Gèrard Depardieu: discutibili frequentazioni in area Barolo

In sintesi: che c’azzecca Depardieu con Gianni Martini?
Sarei un po’ più prudente nei panni degli amici che hanno, scherzosamente credo, espresso l’idea (vedi) di avere Obelix, ovverosia quel grand gourmet che corrisponde al nome di Gérard Depardieu, come testimonial della manifestazione Quality wine expo (leggi) che si svolgerà dal 19 al 21 gennaio 2008 presso Malpensa Fiere. Manifestazione che vedrà la partecipazione anche del gruppo dei Sovversivi del Gusto.
Nulla in contrario contro il grande attore, produttore di vino, impenitente goloso, che per il solo fatto di essere stato marito di quell’incantevole e deliziosa attrice (nonché vigneronne a Pantelleria) che è Carole Bouquet meriterebbe la nostra imperitura ammirazione. Ed un pizzico di comprensibile invidia…
Come esperto di vini Monsieur Depardieu sembra lasciare un po’ a desiderare. Lo dimostra il fatto che sebbene vanti, come scrive Bra oggi sul numero dell’11 dicembre, uno stretto legame con le peculiarità enogastronomiche delle Langhe e compia “frequenti incursioni in zona, spesso compiute in incognito” a tal punto che “si vocifera con sempre maggiore insistenza della sua volontà di acquistare” un vigneto o addirittura un’azienda in area Barolo Depardieu non dimostra, sinora, di capirci granché (come accade anche ad altri francesi, specie se giornalisti) in materia di Barolo.
La conferma arriva, sempre Bra oggi la fonte, da una visita con tanto di cena organizzata in suo nome, firma della sempiterna barrique, e foto in posa, compiuta venerdì 7 dicembre non in uno di quei grandi domaines (tipo i Poderi Aldo Conterno, che si diceva fosse sul punto di acquistare) che illustrano la storia del Barolo, ma in un’azienda che se anche se non esistesse ce ne faremmo agevolmente una ragione.
Il grande interprete di tanti film e pièces teatrali è difatti stato ospite, a Barolo, in una sorta di “terra di nessuno” a metà strada tra Barolo e Monforte d’Alba, dove ha sede anche l’ottima Locanda nel borgo antico (vedi) dove opera lo chef Massimo Camia, della Cascina Lo Zoccolaio, proprietà (vedi), come ho già scritto tempo fa (leggi) di Gianni Martini, presidente della Fratelli Martini Secondo Spa di Cossano Belbo, una delle più colossali aziende di vino italiane, la più grande in Piemonte, con decine di milioni di bottiglie all’attivo. Un’azienda (sito Internet) che vinifica sia da uve provenienti da vigneti propri oppure acquistate da oltre mille viticoltori e che produce vini, presenti in particolare nella Grande Distribuzione, commercializzati con i marchi Sant’Orsola, Canti, Collezione Marchesini, Il Cortigiano, I firmati, Trentacinquesimo parallelo, oltre che Domini Villae Lanata, e infine Lo Zoccolaio a Barolo. Gianni Martini, inoltre, è un personaggio molto discusso, presidente, non senza qualche contestazione, del Consorzio del Gavi e produttore di vini molto commerciali che solo Luca Maroni, con il suo particolarissimo “fiuto”, riesce a trovare di valore…
Ragion per cui, andiamoci cauti, cari Sovversivi del Gusto (sito), prima di pensare al simpaticissimo Gérard come testimonial. Perché se anche dovesse accettare, farebbe inevitabilmente una richiesta economica per il suo disturbo di quelle da lasciare senza parole. Perché è solo invogliato da un robusto cachet o dalla prospettiva di un mega tartufo come cadeau che si può pensare che Depardieu abbia potuto accettare di andare in visita allo Zoccolaio mettendoci la sua ben nasuta faccia…
Quanto al Barolo, mon cher Gérard, quando vuole capire cosa veramente sia, quale la sua anima, il suo fascino, il suo magico potere incantatorio, in grado di soggiogare anche un grande palato francese come il suo, chieda pure, a me come ad altri amici, tutti suoi ammiratori, un suggerimento. Sarò, saremo, ben felici di accompagnarla a scoprire realtà ben diverse, posso tranquillamente affermare molto migliori, di quella che recentemente ha visitato…

