Carlin Santo Subito, ufficio stampa Slow Food a scuola d’inglese: un appello

Ehi Carlin, se proprio non ce la fate e vi manca quel migliaio di euro necessario, perché non chiedi al tuo amico Oscar Farinetti di farti un prestito per fare studiare l’inglese come Shakespeare comanda al vostro ufficio stampa?
Poveretti, non è colpa loro se abituati a parlare in dialetto di Langa (anche se quella forma un po’ corrotta che è il dialetto di Bra), non riescono a cogliere le sfumature dell’English language, e trovandosi di fronte all’articolo del Guardian (vedi) dove presentandoti come “food activist” e motivando il tuo doveroso inserimento nella lista delle 50 persone “who could save the planet” si sono emozionati e sono andati un po’ in tilt leggendo queste parole: “Carlo Petrini, 58, is the only anti-McDonald’s activist who has been welcomed to the offices of David Cameron, David Miliband, Prince Charles, Al Gore and Barack Obama.
The founder of the international Slow Food movement, nominated here by Vandana Shiva, is idolised by rich and leisured foodies for promoting high-quality, small-scale farming and organising a relaxed life around long lunches. But Petrini, an Italian leftie of the old school, has a far more serious purpose than saving the pilchard or Parma ham. The Slow Food movement has now expanded across 100 countries and is throwing poisoned darts at the whole fast food culture and the multinational food producers that between them have wrecked so much of the environment”.
Così, zoppicando con l’inglese e sfuggendo loro l’esatto significato di quella frasettina che recita “is idolised by rich and leisured foodies for promoting high-quality” e che a supporto di quanto ha scritto Massimo Bernardi su Kelablu (qui) tradurrei come “idolatrato dai ricchi e agiati buongustai per la sua promozione dell’alta qualità del cibo“, i tuoi baldi boys dell’ufficio stampa, per non sapere né leggere né scrivere, non riuscendo a capire cosa volesse dire il Guardian con quella frasetta, hanno pensato bene di saltarla, come se non fosse stata scritta mai o fosse una cattiveria à la Cambi o alla Granzotto (leggi).
E hanno pertanto tradotto così il testo del Guardian sul sito Internet di Slow Food (qui): “Qui di seguito la motivazione della presenza di Carlo Petrini nella lista dei 50: “Carlo Petrini è l’unico attivista anti McDonald’s che ha accesso agli uffici di David Cameron, David Milliband, Carlo d’Inghilterra, Al Gore e Barack Obama. Il fondatore del movimento internazionale Slow Food, nominato da Vandana Shiva, è ammirato per il suo impegno nella promozione della qualità del cibo, delle produzioni agroalimentari su piccola scala, della riscoperta della convivialità e di uno stile di vita dai ritmi meno frenetici. Ma Petrini, un italiano della sinistra vecchio stampo, ha propositi molto più importanti della semplice tutela della sardina o del crudo di Parma. Il movimento Slow Food oggi è presente in 100 Paesi e sta combattendo la cultura del fast food e delle multinazionali del settore agroalimentare, responsabili di gravi danni per l’ambiente”.
Pertanto Carlin, prima che qualche pirla o provocatore arrivi a scrivere che il tuo ufficio stampa, con mossa zelante, ha pensato di eliminare la frasetta non gradita, sai “
idolatrato dai ricchi e agiati buongustai” per un corsivista di Repubblica, per un membro della Costituente del PD non sta bene (oppure invece va benissimo?), perché non spendi un po’ di euro e li mandi tutti a scuola, magari facendoti consigliare dai tuoi amici “David Cameron, David Miliband, Prince Charles, Al Gore and Barack Obama” su dove mandarli, a scuola d’inglese?
Così, la prossima volta che l’Autorevole Stampa Internazionale scriverà di te, magari per salutare la tua beatificazione in vita (mille anni a te!) – a proposito, perché non cogliere l’occasione di questa apologia, pardon, articolo del Guardian per lanciare una crociata per la tua beatificazione? Santo subito! – non avranno problemi a tradurre correttissimamente, senza perdersi una sfumatura, senza saltare niente, (beh, dai qualche nemico della causa direbbe “censurare”) tutto quello che si scriverà di te. E’ solo un consiglio, gratuito, da “consulente strategico”, dal tuo amico Franco Ziliani…

44 pensieri su “Carlin Santo Subito, ufficio stampa Slow Food a scuola d’inglese: un appello

  1. A prescindere che trovo la censura, in ogni su forma (anche in un caso ingenuo e quasi tenero come questo), una cosa obrobriosa e scandalosa…secondo me, caro Ziliani, la vera notizia è che un italiano è stato inserito in una lista del genere!! Poi possiamo discutere, o no, se sia più o meno attendibile questa lista e se ha una ragion d’essere…inoltre cosiderando le posizione note del The Guardian, non credo che ci sia in quella frase una denuncia di intenti!
    Anzi probabilmente fanno riferimento alla concezione (a mio modo di vedere semplicistica e sbagliata) che hanno certi ambienti, in Inghilterra, dell’Associazione.

