Prosecco “alternativa” allo Champagne? Una doverosa aggiunta

Registro, senza commentarle, le quattro ipotesi sinora espresse dai lettori di questo blog sul titolo diciamo così disinvolto e piuttosto “creativo” di Blogosfera vino relativo al carattere di “alternativa” allo Champagne del Prosecco (vedi).
Ipotesi numero uno: “non é che scrivendo così Blogosfera vino voleva ingraziarsi il Consorzio del Prosecco?”;
Numero due “l’articolo italiano é falsato perché non sanno tradurre l’inglese, punto”;
Numero tre “Francamente mi sembra una via di mezzo tra una provocazione a fini pubblicitari e una boutade”;
Numero quattro “Io penso che quanto scrive blogosfere sia volutamente un’ interpretazione deviata dell’articolo dell’Economist”.
Io resto della mia idea e rinvio all’articolo dell’Economist che, basta leggerlo con attenzione, parla chiarissimamente.
Voglio piuttosto fare una doverosa aggiunta, nata dalla lettura (mentre intorno alle 13.30 aspettavo il mio turno dal barbiere) di un articolo dedicato al Prosecco e intitolato Bubbling under, pubblicato sul supplemento Italy 2008 del mensile inglese Decanter, opera di Tom Stevenson che non è solo il curatore dell’annuario internazionale del vino Wine Report (- vedi – la cui parte relativa all’Italia è curata da Nicolas Belfrage MW e dal sottoscritto), ma è uno dei più grandi conoscitori di spumanti e Champagne del mondo intero, autore di quella Christie’s World Enciclopedia of Champagne and Sparkling wine che vi consiglio caldamente di acquistare (ad esempio qui tramite Amazon).
L’articolo di Tom si apre con queste esatte parole: “What would you compare Prosecco to?
Not Champagne. Even Prosecco producers do not pretend that their tank-fermented fizz should be compared to Champagne. If anything. Prosecco should be-regarded as Italy’s answer to Cava. It might not be bottle fermented, but like Cava, it is made from indigenous varieties, and the price points are much closer”.
E tutto l’articolo, molto positivo nei confronti del celeberrimo vino simbolo della Marca Trevigiana, non stabilisce alcun punto di contatto tra Prosecco e Champagne, leggere per credere.
Qualche anima caritatevole, non lasciate a me questa incombenza, vuole avere la compiacenza di tradurre in italiano l’attacco dell’articolo di Tom Stevenson e inviarlo all’attenzione degli accuratissimi redattori di Blogosfera vino, così tanto per spiegare loro che il Prosecco può essere “la vera alternativa allo champagnesolo nel mondo dei sogni o in un immaginaria landa dove i bambini nascono ancora sotto i cavoli?

0 pensieri su “Prosecco “alternativa” allo Champagne? Una doverosa aggiunta

  1. Allora l’equivoco sta, dal punto di vista semantico, nella parola alternativa. Che non vuol dire però succidaneo, come le uova di lompo lo sono per il caviale. Infatti sono due vini fatti con due metodi diversi. Però anche Stevenson sbaglia, secondo me, a dire che il Prosecco é la risposta italiana al Cava spagnolo, perché, ancora una volta, i metodi di lavorazione sono diversi.
    Nell’immaginario del consumatore, però, restano sempre due “vini con le bolle” ed uno costa meno dell’altro.

  2. Stevenson non sbaglia: se leggesse non solo la parte introduttiva che ho riportato, ma tutto l’articolo, vedrebbe che pone i necessari distinguo e non mette tutto in un calderone con sopra la generica parola “spumanti”…

  3. Non vorrei sembrare troppo assertivo, ma temo che questa confusione tra Prosecco e Champagne non sia degna di nessun enofilo con appena un po’ di competenza. Al contrario, questo modo un po’ raffazzonato di accostare due vini tra loro profondamente diversi la dice lunga sulle qualita’ comunicative, in materia di vino, di chi lascia intendere che l’uno possa, seriamente, essere alternativa dell’altro. Sono cose che si vedono spesso, quando la stampa generalista parla di argomenti specifici; sembrano scene gia’ viste, da bottegai imbranati: “lo Champagne costa troppo, signora? Ecco qua un bel Prosecco”; spiace per blogsfere, se li accomuno a quelli. Ma, assai IMHO, blogsfere mi pare… migliorabile.
    Oh, l’ho detto: non e’ tutto oro quel che blogga. 😀

  4. Sono sostanzialmente d’accordo con quanto dice Fiorenzo, che è poi più o meno quello già detto nel mio post precedente: l’accostamento è un’astuta boutade per dare visibilità e far parlare sia del prodotto che del sito. Il resto mi pare talmente ovvio da non meritare ulteriori commenti. Qualunque cosa può essere alternativa a un’altra, se della prima ci importa poco…
    Ciao,