0 pensieri su “Gèrard Depardieu: discutibili frequentazioni in area Barolo

  1. Viene spesso anche nel Roero e si fa “consigliare” su cosa c’é di buono da comprare da svariati personaggi. Recentemente ha “scoperto” i sughi di Davide Palluda.
    Di buono per i nostri prodotti c’é che indirettamente, quindi free, é un testimonial del parmigiano delle vacche rosse perché ne é golosissimo.

  2. Ognuno mangia e beve ciò che vuole, però credo il bazzicare di questi personaggi dello spettacolo nel mondo dell’enogastronomia, finisca purtroppo col privare spesso noi “comuni mortali” di tante cose buone… Un esempio a caso, il tartufo: per forza che i prezzi vanno alle stelle e, ripeto, per persone normali (economicamente parlando) diventa impossibile comprarsi una trifola da gustarsi a casa, oppure una cena al ristorante a base di tartufo: tanto poi arrivano miliardari coi soldi che escono dalle tasche, e a quelle ridicole aste (che secondo me offendono il gusto) sborsano cifre da capogiro per accapparrarsi il tuber magnatum pico, dicendo che devolvono tutto in beneficenza: sarà vero? Luca

  3. Pingback: I sovversivi del gusto » Blog Archive » Obelix (Depardieu) testimonial dei Sovversivi del Gusto? Andateci cauti…

  4. beh Adriano, io un contatto con la Bouquet potrei tentarlo… E non per provare ad uscirci a cena rimanendo a bocca aperta ad ammirarla tutto il tempo, e fare una figura da p…a, ma per tentare di portarla alla Malpensa…

  5. anche all’aeroporto, ovunque, pronto a portare le valigie e a farle da chauffeur se necessario. Troppo bella: ma come diavolo ha fatto a sposare quel naso da trifola di Gérard? E lui come diavolo ha fatto a lasciarsela scappare? valla a capire la gente…

  6. Il “Barolo” della cascina Zoccolaio dell’annata 1964 con etichetta dei poderi Scanavino (che brividi a sentire ancora quei nomi…) mi venne regalato nel 1980 da una persona che lo acquisto’ a 4.500 lire in via Porpora a Milano e fini regolarmente nel lavandino perche’ imbevibile. Una vera schifezza. Dubito addirittura che fosse stato un vino anche prima di essere imbottigliato. Poi quella ditta fini nell’inchiesta sul metanolo, il marchio venne acquistato dai soliti volponi, per finire poi a questa proprietà, che ha solo il difetto di essere industriale forse anche nello spirito. Non fasciatevi la testa però: Gerard Depardieu non é cosi scemo come si crede (Carole Bouquet non se lo sarebbe mai… filato!) e ci sorprenderà ancora, visitando anche aziende ben migliori di quella dov’é stato ospite…

  7. @ Mario Crosta: Non solo per caritá umana, ma anche per la semplice considerazione che si vendemmia una volta l’anno ed i risultati possono cambiare di anno in anno, magari in…meglio. Insomma io starei attento a bollare con marchio di infamia un produttore, cosi´in toto. Chi non ha assaggiato i vini, dovrebbe per esempio astenersi da valutazioni che potrebbero anche sconfinare nell’offesa e nella diffamazione.
    Luca Maroni scrive nella sua guida 2008 : “Di ottima caratura tecnica l’enologia di trasformazione dell’ Asti S. Orsola spumante fra i piú fruttosi e nitidi della denominazione…. Da Annuario dei migliori il Canti Merlot sangiovese 2006”.
    Magari é stato pagato per farlo, magari non ci capisce un acca di vino, ma il vino lo ha assaggiato. O cosi´dice di aver fatto dando precisi e controllabili riferimenti.
    Personalmente credo che la Fratelli Martini Secondo spa se ne freghi altamente della disapprovazione tua mia e di altri, ma il punto non é questo, né lo é una difesa di ufficio della “esecranda” ditta. Il punto é che dovremmo evitare il sentito dire, le voci della piazza, le dicerie. I vini – tutti i vini – di cui uno vuole parlare – prima si assaggiano e poi – solo poi – si commentano.
    Se ci sono alternative a questo principio basilare fammelo sapere, perché io non ne vedo.