  2. Franco, direi che non hanno nessun bisogno di andare a scuola di king’s english i baldi boys dell’ufficio stampa. Lungi dall’esser loro sfuggito il senso di quelle poche parole, le hanno al contrario spotted al volo come qualcosa su cui “sopravvolare”.
    La dice lunghissima sull’enorme gap che separa da un lato una borghesia colta e avanzata, ma soprattutto matura come quella cui il Guardian parla, per la quale non c’e’ nessuna paura e nessun complesso che costringa a spazzare sotto il tappeto la circostanza che certe posizioni possono essere appannaggio solo di facoltosi foodies, c’e’ anzi la consapevolezza di essere appunto borghesia illuminata, sottolineando illuminata, ma sottolineando anche borghesia; dall’altro lato una sottospecie di ex-proletariato beceramente arricchito incrociato con una bolsa e stolida aristocrazia decaduta, nella quale immagine puo’ essere riassunta la wanna be ruling class italiana, per la quale una simile realistica connotazione del movimento slow e’ al contrario intollerabile scomodo promemoria del proprio incerto percepirsi.
    Come sempre, la verita’ e’ terapeutica, la menzogna genera mostri; ma occorre essere maturi, aver compiuto i dolorosi passi necessari alla crescita, per potersi abbeverare senza danno alla sua fonte. Occorrerebbe essere come il dantesco Provenzan Salvani il quale “liberamente in Campo di Siena, ogne vergogna diposta, s’affisse”.
    Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta…

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  4. Caro Franco,
    rientro da un viaggio di lavoro, peccato: mi sono perso la querelle su Casarini. In compenso mi godo questa perla su Carlin.
    Che dire? Hai presente la Melandri danzante, che era stata fotografata a Malindi da Briatore, ma ostinatamente negava l’evidenza, solo perchè una come lei non “poteva” essere ospite di Briatore? Ecco, uguale.
    Perchè la cosa che più duole e imbarazza il sinistrismo aprioristico e di maniera è ammettere di non essere più popolo, ma di essersi trasformato da tempo, e forse neanche tanto suo malgrado, in borghesia. Ricca e agiata borghesia consumatrice.
    Ciao,

    Stefano

  5. Caro Ziliani, controlli un po’ la bile: prima o poi il “Guardian” parlerà anche di lei. Basta aver pazienza. Tanta, credo.

  6. certo Paradox, magari avendo pari pazienza finirà con il parlare anche dell’ufficio stampa di Slow Food che non conosce l’inglese e che si perde per strada, nella traduzione, frasi sgradite al conducator, pardon al prossimamente Santo!

  7. “Borghesia ricca e agiata”? Forse, ma l’unico “sfigato” che vive quasi da pezzente è proprio Petrini. Per le traduzioni, se non ricordo male, basterebbe fare un fischio a Tombolini.

  8. Antomio (o Antonio?) ma lei sa leggere? nessuno ha dato del ricco borghese e agiato al Santo, The Guardian ha solo detto che “is idolised by rich and leisured foodies for promoting high-quality”. A lei consiglio un buon paio di occhiali, oppure di ritornare alle aste, per provare a capire, essendo sicuramente in buona fede, quello che viene scritto

  9. Già, signor Tesi, peccato che si sia perso la “querelle su Casarini”: chissà quali perle di saggezza si sono persi così i frequentatori di questo blog…d’altro canto ha subito colto – con evidente sprezzo del pericolo, del ridicolo e della monotonia – lo spunto offerto da questo post per attaccare la sinistra italiana in blocco. Da Rosy Bindi agli autonomi del Leoncavallo tutti nello stesso calderone, s’intende.

    Personalmente tiro un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo a nome di tutta la sinistra stessa (magistratura deviata inclusa, ça va sans dire) e del cosiddetto popolo no global: se ci fosse stato, lei avrebbe potuto rivelare al mondo che Hitler era in realtà comunista. Come Satana, del resto. E naturalmente come Luciano Moggi.

