Change the world or go home
E’ mai possibile che sia già in parabola discendente la meteora Stormhoek (Stormhoek Winery Klein Doolhof Estate Wellington South Africa), il produttore sudafricano di vini che nel 2005 raddoppiò le vendite in Europa per merito di un’azzeccatissima campagna di marketing che coinvolse blogger inglesi, irlandesi e francesi?
Sembra difatti già finito l’effetto del magico passaparola realizzato via blog, tramite una rete di post dedicati ai vini che l’azienda sudafricana aveva inviato strategicamente, con etichetta personalizzata, a bloggers non specializzati, ma evidentemente molto seguiti ed influenti. O meglio, finita la poesia, si è passati dal sogno e dall’utopia, sintetizzata nel motto che campeggia sul coloratissimo blog aziendale, Change the world or go home, al duro confronto con la realtà, fatta di numeri, di business, di logiche finanziarie, di concorrenza e di conti che devono tornare.
Una vera case history dei nostri giorni quella della geniale operazione messa a punto dal blogger Hugh Macleod tramite il proprio blog Gapingvoid (leggi qui, anche questo post dedicato al rapporto tra blog e marketing), ma oggi, come ci racconta (qui) lo stesso blog di Stormhoek (vedi), e come hanno puntualmente ripreso (vedi) l’ottimo Mick Carter su Serious about wine, nonché l’informatissimo sito inglese specializzato Off licence news (leggi), e Robert McIntosh di Wine Conversation (leggi), la favola sembra finita. Nonostante il passaggio da zero a 200 mila casse in tre anni scarsi, l’importatore inglese e partner finanziario dell’operazione è andato in crisi, la Orbital Wines Limited, ha fatto crack ed è finito in amministrazione controllata, portando al licenziamento delle dieci persone coinvolte nel wine business.
A causare la crisi finanziaria sarebbe stata la decisione di un’importante catena di supermercati inglesi destinatari di larghissima parte dei vini della Stormhoek, di mollare l’azienda sudafricana semplicemente perché aveva trovato un’alternativa disposta a fornire lo stesso quantitativo di vini ad un prezzo più basso.
E di fronte a questo disimpegno la Orbital Wines, i cui conti, a quanto pare, non erano perfettamente a posto, e qualche difficoltà l’aveva da tempo, visto che la banca con la quale lavorava, la Royal Bank of Scotland, aveva invitato la società a procedere urgentemente ad una ristrutturazione, ha dovuto per forza di cose fermare le macchine, prima che le cose precipitassero.
Sul futuro della Stormhoek, su possibili nuovi partner interessati a rilevare le quote della Orbital Wines, su soluzioni alternative, su un possibile impegno diretto da parte dell’azienda sudafricana, circolano molte ipotesi ed i giochi sono totalmente aperti. Resta il fatto che nonostante la politica assolutamente innovativa di comunicazione e di marketing messa in atto, un modo geniale e fantasioso di creare un marchio (oggi molto forte) ed un mercato anche tramite il contributo dei blogger, con un’ottica davvero 2.0, il finale (per ora) è assolutamente tradizionale e vecchio stile: amministrazione controllata e ristrutturazione, prima che i libri finiscano in tribunale.
La fantasia con Stormhoek e con il marketing via blog è andata al potere, ma i conti, accidenti non tornano ancora…
p.s. da leggere anche quest’altro post (vedi) di Wine Conversation
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Ho segiuto il fenomeno Stormhoek su diversi blog italiani e mi son sempre chiesto una cosa: ma il vino che fanno è buono o no?????
E’ incredibile come a decidere le sorti di 200mile casse di vino siano o la furba strategia di marketing 2.0, o le logiche finanziarie e i conti che devono tornare, ma non il fatto che il vino Stormhoek sia buono o meno.
Se permetti di citarmi, gia’ in agosto avevo fatto un post che parlava di quella che gia’ a me sembrava una parabola discendente (http://poggioargentiera.simplicissimus.it/2007/08/stormhoek-che-succede.html). E sopratutto ho sempre pensato che in realta’ il modello di business su cui si era basata una crescita come quella di Stormhoek si riassumeva in una parola: Tesco. Adesso che Tesco, che e’ un gigante come Esselunga, Coop, Conad, ecc. tutti messi insieme, ha scelto diversamente ecco che in primo piano torna il vino.
Inoltre io dubitavo che il blog fosse uno strumento di interesse per loro in questa fase, datosi che ad agosto io avevo contato la miseria di 7 posts in 3 mesi. Troppo poco per qualcuno che crede nella comunicazione con questo strumento. In realta’ la mia tesi e’ loro hanno usato il blog per farsi conoscere in modo straordinariamente efficace, ma che raggiunto l’effetto non ne hanno avuto piu’ bisogno perche’ non sapevano cosa raccontare, visto che sostanzialmente il prodotto per loro veniva dopo tutto il resto fatto di gadgets, disegni, slogan (“il terroir e’ morto, viva il terroir!” Ma che cavolo vuol dire?).
Insomma, alla fine il blog puo’ essere anche utile, ma qualcosa da dire ce lo devi anche avere, qualche prodotto vero di cui parlare anche.
Egregio Ziliani
mi verrebbe da dire che “le nozze con i fichi secchi non si fanno..”. Il cibo come il vino non si vendono su Internet (vedi Esperya, San Lorenzo, Cibitalia etc).Internet , a mio avviso, è un rivoluzionario strumento di comunicazione ancora più meraviglioso perchè catalizzatore formidabile dlle ns. normali attività. Qualcuno ha pensato che con Internet tutti i ns. gesti quotidiani sparissero ed esistesse solo tutto il mondo davanti a un freddo schermo. Una cosa del genere sarebbe oltre che impossibile anche avvilente e non auspicabile. O no?
Pingback: Appunti Blog IT » Già in parabola discendente la meteora Stormhoek?
interessanti le osservazioni del produttore e wine blogger Gianpaolo. Sul rapporto tra aziende e blog, sull’utilità per le aziende, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, di dotarsi di un blog segnalo questa testimonianza di un collega americano di Gianpaolo, produttore e wine blogger:
http://tablascreek.typepad.com/tablas/2007/12/learning-how-to.html
Rifacendomi a quel che dice Gianpaolo, e’ la vendetta del duepuntozero: occorre essere puri di cuore, per cosi’ dire. Credere veramente alla visione dei mercati come “conversazioni”, e veramente DESIDERARE (non solo “ritenere che sia opportuno”) parteciparvi.
Chi cerca di usare il mezzo come dernier cri del marketing resta punito.
..a Cintolesi ma come cavolo parli!!
…come mangio, franco, come mangio: con molto piu’ interesse per gli ingredienti che per la cottura.
Pingback: Innovation thinking required. Firmato Stormhoek. « oh my marketing!
Morning Folks
I get the impression from the post and associated comments that there may be a perception that Stormhoek is nothing more than a clever Web 2.0 marketing strategy gone wrong. But the inverse is actually more close to the truth.
The great wine came first and the web – word-of-mouth thingy followed. It is the distributor that has failed and not the blog or the winery. The rights we stand to lose are in the UK only and as mentioned in the comments, there is alway the chance that the unscrupulous make buy out the rights and dump cheap “Stormhoek” wine into the existing outlets.
By the way all our bets were certainly not on Tesco in the UK, there are 3000 other outlets.
Shane