  8. Carlo Merolli, nessuna offesa e nessuna diffamazione. Quel vino e’ finito nel lavandino perche’ era una vera schifezza, forse non era nemmeno vino. Ma quella cascina a quel tempo non era ancora stata acquistata dalla Fratelli Martini Sant’Orsola. Quindi, che problema c’e’? Forse nell’aver scritto che l’attuale proprieta’ “ha solo il difetto di essere industriale forse anche nello spirito”? Dove sarebbe l’offesa e dove sarebbe la diffamazione? A parte il fatto che proprio questa frase ha una sua storia che Franco Ziliani conosce bene, devo confessarle che attraverso la ditta d’importazione di vini italiani per cui ho lavorato per circa 12 mesi ben quattro anni fa ho assaggiato e valutato bene tanti altri vini commercializzati da quell’azienda, posso anche aggiungerle che vicino a casa mia c’e’ un loro importatore e conosco qualcuno dei loro agenti, dunque il mio giudizio e’ frutto di una lunga e attenta valutazione da molti anni. A me quello che scrive e che fa il signor Maroni e per quale ragione lo scriva e lo faccia non interessa, quindi perché tirarlo in ballo? Per insinuare il dubbio che io non avrei assaggiato quei vini e invece il signor Maroni invece si? Beh, le consiglierei, prima di rispondere ancora a me con questo tono, di pulire bene la sua tastiera. Altrimenti mi faccia un piacere: mi ignori del tutto e amici come prima. Io d’ora in avanti con qualsiasi suo commento faro’ la stessa cosa, ma a partire già da subito. Mi stia bene.

  9. non te la prendere Mario, é solo l’ennesima, trita e ritrita e stanca “merollata”! Ognuno ha la propria croce, questo blog ha quella di avere come lettore anche il “simpatico”, si fa per dire, romano transfuga in Danimarca… Che ci vuoi fare, prendiamo atto, quando arrivano, delle sue uscite, archiviamole alla voce “merollate” (prima o poi creo davvero una sezione tutta speciale per ospitarle) e facciamo finta di niente, tanto scorrono come acqua sul vetro senza lasciare traccia…

  10. Leggo solo oggi, 20 dicembre, un’intervista che Depardieu ha rilasciato a Luciano Scarzello pubblicata sul sito Internet Focus wine. Così il buon Obelix – Depardieu risponde alle domande in materia di vino del giornalista: Il Barolo? “Un grande, grandissimo vino che ha fatto e sta facendo onore all’Italia in tutto il mondo”.
    I vignaioli italiani continuano a discutere sul tema barrique o non barrique. Le sue preferenze? “Personalmente preferisco i vini barricati. Come esempio cito ancora il Barolo che affinato con questo sistema diventa più morbido. E poi sono francese, un certo tipo di palato uno se lo porta dietro, inevitabilmente”.
    Risposta onesta, che dimostra come il grande attore abbia bisogno di essere educato non ad una molièresca école des femmes, ma, enoicamente parlando, ad un’école du Barolo…

  11. @ Mario Crosta: (bellissimo questo passare dal tu al Lei distanzioso) A parte le rivelazioni di retroscena – che citi nel tuo post, ma che né io ne´la maggior parte di chi ci legge credo conosca, le motivazioni
    per scrivere in modo “leggermente” negativo della ditta Martini sono (a) una schifezza di Barolo 1964 acquistato nel 1980 ed assaggiato quando non si sa (b) i tuoi ricordi di quando importavi quei vini (c)
    che conosci gli agenti della ditta importatrice che abita vicino a casa tua.