    Un saluto, e mi raccomando: si curi il fegato

  10. Arieccolo il supercilioso avvocato d’ufficio della sinistra, il defensor fidei della falce e martello, lo Stakanov del bloghismo mancino alias Marco Arturi, che amichevolmente saluto. Caro Arcuri glielo ripeto, si calmi, respiri profondo, conti fino a dieci, non salti sulla sedia ogni volta che legge qualcosa di mio, nel preconcetto che io stia per sferrare “con evidente sprezzo del pericolo, del ridicolo e della monotonia” (senti chi parla) un “attacco alla sinistra italiana in blocco” (perché, se era quella irlandese o polacca cambiava qualcosa?”). Con il massimalismo che la connota, e l’inestinguibile nostalgia degli anni “formidabili” che ha vissuto, lei dà per scontato che io sia il solito fascista che ce l’ha con i comunisti come lei (sono parole sue, se non sbaglio) e che pertanto i miei siano discorsi fatti per partito preso. Non sa quanto si sbaglia. Lo saprebbe se, invece di restare accecato dal suo livore, leggesse i miei (purtroppo copiosi: sono grafomane) interventi su questo blog, comprendendo finalmente che io non sono nè di destra nè di sinistra e che anzi aborro questa artificiosa dicotomia, ormai inutile. Ma mi rendo conto che, nel suo caso, sia un’impresa impossibile. Mentre resto in paziente attesa di leggere una, una sola purché puntuale confutazione delle mie argomentazioni, che accetterei volentieri nella logica del dibattito che è insita negli strumenti come quello che ci ospita, rivendico il diritto di avere di Casarini la mia opinione. Un’opinione che non ho espresso ma che lei mostra di conoscere già, dimostrando o poteri telepatici o una certa propensione all’ottusità. E ciononostante debbo comunque ringraziarla per avermi dato – lei paladino, in quanto comunista, della libertà di stampa (sono sempre parole sue e chi legge rida pure) – quest’opportunità. Come dici, Ziliani (ora mi ammanto di telepatia preveggente anch’io), questo post parla di Petrini e non di Casarini? Ah sì? Si commentava dei “ricchi e agiati buongustai” e non degli eroici “disobbedienti”? Beh, io me n’ero accorto. Mentre Arturi, offeso per la mia mancanza di rispetto verso la compagna Melandri, no. Come diceva Catullo: “saecli incommoda!”. Saluti, Stefano
    PS: obbediente alle passate raccomandazioni, non per codardia ma per correttezza verso il titolare del blog, non replicherò alle eventuali risposte del mio bellicoso interlocutore.

  11. Ops! Retromarcia e rettifica! Ingenuamente, prima di rispondere all’ineffabile compagno Arturi, ho omesso di riconsultare il post su Casarini e quindi non ho visto che lo stesso Arturi aveva appena vergato un vibrante e illuminante scritto teso a dimostrare come il “sistema” avesse promosso, anzichè punito i responsabili o presunti tali dei pestaggi al G8 di Genova.
    Ben fatto, Arturi. Nella foga però le è sfuggito un nome: Carlo Giuliani, responsabile di tentato omicidio di un carabiniere e promosso ad eroe nazionale. Complimenti, complimenti.

  12. Carlo Giuliani promosso a eroe nazionale. Signor Tesi, a leggerla c’è da saltare sulla sedia, è vero. Ma dalle risate. Quelli di “Zelig” le fanno un baffo.

    Saluti

    Marco Arturi, “propenso all’ottusità”

    P.S. – Il trucchetto è vecchio e, se lo lasci dire, pure un filo patetico: io non le ho mai dato del fascista. Lasci perdere, Tesi, non funziona…

  13. Sig, Tesi, il suo ultimo post riguardante Carlo Giuliani La descrive in maniera completa e realistica.
    Non ci conosciamo, ma adesso è come se la conoscessi da sempre….purtroppo.

    Ah, Le ricordo che quel Carabiniere, Placanica, è stato scaricato dall’Arma e dallo Stato. E mi creda quando Le dico che il comportamento dello Stato e dell’Arma è stato vergognoso !!
    Ah, giusto, Lei verrà a dirmi che lo Stato e l’Arma sono tentacoli dell’immonda piovra dell’Internazionale Comunista…..ed è per questo che si sono comportati in quella maniera….

    Ciao

  14. io dico solo che la razza peggiore sono i radical schic di sinistra, una specie da eliminare, direttori di banca iscritti al pds che girano con suv da 80000 euro fatti da una ditta uscita indenne dal nazismo, fanno concorsi per le case popolari, rubandole agli operai per metterci l’amante(che come eta’ potrebbe essere la figlia) cubana….la falsita’ ideologica di taluni personaggi, mi fa venire la nausea…detto da un figlio di proletari contadino e operaia vorra’ dire qualcosa?

  15. Stefano, posso chiederti una cosa?
    Che bisogno c’è di dire “non sono né di destra né di sinistra”?
    C’è qualcosa di male ad essere di destra?
    Se cominciamo a ragionare così, vuol dire che l’Arturi ha proprio vinto su tutta la linea. O no?

  16. Mi chiedo per quale motivo, invece di occuparsi del buon vino di Langa, su un blog di vino, si debba riportare questa nosizia evidenziando tale taglio (in ogni caso riprorevole) anzichè utilizzare questo spunto di giornalismo internazionale per sfruttare a nostro favore, intendo verso il settore agricolo in generale, un uomo che, piaccia o no, è un italiano importante nel mondo!
    Suvvia Ziliani…. non facciamoci ridere dietro se per caso qualcuno nota che vinoalvino è uno dei più importanti blogger internazionali, viene a dargli un’occhiata ed è in grado di leggere la nostra lingua….

