Riflessioni sul Natale, il suo mistero, la sua (vera) storia. Dimenticavo: auguri!

Pubblicati gli auguri, significativi, calibrati e bellissimi, di Briscola, mi stavo chiedendo se fosse il caso che anch’io, “tenutario” di questo blog, v’inviassi un qualche messaggio augurale, dribblando il rischio del retorico, del déja vu et dit, e del banale, quando ho ricevuto da Stefano Tesi, un collega e amico carissimo cui mi legano tante cose e che purtroppo non mi capita di poter frequentare quanto vorrei, queste riflessioni sul Natale. Non le solite parole augurali, che tutti ci scambiamo, con maggiore o minore autenticità o capacità di esprimere, in sintesi, con le parole giuste, quello che sentiamo dentro e che vorremmo trasmettere agli altri, ma alcuni pensieri, che potranno anche apparire irriverenti e iconoclasti, in questo contesto dove, ci dicono, dobbiamo volerci tutti bene ed essere felici (e soprattutto consumare e acquistare), che mi hanno fatto riflettere a lungo. E’ per questo che, d’accordo con Stefano, che dichiara di aver ripreso e rielaborato precedenti contributi, ho pensato che forse il mio migliore pensiero, per il mio ed il vostro Natale, potesse essere il rendervi partecipi di queste considerazioni e rimandarle alla vostra riflessione.
Forse abbiamo sbagliato tutto, forse, come sembra, non ce la raccontano giusta e del vero Natale resta ormai solo una pallida traccia, consumata (è il caso di dirlo) nel corso degli anni e dei mala tempora che ci tocca vivere.
Comunque la pensiate, siate cattolici tradizionalisti, osservanti più o meno convinti o tiepidi, oppure pagani o agnostici, vi mando, dal profondo del mio cuore, i più sinceri auguri
di Buon Natale e di un 2008 che sia soprattutto buono, sereno, più a dimensione d’uomo e meno frettoloso e superficiale di questi ultimi anni che ci hanno visti, tutti, sempre più inquieti, nervosi, insoddisfatti.
Abbiamo bisogno di pace, di una pace interiore innanzitutto, di un ritornare a voler bene a noi stessi ancor prima di volere bene al prossimo. Speriamo che questa nostra sete di tranquillità, di un vivere meno congestionato, trovi, in queste feste di Natale e fine anno e nell’anno che verrà, ascolto…

Ma Gesù non è nato il 25 dicembre?
La nascita di Gesù non è avvenuta il 25 Dicembre dell’anno 0. Si tratta di una convenzione. La data fu scelta nel 337 d.C. da Papa Giulio I della Chiesa d’ Occidente: in quel giorno ricorreva la festa romana “Dies Natalis Invicti Solis”, cioè il compleanno del Sole “non conquistato dalle tenebre”: da questo momento in poi, infatti, le giornate si allungavano. I cristiani d’ Oriente continuarono invece a festeggiare il 6 Gennaio, facendolo coincidere con l’Epifania. Solo nel Vangelo di Luca si trovano infatti indicazioni sulla nascita di Gesù. Si parla di pastori che fanno pascolare il gregge durante la notte di Natale e che vengono avvertiti dall’ Angelo: situazione inverosimile in Giudea, dove le temperature, in Dicembre, scendono sotto lo 0.
Anche l’anno 0 è un errore storico: in realtà Gesù sarebbe nato tra il 10 e il 4 a.C., durante il Regno di Erode il Grande, morto nell’ anno 750 dalla fondazione di Roma (4 a.C.). L’ errore deriva dagli errati calcoli del monaco Dionigi il Piccolo, incaricato nel 523 di perfezionare i conteggi per stabilire la data della Pasqua. Dionigi prese l’anno della nascita di Gesù come base per il conteggio anziché partire dalla data di proclamazione dell’Imperatore Diocleziano, come si era soliti fare. Considerò dunque la nascita di Gesù come se fosse avvenuta il 25 Dicembre del 753 dalla fondazione di Roma, ovvero 3 anni dopo la morte di Erode, sotto il cui Regno nacque effettivamente il Salvatore.