    Stefano

  5. ma quando mai il Conegliano-Valdobbiadene pretende di essere un’alternativa al Cava?
    Tutto quello a cui aspira non è altro di essere quel che è, un vino facilissimo da bere, prodotto secondo un protocollo industriale che bevuto uno li hai bevuti tutti, più o meno, e che grazie a ciò conquisti sempre più mercato in forza di un prezzo altamente concorrenziale.
    Per il distretto di Valdobbiadene questa è l’età dell’oro. Il Prosecco, purtroppo, vuole essere solo e semplicemente ciò che in realtà è nell’immaginario. Altrimenti, un gioiello come Cartizze, non sarebbe vilipeso e umiliato come lo è adesso. Questo sì un grande terroir, un vero e proprio cru che meriterebbe ben altro destino di quello di essere nelle mani e in un territorio sbagliato. Spiace dirlo, ma a Valdobbiadene non ci sono uomini all’altezza del Cartizze.
    Alvaro Pavan

  6. Lo Champagne e’ irripetibile altrove. Non si puo’ nemmeno paragonare con i Sekt, i Cava, i Talento, i Franciacorta e gli Igristoje e quindi nemmeno con il Prosecco. La domanda di sparkling wines e’ altissima e l’offerta e’ bassissima, quindi chiunque si metta a produrli trovera’ comunque fette di mercato in forte espansione, grandi successi. Tibor Gal prima di morire aveva in progetto di farne in Romania, nella Tarnave. Ma sono vini che sotto le bollicine mostrano forse piu’ di altri il terroir, percio’ sebbene a me piacciano di piu’ gli spumanti metodo classico italiani (anche per il prezzo, ma non solo), considero lo Champagne l’ottava meraviglia del mondo. Una cosa mi fa molto piacere: vanno d’accordo con tutto, si sposano a tavola (e in alcova) con tutto, mai visto un tipo di vino così… da tutto pranzo!!!

  7. Certo i tempi cambiano. Una volta dal barbiere si sbirciavano le riviste un poco scollacciate, ora si legge Decanter (Franco ma te lo porti tu o il tuo barbiere è a Londra?).
    Detto questo, possibile che una persona con un minimo di cognizione (enoica) possa accostare lo champagne al prosecco? Sono e resteranno sempre due pianeti diversi.
    A la santè.
    Lucien

  8. In effetti Alvaro Pavan ha toccato la nota dolente di un vino che soffre forse pià di ogni altro di un’immagine e di un sistema produttivo standardizzati che invece di mettere in luce le differenze, che almeno in teoria ci sarebbero, finisce con l’appiattire tutto. Un vino immediato, spesso banale, eppure in mani sagge, lungimiranti, meno schierate verso facili guadagni, potrebbe dare qualche schiaffo morale a non pochi altri paventati “campioni”. Ci vorrebbe un miracolo…

  9. Purtroppo molti dei clienti americani (e non solo…)che incontro giornalmente al ristorante, hanno delle basi di cultura enoica molto bassa e reputano che lo “sciampeign” sia un vino frizzante prodotto in qualsiasi parte del mondo, anche negli Stati Uniti (d’altronde gil US people producono anche lo Chablis), e tutto il vino secco prodotto in Italia sia ovviamente…prosecco, mentre quello dolce è…spumante, pensando che in Italia lo spumante lo producano solo ad Asti. Per non parlare delle difficoltà quando si incomincia a pronunciare il nome “Francia”corta!!!

  10. I problemi che rammenta Ivano sono gravi per il settore, ma sono sempre i soliti!
    intanto Formigoni, Penati e la Beccalossi vanno a New York per la marcia del Columbus day…

  11. interessante questa intervista a Lorenzo Cairoli, scrittore e blogger, sull’informazione istituzionale che talvolta utilizza e saccheggia il lavoro dei blogger, ovviamente senza citare fonti e autori:
    http://politicaesocieta.blogosfere.it/2008/01/panorama-corriere-e-la-stampa-quando-i-media-saccheggiano-i-blog-intervista-a-lorenzo-cairoli.html
    sbaglio o é stato pubblicato sullo stesso sito/blog (come definirlo?) che ha anche una parte vino dove, con una certa disinvoltura, come ho fatto notare, riferendo di un articolo dell’Economist sul Prosecco si arriva a conclusioni cui il settimanale inglese non é mai arrivato?

  12. See.. ora ho capito perchè alcune aziende han ritoccato i prezzi del prosecco anche del 60 (!!!)% … credono che basti chiedere cifre folli per dire Champagne… Se devo spendere 12 euro per un prosecco doc…ne spendo meno acquistado degli ottimi trento doc, alta langa, franciacorta, tutti talento, altro che charmat…oppure un base (sempre talento) della mitica D’Araprì…)

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