  17. Lascio i compagneros Arturi e Vignadelmar alle loro nostalgie bolsceviche e alle loro evidentemente inguaribile incapacità di andare oltre gli sterili steccati. Ci sono persone che, se gli togli il muro rosso dietro cui nascondersi e continuare a far finta che di là ci sia un nemico invisibile, si sentono perdute. Loro due fanno parte di quelli, che ci vuoi fare? Vagheggiano il paradiso socialista, ci vuole pazienza. Il fatto che, ora, affermino di “conoscermi” sulla base di quello che scrivo mi consola e mi gratifica. E mi rende certo della loro assoluta irrecuperabilità.
    Cari Arturi e Vignadelmar, se non capite che, a prescindere da chi fosse Placanica (fosse stato l’appuntato Rossi o il maresciallo Bianchi sarebbe cambiato qualcosa? Secondo voi l”eroe” Giuliani voleva colpire propro Mario Placanica o piuttosto chiunque fosse dentro quella camionetta? Via!), è inaccettabile che qualcuno prenda un estintore da 25 kg, lo alzi sopra la testa e lo scagli sopra addosso a qualcun altro (anche se il lanciatore si chiama Casarini, Capanna, D’Alema – no, lui si è pubblicamente vantato di tirare le molotov – o Sofri), io ci posso fare? Non capite e basta. Oppure fate finta di non capire, il che sarebbe anche peggio.
    Siete gli stessi che, per quell’infrangibile solidarietà ideologica che lega il sinistrismo di ogni ordine e grado, troverete sempre il modo di difendere (e di votare!) quei galantuomini tutti falce, martello, poltrona e portafogli che (bravo Liloni!) girano in Suv, intrallazzano con le case popolari, gestiscono il potere con gli amigos e ottengono appartamenti (memento affittopoli!) a canoni risibili per metterci l’amante cubana (naturalmente conosciuta laggiù, nell’empireo castrista, durante l’annuale viaggio di “scambio culturale” a spese del contribuente (lo stesso che fino all’89 facevano anche in Ucraina, Bielorussia, Bulgaria, Romania, etc). Quanto alla “destra” e la “sinistra”, ne ho preso da tempo le distanze perché sono luoghi comuni, fantasmi ideologici, categorie che non esistono più e non connotano più nulla. Cos’è la destra oggi? Berlusconi? Ma via. Fini? Per carità: sono anni che si aspetta dica qualcosa di destra, ma l’attesa è vana. Gasparri? Bossi? Chi? Tutti gli intellettuali più acuti ne sono fuggiti a gambe levate, da Marco Tarchi a Stenio Solinas. Non bisogna cadere nel ridicolo, come fanno i miei illustri antagonisti Arturi e Vignadelmar, i quali restano avvinghiati come l’edera ai loro pilastri di gioventù, quelle cose serie e avvalorate dalla storia tipo il libretto rosso di Mao e le massime del Che. La cosiddetta destra, trasformatasi da movimento in politica, ha dato il peggio di sè, come e quanto la sinistra fa da sempre. Personalmente, caro Tommaso, provengo certamente da una cultura cosiddetta “di destra”, ma non ho più nulla a che fare con ciò che convenzionalmente (con gran lutto e sconcerto, mi rendo conto, dei due succitati frequentatori di questo blog) si definisce tale. Conosco bene cosa vuol dire sentire addosso l’odio dei comunisti, gli agguati sotto casa in cinque contro uno, la discriminazione in ogni campo, il pregiudizio, la loro boria, la loro arroganza, il loro senso dell’impunità, l’insopportabile supponenza, l’opportunismo famelico, la faccia di bronzo, il servilismo. Il problema è che sulla presunta altra sponda solo di rado si trova di meglio. Mi duole ammetterlo ma è così. Per questo sono approdato da anni alle “nuove sintesi”. Il resto sono tutte chiacchiere da bar che lascio ai poco tolleranti di cui sopra.
    Saluti, Stefano

  18. Mi scusi Tesi, ma basterebbe confrontare le piattaforme politiche John McCain e Barack Obama, o quelle di Hillary Clinton e Rudolph Giuliani per capire che la diade Sinistra/Destra sta ancora alla base di ogni dialettica politica. Che poi ciascuna delle due parti debba innovarsi per riuscire a interpretare un mondo che cambia sempre più rapidamente, questo è tutt’altro discorso. Ma che vi debba essere un insanabile confronto fra una politica basata sulla “socialità” e una basata sull'”individuo”, questo è fuor di discussione. Le consiglio al proposito il bel pamphlet di Norberto Bobbio “Destra e sinistra”. Il superamento di questa dialettica, in nome di una presunta terzietà, il più delle volte, nella storia, ha portato al totalitarismo.

