La sai l’ultima? L’ha raccontata ieri Prodi in Parlamento

Ma l’avete sentito ieri Romano Prodi a Montecitorio, intervenire rivendicando i tanti «successi» del suo governo, capace di “rimettere in piedi il Paese”?
L’avete ascoltato, in un monologo (leggi qui un bel commento) che fa diventare seri gli apologhi patafisici dell’Ubu roi di Jarry o i testi surreali delle commedie di Ionesco, proclamare, senza arrossire, che “il nostro è un lavoro che ha dato grandi frutti e ne darà ancora!” e che “questa è la sintesi dell’attività di governo che presento con orgoglio!” ?
Mette davvero tristezza vedere un uomo della sua età e della sua lunga esperienza ridursi a mentire così spudoratamente a se stesso prima che agli altri, confidando di restare a galla a dispetto del buon senso e del pudore mentre tutto crolla, contando sulla riserva indiana dei senatori a vita, altre persone che preferiremmo vedere non fare così magre figure, i quali rinnovano
la “fiducia nel Presidente”, convinti che “i valori prevarranno”, oppure che “Una vecchia regola dice che ogni governo è peggiore di quello precedente. Quindi, meglio tenersi quello che c’è”, oppure avverte: “Votare “no” porterebbe ad un quadro politico di imprevedibilità assoluta. Il governissimo non lo vedo e le elezioni sarebbero un disastro…”.
Hanno ragione, l’orizzonte è oscuro e preoccupante, mesi di campagna elettorale non faranno che incancrenire la situazione, ed il governo che potrebbe succedere a quello Prodi farà sicuramente (l’abbiamo già visto all’opera) altrettanta pena.
Non ci resta pertanto, disperando di fronte allo spettacolo indegno di un Paese che elegge ad eroe un Mastella mentre la Campania affonda nella munnezza e Bassolino e Pecoraro Scanio restano al loro posto, che intonare e cantare a squarciagola la splendida canzone di Franco Battiato, leggendone (qui) il testo, guardando questo – vedi – o quest’altro video – vedi, e ripetendo, con rabbia, con paura, con orrore e con timore per il futuro “Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni”…

0 pensieri su “La sai l’ultima? L’ha raccontata ieri Prodi in Parlamento

  1. Caro Franco,
    hai ragione: davanti al teatro del grottesco messo in scena da Mortadella e dai suoi sodali, il sentimento che prevale è la tristezza. Una cupa, disperata, plumbea tristezza. Non c’è dileggio, nè sberleffo, nè rimprovero o critica che possano risollevarci dal senso di squallore evocato dalle sabbie mobili (eufemismo) in cui sguazzano Prodi e il suo seguito.
    E poco vale dire, come fa qualcuno, che i suoi antagonisti sono peggiori di lui. Anche se fosse, il ritratto che del premier è emerso in questi giorni di passione resta degno dei più tetri aforismi di Cioran.
    Personalmente penso che il Prodi II sia stato il peggior governo che io ricordi. L’unico ad aver fatto della precarietà una stagione dell’anima, della contraddizione la pratica quotidiana, della doppia morale lo strumento prediletto, dell’inanità uno stato di fatto, dell’onanismo politico l’emblema. Un fallimento generale, comunque questa storia vada a finire nei mille rivoli delle istituzioni. Mai avevo visto una legge finanziaria classista come quella del 2007 e mai avevo constatato una visione della società tanto difforme dalla realtà come quella vagheggiata da questa variopinta e sgangherata coalizione, tenuta insieme più dalla necessità di difendere i propri interessi elettorali dal nemico comune che non da un progetto oggettivamente condiviso. Come si sarebbe potuto parlare di progetti condivisi, del resto e aldilà dei vuoti esercizi cartaceo-elettorali, in uno schieramento tanto variegato da tollerare in sè forze opposte?
    E mentre è già ripreso il cicaleccio sui governissimi, gli appoggi esterni, i giochi di prestigio della politica politicante, l’intreccio delle alleanze, gli inciuci del Veltrusconi e tutte queste altre miserie, l’Italia va alla deriva. No, non affonda come qualche allarmista vuol fare credere. Se affondasse, si potrebbe almeno sperare in una scialuppa o in un’isola deserta a cui approdare. No, invece: senza scialuppe nè terraferma in vista, si rimane in balia delle correnti, destinati a morire lentamente di fame o di sere e di consunzione. Come un Gordon Pym senza avventure, però, nè grandiosi, luminescenti gorghi finali.
    Forse non sarà tutta colpa di Mortadella. Ma di questa catastrofe lui incarna consapevolmente il simbolo e il modus agendi.
    E tanto mi basta.
    Vada, dunque. Ma soprattutto sparisca.
    Ciao,

    Stefano

  2. Evviva il revisionismo! Evviva la controinformazione!
    Che il governo Prodi che ci apprestiamo ad archiviare non abbia fatto
    quello che aveva proposto è opinione di tutti.
    Che questo sia anche colpa di una legge elettorale definita dal suo
    stesso promotore porcata anche.
    Che le tasse per gli operai, che sono la maggioranza degli elettori,
    siano pressochè immutate (ma un po’ più basse), è un dato di fatto.
    E’ un dato di fatto anche che la spinta al paese sia stata scarsa.

