Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica: e voi cosa ne pensate?

Per puro spirito di servizio segnalo a tutti coloro che si fossero persi, perché piacevolmente impegnati altrove, il messaggio televisivo pronunciato ieri sera dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la possibilità di leggere (qui) e di ascoltare in video (qui) il testo integrale di quanto l’Inquilino del Quirinale ha detto rivolgendosi agli italiani.
Da parte mia, richiamando chiunque vorrà intervenire al rispetto delle più elementari norme di buona educazione, e perché vorrei pubblicare tutti i vostri interventi senza cassarli o censurarli per evitare che qualche occhiuto e ipercilioso lettore li giudichi passivi del reato di vilipendio al Capo dello Stato, ripromettendomi di dire la mia in seguito, vorrei chiedervi – cosa che mi sarebbe piaciuto avessero fatto, interpellando i cittadini, i vari TG, così ossequiosi nel riportare (ma chi se ne frega!) le reazioni della Casta, pardon della classe politica (leggi) – voi cosa ne pensate?
Cosa vi ha convinto e cosa non vi è piaciuto del messaggio di fine 2007 del Presidente Napolitano?
Quali punti importanti, a vostro avviso, non sono stati toccati, quali parole, pronunciate con quale linguaggio, avreste invece voluto ascoltare dall’uomo che dovrebbe, secondo la Costituzione, rappresentare tutti i cittadini italiani e quali avete accolto “con un sentimento di piena condivisione”?
Forza, fatevi sentire, parlate liberamente (in maniera civile, vi prego), dite la vostra, pane al pane e… vino al vino…

0 pensieri su “Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica: e voi cosa ne pensate?

  1. L’ho trovato un discorso apprezzabile, ben fatto e neanche troppo zeppo di retorica considerando il contesto. Più che del discorso, che è piuttosto generico ma del quale mi piace sopratutto lo spirito “combattivo”, ho apprezzato lo stile della persona, che mi sembra pulita e onesta ed effettivamente impegnata a ricoprire quel ruolo ruolo di arbitro che la costituzione gli assegna. Un uomo decente insomma, in mezzo a tanta gente mediocre e triste.

  2. Onestamente, da anni ne ho abbastanza delle banalità ammannite dai pulpiti televisivi. Il messaggio di Napolitano non mi è sembrato nè migliore nè peggiore dei precedenti. Così come questo presidente non mi sembra nè migliore nè peggiore degli altri (anzi, meglio di Scalfaro lo è di sicuro).
    Auguri,

    Stefano Tesi

  3. Non mi è piaciuto. Mi aspetteri di più dal capo dello stato, più grinta, più determinazione, più fatti. Un occhio più vigile e realista sulla reale situazione della nostra Nazione e sulle difficoltà che le nostre famiglie dovranno affrontare vista la pioggia di aumenti in arrivo.
    Non mi è piaciuto poi il solito slogan sulle riforme, anche perché non si capisce quali siano quelle necessarie a parte la riforma di tutto il sistema politico italiano e di tutti gli enti pubblici dai direttivi milionari.
    Deludente.

  4. Beh Stefano, peggio del signor “Io non ci sto” Oscar Maria penso sia materialmente impossibile… Ma é ancora vivo il past president? E’ un po’ che non da’ segno della sua lucidità. E qui mi taccio. Non vorrei che l’accusa di vilipendio fosse valida anche per gli ex capi dello Stato… per i senatori a vita autentiche stampelle di questo brillantissimo Governo della Repubblica…

  5. Napolitano interpreta il ruolo di Garante che la costituzione gli affibbia in maniera molto scrupolosa ed attenta.
    Se vi ricordate bene fu Cossiga il picconatore a far capire quanto importanti siano le prerogative presidenziali se interpretate in maniera poco “sobria” o poco coerente con i propri predecessori. Sta molto allo stile del presidente dare o non dare peso eccessivo a queste prerogative.
    Comunque a me sono piaciuti i rimandi alle morti sul lavoro, autentica vergogna nazionale,e la non rituale puntualizzazione dei rapporti fra Repubblica Italiana e Città del Vaticano. Le orecchie sensibili di Radio Clero avranno sicuramente notato questo passaggio del messaggio.
    Per il resto, saranno pure banalità, ma se i Cittadini una volta l’anno le ascoltano male non fa.