Lo scambio dei regali
Lo scambio dei doni nasce da un’antica tradizione latina. Romolo ricevette, come segno di gratitudine per aver fatto cingere delle mura la città, un fascio di rami tagliati dal bosco sul monte Velia, dedicato alla dea sabina Strenia (da cui strenna). L’omaggio piacque così tanto a Romolo, che lui stesso decise di rinnovare l’usanza ogni anno, in coincidenza con l’ anniversario della fondazione di Roma. L’usanza veniva rinnovata il primo Marzo e venne poi spostata alla fine dei Saturnali, dal 17 al 24 Dicembre. Il nome della dea Strenia fece assumere la definizione di strenne ai doni. Quando si stabilì il 25 Dicembre come giorno della Natività, cambiò il significato dei doni, ma non l’ usanza.

Il bue e l’asinello? Arrivati dopo!
Fu San Francesco, pare, a dar vita alla prima rappresentazione vivente della natività nel 1223, prendendo spunto dal Vangelo di Luca. La mangiatoia ed i pastori con il gregge che accorrono fanno parte del racconto dell’evangelista, mentre il bue e l’ asinello sarebbero “arrivati” 4 secoli dopo, dall’interpretazione di alcuni vangeli apocrifi. I Re Magi sarebbero stati introdotti ancora più tardi, per testimoniare la forza dell’ evangelizzazione.

Babbo Natale l’ha inventato…la Coca Cola…
Il Babbo Natale che vediamo riprodotto ovunque è stato inventato dalla Coca-Cola nel 1931, per mano del pubblicitario Haddon H. Sundbolm. Si tratta, dunque, di un colossale inganno mediatico, anche se la storia dell’ uomo buono che porta doni non è del tutto priva di fondamento. San Nicola (Santa Claus), nato in Turchia, partecipò al Concilio di Nicea nel 325 d.C. e, secondo la leggenda (vedi anche Purgatorio, XX, 31-3), sarebbe corso in aiuto di un nobiluomo in disgrazia, le cui 3 figlie sarebbero state costrette a prostituirsi. Per 3 notti consecutive Nicola donò 3 sacchi pieni di monete d’ oro per costituire la dote delle ragazze. La terza notte, trovando la finestra chiusa, lasciò cadere i sacchi dal camino e salvò le ragazze dal triste destino. San Nicola venne spesso raffigurato come un vecchio, alto e longilineo, vestito di giallo o di blu. Il rosso è un’invenzione della Coca-Cola.

Tutti più buoni? Sì, ma nel nome di Saturno!
Nell’ antica Roma, dal 17 al 24 Dicembre si celebravano i SATURNALIA. In quei giorni tutte le differenze sociali venivano abolite, i servi e i padroni potevano sedere alla stessa tavola e veniva concessa a tutti qualsiasi libertà. Anche le vacanze di Natale traggono origine dai Saturnali, durante i quali cessavano tutte le attività pubbliche.

L’albero di Natale è pagano
La storia dell’ albero di Natale affonda le proprie origini nelle tradizioni del Nord Europa. La Chiesa non ha mai del tutto accettato questa tradizione pagana, preferendo e “consigliando” il presepe. L’ abete, pianta tipica del Natale, è visto come l’albero della vita in quanto sempre verde. L’usanza nasce da una commistione di riti cristiani e pagani di origine germanica. Sarebbero stati in particolare i Teutoni a contribuire alla diffusione di questa usanza. Nei giorni più bui dell’ anno, infatti, erano soliti portare davanti alle proprie case un abete ed ornarlo con le ghirlande.

Addobbi e ghirlande? Faraoniche!
La tradizione di addobbare l’ albero deriva, sembra, dall’ antico Egitto. Qui l’albero era sostituito da una piccola piramide di legno addobbata con bastoncini ai quali veniva poi dato fuoco. I popoli del Nord Europa alla piramide sostituirono il loro tradizionale albero. Secondo alcuni sarebbe stato Lutero ad introdurre l’uso dell’abete, sostituendolo al simulacro egizio. Furono comunque i luterani ad adottare le candeline e le luci sull’albero, come simbolo di fede e vita.