    Ma dato che a mio avviso la Politica è in mano all’informazione e
    l’informazione è in mano a Berlusconi & C., non mi meraviglio del
    dietro-front degli ex alleati del cavaliere e del solito revisionismo
    del periodo post-elettorale.

    Come nel caso del Vino, gli italiani berranno anche questa e voteranno
    Mastella II + Casini II + Cuffaro II e si sentiranno di aver cambiato
    l’Italia. Mastella così sarà riuscito a evitare la legge elettorale che
    lo avrebbe penalizzato e tornerà allegramente al governo.

    Giulio

  3. E la soluzione quale sarebbe? Poiché compito degli intellettuali non dovrebbe essere solo criticare bensì costruire. Quale soluzione se tutto è solamente decomposizione? Illuminateci Ziliani e Tesi, perché ce n’è bisogno.

  4. A parte le cose raccontate da Prodi ieri alla Camera dei Deputati, forse un ultimo colpo di reni prima di soccombere e dare le dimissioni, la cosa che mi dà più fastidio è che in Italia i governi cadono per problemi familiari, come nelle giustificazioni di quando si andava a scuola.
    Certo, che la famiglia in questione ha addirittura un partito, incentiva nomine e seggiole, passa da una parte all’altra con una facilità e delicatezza uniche, ma ci rendiamo conto di quanto siamo ridicoli o no in questo paese, mentre gli altri vanno avanti, noi siamo rimasti ai torroncini natalizi della signora Sandra?

  5. Caro Ziliani

    sarà una fase fatta ma la “classa politica” rispecchia esattamente l’andazzo del Paese. Un Pecoraio Scanio che di fronte a questa catastrofe ( per non parlare del nucleare, forse ancora più grave) non gli passa neanche il pensiero di dare le dimissioni, giustifica con il suo atteggiamento l’usciere assenteista, l’impiegato a vita, l’imprenditore con i soldi pubblici. Giustifica la scarsa mobilità di questo Paese, la mancanza di intrapendenza, la mancanza di orgoglio e di dignità.Questi finiranno quando sarà tutto finito cioè saremo arrivati all’osso. Non c’è altro antidoto !

  6. Caro Dottori,
    sorvolo sulle sue ironie e vengo al sodo. La risposta in parte gliela ha già data Franco, citando il caso Pecoraro Scanio (potremmo aggiungere anche Bassolino e la Jervolino): meno demagogia e più responsabilità, a catena. Se il capitano è un vile, non si può chiedere al soldato di fare il coraggioso. Se il papavero non paga, non si può sperare che lo faccia il pesce piccolo. Abbiamo a che fare con politici di ogni colore la cui carriera costellata di fallimenti e bocciature dura da decenni. All’estero per infinitamente meno c’è chi si è ritirato dalla politica attiva.
    Le sembra poco?
    E le sembra poco il fatto che una metà degli elettori non abbia di meglio da condividere che l’odio per Berlusconi, quasi fosse Satana o Belzebù? Non ci si rende conto che l’antiberlusconismo militante (lo dico da antiberlusconista!) è da macchietta? E che la difesa a oltranza di un sistema indifendibile di tutela aprioristica dei privilegi sindacal-corporativi è suicida (mi riferisco ad esempio all’intangibilità dei nullafacenti di professione che affollano il pubblico impiego, a un sistema pensionistico autolesionista, a un apparato burocratico periferico da poltronificio e potrei continuare)?
    Glisso sulle affermazioni da bar per le quali “Berlusconi” (sempre lui: ma è un’ossesione!) detiene tutti i mezzi d’informazione (già: Corriere, Repubblica, La Stampa, Rai, Unità, Manifesto…) e chiedo invece a lei: ma chi l’ha detto che gli intellettuali (categoria alla quale non mi ascrivo e non credo nemmeno Ziliani, ma lasciamo che sia lui a confermarlo) devono costruire anzichè criticare?
    Sono i politici che devono costruire e se non lo fanno vanno bastonati.
    Il fallimento del governo Prodi non è solo il fallimento di un governo, ma di un sistema basato sulla contrapposizione artificiosa tra due falsi schieramenti. Non a caso il antagonista aveva parimenti fallito nell’esperienza precedente (ma Prodi ce lo fa quasi rimpiangere: un vero miracolo!). Uno schermo deformante che impedisce la percezione della realtà com’è nelle strade, quelle vere. Finchè ci si accapiglia fra categorie finte, e in realtà strumentali alla sopravvivenza del sistema di potere dei partiti, non si andrà lontano.
    Sono necessarie nuove sintesi, trasversali rispetto al bipolarismo rigido e ideologico al quale siamo abituati. Nuove e inedite convergenze sono possibili, solo uscendo dall’ingessatura destra/sinistra. In molte piccole amministrazioni locali ci si è riusciti, il concetto non è lontano da quello della lista civica. Purchè non ne facciano parte i soliti politici di professione, è ovvio, altrimenti è solo un “brilliant disguise”, come dice Springsteen.
    Ma mi rendo conto che non si può chiedere a qualcuno di vedere oltre il muro di pregiudizio che gli si para davanti.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  7. Ecco invece alcune delle leggi approvate per il “popolo” dal precedente governo, tanto per rinfrescare la memoria a qualcuno che legge solo “Libero” o “Il Giornale”:
    la legge sulle rogatorie internazionali, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, quella sull’abolizione sulla tassa su successioni e donazioni, la Gasparri “arricchita” dalla appendice “salva Retequattro”, la Cirami, il lodo Schifani……tutte in favore del popolo. Ma per piacere!!!
    Angelo

