Barbaresco Montestefano 2004 Rivella Serafino

Non posso che iniziare le mie segnalazioni di vini, nel 2008, dallo stesso punto dove mi ero fermato nel 2007, ovvero dall’ennesima proposta di uno di quei Barbaresco 2004 che mi hanno conquistato, merito dell’effetto isola o piuttosto dell’effettiva strepitosa bontà dei vini?, nel corso della più volte menzionata degustazione (vedi e vedi ancora) di 48 Barbaresco 2004 fatta lo scorso 13 dicembre a Londra per The World of Fine Wine (sito Internet) di cui mi è appena arrivata la splendida issue n°18.
Il vino, splendido, ci metterei la mano sul fuoco, è il Barbaresco Montestefano di una piccolissima azienda a conduzione familiare, che imbottiglia dall’annata 1967 e che conta su solo due ettari vitati. Il nome dell’azienda è Serafino Rivella, ma il suo responsabile attuale è Teobaldo (un altro grande Teobaldo di Langa dopo il grande Baldo Cappellano) Rivella, fratello, per inciso, di quel Guido Rivella che da anni aiuta a produrre Barbaresco di ben altro tipo presso una cantina di Barbaresco il cui proprietario è noto in Langa (e altrove) come le Roi. Oppure come lo chiama con immaginifica definizione un simpatico lettore come vignadelmar “il Giove Tonante dell’Enologia italiana”.
Teobaldo Rivella con l’aiuto della moglie preferisce invece produrre meno “dialettici” e complessi, ma più friendly user, vini che insomma si fanno capire subito e splendidamente bere, 8500 bottiglie di Barbaresco e 2000 di un Dolcetto d’Alba di cui alcuni lettori mi dicono mirabilie, per una produzione confidenziale che va via tranquillamente presso una clientela affezionata, con il semplice passa parola tra amici e senza “soffietti” da parte delle guide che beatamente ignorano in larga parte questa piccola realtà.
Il Barbaresco che mi ha colpito e affondato, tanto è buon, viene da un vigneto, il Montestefano, che secondo il miglior lavoro mai messo a segno da Slow Food, ovvero l’ottimo Atlante delle Vigne di Langa, esprime vini che sono tra “i più Barolo tra i Barbaresco”, strutturati, persistenti e longevi.
Nel 1961 Beppe Colla, che mi riprometto assolutamente di andare a trovare ed intervistare nel corso di questo anno che inizia, fu il primo a proporlo come cru, quando operava alla Prunotto (quella d’antan, s’intende!), nel lontano 1961, seguito nel 1967 dalla Cantina Produttori del Barbaresco.
Questo cru, è sempre l’Atlante a parlare, “è formato da una zona centrale ripida e mozzafiato perfettamente orientata a mezzogiorno che parte dalla borgata omonima e arriva più in basso a metà collina sulla vallata dei Ronchi e dei Cottà. Verso est questo gira e guarda a oriente, mentre ad ovest confina con il vigneto Cole, con il quale da anni si disputa l’esatto confine”. L’Atlante ha deciso di inserire “il tratto a sud-est nel Cole lasciando al Montestefano gli appezzamenti esposti a sud”.
Ricordato, en passant, credo non ce ne sarebbe bisogno, che il Barbaresco Montestefano è “prodotto in modo più che tradizionale e invecchia in botti grandi” e che l’annata in commercio, quel 2004 che mi ha colpito, viene via a soli 18 euro (cifra spendendo la quale vi potete portare a casa solo la bottiglia vuota, l’etichetta ed il tappo del Barbaresco della nota cantina sita in via Torino al numero 18), andrò a riportarvi, rammaricandomi che i miei colleghi di degustazione non abbiano capito la grandezza del vino (15,5/20 il punteggio di Nicolas Belfrage, ed un incomprensibile 12,5/20 per Simon Larkin) portando il punteggio medio finale a soli 15/20, riporterò le mie note di degustazione, che in inglese dicono: “brilliant ruby, lively color, with garnet note.
Sweet, complex bouquet, with rose, tar, spice, raspberry, tobacco and all the nuance, finesse and elegance of Nebbiolo wines. Soft, velvety tannin, good structure, good balance between fruit, alcohol and acidity (very lively) and a long persistence and savory, earthy and gamy finish. Very young, but still very good. Excellent potential of ageing, lay down in your cellar”.
17,5/20 la mia convintissima notazione per delle note che tradotte nella lingua di Dante, nonché della stragrande maggioranza dei miei lettori (ma interessantissime novità bollono in pentola e verranno rese note prima della fine di gennaio…), dicono: colore rubino brillante vino, con una leggera unghia granata. Bouquet dolce e complesso, con note di rose, spezie, catrame, tabacco, lampone e tutte le sfumature, la finezza e l’eleganza di un Nebbiolo. Tannini soffici e vellutati, ottima struttura, perfetto equilibrio tra frutto, alcol e acidità (molto viva) ed una lunga persistenza, con un finale molto saporito che evoca la terra e la selvaggina. Molto giovane, ma già molto buono. Eccellente potenziale d’invecchiamento, lasciarlo riposare in cantina.
Eseguirò sicuramente, non prima di essermi precipitato (come farò presto e come so hanno già fatto alcuni lettori dopo le mie prime note sul wine tasting londinese e sui grandi outsider emersi) nella cantina di Teobaldo Rivella, per aggiudicarmi una giusta quantità di bottiglie di questo enoico e barbareschiano capolavoro. Perché questa, signori miei, è la Langa che amo e che nel cor mi sta, anche in questo 2008 novello…