    Non voglio negare il valore della fama e della nomea che un produttore si é creato sul mercato, ma io preferisco sempre dire pane al pane e, vedi un po’, vino al vino. Qui stai parlando di una ditta che
    produce milioni di bottiglie, che raccoglie altrettanti litri di vini, insomma di una realtá complessa che da da mangiare a diversa gente. Una realtá che nel ben e nel male fa parte del nostro mondo del vino. Nessuno dice che dobbiamo amarla o promuoverla, ma ti sembra giusto liquidarla in toto senza parare dei vini ? Mi sembra oltre che poco…caritatevole anche poco saggio perché tu sai come io so che spesso i produttori industriali hanno mezzi e soldi per mandare sul mercato piccole partite di qualitá. Il consumatore che legga questo blog rischia di percepire una critica che é basata sul sentito dire e non su assaggi concreti ( o comunque non rivelati).

    Luca Maroni non lo hai citato tu, ma é stato citato nel blog da Franco Ziliani con la cui diffida generica mi sembra tu concordi. Fa parte cioé del nostro discorso. Il nostro padron di casa scrive : “..”vini molto commerciali che solo Luca Maroni, con il suo particolarissimo “fiuto”, riesce a trovare di valore…”

    Quindi solo Luca Maroni. E tutti gli altri ? non trovano i vini di Martini Secondo di valore ? ci sei tu tra tutti gli altri, o io, o Robert Parker sia quello di Boston che quello del Tufello ? Cioé Martini Secondo non fa parte del mondo dei buoni vini, ma del mondo dei vini non buoni ? Possibile, probabile, ma prima di scrivere di un produttore bisogna assaggiarli, i suoi vini e darne conto. Mi sembra il minimo.
    Poi, amici piu´di prima.

  12. Grazie Franco, hai proprio ragione. Sia per l’acqua sul vetro, con cui manterro’ quello che ho promesso, sia per l’onesta’ che hai riconosciuto nel giudizio di Depardieu. Del resto, ognuno ha un palato e dei gusti diversi, quindi apprezza quello che gli piace di piu’ e non farne mistero e’ una gran bella cosa.