  8. Caro Stefano,
    sicuramente sono un antiberlusconiano, ma non cieco.
    Non mi specchierei verso l’estero come se gli altri potessero
    essere nostri giudici; non dimentichiamoci che la più grande
    potenza del mondo ha già dimenticato i fallimenti e i casi di
    stupro nel quale fu coinvolto Bill e sostiene la moglie, che
    si regge su un mare di menzogne.

    Pensiamo a noi, non basterà la legge sul conflitto d’interessi,
    quella sulla separazione delle cariche, la nuova elettorale, quella
    sull’ineleggibilità dei condannati definitivamente, però a mio
    avviso sono un passo avanti per avere dei politici freschi e un
    po’ più autonomi, non dei bambocci di questa o quella corporazione.

    E forse preferirei dei politici di professione (e vale anche
    per gli arbitri), che rispondano cioè delle proprie azioni e
    vengano declassati al non raggiungimento dei dovuti obiettivi.

    Giulio

  9. La mia non era ironia, Tesi. Il fatto è che nel momento in cui si dichiara, in modo assolutamente legittimo, che questo governo è stato il peggiore della Repubblica, dimenticando che in questo paese abbiamo avuto governi balneari, di transizione, di unità nazionale, Rumor, ad personam e chi più ne ha più ne metta, si esprime un giudizio così categorico e netto da risultare “di parte” e non neutrale, come si vuole far passare.
    Non voglio più entrare nel merito delle Sue ardite teorie sul superamento dei concetti di destra e sinistra (ne abbiamo già discusso, credo); semplicemente noto che un generico riferimento a “liste civiche” mi pare un pò poco come soluzione a quello sfacelo per il quale Lei ha scomodato addirittura Cioran. Innanzitutto perché tali liste, se hanno un senso a livello locale, credo siano impossibili da ricreare a livello nazionale, a meno che non vi sia una personalità forte a dirigere l’operazione, cedendo al populismo; in secondo luogo perché molto spesso proprio nella crisi dei partiti e nella fantasiosa creazione di liste, partitelli, circoli e reti varie si sono infiltrati e riciclati personaggi ben poco limpidi; in terzo luogo perché tutto il suo ragionamento presuppone un mondo in cui la politica sarebbe becera e malata mentre la famosa società civile sarebbe “sana” e “progressiva”. Mentre il problema italiano è che abbiamo esattamente i politici che ci meritiamo. Abbiamo una democrazia rappresentativa che funziona benissimo, non male: i politici sono lo specchio di noi cittadini.
    Per questo, Tesi, le sue parole sono di una ingenuità spaventosa. Per questo ho detto ciò che ho detto: che non si può più in questo paese continuare solo a criticare in modo qualunquista ciò che accade. Se la situazione è quella che Lei e Ziliani descrivete, allora non si può più chiamarsi fuori, ma si dovrebbe rimboccarsi le maniche e provare a divenire “cittadini attivi”. Certo, è un pò più difficile che sparare sentenze e giudizi dietro lo schermo di un computer. Quanto al ruolo degli intellettuali, credo sia inutile insistere perché fiuto che avremmo posizioni inconciliabili, ma mi permetto di chiederLe: chi, se non gli intellettuali, chi dovrebbe “costruire”, nel senso di porre fondamenta, di indicare le vie, di illuminare il cammino, di proporre soluzioni? La critica fine a se stessa è arma spuntata, inutile, ingenua.
    Infine, la prego, non usi il termine “bastonare” quando parla di politica, suona un pò troppo retrò. Saluti.

    PS Come vede, a differenza sua, non ho mai usato il suffisso “berlusc”.

  10. Corradi

    qui non si tratta di intellettuali,in una emergenze si usa la sega non il bisturi.Dobbiamo tutti essere attivi? Provi Lei a togliere l’auto blu all’assessore provinciale di Sondrio o di Isernia o d….!Provi Lei a togliere i 700 euro mensili al consigliere di circoscrizione eletto con 70 voti (a Foligno città di 40 mila abitanti avevano fatto 60 circoscrizioni). Credo che il più ingenuo di tutti noi capisca che per raddrizzare la barca ci vuole un azione traumatica.Ma chi la fa?