  19. Tesi, da ora in avanti detto il “Grande Statista qualunquista”, mi ha letteralmente stupito. La sua analisi socio-cultural-politica mi ha affascinato sin dalle prime battute. Fra di noi avevamo uno statista capace di dispensare patenti di idoneità od inidoneità a destra ed a manca e non me ne ero accorto!!!
    La nebbia bolscevica mi ottunde a tal punto ?? Evidentemente è così, devo per forza di cose rassegnarmi all’inettitudine di non saper andar oltre gli steccati ideologici.
    Però d’ora in avanti non mi muoverò più a tentoni nel vuoto pneumatico del mio cervello, avrò il Grande Statista Qualunquista che come un faro guiderà i miei incerti passi.

    A proposito della mia gioventù, avverto che ancora non è passata. Devo ancora compiere quarant’anni !!

    Ciao

  20. Mia prima incursione assoluta in un blog, e sono contento di farlo su “Vinoalvino” dello stimatissimo Franco Ziliani. E altrettanto contento di leggere il pensiero fresco e lucido, sempre puntuale, di Stefano Tesi.

    Che gioia sentire che ci siano ancora pensatori autentici, e non fittizi e preconfezionati, in questo Paese in declino che procede abitualmente ormai al rovescio. Persone che hanno il coraggio di dire qualcosa di intelligente e di personale, anziché limitarsi ad amplificare i pensieri altrui, senza nemmeno riflettere un poco sul reale senso delle cose.

    Il punto di partenza era Carlo Petrini? Non si trascuri il fatto che anche questo personaggio è in fondo il riflesso dell’attuale società in declino. Il finto eroe positivo, buono solo per chi deve fingere di sposare una causa dai solidi contentuti, ma ha ben poco da dire.

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  22. Carlo Giuliani promosso a eroe nazionale. A Genova “qualche celerino” avrà pure avuto la mano pesante ma. I comunisti italiani tutti stalinisti. I partigiani banditi. I comunisti estranei alla riconquista della libertà di stampa in Italia. I comunisti che ti aspettano sotto casa cinque contro uno. La deriva e il caratteraccio di Montanelli. Non c’è mai stato un editto bulgaro. La destra e la sinistra categorie del passato. Romano Prodi comunista.

    Se Fabio fazio avesse l’occasione di leggere, per Antonio Cornacchione e Antonio Albanese (alias Cetto Laqualunque) sarebbe finita: il futuro della satira antiberlusconista, antiqualunquista e antifascista da oggi ha un nuovo nome, quello di Stefano Tesi.

  23. Benissimo Arturi, abbiamo sufficientemente capito che ti dichiari orgogliosamente comunista e che dai dei fatti del G8 di Genova la lettura che é apparsa chiara: da una parte i buoni e le vittime, i pacifici e gli innocenti, dall’altra i malvagi, i poliziotti, i provocatori, i violenti, ovviamente fascisti. Benissimo, prendiamo atto e ti invito a voltare pagina, ma non prima di dirti che sono e resto senza esitazioni dalla parte di Stefano Tesi. Che é un caro amico e collega, di cui rispetto il coraggio e l’intelligenza. Datoti atto delle tue idee e della tua posizione, come di quelle, legittime, sancite dalla Costituzione Italiana, di altri lettori di questo blog, chiudiamo questo capitolo e occupiamoci d’altro. Visto che su questi temi non c’é dialogo possibile. Siamo rimasti agli scontri fratricidi degli anni Settanta-Ottanta, quando al Regime faceva comodo che in nome delle loro idee, inconciliabili, ragazzi di destra e di sinistra si ammazzassero. Il superamento delle barriere, il dialogo tra chi la pensa diversamente, il rispetto ed il riconoscimento dell’altro, non come “nemico” restano belle parole e basta. E allora torniamo a parlare di Barolo o di barrique o di concentratori, che forse lì c’é possibilità di capirsi

  24. Risposta maleducatamente cumulativa, ma resa necessaria da difficoltà di connessione.
    Per Corrado Dottori: innanzitutto grazie per il tono pacato e la lucidità. Quello che lei dice ha senza dubbio senso, ma ha a mio parere anche il limite di rimanere nell’ambito dei falsi steccati che, sempre secondo me, dividono la cosiddetta destra e la cosiddetta sinistra nel calderone del pensiero unico liberista e vengono utilizzati spesso come confine dialettico per far credere che, oltre di loro, si apra il baratro. Lo stesso baratro che lei, pur con qualche ragione storica, paventa parlando di totalitarismo. Io francamente questo rischio non lo vedo nè come assoluto nè come relativo. Ho invece timore di queste scansioni artificiose che, tra Hillary e Obama così come tra Prodi e Berlusconi (e sempre naturalmente con le dovute differenze), vengono imposte come un’opzione unica della “grande madre” materialista e consumista, assunta come il migliore dei mondi possibili. Mi paiono due declinazioni dello stesso verbo che, esaltando l’individualismo, annientano l’individuo. Rispetto coomunque la sua opinione.

