La sapete l’ultima? Ce la racconta Romano Prodi

La sapete l’ultima, nel senso di notizia, di barzelletta, di cosa surreale priva di qualsivoglia contatto con la realtà?
Ce l’ha appena regalata, l’irresistibile battuta, il presidente del Consiglio Romano Prodi (no comment, basta la parola, come diceva in un celebre Carosello – vedi – l’indimenticabile Tino Scotti), nella sua conferenza stampa di fine anno.
Come riporta sul suo sito Internet il quotidiano torinese La Stampa (leggi), Prodi, senza arrossire, senza vergognarsi della colossale fanfaluca che stava pronunciando, ha letteralmente affermato: “L’Italia è un Paese che si è rimesso a camminare ed è uscito dalle emergenze, ce lo dicono tutti i dati macro economici”.
E tutte le cose che non vanno, in Italia, sciur Prodi, ad esempio l’emergenza rifiuti a Napoli ed in Campania, la malasanità diffusa, il deficit senza fondo, la strafottente arroganza della Casta politica, l’assoluta non certezza della pena, la delinquenza dilagante, la gente che non ce la fa più ad arrivare a fine mese, le continue e vergognose e morti sul lavoro indegne di un Paese civile, l’Alitalia decotta, l’assenza di una qualsiasi seria politica energetica, un’economia al dissesto, il malessere e l’incertezza del futuro, il disorientamento di tanti giovani, la disoccupazione, questa parodia di uomo politico, questo presidente del Consiglio da oggi le comiche (degno compare del premier che l’ha preceduto) se le è dimenticate o pensa di nasconderle agli occhi degli italiani con un colpo di bacchetta magica?
Se Prodi conserva ancora un briciolo di dignità che se ne vada e che Veltroni & co se pensano di dare veramente un futuro e un senso al loro Partito Democratico se ne liberino al più presto!

0 pensieri su “La sapete l’ultima? Ce la racconta Romano Prodi

  1. Mortadella, come ormai ben sanno anche i suoi stessi sodali, è il miglior alleato del Cavaliere: al primo rigurgito antiberlusconiano, basta porre mente al faccione di Prodi per rimpiangere (e ce ne vuole!) il suo predecessore. Perchè, checchè se ne dica, pur con tutta la sua arroganza e cialtroneria, Silvio e il suo governo non sono nemmeno paragonabili all’armata Brancaleone di Romano. Un’armata grottesca fatta di nemici per la pelle e tenuta insieme unicamente dall’odio ideologico e dal cointeresse partitico-economico.Non stiamo a scomodare qui, caro Franco, termini come coerenza, dignità, onestà intellettuale e simili di cui il Professore e i suoi servi sciocchi al governo non conoscono neppure il significato: sarebbe rendergli troppo onore. Sarebbe bastato, in questo goffo saluto di fine anno, ammettere le evidenti difficoltà, non negare l’innegabile, non tentare di alterare la realtà per uscirne decentemente. E invece rieccoci al ridicolo pistolotto autocelebrativo delle metafore ormai tragiche, nemmeno più comiche, del “paese che ha ripreso a camminare”, della politica “forte” e di altre mirabili panzane autolesioniste. O forse nemmeno autolesioniste: nel senso che, come sospetto, la lesione è avvenuta ormai da tempo e Prodi e i suoi ne sono pienamente consapevoli, ma tatticamente fanno finta di niente, dilatando i tempi per contrattare meglio sottobanco la resa, inciuciare già per il futuro, prespartirsi elettorati e simboli, ristrutturare la mappa del potere d’accordo con l’avversario. Se questa è la sinistra, e se io fossi di sinistra, mi vergognerei profondamente. E magari di gente di sinistra che si vergogna ce n’è già tanta, certamente molta di più di quanto essa stessa non ammetta. E allora perché l’elettore sinistrorso non si ribella? Non votando Berlusconi e/o chi rappresenterà, sia chiaro, in questa ridicola parodia bipolare, il cosiddetto centrodestra, ma non votando tout court o annullando la scheda con messaggi di disgusto come quel memorabile “cazzi vostri, io vado in Svizzera” immortalato anni fa sulla copertina del libriccino di Stampa Alternativa dedicato appunto alle boutade da cabina elettorale. Perché, alla fine, l’orribile retorica nostalgica delle marce, la falce e il martello, insomma l’insopportabile apparato del sinistrismo alimentato e manipolato dall’immancabile schieramento trasversale della “stampa amica” (una volta si sarebbe detto “organica”) hanno comunque la prevalenza? Dov’è finita la spina dorsale del popolo, mi chiedo? Questo popolo che spesso si sente povero e vive di rivendicazioni, malumori e rancori non per avere l’acqua corrente (chi scrive non ce l’ha!), ma per ottenere tredicesime e aumenti da fulminare in vacanze sul Nilo, tv al plasma, telefonini e videofonini, pomeriggi al centro commerciale e weekend all’outlet? Che pena questa massa di esegeti delle uova di lompo e della griffe di vera plastica. Dove sono i poveri veri? E dove sono i ricchi veri? La risposta non soffia nel vento, come avrebbe scritto Bob Dylan, ma marcisce nella melma dell’appiattimento sociale, culturale, intellettuale e ormai ideologico. Nel radical chic d’accatto e nel destrismo da borgata o da stadio. E noi stiamo qui a perdere tempo sopportando Prodi, quello della Cirio, di Nomisma, della DC.
    Qui ci vorrebbe la rivoluzione, altroché. Ma mondiale, eh? Ciao, Stefano

