Barbaresco 2004 Santo Stefano Castello di Neive

Di quanti altri vini, apprezzati tantissimo nell’ormai celebratissima degustazione alla cieca di 48 Barbaresco 2004 del 13 dicembre a Londra (i cui risultati appariranno sul prossimo numero, il 19, di The World of Fine Wines – sito), mi resta ancora da parlare!
Cercherò di colmare la lacuna, ancora più ampia se si considera che non ho ancora reso l’omaggio che merita alla splendida Serata Barbaresco che si è svolta mercoledì 23 gennaio a Como con la fantastica collaborazione degli amici della delegazione A.I.S. comasca che hanno gestito alla grande la presenza di qualcosa come 130 appassionati partecipanti, parlandovi di un altro dei sette magnifici Barbaresco 2004 che a Como hanno dato magnifica prova di sé e che mi erano piaciuti tantissimo in terra britannica.
Un vino targato Neive, località dove é collocato lo splendido vigneto chiamato Santo Stefano. Quando si dice Santo Stefano si pensa sempre al fantastico vino, per me uno dei più grandi in assoluto nella storia di questo grande rosso base Nebbiolo della Langa albese, prodotto per anni da Bruno Giacosa, ma pochi ricordano che la proprietà dell’intero Santo Stefano (8 ettari, di cui 6,72 a Nebbiolo e poco più di un ettaro a Barbera) è sempre stata dei fratelli Stupino, owners, come direbbero gli inglesi, del Castello di Neive, splendida tenuta, nota più per il suo Roero Arneis, per il Dolcetto d’Alba Basarin, che per questo Barbaresco super.
Stratosferico, ricordo delle bottiglie dell’annata 1988 che mi danno ancora i brividi, il Santo Stefano giacosiano, grandissimo anche questo, edizione 2004, del Castello di Neive, prodotto per la prima volta nel lontano 1967 e oggi proposto in un quantitativo, molto significativo, di ben 24 mila bottiglie.
Vigneto magico il Santo Stefano, esposizione pieno sud, 270 metri di altezza, terreno a base di marne calcaree, un’età tra i 30 ed i quarant’anni, una composizione del Nebbiolo dove accanto alla sottovarietà Lampia appare anche una sensibile quota di Rosé, per una vinificazione, da uve raccolte a metà ottobre, che prevede fermentazione e macerazione tra i 15 ed i 20 giorni, il ricorso a vinificatori verticali con sistema automatico di rimontaggio e un affinamento in botti di rovere da 30 – 40 ettolitri, seguito da un riposo di almeno sei mesi del vino in bottiglia.
A Londra, prediligendolo molto rispetto ai due colleghi master of wine che si sono un po’ distratti non cogliendone la grandezza, l’avevo definito così, ovvero “ruby color of medium intensity.
The bouquet is very particular and fascinating: cocoa powder, dried roses, aromatic herbs, licorice, tobacco, talc and “face powder – cipria. Great freshness, lively, vibrant, fleshy fruit, solid tannins, great structure, large, full of energy, very satisfying, with a long finish. A great Nebbiolo expression, a true vin de terroir! Good ageing potential: buy and lay down in your cellar!” assegnandogli un convinto punteggio di 17/20.
A Como il vino si é confermato grande, pieno, importante, di gran carattere, uno dei vini che hanno colpito di più e convinto la platea degli appassionati accorsi anche dalla vicina Svizzera. Ragion per cui confermo le mie note d’assaggio di Londra, che nella nostra bella lingua dicono: colore rubino di media intensità. Un bouquet molto particolare e affascinante che richiama la polvere di cacao, le rose appassite, erbe aromatiche, liquirizia, tabacco, talco e cipria. In bocca grande freschezza, un frutto vivo e vibrante, tannini solidi, un’ampia struttura larga, piena d’energia, un gusto pienamente soddisfacente, con un lungo finale. Una grande espressione del Nebbiolo e un vero vin de terroir! Ottimo potenziale di affinamento nel tempo: compratelo e lasciatelo riposare in cantina.
Pensiero finale: quanto mi piacerebbe riproporre questo Barbaresco in un’altra serata Barbaresco, ad esempio in quella che, tra una ventina di giorni, presenterò nientemeno che in terra toscana, il 20 febbraio, presso l’Hotel Villa Toscana a Lido di Camaiore (sito), in collaborazione con gli amici dell’A.I.S. della Versilia

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