    Ciao

  6. Nulla da dire sulla figura limpida e onesta del presidente della Repubblica, ma nel complesso il discorso (che ho solo letto nei suoi punti salienti, ma non ascoltato) mi è sembrato “vecchio come il cucco”! Capisco che non sia con un discorso in tv che si cambiano le sorti di un paese, però credo che la ventata “nuova” di cui ha tremendamente bisogno la politica italiana, nulla abbia da spartire con quelle parole… ma non si può pretendere l’impossibile: l’età media dei politici italiani è altissima (fra le più alte d’Europa, credo), e il famoso “largo ai giovani” non fa certo parte della nostra cultura! Mi aspettavo, come ogni anno, molto, molto di più. E soprattutto, mi aspetto di non essere più preso per i fondelli dal Presidente del Consiglio, come invece avvenuto con il suo discorso/barzelletta pre-natalizio. Luca

  7. Vorrei invitarvi a leggere le considerazioni di Giuseppe De Rita sul Corriere di oggi 2 gennaio. Persona che molto apprezzo perchè, da serio studioso, centra subito i veri problemi di questo Paese utilizzando un linguaggio chiaro e asciutto. Peccato che il 25% del popolo che cita De Rita ( di cui penso di fare parte)sicuramente è quella fascia di persone che si astengono dal voto, perchè mentalmente all’opposto di questo folle sistema elettorale fatto per politici ed “elettori professionisti”. Ormai un fardello insostenibile: Leggetelo !

  8. Quando Napolitano veniva a Milano a chiudere con un comizio i festival de L’Unita’, fra gli stand si faceva il passaparola e si organizzava il fuggifuggi e noi ce ne tornavamo subito molto volentieri a casa, tanto che spesso ha parlato soltanto davanti a funzionari (e neanche tutti…) e famiglie. E’ sempre stato l’uomo di punta del PCI per la lunga marcia attraverso le istituzioni, lo prendavamo in giro per questo, ma c’e’ riuscito. Tanto di cappello. Non mi piaceva prima e sono molto diffidente adesso. Ma vedo che riesce meglio di altri predecessori a svolgere il ruolo affidatogli e non rompe le palle a nessuno, non fa chiassate, non ha mai avuto e non ha mani in pasta da qualche parte, devo dire che e’ di un equilibrio esemplare. Lo ha dimostrato da ministro dell’Interno, lo sta dimostrando adesso. Mi sono addormentato durante il suo discorso, che volete, questo e’ l’effetto che mi fa Napolitano (ma me lo facevano anche i Gran Premi di F1 quando c’era Schumacher che vinceva sempre, in testa fin dal primo giro…). Questo effetto bromuro che ci spacciano i Prodi, i Napolitano, i Marini, le Sereni e le Finocchiaro evidentemente deve aver gia’ fatto rientrare in mezzo alle gambe anche il “cielo duro” di molti partiti, la politica non e’ piu’ vivace ma e’ diventata cattiva e allora dormite che e’ meglio…

  9. Perdoni la franchezza Ziliani, ma l’articolo del “presunto” giornalista del “presunto” giornale da Lei citato è davvero un insieme quasi illeggibile di luoghi comuni di pseudo-economia da nordest in declino. Chi ha un minimo di conoscenza di strumenti di economia può farsi una grassa risata rispetto a simili banalità. Il problema italiano è qualcosa di ben più complesso. E non sarà con derive popoliste e qualunquiste che ormai furoreggiano, a destra come a sinistra, e persino su blog come il Suo, che i nostri problemi potranno essere affrontati e risolti (posto che possano essere risolti del tutto, cosa di cui dubito). L’idea che sia sempre colpa dei politici che ci governano è un classico del popolo italiano e, direi, anche parte integrante del “problema” italiano: in una democrazia rappresentativa, infatti, checché se ne dica, i politici sono lo specchio della società. Tirarsene fuori pensando di non averci nulla a che fare oltre che qualunquista è un poco ipocrita. Più serio sarebbe tornare all’impegno diretto, ciascuno secondo le proprie conoscenze e le proprie capacità. Più onesto sarebbe tornare alla partecipazione attiva, anziché unirsi al coro ormai ridondante dei “sono tutti uguali”. Più coraggioso rimboccarsi le maniche e cominciare a parlare meno e fare di più per un supposto “bene comune”, sempre se ne siamo ancora capaci.

