Verticale del Chianti Rufina: i perché dell’assenza di Selvapiana

Siamo stati in tanti a stupirci e rammaricarci (e poi a scriverlo, ad esempio qui, oppure qui e ancora qui, tutti e tre i link sono attivi) che alla magnifica degustazione di vecchie annate di Chianti Rufina, ottimamente organizzata dal Consorzio Chianti Rufina che si è svolta, circa un mese fa, a Firenze, non fosse presente, con i propri splendidi vini, un’azienda imprescindibile per la zona come Selvapiana, portabandiera, da sempre, con il marchese Francesco Giuntini Antinori, e ora con Federico Masseti Giuntini, della qualità e del buon nome della Rufina.
Le ragioni, come mi aveva spiegato Federico la sera stessa, in occasione della cena che fece seguito alla degustazione, e come avevo immaginato, erano molto semplici: una presa di posizione polemica contro il Consorzio ritenuto non sufficientemente impegnato nella lotta contro il progetto di un mega termovalorizzatore, dieci volte più grande di quello già esistente, posto proprio nel cuore della Rufina, di fronte a Selvapiana.
Ho capito, pur non condividendola, la sofferta scelta di Federico, (meglio sarebbe stato essere presenti e cogliere l’occasione, magari prendendo la parola nel corso della discussione seguita alla degustazione, per sollecitare l’attenzione di tutti sull’annosa questione del termovalorizzatore), come giornalista che per primo, a livello nazionale (ed internazionale insieme all’amico e collega Nicolas Belfrage, con il quale scrivemmo un articolo per il settimanale inglese Harpers) aveva sollevato il problema, qui (leggi) su Vino al Vino, nonché sul Corriere Vinicolo, e sollecitato, anche da parte del Consorzio e del past president, un maggiore impegno.
E’ con piacere che pertanto pubblico oggi, integralmente, il comunicato che Federico Masseti Giunti ha voluto inviare a me e agli altri giornalisti presenti per spiegare diffusamente, in maniera chiara ed incontrovertibile, i motivi del suo non partecipare alla verticale di un mese fa.
Una cosa è certa: la questione del mega termovalorizzatore resta, purtroppo, attuale e viva. E non è un problema solo di Selvapiana, che questo monstrum se lo troverà, se non accade un miracolo, di fronte, ma di tutta la Rufina. E nessuno pensi che la questione non lo riguardi, perché farebbe un clamoroso errore.
E’ l’immagine del Chianti Rufina, della splendida area della Rufina ad essere in pericolo, non una sola, pur importante, parte.
Che al Consorzio, nelle aziende produttrici, nei Comuni della zona interessata, in tutta la Toscana, del vino e non, se lo mettano in testa, una volta per tutte.

Il comunicato di Selvapiana

Vari giornalisti hanno chiesto a Federico Giuntini Antinori Masseti, perchè un’azienda storica come Selvapiana non ha presentato vini in occasione della bella verticale organizzata recentemente dal Consorzio del Chianti Rufina. Ci scusiamo se solo ora diamo una risposta, ma i vertici del Consorzio – prendendo una decisione per noi incomprensibile – non hanno voluto fornire prima di qualche giorno fa, l’elenco dei giornalisti presenti.
Inviare un comunicato a tutti ci sembrava un atto eccessivamente polemico, ma spiegare il perchè ai presenti ci sembra invece un atto dovuto perchè la scelta non sembri frutto di uno stile snob che non ci appartiene affatto. Le motivazioni che hanno  portato Selvapiana a decidere di non partecipare sono profonde e proviamo di seguito a spiegarle.
E’ ormai nota a molti,  la difficile battaglia che Selvapiana sta conducendo in questi ultimi due anni opponendosi alla realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento rifiuti con recupero di energia, 10 volte più grande di quello attualmente presente in Valdisieve.
E’ un problema che dovrebbe interessare e coinvolgere tutti, sia in quanto aziende private, sia e ancor più in quanto Consorzio. Il futuro della Rufina riguarda tutti. Soprattutto non dovremmo limitarci a dire “no”, ma dovremmo invece trovare insieme valide alternative per risolvere un problema che non si ferma a decidere “inceneritore sì – inceneritore no”, ma piuttosto cerca possibilità di soluzione al problema dello smaltimento rifiuti che ne è a monte, senza però deturpare una zona così bella e ricca dal punto di vista paesaggistico e agricolo.
In questa battaglia Selvapiana ha alleati tra i produttori, ma molti di più sono i silenzi e l’indifferenza da parte di istituzioni pubbliche e private, silenzi troppo spesso motivati da opportunismo e paura di urtare la suscettibilità delle amministrazioni locali che di questo tipo di inceneritore si sono fatte paladini.
La scelta di non presentare vini all’evento organizzato, è stata motivata dal desiderio di lanciare un messaggio forte e polemico, voleva essere una decisa sollecitazione per il gruppo dirigente del Consorzio perchè prenda atto che oggi, promuovere il territorio del Chianti Rufina è anche difenderlo da questo progetto, per non avere domani come porta d’accesso alla Valdisieve, un enorme inceneritore che non farebbe certo bella mostra di sè nelle foto ricordo dei turisti!
E non ribadiamo qui, perchè non è la sede adeguata, tutte le problematiche connesse alla salute degli abitanti della zona che sono ancora più importanti di tutto il resto. Selvapiana ha voluto dire che organizzare eventi per promuovere la Denominazione è giusto, ma tutti ormai sanno anche che la promozione di un territorio non può più prescindere dalla conservazione ambientale e dalla sua difesa.
Adoperarsi per l’uno e non fare niente per l’altro è una scelta facile, ma miope. Non partecipare all’evento è stato giusto o forse no, ma in questo momento cruciale l’azienda sta giocando ogni carta per sollecitare istituzioni importanti come il Consorzio a non nascondere la testa sotto la sabbia ignorando il problema, ma a prendere una posizione ufficiale nell’interesse di tutti i produttori della zona e della Rufina. 