  11. Caro Dottori,
    un black out informatico ha cancellato il post di risposta che le stavo scrivendo. Perdoni quindi la replica molto sintetica, ma non ho il tempo per riscrivere tutto da capo con la compiutezza che vorrei.
    Sono le sue osservazioni a proposito delle liste civiche a sembrarmi ingenue: il mio era solo l’esempio per raffigurare un movimento dal basso e indipendente dalla politica organizzata. E’ ovvio che se lei, al posto delle “liste”, o come vuole chiamarle, mi cita le loro degenerazioni patologiche, non ci capiremo mai. Ho però la sensazione che a lei sfugga al ricchezza di istanze che la società civile, o meglio il paese reale, ha rispetto alle risposte e agli stumenti della politica corrente. Si tratta di istanze che non hanno il colore ideologico che forzatamente si vuole attribuire all’una o all’altra e che i due schieramenti utilitiaristicamente si contendono. Queste sono le nuove sintesi a cui alludo e che hanno copiose teorizzazioni: solo che queste non trovano spazio, perchè su di esse incombe la censura inesorabile e bipartisan del sistema, il quale non ha alcun interesse alla loro diffusione perchè rappresentano appunto l’alternativa. Alcuni esempi? La sobrietà come stile di vita, il realismo come parametro di giudizio, la coerenza e, quando serve, l’intransigenza, la certezza del diritto, della pena e di tutte le cose materiali, la cessazione dell’invocazione di vuoti diritti senza il contrappeso di solidi doveri, una solidarietà che non sia pelosa o strumentale ma prima di tutto culturale, il ristabilimento delle differenze naturali tra le cose (a cominciare dall’intelligenza, il talento, l’onestà). La presa di coscienza dell’ambiente come bene comune, nè foglia di fico di un eccesso di benessere, nè arcadica utopia, ma come concreto valore condiviso. Le sembrano ingenue baggianate? Io noi credo. Sono le cose su cui la gente, libera dal paraocchi dei partiti presi, si scopre d’accordo e disponibile.
    Ciò è frutto di una critica qualunquista? Di un “bastiancontrarismo” di facciata? Non meno, credo, del suo retorico richiamo a “rimboccarsi le maniche” e a diventare “cittadini attivi”.
    Chi è lei, scusi, per affermare che il sottoscritto (esattamente come fa lei) è uno che trancia giudizi nascosto dietro lo schermo di un computer? Lei in questa sede fa qualcosa di diverso? Non mi sembra.
    E poi, mi perdoni, si sta sbagliando: io non mi professo affatto neutrale, nè equidistante. Non lo sono perchè esprimo un’opinione e, così facendo, scelgo comunque una parte da cui stare. Secondo, lei concepisce, e così facendo incontra la mia critica più radicale, che le parti siano due e che pertanto sia “neutrale” chi non sta con l’una o con l’altra. In realtà io mi sento terzo, o quarto, o quinto rispetto a loro, non neutrale.
    Resto dell’opinione che gli intellettuali debbano pensare, proporre, criticare, teorizzare e che i politici debbano governare e amministrare.
    Quando ai giudizi su Prodi, il suo governo ha lo spessore di un governo balneare e la proposopopea di un governo di regime. I risultati si sono visti, quindi è peggiore dell’uno e (soprattutto nella pertinacia di voler restare attaccato come un lichene alla poltrona nonostante ventiquattro mesi di grotteschi litigi). Francamente mi sorprendo che qualcuono lo difenda, a prescindere da come la pensa.
    Il verbo “bastonare” infine, non le piace. Vabbene, non lo userò più. In sua vece dirò “gambizzare” o “neutralizzare”. Ciò la tranquillizza?
    Saluti comunque cordiali,

    Stefano Tesi

  12. Breve per Giulio. Sono d’accordo che all’estero non siano molto migliori di noi, tranne che su un punto: lì le carriere politiche durano poco. Dopo un fallimento, una sconfessione elettorale, uno scandalo ci si ritira dalla vita politica o almeno si torna dietro le quinte. Noi invece abbiamo da quindici anni due tromboni settantenni e le loro corti che si spacciano l’uno come alternativo all’altro. E dietro di loro, come gufi pronti a prenderne il posto, stanno coloro che da quindici anni sono i loro vice.
    Ti sembra una differenza da poco?
    Quanto all’esempio americano, è proprio da lì che viene il male, cioè il modello di una politica tanto manichea quanto ondivaga, manovrata dai gruppi di interesse e dalle lobby. Che vuoi aspettarti?

  13. Finalmente una buona notizia! Il Governo non cadrà!Responsabilità istituzionale? Consapevolezza del momento critico? No! Ci sono circa 400 parlamentari tra deputati e senatori che tra 8 mesi maturano la pensione ( dopo 2 anni e mezzo di legislatura).Per cui chi se ne frega di Mastella, la cosa è seria, la maggioranza si troverà per fare stare in piedi il Governo.