  13. Lei scrive per sentito dire, una delle pratiche peggiori di cui un giornalista possa far sfoggio.
    Credo che ciascuno dovrebbe fare il proprio lavoro avendo rispetto di quello altrui: certo io sono un industriale del vino, ho l’Azienda piu’ grande del Piemonte e vendo principalmente fuori Italia e alla grande distribuzione, dove si acquista oltre il 60% del vino consumato nel mondo.
    Per quelli come lei, Ziliani, gli imprenditori come me non possono da un lato mettere sul mercato vini per il consumo di massa e dall’altro vini per il consumo piu’ ragionato.
    Dove sta il problema ? I miei vini seguono canali diversi: quelli per la grande distribuzione non si trovano nel settore horeca e quelli concepiti per la ristorazione e la mescita prodotti nelle mie quattro cascine in Piemonte, con una distinzione netta dalla Fratelli Martini, non si trovano sugli scaffali di super e ipermercati.
    Ziliani, Lei i miei vini li ha mai assaggiati? Naturalmente no; chi vive di pregiudizi non puo’ permettersi di contraddirsi. Non approva i metodi di giudizio di Maroni ? Affari suoi! Comunque le ricordo che il Barolo Ravera prodotto alla Cascina Lo Zoccolaio ha ottenuto 16/20 da Enzo Vizzari de l’Espresso, esattamente un punto in meno del Barolo Granbussia di Aldo Conterno. Con questo non voglio fare paragoni tra i vini dello Zoccolaio e quelli di Conterno che stimo e ammiro come e’ giusto e doveroso nei confronti di un produttore che e’ un punto di riferimento certo per il nostro territorio e per l’Italia nel mondo. Pero’ non accetto che si dileggi il mio lavoro e il mio impegno perche’ Cascina Lo Zoccolaio possa divenire un punto di aggregazione, di promozione della qualita’ che le Langhe sanno esprimere. Se non si partisse dal pregiudizio di pensare a Gianni Marini come ad un orco cattivo si riconoscerebbe, contattando chi normalmente e’ in contatto con me, non per sentito dire, la disponibilita’ mia e delle mie Aziende verso momenti che danno immagine e riconoscimento al Barolo, al Gavi, alla Valle Belbo dove ha sede Villa Lanata, la prima delle quattro cascine che mi danno uve straordinarie per produrre vini che qualcuno come Lei, caro Ziliani, non vuole prendere in considerazione solo per presunzione.
    Depardieu e’ venuto allo Zoccolaio senza alcun compenso da parte della mia Azienda, se non il dono della barrique, se non la mia personale ospitalita’, esattamente come e’ avvenuto per altri personaggi che mi hanno onorato con la loro visita. In questa ed in altre occasioni ho aperto la mia Cantina a chi e’ voluto intervenire per vedere dove produco oltre che per incontrare il personaggio tal dei tali.
    Se un giorno vorra’ venire a trovarmi, a conoscermi, perche’ non mi risulta che ci conosciamo personalmente, forse trovera’ qualcosa di diverso da quello che Lei pensa.
    Questo e’ un invito. Se non lo vuole accettare, per cortesia smetta di occuparsi di me per sentito dire.
    E’ una cosa che di solito fanno le persone normali e di buon senso.
    Grazie per l’attenzione
    GIANNI MARTINI

  14. egregio Signore, “lei scrive per sentito dire” lo dica a chi vuole ma non a me, tanto per cominciare. I suoi vini, non tutti, me ne sono bastati alcuni, li ho assaggiati, li conosco e, se mi permette, non mi piacciono. Questo a prescindere dalla Sua persona – non ci conosciamo personalmente e confesso che non ambisco a colmare questa lacuna – ma semplicemente basandomi, e mi riferisco al Barolo in particolare, che credo di conoscere e sul quale ho le idee abbastanza chiare, sul mio gusto personale. Lei può invitare chi vuole alle sue iniziative: resto stupefatto, come ho scritto, che Monsieur Depardieu, da persona intelligente e uomo di mondo qual’é, per farsi un’idea più chiara di cosa sia il Barolo abbia scelto di visitare lo Zoccolaio e non altre cantine che, a mio modesto modo di vedere, gli avrebbero consentito di capire meglio cosa sia, nelle sue migliori espressioni, questo grandissimo vino. Sempre disponibile, se ci fosse l’occasione, ad accompagnare Depardieu in una di quelle cantine che hanno fatto e determinano anche oggi la storia e la grandezza del Barolo. In una che appartiene solo alla cronaca quotidiana di questo vino mi pare proprio ci sia già stato.

  15. Franco, come tu sai lavoro nel campo dei sistemi di Qualita’ da prima ancora che uscissero le norme UNI-EN della serie 29000 e che si cominciassero a certificare i sistemi aziendali di qualita’. Ci sono aziende virtuose e modeste che della qualita’ hanno fatto una ragione di vita ed un credo profondo e che non sono certificate (e non ne hanno neanche bisogno, perche’ lo sanno tutti che “hanno fatto e determinano la storia e la grandezza” – per usare una tua frase – nel loro campo). Credi che la Ferrari o la Mercedes o la BMW si vogliano certificare? E ci sono invece aziende certificatissime, con montagne di carta e di elettronica perfettamente in ordine da sbattere in faccia al cliente ignaro, a cui la certificazione serviva e serve solo per motivi commerciali, della qualita’ non gliene puo’ fregare di meno e finche’ gli arriva solo un’ispezione all’anno e per giunta all’acqua di rose sono capaci di ammantarsi di un’aurea di qualita’ che brilla solo per gli allocchi e per i pennivendoli. Lo stesso vale per il vino. C’e’ chi lo fa da sempre ottimo e non ha mai buttato via soldi a cercare premi, riconoscimenti e punteggi o servizi televisivi, ma c’e’ anche chi produce (o si fa produrre) qualche migliaio di bottiglie come bandiera di qualita’ da sbattere in faccia al cliente ignaro usandole per vendere decine di milioni di altre bottiglie, quelle… che “non mi piacciono” – sempre per usare una tua frase, molto accorta e che adotto volentieri. Ovviamente, ogni riferimento a persone, ditte o fatti realmente accaduti e’ puramente casuale.

