Felicità, un bicchiere di vino…

Certo che nel mondo del vino succedono le cose più stravaganti. Venerdì mattina, mentre arrancavo lungo i tornanti secchi della degustazione dei Brunello di Montalcino 2003, mi chiama un amico enologo. Con una voce divertita mi chiede a bruciapelo “Franco, ma hai deciso di cambiare mestiere?”. Vagamente infastidito, soprattutto perché i vini di Montalcino mi stavano facendo girare niente male i corbelli, gli rispondo a muso duro “ma sei scemo, cosa stai dicendo?”.
La risposta é di quelle che non sai se possano far ridere o piangere, tanto sono bislacche e lunari. “Sai, a Roma ho sentito insistentemente dire che stai curando l’immagine di Albano Carrisi”.
A parte il fatto che qualcuno, magari una simpatica amica p.r., dovrebbe spiegarmi in cosa consista curare l’immagine, e considerato che di immagine non riesco nemmeno a curare la mia, pagherei un tot per sapere chi sia quell’emerita testa di… che possa essersi inventato una cosa tanto strampalata e assurda.
Mettermi a curare l’immagine io, che delle p.r., del marketing, della diplomazia, della ruffianeria che ti porta a salutare tutti (anche quelli che ti stanno sulle scatole) con simpatia, a tenere buoni rapporti con chiunque, a sorridere e fingere che quella persona ti stia tanto a cuore, ho la massima e scoperta disistima?
Certo, Albano Carrisi, mister “felicità, un bicchiere di vino con un panino” o “nostalgia canaglia”, l’ho conosciuto, come tanti del mondo del vino, sono stato due volte nella sua masseria a Cellino San Marco nell’amatissimo Salento, ci ho parlato, anche discusso, in merito ad un antico (e naufragato) progetto che doveva portare ad un’azione comune dei produttori di vino salentini. Ma tutto qui, niente di più e non ho contatti con lui, se non quelli che chiunque può avere vedendolo cantare con voce spiegata in televisione, da anni.
Ma si può sapere come possa nascere questa voce “dal sen fuggita”, che il sottoscritto, che se qualcosa sa fare é scrivere, decida di sputtanarsi e fare come tanti “colleghi” a mettere a curare pubbliche relazioni, a fare uffici stampa, ad occuparsi dell’immagine di un produttore che non é nemmeno lontanamente tra quelli che con i loro vini mi mandano in solluchero?
Strana cosa il mondo del vino italiano, con i suoi nani, giganti e ballerine, una cosa sempre più da Circo Togni (con il massimo rispetto per i circensi e la loro antica nobile tradizione), dove possono nascere, alimentati chissà da chi e perché, enogossip imbecilli e privi di senso come questi…

0 pensieri su “Felicità, un bicchiere di vino…

  1. Non se sia l’attuale curatore di pubbliche relazioni (qualche tempo fa, se non sbaglio, era la vedova di un noto gourmet) che gli ha suggerito, durante manifestazioni tipo Vinitaly, di proporre in degustazione al “Volgo” solo i vini base.
    Alla richiesta di farmi degustare il tanto decantato “Platone”, un paludato sommelier mi ha risposto che non rientravo nell’elenco dellle persone che potevano avere tale privilegio.
    Mi “accontento”, per quanto riguarda la Puglia dei vini di Severino Garofano.

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