    Mi scusi Tesi, ma basterebbe confrontare le piattaforme politiche John McCain e Barack Obama, o quelle di Hillary Clinton e Rudolph Giuliani per capire che la diade Sinistra/Destra sta ancora alla base di ogni dialettica politica. Che poi ciascuna delle due parti debba innovarsi per riuscire a interpretare un mondo che cambia sempre più rapidamente, questo è tutt’altro discorso. Ma che vi debba essere un insanabile confronto fra una politica basata sulla “socialità” e una basata sull’”individuo”, questo è fuor di discussione. Le consiglio al proposito il bel pamphlet di Norberto Bobbio “Destra e sinistra”. Il superamento di questa dialettica, in nome di una presunta terzietà, il più delle volte, nella storia, ha portato al totalitarismo.

    Per vignadelmar: la sua povera replica non meriterebbe risposte, ma siccome, non essendo ancora quarantenne, rivendica la gioventù (dimenticavo che, per quelli come lei, abituati alla fantasia al potere e al 18 politico all’università, quando non agli “esami di gruppo”, si è sempre giovani, anche se si hanno più di 25 anni), le voglio ricordare una canzoncina che circolava a proposito dei suoi mentori nel ’77 quando, più o meno presumibilmente, lei nasceva o era molto giovane: “Compagno topo rosso / che giochi a far l’indiano / ma non del Nuovo Messico, sei metropolitano / sei nato nella cellula / o nella parrocchietta / autonomo al guinzaglio, guerriero da operetta…”. Non se n’abbia a male, per carità, e non sia permaloso come il suo compagno Arturovich. Ma dovrebbe imparare a ragionare più col cervello e meno con la pancia.
    Le dirò comunque una cosa che la stupirà: ammiro sempre quelli che, cresciuti con un ideale, lo difendono e difendono il passato a cui quell’ideale li ha condotti, inclusi lei a Arturi. Almeno questo, in comune, ce l’abbiamo.

    Per Luigi Caricato: che piacere scoprire anche te a frequentare l’animato blog dell’eccellente Franco. Ricambio saluti e stima. E mi congratulo per aver colto il senso profondo della “querelle” Petrini: che come tu dici è il punto di sintesi tra quelle presunte destre e presunte sinistre che io critico. Spero di rileggerti presto anche qui (altrove ti leggo già!). Un abbraccio.

    In ultimo, per Franco Ziliani: leggo, da un po’, ricorrenti critiche al blog perchè, anzichè parlare di vino e basta, si avventura anche il territori estranei al tema enoico. Secondo me fai bene, tieni duro. Come, a mio parere, un giornalista, ancorchè “specializzato” in un settore, deve prima di tutto essere un giornalista, capace cioè di confrontarsi con qualsiasi tipo di informazione, non vedo perchè l’appassionato di vino dovrebbe, anche su un blog “specilizzato”, esprimersi solo su vino e dintorni. Se è vero che l’appassionato di vino non è solo un beone, ma un pensante, credo non ci sia niente di male ad avventurarsi fuori “riserva”. Un fraterno saluto anche a te.

    A presto,

    Stefano

  25. Allora sono io quello che ragiona in modo “preconfezionato”, pazienza. Zilani cosa dici di questo shopping dalle tue parti, non so se hai visto…, non sono molto pratico di quelle zone , ma una mezza idea mi frulla per la crapa (dura)

  26. Caro Franco, Tesi sarà pure un tuo carissimo amico e un collega che stimi, ma questo non gli conferisce il diritto di falsificare la storia senza ricevere repliche né tantomento quello di offendere gli altri: nel corso delle discussioni sono stato definito integralista, propenso all’ottusità, stalinista, uomo di “nostalgie bolsceviche” ecc… senza aver scritto un insulto che sia uno al tuo carissimo amico. Se lui, partendo dalla munnezza napoletana, non avesse tirato fuori Pol Pot, Stalin e le Brigate Rosse magari sarei riuscito a confrontarmi con lui in maniera più costruttiva. Come è sempre accaduto, ne converrai, da quando frequento il tuo blog.

  27. Desiderando chiudere tombalmente questa e altre analoghe querelle personalistiche, che trovo non aggiungano niente al dibattito sulle questioni in discussione, prendo atto della mia nuova qualifica di “falsificatore della storia”. Detto da un appartenente a quella monocromatica schiera che, per quasi un secolo, ha falsificato non solo la storia e la cronaca, ma pure il futuro con la baggianata del “sol dell’avvenir”, la definizione mi lusinga. Se Pol Pot, Stalin, le BR e altri galantuomini erano comunisti, non è colpa mia, ma casomai di chi li ha sostenuti, blanditi, giustificati, fiancheggiati con i mille distinguo di cui la sua parte è maestra. Io li ho tirati fuori, mentre invece quelli come lei per anni li hanno onorati e tuttora ne subiscono il fascino (mi ero dimenticato Castro e il satrapo di Pyongyang che, essendo comunisti “viventi”, guarda caso lei non menziona. Le risparmio le evocazioni di cotanti personaggi ascoltate o viste su bandiere e magliette al G8 e ad altre storiche adunate.
    Quanto alla mia amicizia con Ziliani, che confermo, non vedo che c’entri.
    Con immutata disistima.