Azienda agricola Rivella Serafino di Teobaldo Rivella
loc. Montestefano 6  12050 Barbaresco (CN)
tel. e fax 0173635182


0 pensieri su “Barbaresco Montestefano 2004 Rivella Serafino

  1. Non posso che essere d’accordo con te sul giudizio dato a questo vino, assaggiato per la prima volta circa 6 mesi fa a Londra a pranzo con il buon Neil (Beckett). E non posso che meravigliarmi del fatto che i tuoi colleghi in degustazione non lo abbiano altrettanto apprezzato: io sto seriamente pensando all’acquisto di una modesta dose per “uso personale”. Dello stesso produttore ho avuto la fortuna di assaggiare anche il Dolcetto: veramente buonissimo, straconsigliato! A presto e Buon Anno.

  2. Del 2001 assaggiato senza pregiudizi positivi o negativi, non conoscendo l’azienda, ho scritto poco fa ad un amico che me ne chiedeva su Facebook: “Come tutti i grandi, cioè semplice all’apparenza e austero e complesso come un nebbiolo di razza. Per nulla aggressivo, per nulla molle, bei tannini, ancora in pieno vigore. Purtroppo, data la serata, non è durato abbastanza per capirne l’evoluzione nel bicchiere oltre i primi minuti…” Mi compiaccio di trovare l’augusto conforto di chi ben conosce ogni anfratto della “p’tite robe noire” alla mia più che positiva, seppur succinta, valutazione. Buon venerdì… chissà che non riesca a fare una scappata anch’io.

    • sarei felice di conoscerla Dan e complimenti per la sua descrizione del Barbaresco dell’ottimo Teobaldo Rivella (fratello di Guido, storico enologo di Gaja). Un vino splendido, che ho avvistato con piacere giovedì scorso a Londra nell’ottimo ristorante Dolada http://www.dolada.co.uk/ nella centralissima elegante Mayfair

  3. Bevo i vini del signor Teobaldo dal 2001 sempre ottimi ed a volte insuperabili. Il dolcetto é sempre fantastico,il barbaresco poi ; provate a berne una o anche due bottiglie capirete la differenza dagli altri barbaresco non tradizionali. Vi invito ad assaggiare anche Giovanni Canonica cantina in centro a barolo persona spendida e barolo e barbera ottimi,da provare anche la spendida produzione di Laiolo Reginin via S. Giorgio Vinchio D’Asti (Barbera,Grignolino)

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