata in tutto il mondo.
    Il fine ultimo, lo ricorda il presidente di Buonitalia, è quello di dominare la scena internazionale senza più nulla concedere all’approssimazione che in passato ha troppo permesso ai ns. paesi concorrenti.
    Questa la ns. idea di marketing, di promozione, di divulgazione…
    In questo caso invece si divulgano le tette, e non sono neanche autoctone …
    Per non dire delle bottiglie legate al motorino sotto il sole …

    Tornando allo Champagne ricordo che durante l’invasione nazista i produttori di Champagne si salvarono grazie alle continue consistenti forniture di bollicine al terzo reich. Non li biasimo, ma questo per dire che la storia, e la fama, dello Champagne, non si possono cercare di raggiungere con una campagna di 6 mesi con mezzucci da avanspettacolo.

    Insomma, ci sarà pure qualche creativo in Italia …!

  17. buongiorno a tutti e buon anno – intervengo sia perché in un certo vengo “chiamato in causa” dall’ultima frase dell’ultimo post (sono un pubblicitario che guarda caso ha anche una campagna santamargherita in portfolio…), sia perché sollecitato a dire la mia da un amico di blog, andrea gori, qualche post sopra ilmio.

    non so bene da che parte cominciare, c’è talmente tanto da dire, ma al tempo stesso non vorrei entrare a gamba tesa in una conversazione già in corso, per giunta tra gentiluomini che incontro per la prima volta.

    cerco di sintetizzare in due punti:

    1- approccio più tradizionale.

    come pubblicitario penso che primo compito di un messaggio pubblicitario sia fermare l’attenzione di chi guarda.

    se il mio messaggio non si nota, il committente ha buttato via i soldi.

    ora, anche concordando che l’uomo non è di legno, non riesco a concepire che la foto di una bella donna su un giornale abbia la minima possiblità di fermare l’attenzione di chiunque.

    (naturalmente questa osservazione non vale se la pubblictà è fatta per motivi laterali, esempio: per poter dire ai rivenditori “guarda la ns pubblicitàa pag 33 di cultura del vino, questo mese, oppure, esempio n.. 2, per ottenere publiredazionali… ma in questi casi, tanto vale mettere un bel marchio e risparmiare i soldi della modella, del fotografo e dell’agenzia [e lo dice uno che ha un’agenzia …)]

    2- approccio più radicale.

    oggi internet permette di fare cose che – a fronte di un investimento molto contenuto come denaro e solo leggermente oneroso come tempo – rendono qualsiasi messaggio pubblicitario del tutto superato [di nuovo, ve lo dice uno che con le campagne pubblicitarie ci vive, ma non è così sciocco da bendarsi gli occhi con il prosciutto].

    unico requisito: un minimo di integrità/storia da raccontare/passione per il proprio lavoro (tutte cose che non cerdo manchino ai signori duca di salaparuta).

    non c’è neanche da inventare niente, basta copiare il lavoro di gapingvoid.com per i vini sudafricani stormhoek.

    due click su google e c’è tutto.

    grazie per l’ospitalità, ancora auguri di felice 2008,

    massimo carraro

  18. Buonasera Max.
    Se lei non riesce a concepire che la foto di una bella donna possa attirare l’attenzione, ahimè, mi sa che dovrà rivedere le proprie convinzioni, altrimenti bisognerà tirare lo sciacquone sulla psicologia umana, e non solo maschile badi bene …
    Non a caso è utilizzata, e nonostante sia inflazionata …
    Sul resto non posso che concordare.
    Sopratutto sulla storia/qualcosa da raccontare.
    Saluti e auuguri anche a lei.
    Pierpaolo

  19. beh, non volevo dire che una bella donna non attira l’attenzione, ma che in pubblicità la combinazione *bella-donna-con-prodotto* è alquanto inflazionata, e quindi poco efficace.

    credo che nella migliore delle ipotesi si noti la donna ma non il prodotto… inoltre questo tipo di messaggio sconta il problema (grave secondo me) di non aver nessun collegamento con il prodotto. per la serie: mi ricordo quella bella ragazza con le tette mezze fuori e il telefonino in mano, ma non mi chiedere la marca del telefonino… 🙂

  20. Lo sostiene anche lei Max: è inefficace … eppure tanti la usano … segno evidente che quella pubblicità interessa sopratutto a chi la propone, ovvero al committente … In questo senso “tradisce”, espone all’evidenza dei fatti il modo col quale quel tabù è vissuto da chi incarna quell’azienda, che ne fa il suo baluardo. Una proiezione insomma.
    Non ci si dovrebbe stupire poi se arrivano certe considerazioni … Quelle bottiglie legate al motorino sotto il sole, lo ripeto, sono quanto di più inopportuno: non si diceva della necessità di fare “divulgazione”? E cosa si divulga con quella foto? Che il vino può essere maneggiato come fosse un sacchetto di cemento?
    Non è la “femme” il problema … è la mancanza assoluta di un altro obiettivo che non sia quello del richiamo sessuale.
    E’ tutto il contesto della campagna che ha ben altri obiettivi.

    A volerlo, si poteva usare la stessa testimonial ma inserita in un contesto “più coerente” col tema che si voleva divulgare, e non col sellino del motorino stretto tra le cosce.

    Il tutto pur apprezzando tutte le grazie in evidenza, beninteso …

    Pierpaolo

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