  14. “Chi è lei, scusi, per affermare che il sottoscritto (esattamente come fa lei) è uno che trancia giudizi nascosto dietro lo schermo di un computer?”.
    Mi scuso se l’ho offesa, Tesi, ma evidentemente si sente colto sul vivo. Per quanto mi riguarda mi sento libero di parlare di liste civiche, cittadinanza attiva, destra e sinistra, politica e intellettuali semplicemente perché faccio politica da vent’anni, peraltro senza mai aver avuto alcuna tessera di partito, bensì nei movimenti e in quella società civile di cui Lei coglie “la ricchezza delle istanze”, salvo poi, mi par di ricordare, schierarsi coi carabinieri “bastonatori” di Bolzaneto.
    Ora, qui credo si debbano evitare le polemiche sterili e le inutili pseudo-storiografie da salotto, e cercare di ragionare per il futuro, se c’è, di questo paese. E dunque Le ho detto, come direi a tutti i sempre più numerosi critici-disfattisti-qualunquisti-tanto-sono-tutti-uguali, che sarebbe ora di impegnarsi in politica se si vogliono davvero cambiare le cose, poiché la casta, semplicemente, non si autoriforma. Sarebbe una contraddizione. Ma impegnarsi implica, che Lei lo voglia o no, schierarsi. Dunque, vista la Sua radicale critica nei confronti di questo governo, si schieri a destra in modo legittimo e trasparente e provi (Lei e tutti coloro che la pensano come Lei) a costruire una destra moderna in Italia. Magari a partire da quelle ottime considerazioni su sobrietà, coerenza ed etica che, però, mi permetta di sottolinearlo, sono categorie pre-politiche che non prefigurano in alcun modo un campo “terzo” rispetto a destra e sinistra, ma semplicemente una buona o cattiva educazione civica. Dopodiché, e cioé dopo riunioni, discussioni, sacrifici, dibattiti, cause vinte e cause perse, compromessi e rotture, manifestazioni, mal-di-pancia partitocratici, lotta-a-clientele, mozioni e monnezza varia, potrà affermare che il mio richiamo a “rimboccarsi le maniche” e a diventare “cittadini attivi” è retorico. Il problema è che parte di quel “paese reale” cui Lei fa affidamento non aspetta altro che questo governo cada per ricominciare a evadere le tasse, così come buona parte della politica politicante, di destra e di sinistra, non aspetta altro che cada per poter mettere le mani su un avanzo primario di bilancio che “il peggior governo della storia” ha miracolosamente fatto apparire dopo anni di finanza creativa. Mi fermo qui perché non voglio essere io a difendere un governo che non mi rappresenta e che mi ha molto deluso.
    Concludo, ricordandoLe, in modo bipartisan, due intellettuali che hanno “costruito” nel senso da me inteso: Antonio Gramsci e Giovanni Gentile. Visto che sento già salire le sue pulsioni anti-ideologiche, citerò anche Luigi Einaudi, se preferisce. Intellettuali che non si sono limitati a blaterare ma che si sono caricati del peso di fare politica attiva.
    Quanto al “gambizzare” rispedisco al mittente queste basse insinuazioni pensandoLa un pò più raffinato. Saluti.

  15. non incavolatevi Stefano e Corrado, che ci sarà da incazzarsi stasera, e di brutto, se si consumerà l’ennesima farsa e un qualcosa che é morto da tempo e dovrebbe togliersi di torno perché la sua putrefazione é chiara a tutti, verrà invece tenuto in “vita” con una forma, oscena, di accanimento terapeutico…

  16. Ziliani

    lei è un inguaribile ottimista.Le riporto le testuali parole di Andreotti rilasciate oggi al Corriere della Sera “Dall’aria che si respira non vedo temporali per Prodi”
    Il saggio Giulio ha capito tutto!

  17. non sono ottimista, ho solo già capito come andrà a finire e la cosa, lo confesso, mi fa prudere molto le mani. Se il popolo italiano fosse un popolo serio li avrebbe già cacciati tutti, a calci nel sedere, “sinistra” e “destra” e brandelli dell’immortale centro democristiano, dal Parlamento. Bossi parla di “rivoluzione”? Ma quale rivoluzione! Abbiamo (quasi) tutti da mangiare a pranzo e cena e molti stanno già preparando, anche facendo debiti, il ponte pasquale e le vacanze estive. Italia, paese da operetta, repubblica delle banane e dei tarallucci e vino…

