Ma il Prosecco è davvero “un’alternativa” allo Champagne?

Voglio proporvi un giochino divertente. Provate a leggervi questi due testi che vi segnalo, il primo (leggete qui, in inglese) un articolo pubblicato lo scorso dicembre dall’autorevole (per questo settimanale si dice sempre così in Italia, qualsiasi cosa scriva) magazine britannico The Economist. Il secondo una cronaca (leggete qui), ispirata anche dall’articolo dell’Economist pubblicato su un qualcosa, che ha più l’aria del sito o dell’agenzia di stampa che di un vero e proprio blog, anche se consente di postare commenti, che si presenta come Vino blogosfere.
Voglio farvi notare subito, prestando di porre attenzione, ai due titoli, che sono
Italy’s cheaper alternative to champagne is growing in popularity, ovvero Cresce la popolarità dell’alternativa italiana economica allo Champagne, nel caso dell’Economist, e invece Per The Economist il prosecco è la vera alternativa allo champagne secondo Blogosfere vino. Il che non mi sembra proprio l’esatta traduzione, visto che cheaper (ovvero la più economica,ma anche la più scadente) diventa “la vera” secondo gli italiani.
Ora passate alla lettura degli articoli e verificate se nel testo inglese il pur rispettabilissimo Prosecco, nome con il quale designiamo sotto uno stesso cappello sia le sue espressioni più nobili e rispettabili come il Prosecco Doc di Conegliano Valdobbiadene nelle sue diverse tipologie (degustati a Londra il 13 dicembre ben 24 Prosecco Doc, la più ampia degustazione di Prosecco della mia vita… ), sia i Prosecco generici, tra cui quelli proposti in lattina e reclamizzati, con dubbio gusto, da Paris Hilton, venga mai proposto come una seria e reale alternativa allo Champagne.
Si scrive che “le vendite del migliore Prosecco Doc sono raddoppiate negli ultimi 15 anni sino a raggiungere 50 milioni di bottiglie”, si ricorda, parole del direttore del Consorzio, che “i due vini non sono in competizione sul mercato italiano”, che “lo Champagne è per le speciali occasioni, mentre non c’è bisogno di alcun speciale motivo per stappare una bottiglia di Prosecco”, e che i due vini competono sui mercati esteri, dove un terzo della produzione di Prosecco è esportato, soprattutto in Germania dove è popolare da tempo.
Si ricorda che le esportazioni verso il Regno Unito sono quintuplicate dal 2000 in poi, sino a raggiungere nel 2006 la quota di 1,1 milioni di bottiglie, e altrettanto negli Usa dove sono passate da 555 mila 1,4 milioni di pezzi nello stesso periodo, con una velocità di crescita superiore a quella dello Champagne.
Ma lo Champagne nel Regno Unito, dati 2006 (leggi), vendeva quasi 37 milioni di bottiglie e 23 negli Stati Uniti, contro le quote sicuramente in crescita, ma modestissime, del Prosecco.
Bene, ma allora come fanno i creativi di Blogosfere vino, che nel loro articolo non menzionano mai, chissà perché, i numeri dello Champagne, citando i quali la loro tirata filo Prosecco sarebbe apparsa comica, a titolare, nonché scrivere nell’articolo che “
il prosecco è diventato l’alternativa dello champagne”?
Va bene raccontarci, dettagliatamente, i successi dello spumante italiano (nome generico che mette in uno stesso contenitore metodo classico, charmat, spumanti aromatici, ecc.), soprattutto fuori casa, dove cresce in maniera interessante, ma perché attribuire quello che l’Economist non si è mai sognato di pensare e di scrivere, ovvero che “Per The Economist il prosecco è la vera alternativa allo champagne”?
E dove sta scritto nell’articolo dell’autorevole settimanale economico-politico britannico che “per The Economist, che gli ha dedicato un articolo, il prosecco italiano all’estero, dove viene spedita un terzo della produzione, fa concorrenza allo Champagne con le vendite che complessivamente sono raddoppiate negli ultimi 15 anni saturando il mercato tedesco”?
Come diavolo si fa a fare “concorrenza” nel Regno Unito con un rapporto schiacchiante che è di poco più di un milione di bottiglie di Prosecco contro 37 di Champagne?
Suvvia Blogosfera vino, non raccontiamo barzellette!

0 pensieri su “Ma il Prosecco è davvero “un’alternativa” allo Champagne?

  1. ma Signor Ziliani non é che scrivendo così Blogosfera vino voleva ingraziarsi il Consorzio del Prosecco? C’é da aspettarsi forse che prossimamente scrivano che la Franciacorta, con sette milioni di bottiglie, si avvia a “spezzare le reni” ai 350 milioni di pezzi dello Champagne?…

  2. capito spesso in germania e le fantomatiche milioni di bottiglie di prosecco sono in vendita alla stregua dei sekt tedeschi (brrr…) e soprattutto sono molto utilizzate per fare una specie di bibitona con la fragole in ammollo dentro servite con un bel mestolo da zuppa in flute da champagne…
    forse il collegamento è questo!
    germania a parte, parlare di prosecco in alternativa allo champagne è veramente dannoso soprattutto per il prosecco stesso!

