Il Sant’Uffizio (Stampa) Capitolo II: Il Processo

Come dicevamo (qui) alla vista del volto di Franco degli Ziliani, il pubblico sospirò, soddisfatto.
Ormai da anni, sotto lo pseudonimo di Tirator Cortese (senza intendere il vino), Franco degli Ziliani diceva la sua e, a volte, rispondeva a quella d’altri. Chissà come, chissà perché, veniva a conoscere cose che altri non sapevano, sicuramente informato da spie occulte per ragioni oscure, attraverso inestricabili trame. Leggeva e commentava ciò che trovava scritto, cosa altamente disdicevole. Ancor peggio: scriveva cose che altri avrebbero letto e commentato. E magari, nel segreto del loro cuore, condiviso…
“Franco degli Ziliani – iniziò il Vinquisitore – sei consapevole delle accuse a tuo carico?”. “Al rogo, al rogo!”, gridò Alberico della Franciacorta. “Momento, lasciatemi fare il mio lavoro, che altrimenti vi leggo il contratto, eh? E’ un placito di un paio di pergamene, vedete voi”, avvertì il Vinquisitore.
“Ssssssttt!” sussurrò Guglielmo dell’Alta Marca a Alberico. Il Processo riprese. “Sono consapevole di essere un giornalista”, disse Franco degli Ziliani.
Il Vinquisitore, sovrintendente per il Sant’Uffizio Stampa, non poté trattenere un moto di nervosismo: “Eh no, non puoi confessare subito, altrimenti finisce il processo e buonanotte al secchio! Se mai, confesserai alla fine. Nel qual caso, ti sottoporremo al rogo e vedremo se ne uscirai vivo.
Riprendiamo dall’inizio. Franco degli Ziliani, sei consapevole delle accuse a tuo carico?”. Il degli Ziliani sbuffò: “No, anche se posso immaginarle”. Il Vinquisitore sogghignò: “Quindi hai la consapevolezza di aver commesso errori che possono corrispondere ai capi d’accusa! Quindi hai errato, sapendo di errare!”.
Il pubblicò sogghignò a propria volta: la logica del Vinquisitore era tranciante. Anche Franco degli Ziliani sogghignò. “Non possiamo sogghignare tutti! Che razza di scena è?” protestò Donna Esperanza del Montepulciano.
“Come vedi, alla mia destra si trovano i Grandi Accusatori: il ProduttoRe, il Giornalista, il Presidente, la Guida. Li riconosci?”, domandò il Vinquisitore.
Franco degli Ziliani osservò i quattro personaggi indicati. Il ProduttoRe, rivestito da un abito di broccato e damasco, accennò a un sorriso, una luce compiaciuta attraversò i suoi occhi color del cielo e si confuse con i riflessi del collo d’ermellino. Poteva avere intorno ai sessantacinque anni, forse qualcosa in meno, forse qualcosa in più. Cioè, non si sa quanti anni avesse, diciamolo.
Il Giornalista si schiarì la voce, ma non parlò. Il riverbero delle fiaccole lo fece apparire prima filiforme alto, poi tondo basso, prima capelluto, poi calvo, prima occhialuto, poi no. Sempre il riverbero diede la sensazione che indossasse una maglia del Milan, poi una della Juve, infine dell’Inter, della Lazio, della Roma. Ancora il riverbero disegnò strani simboli in vece della sua aura, simboli che si sarebbero detti ora destrorsi e ora sinistrorsi.
“Spegnete il riverbero, please”, chiese Ampsicore del Cannonau. Franco degli Ziliani dovette strizzare gli occhi per riconoscere il Presidente. “Ma è ancora un Presidente?”, chiese, riconoscendone il viso.
“Lui è IL Presidente, non un Presidente. Quando uno fa le cose che ha fatto lui, diventa Presidente per sempre. Inoltre lui è buono e ama i piccoli e i deboli, prende ai ricchi per dare ai poveri, a volte anche ai poveri per dare ai ricchi, giusto per non fare torti. Il popolo lo ama. I potenti lo amano. Lo ama il colto e l’incolto, perché anche l’incolto si sente colto acquistando a caro prezzo i prodotti da lui suggeriti.
L’apoteosi del pomodoro pachino: non si vive per lo stomaco, ma per l’idea, che rende (taluni) santi e (tal’altri) grassi. Non permetterti di metterlo in discussione. Come saprai, il mio stesso Uffizio ha appena avviato la causa di bEatificazione in vita”, spiegò il Vinquisitore.
A quel punto, la Guida proruppe in un “Damose ‘na mossa”, che terminò la descrizione. “Ora ti leggerò i capi d’accusa, Franco degli Ziliani. Sei accusato di lesa maestà nei confronti dei vini e delle iniziative del ProduttoRe. Hai osato non osannarlo, unica voce fuori dal coro. Ma cosa caspita ti costa fare come tutti gli altri? Seconda accusa: non hai portato rispetto per le firme blasonate. Ma lo sai o no che in Italia siamo tutti giornalisti? Figurati quelli che lo sono nero su bianco!
Riguardo al Presidente, è l’accusa più grave: gioca coi fanti, ma lascia stare i santi. “Ma non è soltanto sulla via della beatitudine?” ironizzò il degli Ziliani. “Diventerà anche santo, ci metto un attimo, se voglio” lo zittì il Vinquisitore.
Toccò quindi alla Guida. “Tu, Franco degli Ziliani, non puoi fra intendere che le guide sono troppe, che non si sa se, che si sa sì, e via dicendo. Insinui, ti rendi conto? E’ chiaro a tutti che si farebbe prima ad andare in un’enoteca, comperare un vino, degustarlo, giudicarlo e poi inserirlo oppure no nella Guida senza star ad avvisare un sacco di gente per avere e assaggiare una bottiglia. Ma questa cosa non possiamo né dirla né farla intendere”. “Io non ho mai detto niente del genere!”, spiegò il degli Ziliani.
“No, non l’hai detto, ma tutto il tuo manifestarti potrebbe far pensare che tu possa dirlo”. “Oh, che frase difficile!”, commentò Alberico di Franciacorta.
“E poi – proseguì il Vinquisitore, ignorandolo – sei accusato di invidia”. “Di chi?” domandò stupito Franco degli Ziliani. “Del Poeta”, rispose il Vinquisitore. “Dante? Petrarca? Carducci?” chiese Ziliani.
“Ma no, quell’altro, il Vate. E non stiamo parlando di D’Annunzio. Piacerebbe anche a te scrivere di una Barbera con quella sensazione di blu, rugiadoso di mischio muschio maschio di vendemmia, pur splendente e femmina, tentennante e timido al contatto, incandescente nel dopo?”
“Ma nemmeno per sogno!” assicurò Franco degli Ziliani. “Vedi che sei invidioso?!”, incalzò il Vinquisitore. La folla comprese che si era alla fine del processo. “Hai da dire qualcosa a tua discolpa?” chiese il Vinquisitore.
Franco degli Ziliani rifletté e poi disse: “Non è una frase mia…” “Vedete che copia dagli altri?” non si trattenne il Giornalista.
Franco degli Ziliani proseguì: “Scelgo i miei amici per il loro bell’aspetto, le mie conoscenze per il loro buon carattere e i miei nemici per la loro acuta intelligenza. Un uomo non può essere troppo attento nella scelta dei nemici. lo non ne ho uno che sia stupido. Si tratta di uomini di una certa levatura intellettuale e, di conseguenza, mi stimano”.
Il Vinquisitore ed il ProduttuRe corrugarono la fronte sospirando…
Many Kisses! Briscola (continua…)