  18. Caro Dottori,
    lei non mi ha affatto offeso. Nè punto sul vivo. Si è limitato a rimproverare a me ciò che fa anche lei. Il che, mi concederà, è un po’ contraddittorio.
    Anche se, devo riconoscerlo, dopo la sua “ammissione” (prenda l’espressione in modo benevolo) di “fare politica” da vent’anni, tutto mi è un po’ più chiaro. Solo un po’, tuttavia, perchè in realtà come si possa fare politica senza appartenere a un partito, nell’Italia di oggi, mi sfugge. I movimenti non fanno politica, fanno movimento. E in tal senso potrei allora definirmi un attivista politico anch’io.
    E’ poi curioso – lungi da me rinfocolare sopite polemiche sull’argomento, ma è lei che menziona il caso – che mi accusi di difendere i carabinieri “bastonatori” di Bolzaneto. Primo perchè non li ho mai difesi, secondo perchè casomai ho difeso, e purtoppo non mi sembra di averlo visto fare a lei, i militari “estintorati” in piazza Alimonda da quel galantuomo inoffensivo dell’eroico Giuliani, il quale era lì per caso e notoriamente portava il passamontagna perchè aveva freddo, anche se era giugno.
    Dove stiano le sue simpatie, dunque, mi sembra chiaro. E non gliene faccio una colpa. Mi meraviglio soltanto che le neghi o tenti di dissimularle.
    Così come mi rendo conto che neppure lei riesce a svincolarsi dal maledetto riflesso condizionato in base al quale uno, se non è “di sinistra” (espressione già di per sè vuota, se non in chiave partitico-utilitaristica) dev’essere “di destra”.
    E invece mi dispiace deluderla. Io non lo sono. Non lo sono nè se la destra è Fini, Berlusconi, Bossi e Casini, nè se è altro. Rivendico il mio diritto di collocarmi in una terza posizione che è alternativa alle altre due, ma tutt’altro che agnostica. Capisco che ciò incrini le certezze di chi è abituato a dividere il mondo in due e quindi a etichettare ogni cosa di un colore o di un altro, ma è così.
    Così come non mi convince il suo tentativo di equilibrismo nel menzionare, fin troppo cencellianamente, una silloge di intellettuali tripartisan (destra, centro e sinistra). Secondo lei, allora, dove si collocano figure come Marco Tarchi o Serge Latouche? O meglio: è così indispensabile che si “collochino”?
    Per concludere, la cosa che più mi sconcerta, e lo dico senza polemica, è il giudizio non radicalmente negativo che lei dà di questo governo inane. E i motivi che porta a sostegno della sua posizione. Francamente, innanzitutto, non vedo che c’entri la finanza creativa praticata in passato dagli altri: il fatto che sbagliassero non significa affatti che questi automaticamente facciano bene. O no?Quanto alle mani sull’avanzo primario (oltre che nelle nostre tasche) messe da questo governo, è incredibile che lei non si renda conto del disastro sociale a orologeria che la scellerata operazione fiscale, basata sulla falsa percezione della realtà tipica del pregiudizo ideologico e di classe, ha comportato. Dando per acquisita una nozione di libera professione e di terziario che appartiene alla preistoria, Prodi ha ammazzato economicamente milioni di professionisti e commercianti, togliendo loro non tanto l’odiato “guadagno” o profitto, che già non c’era, ma la soglia minima che consentiva alle categorie di operare accollandosi i rischi legati all’esercizio dell’attività. Una generazione di trenta-quarantenni, spesso elettori del centrosinistra, si trovano a un passo dal chiudere bottega perchè il loro lavoro non gli consente di campare, in virtù di tasse esose e sproporzionate, fondate sulla presunzione di un’irreale ricchezza, su parametri assurdi, su automatismi economicidi. Se lei fa davvero politica attiva, provi a farsi un giro tra la gente e avrà conferma di quanto vado dicendo. C’è un impoverimento generale, generalizzato. E non è un caso che i più critici siano proprio gli elettori del centrosinistra.
    Di contro, il governo non ha saputo, voluto, potuto, ostaggio oggi di quello e domani di quell’altro, incidere nel bubbone purulento delle pensioni, dei privilegi, della burocrazia moltiplicatrice di poltrone, della nullafacenza sindacalmente e contrattualmente ipergarantita. Lei che si scaglia contro gli evasori “a priori” (e quindi non solo contro gli evasori reali, ma pure contro quelli presunti, coloro cioè che non evadono un soldo anche perchè non hanno nulla da evadere), perchè non spende una parola contro gli evasori del lavoro, vero cancro dell’Italia, ad esempio quelli che nel pubblico impiego si beccano fior di stipendi senza muovere un dito, simulando malattie, aggrappandosi ai mansionari, facendo giochi di prestigio con gli straordinari, inamobivibili, insanzionabili, professionisti del doppio o terzo lavoro (questo, sì, davvero al nero e quindi evasore al 100%). Perchè non s’indigna contro questi mantenuti di stato che lucrano sul lavoro degli altri, prima di difendere quello che, confermo, è a mio parere il peggior governo della storia repubblicana. Quanto danno viene al paese dal mantenere milioni di esosi pesi morti?
    Io non so se avercela con costoro sia di destra o di sinistra. So invece che non accorgersi della loro esistenza e della zavorra sempre più insostenibile che essi rappresentano non è ammissibile in chi, come lei, dice di fare “politica attiva”. Perchè non accorgersene vuol dire o essere insipienti o essere collusi.
    Quanto infine al “gambizzare”, è lei che si è permesso di fare non proprio finissima ironia sul mio “bastonare”, poco politicamente corretto. Non vedo quindi di che si meravigli.
    Saluti e in bocca al lupo,

    Stefano Tesi

    Per Franco: tranquillo, qui nessuno si incazza. Lo scambio come vedi resta su toni civili ancorchè dissenzienti. Le cose basta volerle. Ed evitare, pur nelle proprie convinzioni, di dire le enormità che ho letto altrove.