  3. Da parte mia posso dire che da queste parti l’impennata delle vendite di Champagne, e dovuta ai video che i cantanti neri di musica rap fanno vedere. In questi video si vede che loro si godono la vita con macchine di lusso, Champagne, donne etcc. E la realtà e che il fine settimana lo scaffale del Champagne Cristal e altri sono svuotati.
    Poi come seconda ,terza, o quarta scelta puntano sul Prosecco da battaglia (forse per farsi il bagno).
    Angelo

  4. L’articolo italiano é falsato perché non sanno tradurre l’inglese, punto.
    Il consumo del prosecco resterà sempre alto in quanto non viene bevuto solo in purezza, ma viene usato come base per molti cocktails, come il Bellini p.e., ed in tutto il Veneto per lo “sprizzato” che tutti e ribadiscono tutti, bevono quotidianamente.
    Ciò comporta l’uso di milioni di litri.
    Il prosecco ha un buon vantaggio rispetto allo spumante/champagne perché é più economico ed in certi casi assume notevoli caratteri propri, vedi i casi del Cartizze o del Durello e qui sta la valida alternativa. Si capisce che non tutti i giovani possono spendere 10 euro per una coppa di champagne quando si passa la serata a bere. Ora poi che é di moda bere leggero, anche cocktails storici come il Rob Roy, il Negroni o lo Stinger sono in ribasso. Tanto é vero che in tutta Italia si beve il Mojito, spesso anche molto allungato. Ricordo che già 15 anni fa, nella provincia di Agrigento, i giovani passavano le serate estive accompagnandole con l'”altogrado” (vino bianco di alta gradazione mixato con succhi di frutta di gusti vari), anticipando la moda del bere “light”.
    Inoltre una buona tenuta dei consumi é dovuta anche al fatto che sempre di più sono le donne a bere, sostituendo una buona fetta di maschi nei loro usi e nei consumi storici. Quindi ci dobbiamo aspettare, secondo me, un sempre più diffuso consumo di alcolici leggeri. Ben vengano le campagne pubblicitarie di Asti spumante, Prosecco, Durello, Franciacorta e quant’altro, tutti prodotti validi, che propongono una “easy way” del bere, frizzante, senza preoccupare il consumatore di scegliere l’etichetta di uno champagne che spesso non conosce nemmeno.
    Sta a noi trasformare questi consumatori (vogliamo dire modaioli?)in consumatori consapevoli, curiosi di assaggiare fra qualche anno Barbareschi e quant’altro.

  5. Francamente mi sembra una via di mezzo tra una provocazione a fini pubblicitari e una boutade. Il messaggio va in due direzioni: quella di coloro che un minimo conoscono ciò di cui si parla, che la accoglieranno con un sorriso o con un po’ di fastidio; e il popolo bue che la prenderà per oro colato, come crede che le uova di lompo valgano il caviale o che la Punto turbo a cerchioni ribassati dia la stessa ebbrezza di guida dell’Aston Martin. Esiste poi una terza categoria di persone, che alla panzana non crede ma che, non potendosi permettere di bere correntemente champagne e/o fregandosene della differenza, brinda a prosecco perchè costa meno e fa finta di nulla.
    Ciò a prescindere, come giustamente sottolineavi, della qualità che connota certi prosecchi da altri ma per i quali, onestamente, il paragone con lo champagne è così improponibile da suonare, appunto, più che altro come una provocazione.
    Della serie: bere prosecco va benissimo, è un vino dignitosissimo e a volte anche eccellente, purchè e finchè non lo si prenda come alternativo allo champagne.
    Ma queste cose penso siano così chiare ai frequentatori di questo blog che ogni ulteriore precisazione è inutile.
    Saluti,

    Stefano

  6. Io penso che quanto scrive blogosfere sia volutamente un’ interpretazione deviata dell’articolo dell’Economist che invece non mi sembra poi così provocatorio come può apparire. Se si parla di fenomeno prosecco all’estero non penso che ci sia molto da obiettare. Che il prosecco possa diventare un alternativa economica allo champagne (cheap non penso volesse significare scadente) anche. Ritengo che per una certa fascia di consumatori stranieri (e italiani?) già lo sia e possa conquistare ulteriori posizioni.

  7. Io considero il prosecco fatto ad arte uno dei migliori vini da aperitivo. Probabilmente nel caso anche meglio dello Champagne in quanto più fruttato e fresco. Per le serate al ballo, in discoteca o al night non vi è alcun dubbio che sia lo Champagne il meglio.
    La contrapposizione allo Champagne secondo me è in ogni caso fuori luogo, per me è quasi come dire che la bonarda è l’alternativa al barolo. Anche quanto a concorrenza in termini di n° di bottiglie chi la vede, fa proprio sorridere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *