Saiagricola e l’etica del vino frutto

Domanda: vi sembra normale (non voglio parlare di deontologia e di correttezza, mi limito a porre la domanda in termini di normalità) che, come si può leggere sul numero 3-4 dicembre 2007 di Saiagricola news, periodico di informazione delle tenute del Gruppo Saiagricola Spa, e come relaziona un’intera pagina con il titolo di “Riunione Agenti Saiagricola. Special guest: Luca Maroni”, il noto teorico del vino frutto… che frutta sia stato protagonista di un qualcosa che viene definito “stage conoscitivo”?
E’ normale che un autore – redattore – editore di una guida com’è il maroniano Annuario dei Migliori Vini Italiani, in occasione dell’annuale riunione della forza vendita dell’impresa di investimento in agricoltura del Gruppo Fondiaria – Sai sia stato chiamato – e abbia accettato – di tenere una degustazione – “approfondimento dei vini selezionati nel suo Annuario”?
E’ normale, chiedo ancora, che chi giudica i vini, il Brunello di Montalcino ed il Rosso della Poderina, il Sagrantino di Montefalco di Colpetrone, il Vino Nobile di Montepulciano della Fattoria del Cerro (la cui annata 2004 del cru Vigneto Antica Chiusina è stata giudicata, con 94/100, il “secondo miglior vino rosso d’Italia” da un omonimo che si firma Luca Maroni) delle aziende di Saiagricola sia poi chiamato a parlare e condurre una degustazione nell’ambito di una Riunione Agenti dello stesso gruppo?
E, semplice domanda, sono in sintonia questi comportamenti del gruppo di cui è direttore generale Guido Sodano (Sodano? Dove ho già sentito questo cognome? In Vaticano – vedi – c’era un cardinale, Angelo Sodano, ma escludo sia parente di Guido…), società che “non si caratterizza come impresa che tende semplicemente ad effettuare investimenti finanziari o immobiliari, ma persegue con impegno l’obiettivo di proporre prodotti di qualità”, con il “Codice Etico, adottato dal Consiglio di Amministrazione di Fondiaria-Sai con delibera del 16 febbraio 2005 e successivamente recepito dai Consigli di Amministrazione delle Società del Gruppo”?
Non un codice qualsiasi, ma un Codice Etico (codice_etico_web.pdf ), con tanto di maiuscole, che “contiene una serie di principi di deontologia aziendale che il Gruppo Fondiaria Sai riconosce come propri e sui quali intende richiamare l’osservanza da parte di tutti coloro (organi societari, dipendenti, agenti, collaboratori, ecc.) che cooperano al perseguimento dei fini aziendali”. Letto, sono ben 19 pagine, il Codice, che si può scaricare dal sito Internet di Saiagricola (qui), io mi sono fatto una precisa idea, ma forse alla Saiagricola, che ha chiuso la Riunione Agenti con un dopo cena dove “tutti i partecipanti hanno potuto intrattenersi ai tavoli da gioco fra roulette, chemin de fer e poker, gestiti per l’occasione da esperti professionisti”, hanno, al di là degli altisonanti, virtuosi proclami, altre idee in merito.
Idee ovviamente condivise dal teorico del vino frutto, che sa perfettamente come far… fruttare il proprio personale metodo di giudizio sul vino.

0 pensieri su “Saiagricola e l’etica del vino frutto

  1. Della serie la “SAI” l’ultima? E’ il massimo che mi viene in mente a quest’ora (7.30) 🙂
    A parte scherzi, mi sembra che gli elementi mediatici, il paventare ottimismi e progetti grandiosi, il far credere di essere i migliori, i più all’avanguardia, i più apprezzati dal soggetto noto di turno, abbia in qualche modo una risonanza e dia dei risultati, altrimenti non si spiegherebbero certe scelte che rasentano il ridicolo. Il fatto è che queste “grandi manovre”, a parte per gli addetti ai lavori e per gli ormai svezzati dal sempre più fantasioso e poco concreto mondo del vino, su tutti gli altri, evidentemente, fanno ancora effetto.

  2. Il solito brontolone; ti incollo qui il passaggio tratto dalla famosa puntata di Report sul vino:

    LUCA MARONI – analista sensoriale
    Cosa significa la mia consulenza? Nello sviluppare le capacità sensoriale degli enologi, per far si che i vini che propongono al pubblico siano analiticamente, quindi sensorialmente più piacevoli. Do le cose che so: do know -how.

    AUTORE
    Però poi li giudica e gli fa vincere anche i premi?

    LUCA MARONI – analista sensoriale
    Questo è logico è come se lei va da un medico che le dispone una cura: se dopo dieci giorni il dottore la visita e la trova curata, voglio dire, è l’utilità della consulenza.

    E gia’ che sono in vena di scocciarti, ti segnalo un nuovo wineblogger:
    http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=ANDREA_PANCANI_-_Aperte_virgolette_4&id=1613

    Have a nice day 😉

  3. Rispondendo alla domanda inizale direi che certo si può parlare di “normale”, ma inteso secondo la teoria della “maggioranza deviante” …
    Dove le parti sono inverse … ;o)

  4. Conoscendo bene i Sodano, zio e nipote, verrebbe da dire che ognuno fa le cose come sa e con i mezzi che ha. Ai Pesenti interessano i bilanci in pareggio e così é.

  5. Caro Franco,
    è una questione di soglia. Di soglia e di come questa soglia viene percepita dalla comunità. Ciò che a te, a me e a qualcun altro appare una clamorosa travalicazione della soglia, alla stragrande maggioranza della gente (e dei colleghi) appare “normale”. Come appare normale che uno faccia uffici stampa e scriva della propria azienda o di quelle concorrenti, che uno faccia l’arbitro pur essendo tifoso, che il controllore venga nominato dal controllato.
    C’è chi dirà: bisogna pure campare. Vero. Ma per campare ci sono modi più dignitosi che non confidare sull’agnosticismo peloso e sul conformismo di comodo.
    E comunque si torna al discorso già fatto e ben sintetizzato da Giuliani: “Il fatto è che queste “grandi manovre”, a parte per gli addetti ai lavori e per gli ormai svezzati dal sempre più fantasioso e poco concreto mondo del vino, su tutti gli altri, evidentemente, fanno ancora effetto”.

  6. Controllori e controllati allo stesso tavolo…non è una novità, almeno in Italia. Anche il mondo del vino vuole stare al passo coi tempi.
    I conflitti d’interessi ormai sono di moda…se non ne hai almeno uno, non sei nessuno.

  7. Sempre a proposito di soglie di decenza che si pensavano invalicabili e che invece sono allegramente valicate, beccati questa: fresca fresca delle 13 di oggi.
    E’ il comunicato che la TOA (Tour Operator Associati, una sorta di Unione Italiana Vini del turismo) invia, e già questo è significativo, a clienti e giornalisti, quasi che le due categorie coincidessero:

    Cari Colleghi e Viaggiatori,
    su “Panorama Travel” di questo mese due formidabili servizi giornalistici, ricchi di foto, promossi da TOA:
    FILIPPINE di Fabrizia Postiglione
    e SOCOTRA di Luca Bergamin.
    Filippine e Socotra sono le nostre destinazioni,
    un po’ speciali, operate sia per individuali che
    … in piccoli gruppi un po’ esclusivi!
    Buona lettura e buon viaggio!

    Ricapitolando e parafrasando.
    Una grande associazione di produttori di vino fa pubblicità a un giornale (evento di per sè già sconcertante e sconveniente) nel momento preciso in cui lo stesso parla (presumibilmente bene) di due suoi prodotti, la cui “degustazione” (nero su bianco!) è stata “promossa” dall’associazione medesima.
    Avete capito bene? Una sorta di voto di scambio, di promozione incrociata resa credibile dal contenuto giornalistico! E non solo questo accade – la commistione tra informazione e pubblicità è una delle macchie più gravi per un giornalista – ma la cosa viene addirittura resa pubblica e usata a fini pubblicitari!

    Sia chiaro: conosco personalmente e stimo sia la Postiglione che Bergamin, i quali, ne sono certo perchè conosco il sistema, sono probabilmente incolpevoli dell’accaduto, nel senso che nulla sapevano dell’uso che sarebbe stato fatto dei loro articoli e senza dubbio avranno scritto reportage onesti e obbiettivi.
    Ma il fatto che tutto ciò possa accadere nel silenzio o, peggio, nell’indifferenza generale, come cosa ovvia, è pazzesco.

    O io vivo su Marte?

    Saluti,

    Stefano

  8. stupidaggini e idiozie in libertà, che nessuno potrebbe mai pubblicare, trattandosi di materiale diffamatorio, cestinate dalla redazione

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