  19. Caro Tesi, se quello che Lei chiama terza posizione è ciò che penso, avendo qualche conoscenza politica, allora non incrina proprio nessuna certezza. Conferma semplicemente la linearità di certi suoi ragionamenti e l’impossibilità di un dialogo costruttivo fra di noi. Se, invece, il riferimento a “Terza posizione” è frutto solo di una coincidenza, Le consiglio vivamente di stare più attento alle parole ed alle definizioni.
    Quanto alla Sua lettura della situazione economica italiana, mi creda, meglio che continui a occuparsi di eno-gastronomia. Possibile che a fronte di un vero, reale, insostenibile impoverimento di una certa parte della società italiana Lei non veda lo schifoso circolare di nuovi ricchi in SUV, l’oscena ostentazione di una ricchezza improduttiva, la nascita e lo sviluppo di una nuova classe di nullafacenti redditieri? Saluti.

    PS Per Stefano Tesi: Serge Latouche è certamente pensatore di sinistra, sebbene eretico ed innovatore. Questo non per voler a tutti costi “collocarlo” ma per rispetto delle Sue ricerche in campo economico.

    PS Per i due Franco: come avete visto stasera a volte la politica è cosa meno arzigogolata di quello che certe dietrologie andreottiane vorrebbero far credere, e una certa, minimale, fiducia nelle Istituzioni e nella nostra Costituzione non dovrebbe guastare.

  20. @ Dottori: trovo assolutamente scorretto alludere che quando Tesi parla di una “terza posizione” si riferisca a Terza Posizione… anche un bambino capisce che Tesi non intendeva fare un riferimento del genere!

  21. Caro Dottori,
    mi rassegno alla sua non simpatica malizia e alla sua immarcescibile fiducia nel Sol dell’Avvenir. Mi rallegro di fronte al suo giubilo per aver apoditticamente ascritto Serge Latouche (forse credendo di farmi un dispetto, chissà), alla sinistra (contento lei). Non menziona invece Tarchi: non ho capito se perchè non l’ha mai letto, o se perchè è uno definito “di destra” ma che colloquia e si intende molto con parte della cosiddetta sinistra (cosa che sconcerta e disorienta chi come lei è abituato a ragionare in prospettiva bidimensionale), o se infine perchè, viste le origini, non lo reputa degno di essere oggetto del suo alto pensiero politico.
    Soprattutto però mi consolo all’idea che, per fortuna, le sue idee intrise di pregiudizio ideologico non sembrano destinate al successo. L’espressione “schifosi nuovi ricchi” appartiene più al mio che non allo suo raffinato stile di pensatore, reso evidente dall’originale e acuta notazione sul numero dei Suv in circolazione eletti a indice dello stato di salute della nazione.
    Onestamente sono senza parole. Io non so di che si occupi lei nella vita, a parte il “fare politica attiva”, ma da quello che scrive non credo si occupi di economia. Se se ne occupa, peggio. Sono io quindi che le suggerisco di occuparsi di cose che conosce meglio. Per esempio delle benemerenze di chi aggredisce i carabinieri, e chiunque altro, con gli estintori.
    Concludo chiedendole lumi sulla “nuova classe dei nullafacenti redditieri”. Mica saranno proprio l’evoluzione patologica di quelli che lei tanto ostinatamente difende e vagheggia? Forse varrebbe la pena che si guardasse intorno con più attenzione.
    Ricambio i saluti.

    Stefano Tesi

  22. Beh, insomma, Ziliani: io mi sono preso del colluso, insipiente e dissimulatore. Non c’è problema. Ma ho detto, e ribadisco, che chi usa le parole molto bene come Tesi dovrebbe stare attento a usarLe. Anche perché molte delle sue tesi, scusate il gioco di parole, portano navigano nella direzione di un certo tipo di “mondo” culturale, filosofico e politico.

  23. Di grazia, a quale “certo tipo” di mondo porterebbero le mie parole? No, perchè così mi costringe a chiedere, retoricamente, a quale “certo tipo” di mondo portano le sue. Mi sembra poi che lei sia singolarmente permaloso. Che dovrei dire io dei suoi copiosi sottintesi (sottintesi per dire) sul bastonare, le terze posizioni, eccetera?
    Ripeto: ho rispetto per la sua opinione, ma ne avrei di più se ammettesse apertamente, com’è giusto fare e senza precari equilibrismi, che il suo è un mondo di sinistra, diciamo pure si sinistra radicale, antagonista, disobbediente, insomma lo chiami come vuole. E, in quanto tale, non sa farsi una ragionr di come qualcuno, non pensandola come lei, non possa pensarla nemmeno come il suo nemico.
    Invece per me la chiave è tutta qui.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  24. Guardi Tesi, oggi sono davvero troppo felice e leggero per insistere in queste polemiche sterili, di cui peraltro mi assumo pienamente una grande parte di responsabilità. Alla fine Lei mi sta pure simpatico, quindi vado a godermi una buona buona bottiglia di vino.
    Solo una paio di postille mi sento di fare: di economia mi sono occupato molto in passato, sebbene forse senza capirne granché come Lei suggerisce con gran classe; e in secondo luogo non ho proprio mai sognato alcun “sole dell’avvenire”, non fosse altro che per ragioni anagrafiche. Buona serata. E buoni festeggiamenti.

