Clerico, sempre più “figliol prodigo”, difensore del piano dei controlli sui vini Doc

Noto con piacere che il notissimo produttore di Monforte d’Alba Domenico Clerico, uno dei più importanti esponenti della “corrente” dei “giovani leoni”, degli innovatori spinti che hanno caratterizzato e movimentato con la loro azione il panorama produttivo del Barolo a partire dalla seconda metà dagli anni Ottanta (e soprattutto negli anni Novanta), continua nella propria meritoria opera di riscoperta delle ragioni del Nebbiolo (leggi) e ritorna, come un bravo “figliol prodigo”, all’ovile, dopo aver vagato alla ricerca di personali interpretazioni e di nuovi equilibri del re dei vini di Langa.
Nel dibattito scatenato dalle prospettive di attuazione del Piano dei controlli sui vini Doc, che  affida al Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero, con la collaborazione della Provincia di Cuneo e l’ente camerale relativo, il compito di controllare tutti i vini a denominazione di origine, grazie alla “controversa” fascetta fornita dal Poligrafico di Stato, Clerico, differenziandosi da quanti, come Maria Teresa Mascarello (la figlia di Bartolo) e suo cugino Beppe Rinaldi (sospetto che anche Teobaldo Cappellano la pensi come loro), pur riconoscendo al presidente del Consorzio e produttore Claudio Rosso “coraggio e vivacità, disponibilità all’ascolto, dialettica e schietta mediazione, indispensabili per progredire e promuovere la qualità”, esprimono un giudizio negativo sulle fascette, considerandole “una faccenda indigesta, destinata ad accollare a chi è già oberato, nuove complicazioni e aumento dei costi”, si è apertamente schierato nel “fronte dei favorevoli”. Proprio come hanno fatto Angelo Negro e Angelo Gaja, che ha lodato “la fatica in vista della trasparenza”.
Clerico ha testualmente dichiarato: “le fascette, certificando la qualità e garantendo la tracciabilità, serviranno senz’altro a fare chiarezza a tutto vantaggio dei consumatori e dei produttori onesti”.
Sono molto felice e mi congratulo con Clerico per questa chiara presa di posizione e prendo atto che, ultimamente, il produttore del Pajana e del Percristina ha ritrovato la parola. Quella stessa parola che aveva invece perso, non dicendo assolutamente nulla, con un tacere che non voglio definire “silenzio-assenso”, anche se gli assomiglia, quando negli anni Novanta non spese assolutamente una parola, dall’alto della sua notorietà mediatica e del suo essere produttore di riferimento per molti, per bollare e condannare i cialtroni ed i farabutti (a dire metà del loro nome) che allegramente taroccavano con robuste correzioni al Merlot, al Cabernet e ad altro ancora, i loro “Barolo”.
Ovviamente “per sbaglio”, senza accorgersene, perché si trovavano in vigna le uve (per colpa del vivaista che aveva mandato loro barbatelle franciose invece di quelle del Nebbiolo) o perché, chissà perché, arrivavano in cisterna nelle loro cantine i vini, che per un travaso sbagliato, per una disattenzione, perché il lavoro è tanto e l’attenzione a volte cala, finivano nelle bottiglie che in etichetta portavano la scritta Barolo e la fascetta Docg.
Una fascetta supplementare, oggi applicata anche ai vini Doc, presunto strumento per un piano farraginoso di controlli voluto dal Ministero, che trova nel “figliol prodigo” Domenico Clerico, che oggi parla di “produttori onesti” riconoscendo implicitamente che esistano anche produttori “disonesti”, un difensore tanto convinto, tenace, e soprattutto loquace.
E’ proprio vero: il mondo del vino, ed il vivace panorama dei vini di Langa, con i suoi vivacissimi, imprevedibili protagonisti, non finiscono mai di stupire…

0 pensieri su “Clerico, sempre più “figliol prodigo”, difensore del piano dei controlli sui vini Doc

  1. Il discorso della nuova fascetta apre nuovi interrogativi.
    Tutto ruota attorno alla legge n°164/92, che sostituiva i contrassegni di stato con delle fascette, e successive modifiche:
    http://www.ambientediritto.it/Legislazione/consumatori/2006/dm_8feb2006.htm
    In attesa di ulteriori modifiche però, si é pensato anche al piano dei controlli ed in assenza di un piano nazionale si é passati ai piani regionali:
    http://www.regione.piemonte.it/piemonteinforma/diario/2006/marzo/vinidoc.htm
    Se il controllo passa ai consorzi, questi ultimi controlleranno anche i non consorziati? E noi sappiamo bene che molti consorzi, ma non tutti, funzionano male o esistono solo sulla carta. Dunque chi controllerà e come?
    Me lo chiedo perché da alcune parti si é già trovata una soluzione “all’italiana”, come si può leggere qui,
    http://www.nove.firenze.it/vediarticolo.asp?id=a6.10.09.18.54
    tanto per confondere ulteriormente le idee…

  2. Forse più che un’intima convinzione-conversione è il mercato che sta producendo i vari ritorni a Canossa.
    Per una volta elogiamo il tanto criticato mercato che ha sentenziato che i vini di Langa devono sapere di Langa e non di Toscana o Bordeaux. A questo punto ci attendiamo una correzione anche nella folle politica dei prezzi.
    Sulla quale, gentile sig. Ziliani, sarà il caso di approfondire alla luce dei nuovi listini 2008 che stanno uscendo e che si annunciano, in alcuni casi, al limite della follia.

  3. Caro Diego, basta non comprarli, i vini con prezzo “al limite della follia”……… è un tuo diritto/dovere scegliere quale prezzo pagare per un determinato bene. Buona serata.