Le renne: macché, erano cavalli
Anche la slitta trainata dalle renne fa parte delle trovate della Coca-Cola. Ogni anno, a partire dal 1931, i pubblicitari dovevano inventare una nuova storia per arricchire le vicende natalizie di Santa Claus. Proprio da una di queste nuove avventura nacque la slitta trainata dalle renne. In realtà San Nicola é stato spesso raffigurato in sella ad un cavallo bianco, ma perché questo si sia trasformato in realtà resta un mistero. I primi a parlarne furono proprio due scrittori americani, William Giley, nel 1921, nel suo poemetto Santaclaus e Clement Clarke Moore, nel 1923, ne La notte prima di Natale…
Auguri!

0 pensieri su “Riflessioni sul Natale, il suo mistero, la sua (vera) storia. Dimenticavo: auguri!

  1. Che poi l’anno 0 non esiste nel conteggio. Si passa dal 31 dicembre dell’anno 1 avanti l’era volgare, al 1 gennaio dell’anno 1 dell’era volgare.
    E non parliamo poi del fatto che gia’ un’altra divinita’, molto molto prima del Cristo, narra il culto che fosse nata (in una grotta) attorno al solstizio d’inverno, incaricata dal padre di una missione terrena e, una volta compiuta questa, fosse morta (ascesa ai cieli) attorno all’equinozio di primavera dopo un banchetto rituale assieme ai propri adepti.

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  3. se dovesse vincere “il peggiore” allora sarebbe il Milan a vincere… Ma so già, lo sento, come una cattiva Cassandra, come andrà domani pomeriggio. Vincerà il Milan, e non lo dico per scaramanzia, ma perché sento che i ragazzi della Beneamata non capiranno che quella di domani non é una partita qualunque, un derby come tanti, ma la madre di tutte le partite e di tutti i derby, una partita che si deve vincere ad ogni costo, con la baionetta tra i denti se necessario, andando all’assalto, lottando come se fosse l’ultima partita della vita. La prenderanno sottogamba, non capiranno che é l’occasione per mettere a tacere la prosopopea becera dei “campioni d’Europa e del mondo” e o strapperanno uno stupido pareggio che non serve a niente, oppure perderanno (perderemo) facendoci ridere dietro da tutti, milanisti, gobbi malefici, ecc. Spero di essere smentito, ma ho questo tipo di cattive vibrazioni e non penso a niente di buono (sento aria da 5 maggio, da sconfitte inopinate e senza senso che fanno tanto la storia dell’Inter) per il derby di domani…

  4. mmm…questo si chiama “mettere le mani avanti” dalle mie parti…Comunque non volevo innescare una polemica…era solo un messaggio di auguri distensivo!