    Stefano Tesi

    PS: Franco, scusami se talvolta, con la mia franchezza, ti provoco qualche problema. Cercherò di contenermi, anche per salvaguardare dal mal di fegato Arturovich e sodali.

  28. ribadisco il concetto già espresso e chiudo questa discussione che da Petrini e dal lapsus calami nel comunicato relativo all’articolo del Guardian é degenerato (o si é diversamente evoluto) sino a sfociare nel vivace scambio di opinioni (si dice così no?) tra Stefano e Marco. L’ho già detto e lo ripeto:
    Siamo rimasti agli scontri fratricidi degli anni Settanta-Ottanta, quando al Regime faceva comodo che in nome delle loro idee, inconciliabili, ragazzi di destra e di sinistra si ammazzassero. Il superamento delle barriere, il dialogo tra chi la pensa diversamente, il rispetto ed il riconoscimento dell’altro, non come “nemico” restano belle parole e basta. E allora torniamo a parlare di Barolo o di barrique o di concentratori, che forse lì c’é possibilità di capirsi.

  29. Ziliani, leggevo pochi minuti fa il blog-blob, anch’io sono curioso dello shopping, ma il discorso è un’altro. C’è un nuovo post su SF e la famosa traduzione: ma come, fai un copia incolla, ci parli di ufficio stampa e poi non vai nella vera pagina “Ufficio stampa” e ti fermi a sloweb, onestamente due paroline mancano anche qui, ma non tutto come hai scritto te. Che poi è la traduzione che si trova su tutti i giornali italiani, non saprei chi ha “copiato” per primo. Domanda stupida e forse “preconfezionata”: ma non potevi fare un copia-incolla dall’altra pagina, d’altronde sei tu che citi l’ufficio stampa. Come dicono “loro”, ed ho controllato, era online dal giorno 11 gennaio almeno dalle 9. 38, sicuramente prima, la cache e google non mentono. Forse la foga della notizia, sicuramente in buona fede. Però, ammetti era meglio citare l’altra pagina. O almeno tutte e due. Ciao

  30. Quello che dice Franco è assolutamente vero, cioè della storica impossibilità di dialogo fra destra e sinistra appena si scende sul sociale e politico. Non sono d’accordo con Tesi sul fatto che destra e sinistra siano concetti superati per una ragione molto semplice: il calderone politico in cui siamo abituati a vivere tende ad appiattire tutto, a celare al massimo le differenze, ma questi sono gli uomini non le idee. Le idee rimangono, solo che nessuno le applica, anzi in nome del potere, del denaro, di narcisistici compiacimenti vengono costantemente infangate, ma destra e sinistra rimangono, così come esistono in ciascuno di noi. Il fatto che adoperiamo ambedue le mani e i piedi, gli occhi, le orecchie, non significa che non ci siano differenze. La parte sinistra è quella pià legata alle emozioni, ai sentimenti, è quella più sensibile, mentre la destra rappresenta la razionalità, il controllo (non associatelo a comportamenti ideologici, che hanno radici ben più complesse). E’ un fatto assodato, verificabile ogni giorno sulla nostra pelle. Cosa vuol dire questo? Che l’una ha bisogno dell’altra, da sempre. Eppure anche dentro di noi spesso e volentieri finisce con il dominare una rispetto all’altra provocando una perdita di equilibrio.
    Se riflettessimo su questo forse potremmo cominciare a uscire da certi meccanismi assurdi che non portano a nulla. La parte destra ha bisogno della parte sinistra e viceversa, nessuna delle due può diventare l’altra (ci mancherebbe), ma alcuni tratti dell’una sono necessari all’altra, pena il dominio dell’emotività o del controllo (con tutte le conseguenze del caso).
    E’ questo il vero passo avanti che si dovrebbe fare, capire che lo scontro fine a se stesso non porta da nessuna parte, mentre ascoltare le ragioni dell’altro, pacatamente, imparando che gli estremi non hanno alcun senso e non giovano alla comprensione dei fatti, porterebbe non a smussare le differenze ma a renderle dialogabili al fine di ottenere qualcosa di effettivamente migliore ed utile e più vicino alla verità (non quella che fa comodo alle nostre opinioni).
    Ma questa, ovviamente, è pura utopia, presupporrebbe una maturità, un equilibrio e una saggezza che è patrimonio di ben poche persone. Peccato.