  4. Sul discorso dei controlli dei consorzi ho gia’ detto la mia piu’ volte. Voglio solo ribadire due concetti che mi stanno a cuore (e per i quali mi sono dimesso dal mio consorzio): 1) sarebbe sempre meglio che i controlli, severi e precisi, venissero fatti da organismi terzi e non dai produttori stessi. Questo perche’ come si capisce facilmente, alcuni produttori controllano altri produttori e anche loro stessi, mentre altri sono solo controllati e basta. 2) i consorzi di tutela sono nati per altri scopi, e infatti sono dei consorzi “volontari”, ed hanno degli statuti che non prevedono meccanismi di democrazia (una testa un voto) ma sulla base della grandezza (piu’ produco e piu’ conto). In piu’ i regolamenti spesso prevedono meccanismi che sono in grado di distorcere ulteriormente i rapporti di forza a favore di alcuni, come ad es. le regole elettorali (posso portare esempi). 3) Piu’ burocrazia e piu’ “bollinismi” sono spesso e volontieri in Italia le forche caudine dei poveracci e il tappeto rosso per i grandi intrallazzatori. Il nostro e’ un paese autoritario e lassista. A me piacerebbe invece che fosse liberale e severo.

  5. Sapevo che saresti intervenuto!
    Mi trovi pienamente d’accordo, come sono d’accordo con Rinaldi e Mascarello.
    Tra parentesi le fascette costano 0,01 euro l’una.
    Nei paesi civili é ovvio che controllore e controllato non possono essere la stessa persona, ma ,si sa, “l’Italia é il paese più sviluppato del terzo mondo” (J. Israely, TIME)

  6. A colpi di certificazioni si otterrà l’effetto contrario anche se sulla massa bollini e fascette sembrano funzionare.
    I consumatori attenti, svegli e consapevoli hanno già detto basta, stanchi di gettare soldi nella “rivendita” di certificati (è dura cari miei non certificare i tuoi clienti, quelli che ti tengono in piedi la baracca).
    I consorzi di tutela sono potenzialmente un grande strumaneto ma l’impressione mia è che in tutti i settori siano utilizzati malissimo.

  7. Paolo, giustissimo quello 0,01 euro, ma bisognerebbe tener conto che al prezzo della fascetta va aggiunto il costo della colla e della manodopera per applicarla, perche’ molte aziende non hanno piu’ l’incollatrice automatica sulla linea d’imbottigliamento da quando furono abolite tanti anni fa le fascette in genere, ecco perche’ sono cosi “controverse” come diceva Franco nell’introdurre il post e come commentano Rinaldi e la figlia di Mascarello: “una faccenda indigesta, destinata ad accollare a chi è già oberato, nuove complicazioni e aumento dei costi”. Sono d’accordo anch’io. Pero’ mi piacerebbe che ogni bottiglia sia numerata ed identificabile, come capita ancora con vini di cui adesso c’e’ assolutamente da fidarsi, vedi p. es. l’Asti DOCG. Un’altra cosa: alla bella frase che hai citato (“l’Italia é il paese più sviluppato del terzo mondo” di J. Israely, TIME) risponderei con una frase del nostro eroe che affondo’ la Vaillant, Luigi Durand De la Penne e che ad una battuta di ironico inglese (“l’Africa comincia a Roma”) replico’ che invece a Nord “la civilta’ finisce a Domodossola”.

  8. @ Paolo
    In realtà la frase che riporti non è di Israely ma di un suo collega americano giunto in Italia per la festa d’addio (all’Italia) dello stesso Jeff Israely (l’Italia NON è più interessante)!
    #Internazionale n°728#
    E condivido in pieno quello che spiega da tempo Gianpaolo. Si troverebbe molto bene con Giovanni de Mauro, che ne dici Paolo? 😉

  9. In una forma o in un’altra stiamo dicendo tutti la stessa cosa: vogliamo serietà e trasparenza. Ma nel nostro paese é già difficilissimo ottenere una delle due, figuriamoci entrambe!
    A prescindere dai retroscena politici, aggiungerei questo: i mezzi per essere chiari esistono e si chiamano analisi del contenuto, ovvero dichiarare cosa contiene la bottiglia, consapevoli che dichiarando il falso si paga e alla terza volta si chiude bottega. Ma sarebbe troppo facile in un paese come il nostro…

    P.S. L’operazione si può fare in etichetta utilizzando il barcode, senza fascette e senza colla.

  10. Paolo, solo una precisazione: il codice a barre contraddistingue in 13 cifre il Paese, il produttore ed il prodotto, ma non ogni singola unita’ di quel prodotto. Ci vorrebbe un’altro sistema di numerazione o un chips inserito nell’etichetta, comunque non e’ importante, hai ragioissima a dire che “In una forma o in un’altra stiamo dicendo tutti la stessa cosa: vogliamo serietà e trasparenza”. Certo che da produttori le cui bottiglie sono in enoteca tra i 40 ed i 50 euro si pretenderebbe che non fossero degli optional…

  11. Mario, io uso in azienda il sistema UCC/EAN-128, é un sistema adattabile a diverse esigenze: http://www.codiceabarre.it/bcean128.htm
    Piuttosto bisognerebbe sapere se quei produttori con bottiglie da 50 euro o superiori lo adotterebbero.
    Voglio dire: il mondo del vino é pronto a dire tutta la verità, nient’altro che la verità?

  12. buongiorno

    in merito alle fascette, queste dovrebbero essere incollate con una colla certficata ( Utif ? ) … chi mi può aiutare a trovare informazioni in merito a questo ed alle procedure per certificare un prodotto collante per tale scopo ?

    grazie mille
    simone

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