  5. Caro Babbo Natale, caro Gesù Bambino, cara Befana

    vi scrivo perché oggi la mia mamma e il mio papà sono stati licenziati. Il loro datore di lavoro, che è uno grosso grosso e nero nero, si è infuriato perché hanno chiesto dei permessi dal lavoro per venirmi a vedere al mio saggio di Natale.
    Io frequento la seconda elementare e noi a scuola facciamo tante cose con la pasta di sale, facciamo il computer e anche il latino, perché ci hanno insegnato una cosa in latino per ballare in un musical. A volte facciamo anche italiano e matematica, ma soltanto a volte e ci annoiamo molto.
    Per Natale, la maestra ci ha detto che facevamo una recita sullo spumante, che è il vino che si beve a Natale.
    Allora da metà novembre abbiamo fatto poco italiano e matematica e abbiamo imparato la recita. Evviva!
    Nella recita io facevo la parte della pupitre e dovevo stare con le gambe e le braccia spalancate.
    Gjada (con l j) e Ambra, invece, facevano le bottiglie, ma non era facile tenerle sulle braccia mentre stavano a testa in giù, allora abbiamo dovuto legarle con una corda. Non erano tanto contente e avevano un po’ paura, ma alla fine ce l’hanno fatta.
    Rodolfo e Guglielmo, invece, giravano Gjada e Ambra ogni tre minuti.
    Alcuni degli altri, facevano i tappi, nel senso che, a un gesto della maestra, dovevano saltare su un tappeto elastico e darsi una spinta per andare in alto. In testa la maestra gli ha messo un sacchetto con del borotalco, così loro le pungevano e quando si aprivano sembravano bollicine (a me sembrava borotalco che cadeva). Luca ha preso una zuccata contro il soffitto, si è punto e il sacchetto non si è rotto. La mestra ha detto che il tappo era andato a male.
    Altri degli altri facevano le bolle di sapone per fare atmosfera COdue.
    Era così una bella cosa che mia mamma e mio papà non sono andati a lavorare per vedermi, anche perché la recita iniziava alle 13 e 30 se no viene troppo tardi e devono pagare gli straordinari alle maestre.
    Quel brutto del loro datore di lavoro allora gli ha fatto arrivare il licenziamento.
    Gli ha detto delle cose tremende, anche se è Natale, del tipo: “Se siete dei dipendenti, vuol dire che dipendete da qualcuno che vi dà da lavorare. Ma siccome il vostro unico pensiero è “quanto prendo di stipendio? Quando ci saranno le ferie? Quanti permessi ho?”, volendo fare il vostro bene, vi licenzio così non siete più dipendenti e vi mettete in proprio e fate quel che volete e state a casa dal lavoro ogni volta che vi pare”. I miei genitori andranno dai sindacati, adesso, ma non da quelli che stanno al governo, dagli altri. Infatti quelli che stanno al governo sono i Sindacalisti Pokemon, quelli che si sono evoluti come i Pokemon e sono passati da una parte all’altra e si sino dimenticati di quel che erano prima. Io faccio la raccolta delle figurine dei Sindacalisti Pokemon e aspetto solo che esca un album per raccoglierle. Mia mamma e mio papà andranno invece da quelli che non si sono ancora evoluti, perché è vero che sono dei dipendenti, perciò hanno dei diritti che il datore di lavoro non ha, ci mancherebbe.
    E’ giusto, secondo voi, quello che è accaduto?
    Il mio papà aveva anche portato la cinepresa e anche il nonno e anche l’altro nonno, così poi ci ricordiamo e mio padre mi mette su iutub.
    Secondo me, è giusto che li hanno licenziati così adesso possono venire a vedere tutte le nostre recite, anche quella di Carnevale e di Pasqua e dell’Epifania. Io ho anche il saggio di karate, di danza e di pianoforte, quindi anche se non lavorano più, sanno cosa fare.

    Per cui vi chiedo, caro Babbo Natale, Gesù Bambino e Befana, di far addormentare i sindacati che non si sono ancora evoluti come i sindacalisti Pokemon. Fateli addormentare come la Bella Addormentata nel Bosco, ma non fate arrivare il Principe a baciarli, mi raccomando!

    Grazie Babbo Natale, Gesù Bambino e Befana: adesso sì che è Natale!

    Many Kisses! Briscola 😉

  6. Franco, Vincenzo Moscatelli (Cino), il commissario politico delle divisioni Garibaldi che scrisse “Il Monte Rosa e’ sceso a Milano” mi disse, commentando la battaglia di Fara-Romagnano-Prato Sesia, che l’importante non e’ vincere una sola battaglia e aggiunse: “possiamo perderne anche 99 ma basta vincere la centesima, purche’ sia l’ultima e con essa si vinca tutta la guerra”. Non era milanista, stai tranquillo…

  7. Buon Natale anche a Lei, sig. Ziliani, e alla Sua famiglia. Mi permetto, però, di muovere un solo appunto al Suo intervento: pare che Gesù sia nato proprio un 25 dicembre. A conferma di questa antichissima tradizione della Chiesa, La invito a leggere quest’articolo di Vittorio Messori pubblicato dal Corriere della Sera il 9/7/2003: http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=1201

    I miei più cordiali saluti. Massimo Siciliano

  8. Pingback: Vino da Burde - » Auguri per un Natale 2.0 piatto e connesso e per un lungo 2008

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