  2. Caro Ziliani, le suggerisco di continuare a parlare di vino… In campo enogastronomico si distingue, se invece sfora, come in questo caso, mi pare che più che un giornalista, diventi un povero qualunquista deluso che non sa distinguere tra le difficoltà nel gestire una degustazione, pur difficile ed impegnativa (ma di solito gratis) e i grandi impegni necessari per guidare un paese come l’Italia. La leggo spesso, e credo che la politica nel suo blog debba entrare solo in relazione a normative o legislazioni specifiche.
    Un saluto. Buone Feste
    Franco

  3. ringrazio per il suggerimento caro lettore Franco, ma di uscite e intemerate come questa, magari sostenute in controcanto dal parere di una penna coraggiosa e forte come quella dell’amico Stefano Tesi, dovrà abituarsi a leggerne molte anche nel 2008, sebbene il blog si occupi, prevalentemente, di vino e continui a chiamarsi Vino al Vino. E’ proprio per parlare pane al pane e vino al vino che non si può restare zitti davanti a clamorose prese per i fondelli come la barzelletta del nostro presidente di turno. Cambiano i premier, ma resta il clima da oggi le comiche…

  4. L’intervento del lettore Franco, chissà perché, ricorda in modo palmare similari “suggerimenti” a me pervenuti tutte le volte che ho osato (parbleu) parlare di politica e attualità nel MIO blog…

  5. non sono, ovviamente, il lettore Franco che m’invita ad occuparmi solo di vino. Piaccia o non piaccia nel 2008 su Vino al Vino non mi limiterò solo a parlare, seppure con immenso piacere e passione infinita, di Barolo, Brunello, mirabilie o contraddizioni enoiche, ma, quando lo riterrò opportuno, come in questo caso, continuerò a dire la mia, con la stessa… franchezza, anche sui temi del vivere civile. Perché mi ritengo un cittadino italiano, stanco di essere preso in giro e vessato da questa classe politica (di “destra” o di sinistra, poca la differenza ormai), prima che un giornalista che si occupa di vino o un wine blogger… Lettori avvisati, mezzo salvati!

  6. Caro Franco, ti ammiro. Non tanto perché, giustamente, non parli solo di vino, al Franco che ti consigliava il contrario, gli consiglierei di andarsi a leggere altri blog, scusa ma certi lettori è meglio perderli piuttosto che trovarli. Dicevo ti ammiro perché a me viene da vomitare solo a leggere le cose che il capo del governo (tutto volutamente minuscolo) dice, figurati a recensirle.
    Un saluto Marco

  7. o Ziliani che perdi tempo a fare parlando del Mortadella? Lo si critica, si dice che é spacciato, che il suo governo sta per cadere, eppure resta sempre clamorosamente a galla, attaccato saldamente come un mollusco allo scoglio alla sua poltrona!

  8. Premesso che in ogni luogo dovrebbe esserci discussione politica, riguarda la nostra vita, i nostri figli, la nostra società , il nostro futuro. La politica non è esclusivamente compito delle ricche sale romane dove si è perso il senso della dignità umana, il senso dello stato e del rispetto nei confronti delle istituzioni e del popolo. Proprio le parole di Prodi sono una forma di scarso rispetto nei confronti del popolo e degli elettori. Scarso rispetto perché la situazione della nostra Nazione non è quella che il Presidente del Consiglio ha illustrato nel suo sconcertante discorso. Ci piacerebbe avere il sorriso di Prodi e che le sue parole fossero veritiere ma non è così. Non intendo discutere l’operato del Governo Prodi in quanto regolarmente eletto e quindi legittimato a gestire la nostra Nazione in questi anni. Discuto le affermazioni del Presidente che parlano di un paese in ripresa quando invece è in caduta libera.
    Cari Italiani preparatevi al peggio, riducete i consumi e amministrate ciò che avete nel miglior modo possibile e con criterio. Ci aspettano tempi molto, molto duri.

  9. Ciao! Ho seguito il doscorso di mortadella al valium mentre ero in ospedale… una mia parente aveva bisogno di una medicina… non ne avevano.Un infermiere caritatevole ha girato per tutto l’ospedale, trovando un altro collaboratore caritatevole che ne ha prestata una fiala… credo di aver reso l’idea… Grazie prodi , veramente…

  10. Caro Ziliani, sono molto dispiaciuto di leggere questi commenti. Avevo scritto con un puro spirito critico, non in accordo con quanto da lei affermato. Credo che questo faccia parte della dialettica, del confronto, della democrazia! Avevo espresso un’idea con l’intento di dare un suggerimento schietto e chiaro, non omertoso o “mafioso”. Mi spiace che l’unica via alla discussione sia … prendere o lasciare… meglio perdere un lettore che confrontarsi! Se preferisce non scriverò più, non oserò più esprimere un’idea diversa sul SUO blog. Non credo che in questo modo ci sarà un passo avanti verso la chiarezza e il tentare di integrare opinioni diverse. Posso malinconicamente concludere che tra noi è meglio parlare di vino anziché discutere di argomenti più impegnativi e vitali. Mi spiace, Franco
    p.s. non è necessario che pubblichi questo commento…

  11. Vede signor Franco (non Ziliani), se uno non arriva alla fine del mese, di certo non avrà i soldi per poter comprare una bottiglia di vino da assaggiare.
    Quindi a mio avviso sarebbe più riprovevole far finta di niente e pensare solo a domo propria (degustazioni) e non a chi non ha i soldi per farle … quelle degustazioni.
    Detto questo credo che la politica sia dentro ogni cosa, ogni azione, ogni sussulto.
    Pertanto l’intervento di Ziliani mi sembra non sia fuori luogo, anzi.

    Ciao
    Pierpaolo

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