0 pensieri su “Il Sant’Uffizio (Stampa) Capitolo II: Il Processo

  1. non ho “cassato” nulla Mario! Questo pomeriggio per diverse ore non é arrivato alcun commento e sospetto che quelli inviati si siano persi chissà dove. Problemi tecnici della blogosfera, credo. Riprova, chissà che questa volta la tecnica sia dalla tua parte… 🙂
    p.s. secondo te “casserei”, per di più un amico, dando il destro a qualche fenomeno di darmi del censore?

  2. No, amico mio, non ti possono dare del censore, anche se ho pensato che il mio commento al primo articolo di Briscola (non a questo) era un po’ forte come linguaggio e che lo avevi cassato solo per quel motivo. Ma visto che non lo hai fatto e che sara’ andato perso (anche chi ti e’ avverso sa che puo’ crederti perche’ capita a tutti di perdere nella blogosfera qualcosa, grazie al brutto fenomeno del phishing), te ne riscrivo il succo: convinci tua moglie a fare con te un’altra briscola prima che vi si rompa la macchinetta..

  3. Mario!! Abbiamo già dato, c’é già in circolazione un’altra Ziliani, rompiscatole come il su babbo, e ha 22 anni. E alla nostra non più tenera età non abbiamo certo intenzione di fare il bis. Quanto alla “macchinetta”, beh, lassem pert come disen a Milan… (che non é la seconda squadra di Milano, ma semplicemente Milano in milanese) 🙂

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