  16. Doveva accadere prima o poi: Luca Maroni non risponde, Gaja non risponde, tutta la serie dei Carlin Petrini non reagisce e poi ti trovi un produttore che ti scrive, vedi un po´”una merollata” anche lui. Cioé che ti capita: non sempre, non spesso, ma qualche volta si, di scrivere per sentito dire, per partito preso ed in gran trionfo comaresco di “relata refero”. E spesso tra un insultino ed un’ironia gratuita su chi si permette di evidenziare la cosa , fai anche qualche dilettantesco autogol come su i vini di Gaja.

    Infatti non é che i tuoi lettori sono tutti disattenti o minus habens, come ti piace dire. Hai piu´volte dato addosso a Gaja (per motivi tuoi non dichiarati) e mai lodato i suoi vini. Quando ti é stato detto che non li avevi assaggiati ti sei sentito offeso. Poi in un assaggio a Londra, alla cieca, hai “scoperto” e lodato la bontá del 2004 Barbaresco di Gaja. Ma allora non lo conoscevi ? e quanti altri di Gaja non conoscevi ? e se lo conoscevi perché non ne hai parlato bene prima ? Mah, strane coincidenze.

    Il bello del vino é proprio il de gustibus: nessuno é obbligato a nulla. Se “non ti piacciono” bene: tuo sommo diritto. Peró i vini di cui si parla, bisogna averli assaggiati. Specie quando si vuole parlare male, di loro o dei loro produttori.
    “Vino al vino”: e´un titolo che obbliga. Altrimenti era piu´appropriato quello di Franco Tiratore
    cosi´tiravi, i tuoi strali , a chi ti pareva, senza presunzioni di obiettivitá e senza previo obbligo di degustazione.

    E visto che siamo all’ inizio dell’ anno mi permetto anche un augurio: cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno, non mezzo vuoto. Cancella dalla tua lista i “nemici” istituzionali, cerca di vedere il positivo nelle cose che fanno gli altri. Critichi volentieri e spesso con scarsa caritas e ancor piu´scarso appiglio ai fatti una serie di persone o istituzioni che hanno alle loro spalle realizzazioni vere: Luca Maroni, Slow Food, Ercolino, Eataly ( ci sei poi stato ?), Gaja, i soliti noti ed altri che hanno il solo difetto di, appunto, fare. “Chi fa sbaglia chi non fa insegna” o critica, come fai tu. Ti auguro un 2008 meno bilioso, piu´sereno e
    speriamo di poter leggere tue magistrali recensioni di vini che hai veramente assaggiato.

  17. indesiderato, si stava così bene senza di lui e si discuteva con profitto, riapproda dopo tanto tempo er danese de Roma. Pubblico, così non grida alla censura e ignoro, tanto con lui é tempo perso e di quello che dice “non me ne può fregà de meno”. Ar romano de Danimarca dedico questi versi di una canzone che sicuramente lui conosce: “Te c’hanno mai mandato a quer paese? Sapessi quanto gente che ce sta’… er Primo Cittadino e’ amico mio tu dije che te c’ho mannato io… e va e va,….. va avanti tu che adesso c’ho da fa’”…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *