Si fanno davvero gli incontri più imprevedibili a Montalcino in quel caravanserraglio che è la tensostruttura che accoglie Benvenuto Brunello!
Oltre ad assistere al consueto assalto delle belle e giovani p.r. (ovviamente di aziende griffate) ai soliti giornalisti “griffati” (ovvero i potenti (?) recensori delle guide), al saluto deferente dell’enologo influente agli stessi curatori di guide e a qualche altro presunto opinion leader, alla transumanza, verso le 12.30, di quelli che vengono a Montalcino non tanto per degustare tutti i vini per ore (loro si limitano a selezionare una ristretta campionatura di vini delle aziende “che contano”, per poter poi ovviamente parlarne bene), ma per farsi un week end graditi ospiti, verso le aziende che non si può non trattare bene e blandire, e a tanti altri momenti da fiera delle vanità (quest’anno c’era un noto maturo personaggio girava firmando copie del suo inutilissimo libro), capita di avere delle sorprese.
E’ così capitato che m’imbattessi nel collaboratore di un notissimo e influente importatore di vini italiani negli States (che non sapevo fosse mio lettore) che dopo avermi salutato mi ha detto “ho proprio pensato a te quando ho letto questo”. E così dicendo mi mostrava un foglio, la stampa di una pagina del forum del sito Internet di Mr. Robert Parker (consultabile ovviamente solo dagli abbonati) dove parlando della recente vendita della storica azienda Borgogno al patron di Eataly Oscar Farinetti si ipotizzava che la direzione tecnica-enologica dell’azienda produttrice di Barolo classici in grado di bloccare il tempo fosse in procinto di passare nientemeno che ad un parvenu del Barolo, se così possiamo definirlo, ad un esponente dello stile novissimo (e ben poco rispettoso dell’eleganza del Nebbiolo) nel Barbaresco, ovverosia quello che io definisco tout court “il rinoceronte”, al secolo Rivetti Giorgio della Spinetta (sito).
In inglese quel forum pubblicava questo testo: “…At the beginning of the year Borgogno winery changed ownership. The prior owners, the Boschi family, sold Borgogno to a private investor, who owns several very successful running businesses (gourmet stores, brewery, a pasta producer, sparkling water, other wineries including Monterossa Sparkling Wine from Franciacorta, etc.). Although no longer owners, the Boschi brothers (Giorgio and Cesare) continue with their work at Borgogno, in the vineyards and in the cellar. Due to the strong friendship of the new owner and Mr. Giorgio Rivetti, partial owner and head winemaker of La Spinetta, La Spinetta now supports the winemaking as well as Borgogno’s export and marketing. The new owner is investing extensively into the cellar as well as into marketing. Within this year, Borgogno will have a new website as well as new print material. Communication will be improved. We will have a budget for promotional activities to support customers. And most important the quality of the wines will be even more outstanding. Investments in the cellar, as well as Giorgio Rivetti consulting Borgogno wine making, will secure highest quality. In addition the winery will only produce wine from estate grown fruit, focusing on Barolo, Barbera and Dolcetto…..“.
Parlando di Rivetti ci si riferiva proprio a quel Rivetti, che recentemente ha subito in cantina un furto di vini (di cui parla splendidamente il mio amico e sodale Jeremy Parzen nel suo blog – leggi) furto che definire “misterioso” e dai risvolti oscuri è poco.
Letto questo testo, mi sono subito cominciate a girare le scatole. Ma come, mi sono detto, quando ci siamo incontrati a Eataly (leggi) Farinetti mi aveva assicurato che nulla sarebbe cambiato, se non in meglio, in Borgogno e poi mi chiama a rovinare i vini, a farli diventare tutt’altra cosa, proprio Rivetti?
Detto fatto, non sapendo se potessi disturbarlo chiamandolo al telefono (visto che lo sapevo impegnatissimo nelle fasi finali dell’acquisizione, in cordata con altri soggetti produttivi, nientemeno che della Fontanafredda di cui pare sarà il nuovo amministratore delegato) ho fatto partire un sms all’indirizzo di mr. Eataly chiedendogli papale papale di farmi capire che ruolo avesse “il rinoceronte” in Borgogno e se davvero fosse così pazzo e suicida da fargli rovinare i vini.
La risposta, un piccolo scoop che Vino al Vino offre ai propri lettori, è un sms, che smentisce quanto apparso sul forum di Bob Parker e che così testualmente recita: “Borgogno non ha bisogno di nessun cambiamento in cantina. Quanto a Rivetti nessun ruolo interno. Ci darà una mano sulle vendite export. Ecco il piano industriale di Borgogno. Azienda agricola: nessun cambiamento; cantina e vinificazione: nessun cambiamento; Catalogo: eliminazione dei vini non prodotti internamente; uscita Barolo: base a 5 anni, classico e Liste a 10 anni; annate storiche: contingentate con programma annuale; distribuzione Italia: classica; distribuzione estero: rete distributori seguiti dalla Spinetta. Borgogno continuerà per sempre a produrre secondo metodo classico”.
Così parlò, con un doppio sms inviatomi nel pomeriggio del 23 febbraio 2008, Oscar Farinetti.
Prendo atto (ovviamente con favore) e pubblicamente di questi impegni, consegnandoli, a futura memoria, all’attenzione di ogni appassionato dabbene del Barolo. Quello vero, quello che ti fa sognare e che con lo “stile” del rinoceronte non ha davvero niente a che spartire.
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0 pensieri su “Borgogno: Oscar Farinetti firma un “contratto” con gli amanti del Barolo”
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Quindi, scampato pericolo. Potremo continuare a deliziarci dei Borgogno. Forse Parker ha messo quella notizia perche’ tutte le notti si sogna di mandare Rivetti nelle aziende tradizionali per buttare tutto per aria e fare dei vini che piacciono soltanto ai necrofili anglosassoni, e tanto crede ai sogni che li prende per veri. L’sms di Farinetti invece ci toglie da un incubo.
Forse la notizia negli USA poteva essere utile a far alzare le quotazioni base alle aste delle vecchie annate. Meglio così, a patto che non si cambi idea fra qualche anno.
mi spiegate perche rivetti è cosi mal visto!??grazie
mal visto? Non direi, solo un giudizio meditatamente e criticamente negativo sui vini e a pelle sull’uomo, sul quale quasi otto anni fa scrissi un articolo di sorprendente attualità. Ecco il link all’articolo:
http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=5&IDNews=162
Oddio!!! Speriam che non stravolgano la Fontanafredda (ditemi quel che volete, Ma il Barolo Lazzarito, serralunga, la lepre e briccotondo son meglio di tante altre produzion di altre aziende
Guardate anche il paesaggio per capire dove va il vino. Una grande collina intensamente coltivata, con un solo albero in cima, in tempi di tropicalizzazione del clima non fara’ certo piu’ bene al Barolo. A Fontanafredda, ma anche ai Cannubi, sanno a cosa mi riferisco. E’ messa meglio dunque la Bussìa di Monforte, che gode anche di sprazzi di boschetto, un po’ d’ombra, un po’ d’aria, un po’ di respiro. Ma anche andando un bel po’ piu’ in la’, non e’ un caso che siano migliorati parecchio i Barolo di La Morra negli ultimi anni, la’ il “bel vedere” e’ tutto vero.
Pingback: The Squires Paradox « Do Bianchi
Thank you for such a transparent blog entry. I looked this up on your blog because i just bought a 2004 reserve barolo and I am hoping it was a good buy considering the Farinetti take over. But this was before the change so it should be ok. Too bad about all this greed going on in the business.