0 pensieri su “Verticale del Chianti Rufina: i perché dell’assenza di Selvapiana

  1. Il problema dei cosiddetti “termovalorizzatori” (che non sono altro che volgari inceneritori) è un’argomento che spesso viene banalizzato da chi vuole realizzarli con la frase: “da qualche parte li dobbiamo pur bruciare stì rifiuti!” Finchè le Regioni finanzieranno certi tipi di impianti con i soldoni di tutti, non ci sarà speranza.
    Il problema secondo me però non è di riuscire a non farlo costruire a Rufina questo ecomostro…ma di non farlo costruire affatto!! Ne lì ne in altri posti perchè le alternative ci sono e molti paesi nel mondo li stanno già adottando! Ma ovviamente noi Italiani non impariamo dagli errori e dalle esperienze altrui…ci mancherebbe!
    E intanto la gente muore.

  2. Esatto Pato.
    Lo sanno benissimo che ci sono alternative molto più sicure, così come per il problema dell’energia dove in Italia si sta tornando ai soliti discorsi sul nucleare e sul carbone. Finché sono gli interessi industriali a fare le regole…

  3. Il problema é che la regione Toscana, negli ultimi 5 anni, non sa più come fare a smaltire i rifiuti, visto che la sua politica é stata miope nei 10 anni precedenti. Lo dimostra il fatto che nonostante l’impianto di Peccioli (PI) sia all’avanguardia come quello di Brescia e produca energia che vendono ai comuni limitrofi e alla Piaggio di Pontedera, abbiano voluto costruire un inceneritore a Navacchio (PI), con leucemia in aumento nella popolazione documentata dal CNR di Pisa, ed un secondo a Pietrasanta (LU) nel cuore della Versilia, a favore del vento, dopo aver inquinato la falda acquifera con la precedente discarica. Naturalmente in questi comuni non esiste la raccolta differenziata. Se i toscani continuano a votare certa gente, poi i risultati si vedono. A Vienna, nel centro città, c’é un “vero” termovalorizzatore e nessuno se ne lamenta mai…

  4. Purtroppo agli interessi non si comanda!
    E le nostre amministrazioni ne devono avere tanti se non fanno una piega di fronte sia al vecchio inceneritore che è attivo armai dal 75, con problematiche varie connesse, che a quello nuovo ” Perchè inquinerà meno di quello vecchio perchè fatto secondo le vigenti norme ecc”! Ci sarebbe da non crederci eppure è così. Anche l’Amministrazione del Comune di Rufina, sul quale insistono il vecchio e il nuovo inceneritore, non sanno altro che dire ” Lo vogliamo a patto che ci togliate il traffico da Rufina con la nuova ss 67″ ( che sposterà il traffico sull’altra sponda del fiume!).
    Le alternative ci sono e vanno messe in pratica e anche velocemente. A Terranuova Bracciolini ci sarà l’impianto di selezione ( per produrre CDR da mandare a Selvapiana), perchè intanto non prevedere lì un impianto a freddo, cominciare in TUTTI i comuni con il Porta a Porta, ridurre alla fonte gli imballaggi/rifiuti, recuperare energia dai rifiuti organici, riciclare, ecc ecc ecc.
    No! Niente, o poco, di tutto questo viene fatto.
    In fondo la Valdisieve ( ma la cosa riguarda tutto il nostro paese )sembra che ci guadagerà ” nel miglioramento di vita per gli abitanti” e ” per le opportunità ” che si avranno in questa zona, come dice l’ASS. NIGI in una lettera in risposta alle Associazioni:WWF, Italia Nostra e Legambiente (Lettera Associazioni e risposta di NIGI: http://server-nt.provincia.fi.it/ecologicamente/public/misc/2007092717362906.pdf (pag.1)

    http://server-nt.provincia.fi.it/ecologicamente/public/misc/2007092717372908.pdf (pa. 2)

    http://server-nt.provincia.fi.it/ecologicamente/public/misc/2007092717390310.pdf (risposta)

    Ci chiediamo quali siano queste OPPORTUNITA’!

    Per vedere la nuova veste dell’inceneritore ( tutto coperto da edera) vai su: :http://vivereinvaldisieve.blog.espresso.repubblica.it/.shared/image.html?/photos/uncategorized/2008/01/16/screenhunter_11_jan_17_0007.gif

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