  10. Caro Dottori,
    le premetto che lavoro per Il Giornale da un ventennio esatto. E ne vado fiero, pur mantenendo da sempre una mia assoluta indipendenza di pensiero rispetto alla linea editoriale della testata, con la quale mi sono trovato spessissimo in frontale disaccordo. Anch’io, inoltre, ho trovato il pezzo di Facci un po’ prevedibile e poco tecnico, sebbene ineccepibile nel registrare l’ondivaghezza della fenomenologia politica.
    Non conosco di persona il collega e pertanto non ne prendo a priori le difese (nè credo che ne abbia bisogno), se non per il fatto che, le confesso, mi infastidisce un po’ l’uso (mi consenta, anche questo demagogico e populista) dell’aggettivo “presunto”. Nè Facci nè Il Giornale, infatti, sono “presunti”, comunque la si pensi. O non lo sono più di quanto non lo siano quegli specchi di imparzialità e di trasparenza di Repubblica, il Corriere, l’Unità e tutto il pietoso (mi consenta anche questo) coro conformista del cosiddetto centrosinistra.
    Benissimo quindi dissociarsi dalle opinioni di Filippo Facci e del giornale per cui scrive, ma con le “presunzioni” ci andrei piano, vista la messe di giornalisti “organici” che si annida (glielo dico da addetto ai lavori) nelle redazioni italiane, con buona pace della deontologia professionale.
    Avrei detto lo stesso, siua chiaro, se ad essere attaccati fossero stati gli editorialisti o le testate della controparte.
    Perchè si può anche essere d’accordo con lei sulla necessità di superare i luoghi comuni, gli alibi e i riflessi condizionati dell’italiano medio, ma se poi si comincia dando al qualcuno di “presunto, forse non si è sulla buona strada.
    Non trova?
    Cordiali saluti,

    Stefano Tesi

  11. Mi sono limitato a commentare un articolo che Ziliani ci ha invitati a leggere. Un giornalista dovrebbe, anche quando esprime una opinione, attenersi ai fatti e ai dati. L’articolo in questione è invece totalmente intriso di preconcetti e moti più o meno ideologici. Anch’io non conosco l’autore ma conosco alcuni dati economici italiani degli ultimi anni e mi sento libero di affermare, con un pò di sarcastica ironia, che l’impostazione del pezzo, così come l’intero giornale in questione (negli ultimi anni), siano “presunto” giornalismo. In nessun paese civile sarebbero considerati buon giornalismo. Poi, visto che va di moda essere equidistanti rispetto ai due poli, posso benissimo sostenere che vi è molto “presunto” giornalismo anche a sinistra. Ma Ziliani ci ha invitato caldamente a leggere questo “strepitoso” articolo, non altri. Aggiungo che lo stesso autore si è distinto per aver detto sostanzialmente che l’Economist scrive balle e che Biagi non fu allontanato a causa dell’editto bulgaro. Concedetemi, dunque, di chiamare “presunto” giornalismo ciò che in realtà è “cattivo” giornalismo. Giornalismo che probabilmente, come i politici, ci meritiamo. Ma certo, gentile Tesi, anche quest’ultimo è un luogo comune intriso di demagogia.

  12. Non vorrei che questo dibattito a due si trasformasse negli stucchevoli ping pong a cui si assiste su altri contenitori, quindi preavviso che, dopo questo mio intervento, interromperò in ogni caso i commenti sull’argomento.
    Personalmente diffido dell’aggettivo “buono” applicato al giornalismo così come dell’aggettivo “presunto”: tutto troppo personalistico. In tutta onestà, e conoscendo da vicino il sistema dell’informazione anglosassone (altro esempio di abusato luogo comune in quanto a “bontà”), non me la sentirei di sottoscrivere gran parte di quanto affermato dall’Economist. E quanto a Biagi – personaggio, lo ammetto, a me alquanto antipatico per la sua prosopopea e la sua venalità – avrei da ridire anche sulla “bulgaritudine” del presunto editto, visto che l’esilio è stato profumatissimamente (diciamolo, anzi: oltre la legittima decenza) remunerato.
    Non metto in dubbio la qualità delle sue informazioni sulla situazione dell’economia italiana, ma proprio perchè lei conosce bene la situazione dovrà ammettere che il passaggio dal più cupo catastrofidmo all’esagerato ottimismo nel volgere di una rapida tornata elettorale coincisa proprio con il cambio di governo suona tanto singolare quanto sospetto. E trovo che non ci sia nulla di tendenzioso nel rilevarlo, come ha fatto Facci, allo stesso modo in cui è difficile non sorridere (o piangere) di fronte alla favoletta natalizia regalataci da Prodi nella sua ultima uscita.
    Il fatto che chi c’era prima abbia fatto altrettanto male, o peggio di chi è venuto dopo non mi consola affatto.
    Resta la circostanza che o e cose non andavano così male allora, oppure non vanno così bene oggi. Altrimenti anche questo bene o questo male diventano solo “presunti”.
    Saluti,

    Stefano Tesi

    PS per una piccola postilla personale: non credo che si fosse riferito a me ma, giusto nel caso, credo basti scorrere i miei interventi per questo blog per rendersi conto di come l’equidistanza non sia una moda a me particolarmente congeniale.

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