  31. @ Roberto, “cos’e’ la destra, cos’e’ la sinistra” ce l’ha cantata benissimo Giorgio Gaber, basta andare a leggersi il testo della canzone e ci verrebbe da smettere di fare discussioni politiche, di stappare una buona bottiglia ed aver fiducia nell’umanita’ e nel futuro. Qualcuno ci portera’ pure a casa in carriola, vero Franco? Gaber era un uomo dal pensiero certamente di sinistra, che ha amato molto ed e’ stato buon marito di una cantante e deputata molto attiva di Forza Italia. Pensi che ci fosse casino in casa, oppure no? E a letto? Sono cresciuto alla scuola filosofica di Norberto Bobbio, dopo aver fatto ottime cose con Fausto Bertinotti e prima di farne altrettante con Sergio Cofferati. A Torino mi sono misurato con quello che credo sia il miglior politico in assoluto della sinistra, Adalberto Minucci, ben sostenuto da Dino Sanlorenzo. Qualche scazzottata con il Fassino discreto della borghesia, studenti entrambi, praticamente quasi sempre ma senza rancore, quindi posso dirti che da sinistra avevo sempre visto una destra fino allora ancora misera e seppellita nel passato. Il Paese non cresceva, troppa ingiustizia, troppe magagne, troppe storture, un centro che governava da sempre per sempre con l’ago della bilancia sempre fra le mani degli stessi. Oggi invece finalmente abbiamo anche una destra moderna e non piu’ isolata, non piu’ retaggio del ventennio, che mira al futuro. Devo dire che abbiamo una destra ed una sinistra sempre piu’ forti ed i nanetti o topolini del centro non sanno piu’ come salvarsi. E’ dunque normale un dibattito anche acceso. Ma se non si rispetta l’avversario, se non si mettono dei paletti sui valori comuni, che ci sono e sono evidenti, non c’e’ futuro. Abbiamo molte cose in comune, potremmo anche scriverle e farne una nuova Costituzione, credo che destra e sinistra siano fattori finalmente di sviluppo se la smettessimo di fare gli huligan per l’una o per l’altra parte, mirando a distruggersi a vicenda. Quando scrivevo sui muri Kossiga con la kappa, ebbi il piacere a torino di conoscere il dott. Giacomo Mottura ed il nipote omonimo di Carlo Donat Cattin. Augurerei a chiunque di incontrare persone cosi in gamba che la pensano anche in modo opposto perche’ ci farebbe capire che in fondo siamo tutti uomini che potrebbero costruirsi un avvenire sociale solido, giusto, equo, e abbiamo bisogno, per farlo, appunto di tutti.

  32. @Mario
    sono d’accordo con te, ma attenzione che “Destra, sinistra” per Gaber significava appunto “tutto ciò che noi attribuiamo come luogo comune a questa o quella corrente”, non che destra e sinistra non esistono, è solo che non sono riducibili a quelle quattro scemenze che spesso si dicono. Basta ascoltare “Qualcuno era comunista” sempre di Gaber, per rendersi conto di quanto certi valori fossero profondi e importantissimi soprattutto sul piano umano, ma appartenessero solo ad una minoranza, di cui faceva parte Gaber, il quale si è guardato bene dal farsi coinvolgere dentro partiti e partitelli, facendo eccezione per una simpatia giovanile verso il PCI, presto abbandonata. Quei sentimenti e quei valori che hanno sempre fatto la differenza. Poi si può anche discutere se siano migliori o peggiori, ma la differenza c’è ed è profonda sul piano umano. Su quello politico, dove gli uomini tirano fuori spesso il peggio di se stessi, tende a livellarsi tutto.

  33. Domanda: “terzietà” sta forse per “terza posizione”? Già sentita, grazie.
    E perché i compagni (così si definivano) B. Sands, P. O’Hara e M. Devine (che lottavano con ben altro che un estintore) sarebbero eroi e Carlo Giuliani un disgraziato?
    Ho conosciuto personalmente sia gli scontri di strada a Belfast (anni ottanta) che le “giornate di Genova”…(mi sono perso la Diaz, ma non si può avere tutto) e non ho visto grandi differenze. A grandi linee è sempre la stessa storia: oppressi contro oppressori.
    Ciao
    Gianni Sartori

  34. segnalo sull’ultimo numero di “A, Rivista anarchica” (n. 393, novembre 2014)
    un dossier per ricordare Luigi Veronelli a dieci anni dalla sua scomparsa. Interventi di Gianni Mura, Andrea Bonini, Orazio Gobbi, Gianandrea Ferrari, Angelo Pagliaro, Massimo Angelini, Pietro Stara, Marc Tibaldi, Mimmo Lavacca, Diego Rosa, Domenico Liguori, Simonetta Lorigliola, Giuseppe Rinaldi, Giovanni Canonica, cooperativa Aurora, cooperativa Valli Unite…(oltre naturalmente ad alcuni articoli storici di Veronelli).
    ciao
    GS

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