Sant’Uffizio (Stampa) Capitolo I: non è “Il nome della rosa”

Il Vinquisitore prese posto sulla scranno di legno, sistemò il saio di raspi, si schiarì la voce e accarezzò, lieve, la superficie dei braccioli. “Allier…”, sussurrò. Era un suo vezzo, noto a tutti. Dieci anni prima, all’atto della nomina, aveva voluto che gli arredi della Sala del Giudizio, il rivestimento delle pareti, le panche, i tavoli, le transenne fra pubblico, accusati e accusatori fossero in legno di Allier. In seguito, aveva ingiunto che i legni venissero aspersi e detersi esclusivamente con vino bianco, di alta gradazione alcolica, non diluito.
Il saio di raspi produsse uno scricchiolio sinistro all’altezza dei gomiti. Anche questa era stata una sua invenzione: un saio che unisse l’umiltà della missione alla vocazione del missionario. Raspi di uve diverse, essiccati e intrecciati, come tela, ad accompagnare il Giudizio finale.
Si infilò il colbacco di foglie di vite. “Fiaccole!”, ordinò. Le fiaccole si accesero, rivelando volti mesti oltre la transenna del pubblico e volti tetri al di qua della transenna.
Fra il pubblico, il Vinquisitore riconobbe Guglielmo dell’Alta Marca, Federico del Negroamaro, Alberico di Franciacorta, Ampsicore del Cannonau e Donna Esperanza del Montepulciano. Si compiacque di tali presenze.
Un lampo saettò nella sala, scoppiò un tuono, un tintinnare di vetri frantumò il silenzio. Il lupo ululò, la civetta emise il suo lugubre verso (forse questo è esagerato… eliminiamo il lupo, il tuono, il lampo e la civetta. Lasciamo il vetro rotto, che fa tanto preparativo di degustazione).
“Entri l’accusato”, ordinò il Vinquisitore. Tutti gli occhi si volsero verso la porta della sala del Giudizio. Il grande portale che recava incise scene di potatura, vendemmia, pigiatura, imbottigliamento ed etichettatura (eliminiamo anche etichettatura, ma sì, insieme con il lupo, il tuono, il lampo e la civetta), si spalancò.
In un silenzio come quello di prima, entrò lui, il grande accusato.
Gli astanti si volsero nella sua direzione. Il grande accusato, legato mani e piedi con una catena che gli consentiva brevi e incerti movimenti, era incappucciato con un cappuccio di sughero.
Il Vinquisitore sollevò le sopracciglia e con esse il colbacco di foglie di vite. A quel gesto, il pubblico fu percorso da un fremito di inquietudine: il Vinquisitore stava per proferire la parola di rito! “Stappatelo!” urlò, infatti, non appena il grande accusato fu fatto fermare davanti allo scranno.
Due valletti in calzamaglia gialla e blu si avvicinarono all’uomo, afferrarono il cappuccio di sughero e iniziarono a sfilarlo. Quelli fra il pubblico più vicini alla transenna si sporsero in avanti, cercando di conoscere per primi l’identità del grande accusato.
Da dietro, qualcuno spinse (probabilmente, Guglielmo dell’Alta Marca), facendo carambolare contro la transenna Donna Esperanza del Montepulciano. La transenna ondeggiò e cadde, colpendo al petto Federico del Negroamaro. Ampsicore del Cannonau non riuscì a trattenere una risata nervosa.
“Ma siete sempre i soliti! Tutte le volte la stessa storia!”, tuonò il Vinquisitore.
In pochi secondi, la scena si ricompose. “Vorrà dire che anche questa volta condurrò l’interrogatorio alla cieca!”, sbuffò il Vinquisitore.
Il pubblico sospirò, deluso e mortificato. Alberico di Franciacorta scoccò un calcio a Guglielmo dell’Alta Marca, ma in modo che soltanto il destinatario potesse accorgersene. Guglielmo sventolò l’imbuto, come era prassi per chi chiedeva di poter prendere parola. “Concedo!”, disse il Vinquisitore.
“Volevo dire che è stata colpa mia, Venerabile Vinquisitore. Sarebbe segno di magnanimità da parte vostra la concessione di vedere il volto dell’imputato. Châteauneuf-du-Pape ve ne renderà mercé”.
Il Vinquisitore chinò il capo e pronunciò una serie di fac fac. Poi lo sollevò e pronunciò una serie di est est. La folla applaudì. “Non ho ancora deciso”, avvertì. Il pubblico si ammutolì. L’incappucciato emetteva bassi colpi di tosse dentro il cappuccio, colpi di tosse che, nel silenzio della sala parvero a tutti fulminee risate.
“E allora? – proruppe Ampsicore del Cannonau, tenendo alto il suo imbuto sopra le teste dei presenti – è mezz’ora che siamo qua, noi! Saranno almeno due minuti che stan leggendo, gli altri! E lo scranno, il lupo, il tuono, il lampo, la civetta, il colbacco, i due in calzamaglia, il saio di rami, il portale, il vetro, i boschi di Allier, oh!? Ecchepalle!! Facciamogli togliere ‘sto cappuccio!”.
Il Vinquisitore sobbalzò. Gli astanti rumoreggiavano. La situazione era tesa. Per la prima volta nella storia, il Vinquisitore si levò in piedi. Il saio di raspi crepitò rumorosamente.
“Ma sì, ma sì – proseguì Ampsicore del Cannonau – e scoppiò il lampo e partì il tuono. Sappiamo già tutto. Ce lo volete dire o no chi è?”
Donna Speranza del Montepulciano s’introdusse, sventolando l’imbuto e occhieggiando: “Su, dai, Venerabile Vinquisitore… Non vogliamo sapere perché, soltanto chi è. Magari il perché un’altra volta”.
“Anche perché in questa ci siamo già un po’ rotti…”, concluse Federico del Negroamaro. “Lei ha parlato senza imbuto”, lo riprese il Vinquisitore. “Ma tanto siamo alla fine di questa puntata”, lo rimbeccò Federico.
Il Vinquisitore fece un cenno ai due valletti. I valletti si avvicinarono all’uomo incappucciato. Il Vinquisitore fece un altro cenno. I valletti si fermarono. “Non fate come prima, eh? Che altrimenti si ricomincia dall’inizio e vi dico anche due o tre cose in latino, ok?” avvertì il Vinquisitore.
Alberico di Franciacorta lanciò un’occhiata infuocata a Guglielmo dell’Alta Marca, che con uno sventolio delle mani lo rassicurò sul fatto che non si sarebbe mosso. I valletti iniziarono a sfilare il cappuccio.
Lentamente, il volto del Grande Accusato iniziava a comparire. Prima il mento, poi la bocca, il naso, le gote, gli occhi, le sopracciglia, la fronte, i capelli (perfida Briscola!). Il Vinquisitore disse: “Il processo abbia inizio”.
E tutti lo riconobbero: era Franco degli Ziliani.
Fine primo capitolo (era ora!) Au revoir, many kisses ! Briscola
P.S. : per tranquillità, avviso che l’opera si compone di soli 3 capitoli, di cui questo era il primo. Il secondo tratterà del Processo e il terzo del Rogo. Ma il finale potrebbe essere a sorpresa.
Neppure Franco sa come andrà a finire. Nemmeno Briscola, a dire il vero.

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