  25. Tesi, al di la’ della condivisione di alcune, anzi molte, delle critiche che lei muove, vorrei dirle che a leggere questo scambio di commenti le sue parole mostrano altrettanta propensione all’incasellamento dell’interlocutore quanta lei ne denuncia in Dottori. Mi pare anzi che il suo pensiero sia non meno pieno di luoghi comuni, di immagini stereotipate riguardo a chi la pensa diversamente da lei, e di troppo facili attribuzioni di quanto lei lamenta in chi le controbatte.

    Mi interessa l’argomento del “disastro sociale ad orologeria” di qualche commento piu’ sopra, anche perche’ condivido in pieno le sue critiche. Solo che mi fa venire il dubbio di avere (io) una pessima memoria: a me pareva di ricordarmi che i famigerati studi di settore fossero stati introdotti dal governo Berlusconi. Si vede che mi sbagliavo.

  26. Caro Cintolesi,
    gli studi di settore esistevano prima che arrivasse il Berlusconi bis, anche se si chiamavano in un altro modo. Fu Giulio Tremonti a perfezionarli in modo torquemadesco, facendoli diventare veri e propri strumenti di persecuzione se non usati in modo appropriato. Su presunzioni spesso fantasiose, perchè basati su tipologie fisse troppo generiche per essere indici attendibili dei redditi, stanno portando esattamente al risultato opposto di quello desiderato: ad esempio nel mio caso, e di tutti i giornalisti free lance, presuppongono, senza possibilità di prova contraria, un fatturato mediamente doppio di quello che mediamente la categoria riesce a produrre. Ne consegue una tassazione oppressiva che nel 50% dei casi conduce alla chiusura della partita iva e all’uscita del professionista dal mercato. Sancendo la “morte” professionale del contribuente, lo si “uccide” così anche come produttore di gettito fiscale, quindi in pochi anni si incassano meno tasse e si producono disoccupati.
    Ciò premesso, il signor Visco – basandosi non su un’errata presunzione aritmetica come Tremonti, ma anche su una certezza ideologica (smentita ogni giorno dai fatti, ma si sa che contro il pregiudizio non c’è dimostrazione che tenga) – ha talmente perfezionato il meccanismo da rendere tout court economicamente non conveniente l’attività giornalistica libero professionale. E le cose non sono molto diverse per tantissime altre categorie di professionisti (avvocati, geometri, etc.) i quali, se le cose continuano così, presto smetteranno.
    Idem dicasi per le piccole imprese, soffocate dalle tasse e dagli adempimenti, tartassate da gabelle assurde e “costrette” a pagare tasse anche in mancanza di utili, in base al presupposto che gli utili ci siano comunque e, se non compaiono, è perchè sono stati fatti in nero. Nella stragrande maggioranza dei casi, non è vero. Ma intanto per piccole imprese chiudono e anch’esse cessano di essere fonte per l’erario. Bel risultato, signor Visco. Il tutto camuffato con la balla dell’aumento del gettito fiscale: certo, mi spremi, il gettito cresce, io dopo un paio di anni non ce la faccio più e chiudo. Tu hai fatto bella figura spacciandoti per quello che ha aumentato il gettito, in realtà hai ammazzato l’economia di domani.
    Questo il senso del disastro sociale a orologeria di cui parlavo.
    Quanto al presunto incasellamento ideologico delle mie argomentazioni, ovviamente respingo l’accusa. Spesso, anche se non in questa sede, sono stato attaccato da gente di “destra” in quanto accusato, per le cose che dico, di essere di sinistra. Sono talvolta costretto a rispondere con argomenti “opposti” perchè chi si rivolge a me lo fa solo usando luoghi comuni e quindi mi porta a contestare quelli. In verità, però, le confesso (anche con una pun ta di delusione) di non aver memoria di qualcuno che abbia risposto a me confutando il nucleo delle mie tesi, ma dando per scontato che io abbia una posizione che non ho. E questo è il problema di chi divide il mondo in bianco e nero. Io invece sono per la policromia. Il che non toglie che, se non mi garba il bianco o il nero, lo dica apertamente.
    Comunque il dibattito è aperto! Aspettiamo che se ne apra uno serio su Berlusconi e si vedrà come la penso.
    Saluti,

    Stefano Tesi

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